News Dati Macroeconomici Istat: a giugno cala la fiducia dei consumatori mentre sale quella delle imprese

Istat: a giugno cala la fiducia dei consumatori mentre sale quella delle imprese

A giugno l’indice di fiducia delle imprese aumenta per il secondo mese consecutivo, registrando il valore più elevato da dicembre 2021. Il miglioramento è esteso a tutti i comparti economici indagati seppur con intensità diverse: i servizi di mercato registrano l’incremento più marcato dell’indice, determinato soprattutto dal settore del trasporto e magazzinaggio.
Nel dettaglio l’Istat stima una diminuzione dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 102,7 a 98,3), mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese sale da 111,0 a 113,6.
Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in calo. Con riferimento alle imprese, la fiducia è in miglioramento in tutti i comparti oggetto di rilevazione; nell’industria l’aumento dell’indice è più contenuto (nella manifattura e nelle costruzioni l’indice sale, rispettivamente, da 109,4 a 110,0 e da 158,7 a 159,7) rispetto a quello dei servizi (nei servizi di mercato l’indice aumenta da 103,8 a 109,1 e nel commercio al dettaglio cresce da 105,8 a 107,2).

Ancora un tonfo per la fiducia dei consumatori, che a giugno registra un nuovo forte calo e raggiunge i valori più bassi da novembre 2020. Lo afferma il Codacons. “Dopo i numeri negativi del primo trimestre, anche a giugno la fiducia delle famiglie crolla, facendo segnare una preoccupante flessione – spiega il presidente Carlo Rienzi – L’emergenza bollette, l’inflazione alle stelle, i nuovi record dei carburanti, a cui si associa il perdurare della guerra in Ucraina, hanno letteralmente affossato le aspettative dei consumatori, e le misure adottate dal Governo non sono bastate a infondere ottimismo”.

“Il vero pericolo ora è rappresentato dai consumi, perché in un contesto di scarsa fiducia e di prezzi e tariffe in costante crescita le famiglie saranno portate inevitabilmente a ridurre la spesa e rimandare gli acquisti, con enormi danni per l’economia nazionale” – conclude Rienzi.