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Mercati Asiatici : Il tema del giorno è ancora il petrolio

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Variazione degli indici rilevata alle ore 5:30 :

Topix (Tokyo) +0.44%
Nikkei 225 +0.83%
Hang Seng +1.11%
Csi 300 +0.02%
Shanghai +0.57%
Shenzhen -0.25%
Taiwan Taiex +0.84%
Kospi -0.11%

Ieri sera l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ha ribadito al pubblico che lo ascoltava a Trento nel corso di un incontro al Festival dell’Economia, che il prezzo del petrolio potrebbe arrivare a 200 dollari al barile e riguardo al dollaro si è così espresso : “Con il dollaro credo siamo invece arrivati al limite del possibile, anche se questo non vuol dire che non si meriti un valore più basso”, aggiungendo anche che “La gestione della politica economica americana non e’ stata da manuale di economia. E’ stata criminale”.

Niente di nuovo direte voi. Effettivamente ormai quello di Marchionne è un pensiero largamente condiviso e proprio perché condiviso, anche utilizzabile per giustificare azioni che in altri tempi avrebbero urtato la sensibilità collettiva.

Sui mercati asiatici questa notte si è festeggiata la notizia diffusa dalla China National Petroleum Corporation che rende noto che nella Birmania recentemente colpita dal ciclone Nargis e controllata col pugno di ferro dalla giunta militare, (con la quale peraltro le compagnie occidentali non fanno affari in quanto non rispetta i diritti umani), Cina e Corea del Sud esploreranno e sfrutteranno i giacimenti di gas e petrolio.

Se gli americani si sono inventati una guerra in Iraq per il petrolio, se le compagnie petrolifere americane si sono arricchite con le speculazioni sui prezzi del greggio, se il governo americano ha deciso svalutando il dollaro di far pagare il proprio deficit al resto del mondo, perché la Cina, dovrebbe stare a guardare senza reagire ? E quindi dopo gli accordi in Africa con gli “stati canaglia”, dopo l’accordo per il gas iraniano è arrivato l’accordo per il gas birmano.
La Birmania, peraltro ha enormi giacimenti di gas e riserve di greggio con 19 campi sulla terraferma e tre offshore, mentre prospezioni sono in corso in 25 aree al largo delle coste.
Le autorità birmane da parte loro fanno sapere che il gas estratto nel Paese andrà in Cina, non escludendo la creazione di un gasdotto che entri nella provincia cinese sudoccidentale dello Yunnan.

Come reagisce l’Opec a questi eventi ? A più riprese il presidente del cartello dei Paesi produttori, Khelil, ha affermato che dietro l’aumento delle quotazioni petrolifere non c’e’ un problema di scarsa offerta, ma un meccanismo speculativo che fa leva soprattutto sulla debolezza del dollaro.
Cosa ci racconterà l’Opec (dopo aver perso L’Indonesia divenuto ormai importatore netto di petrolio) quando il dollaro si riprenderà ?

Roberto Malnati