Lovaglio prepara il colpaccio: addio a Generali per andare a nozze con Bpm
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Dopo il trionfo in assemblea, il secondo mandato di Luigi Lovaglio alla guida di Mps inizia senza tentennamenti. Il cda ha sancito l’occupazione di tutti i posti di comando a rappresentanti della lista uscita vincitrice dall’assemblea di metà mese e già si rincorrono le prime indiscrezioni sulle future mosse del banchiere lucano.
Bisoni alla presidenza
Il cda riunitosi ieri ha nominato il banchiere lucano come amministratore delegato e direttore generale della banca, “conferendogli i relativi poteri, in continuità con l’assetto della precedente consiliatura”. Anche presidenza, come da attese della vigilia, è andata a Cesare Bisoni, espressione della lista uscita vincente dall’assemblea di metà mese. Così come i vice presidenti, Carlo Corradini e Flavia Mazzarella, quest’ultima con funzioni vicarie.
Le votazioni hanno confermato la netta spaccatura all’interno del nuovo board. Lovaglio e Bisoni sono stati votati dagli otto consiglieri in quota Plt, compresi i diretti interessati, mentre due dei sei membri tratti dalla lista del cda si sono astenuti; tutti gli altri hanno votato contro compresa Paola De Martini, la consigliera eletta da Assogestioni.
Unico piccolo segnale di disgelo è stata la rinuncia irrevocabile da parte di Lovaglio ad avviare delle azioni legali in merito al suo licenziamento predisposto dal precedente cda.
Tentazione Bpm e la carta Generali
Intanto Lovaglio già prepara la strategia da mettere in campo nel suo nuovo mandato, che dovrebbe vedere Siena nuovamente protagonista nel risiko del credito. Stando a quanto riportato oggi dal Financial Times, il ceo dell’istituto senese starebbe valutando la possibilità di vendere l’intera quota di Generali del valore di 7,4 miliardi di euro per contribuire a finanziare l’acquisizione di Banco Bpm.
Già all’indomani della vittoria della lista Lovaglio in assemblea il mercato aveva iniziato a scommettere su future mosse nella direzione di piazza Meda. Anche perchè oltre a Delfin, primo azionista di Mps con il 17,5%, a esprimersi a favore della lista capitanata da Lovaglio è stata infatti anche Bpm. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna detiene il 3,7% di Mps e nei piani originari del governo era l’alleato ideale di Siena per far nascere un terzo polo bancario in grado di competere con Unicredit e Intesa Sanpaolo.
Un possibile asse tra Monte dei Paschi e Banco Bpm potrebbe trovare anche l’avallo del governo, ancora azionista di Mps e che nell’autunno del 2024 aveva dato semaforo verde l’ingresso di Bpm in Mps con la prospettiva non remota di una eventuale fusione, evaporata in seguito all’incursione di Unicredit che lanciò un’Ops su Bpm.
Orcel spettatore interessato
La quota nel Leone di Trieste è detenuta attraverso Mediobanca. La quota andrebbe a investitori di lungo termine e secondo il FT gli acquirenti preferiti sarebbero Intesa Sanpaolo e Unicredit; proprio quest’ultima ha arrotondato la sua quota nella compagnia triestina e ad oggi risulta detenere l’8,7% di Generali dal 6,68% precedente, assestando il suo ruolo di terzo maggiore azionista dietro Mediobanca (13,19%) e Delfin (10,02%); al 6,26% c’è Caltagirone, che è anche azionista forte in Mps. L’imprenditore romano sulla compagnia triestina ha una posizione opposta a quella di Lovaglio e la visione opposta sul Leone è stato uno dei principali motivi di attrito che hanno portato il mese scorso alla sfiducia verso l’ad e alla successiva battaglia sfociata nel voto assembleare che ha visto soccombere la lista del cda sostenuta da Caltagirone.
Tornando a Unicredit, l’istituto di piazza Gae Aulenti ieri ha subito ribadito che quello in Generali è “un investimento finanziario che garantisce un rendimento interessante”. Tra gli investitori c’è però la convinzione che Unicredit voglia giocare un ruolo in un eventuale riassetto della compagnia e se effettivamente Lovaglio mettesse in vendita la quota del 13,2% per Orcel sarebbe un’occasione per catapultarsi come primo azionista.