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Outlook Fed dopo annuncio tassi. Parlano strategist Lazard e State Street

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Ronald Temple, Co-Head of Multi-Asset e Head of US Equities presso Lazard Asset Management, commenta la decisione della Federal Reserve di lasciare invariati i tassi Usa nel range compreso tra l’1,75% e il 2% e il comunicato con cui la banca centrale Usa conferma di essere proiettata ad altre due manovre restrittive entro la fine del 2018, a settembre e dicembre.

“L’annuncio di ieri ribadisce che un aumento dei tassi a settembre sembra essere cosa certa. Sebbene crediamo che il passaggio al protezionismo sia una reale minaccia per i profitti delle imprese e per l’economia, pensiamo sia improbabile che la Fed cambi il proprio piano”.

Lee Ferridge, responsabile della divisione di Multi-Asset Strategy di State Street, fa notare dal canto suo un particolare di non poco conto destinato a cambiare, a partire dall’anno prossimo:

“Come ampiamente atteso, la riunione del Fomc di oggi (ieri per chi legge) si è mostrata un non evento, lasciando la porta aperta a un rialzo a settembre, che è scontato dal mercato con una probabilità dell’80%. Queste riunioni intermedie, dove non ci sono conferenze stampa e non si presenta alcun cambiamento del dot-plot delle aspettative della Fed, sono state confinate negli ultimi anni sempre più ai margini. Ciò lascia al Fomc la possibilità di alterare la propria politica monetaria in modo realistico solo in quattro meeting l’anno. E questa è una delle ragioni per cui, a partire dal gennaio del 2019, il presidente Powell indirà una conferenza stampa a seguito di tutte le riunioni del Fomc, al fine di dotare la commissione di una maggiore flessibilità nel determinare la propria politica monetaria”.

Sophia Ferguson, senior portfolio manager per la divisione di reddito fisso e valute sempre presso State Street Global Advisors, si concentra più sul messaggio di politica monetaria emerso da questo meeting:

“Considerando il quadro di politica (monetaria) della Fed, dipendente dai dati, l’outlook economico rimane sanguigno in modo sufficiente da avallare la prosecuzione – sebbene in modo graduale – del percorso di strette monetarie. Prevediamo che il prossimo rialzo dei tassi avverrà a settembre, ma saremo molto attenti all’evoluzione della forward guidance che trapelerà dalle minute del meeting della Fed di agosto (quello che si è concluso, per l’appunto ieri), in particolare alla discussione sulla forma della curva dei rendimenti e sulle condizioni finanziarie a seguito dell’imposizione delle tariffe (doganali)”.

Secondo Ferguson, nel caso in cui le politiche commerciali improntate al protezionismo dovessero aumentare in un’ottica di più lungo termine, dunque nel caso di una escalation della guerra commerciale, “si potrebbe infatti giustificare un aggiustamento al mantra della Fed (del rialzo dei tassi) ‘lento e costante’.

Attenzione anche al commento di Antoine Lesné, responsabile della divisione di strategia EMEA e ricerca per SPDR ETF sempre di State Street:

“Il meeting di oggi ha dato poche informazioni, e non è stato seguito da un discorso (di Powell). Rialzi dei tassi nei mesi di settembre e dicembre sono ancora sul tavolo, se si guarda alle probabilità basate sui futures (sui fed funds), ma il mercato potrebbe non aver ancora prezzato quelle strette monetarie per il 2019 che sono state presentate nel dot-plot. Per ora, il focus sarà sull’occupazione e sull’inflazione. Sebbene i numeri siano in entrambi i casi forti, è improbabile che entrambi i dati indichino una condizione di surriscaldamento dell’economia e il Fomc non ha fretta di accelerare il ritmo dei rialzi dei tassi.”.

Secondo Lesné, “questo contesto potrebbe in ogni caso continuare ancora a sostenere le quotazioni del dollaro”, mentre i tassi sui Treasuries potrebbero essere più sensibili agli annunci della Bank of Japan che a quelli del Fomc, guardando alla possibilità di tassi più alti nella curva (dei rendimenti)”.