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Mercati asiatici : In rosso per l’oro nero

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Variazione degli indici rilevata alle ore 5:30 :

Topix (Tokyo) -2.47%
Nikkei 225 -1.91%
Hang Seng -0.83%
Csi 300 -2.26%
Shanghai -1.87%
Shenzhen -2.35%
Taiwan Taiex -0.08%
Kospi -1.17%

Ieri la Camera statunitense ha adottato a maggioranza schiacciante un progetto di legge che consente al ministero della Giustizia di perseguire le pratiche anticoncorrenziali nel campo petrolifero, con particolare riferimento a quelle dell’Opec, il cartello dei paesi produttori.

Giusto una settimana fa il senatore democratico Byron Dorgan dichiarava : “non è concepibile che si continuino a rifornire le riserve strategiche togliendo dal mercato ogni giorno 70.000 barili, quando i prezzi del petrolio sono ben oltre la soglia dei 120 dollari al barile”. “Stiamo acquistando il petrolio più costoso della storia e lo stiamo immagazzinando”.

Adesso i casi sono due. O chi ha il potere di decidere in tal senso è pazzo oppure ha delle informazioni di cui noi, poveri mortali, non disponiamo. Aggiungiamoci anche che la Cina sta operando a causa dei disastri ambientali nella stessa direzione, ossia rimpinguando a qualsiasi prezzo le scorte e otteniamo come risultato il quotidiano record giornaliero del petrolio.

Che cosa sta bollendo in pentola ? Perché mentre i cinesi accolgono con favore gli aiuti americani che arrivano con aerei militari, l’ ambasciatore Usa a Tokyo, intervenendo ad un incontro del Foreign Correspondents’ Club of Japan si è sentito in dovere di dichiarare che il Giappone spende troppo poco in armamenti ? E questo, solo dopo aver spiegato che la Cina ha segnato negli ultimi 10 anni una crescita economica media del 9,3% a fronte di una spesa militare in rialzo del 14,3% e precisato che “Potrebbe essere una percentuale sottostimata rispetto a quella reale perché i cinesi hanno un bilancio della contabilità poco trasparente”.

Chi ha bisogno o semplicemente chi teme una nuova guerra proprio ora ?

Il mercato ieri ha risposto al progetto di legge americano con una pernacchia che ha fatto schizzare il petrolio oltre i 129 dollari al barile. Livello che ha mantenuto anche sui mercati asiatici nella notte.

Roberto Malnati