Notizie Notizie Italia Intesa, UniCredit, Mediobanca, Credem & Co: quali sono le più solide, in vista valanga NPL da crisi COVID

Intesa, UniCredit, Mediobanca, Credem & Co: quali sono le più solide, in vista valanga NPL da crisi COVID

09:54

Quale sarà, in numeri, l’impatto della pandemia da coronavirus sul settore bancario europeo, in termini di coefficienti patrimoniali, di NPL ergo crediti deteriorati, di costi del rischio, di redditività? Come ha detto Andrea Enria, ex numero uno dell’Eba (Autorità Bancaria europea), ora a capo del Consiglio di Vigilanza della Bce, in un’intervista che è stata pubblicata oggi sul Sole 24 Ore, “la pandemia metterà ancora di più sotto pressione la redditività delle banche, che già è insufficiente. L’aggravarsi di questa debolezza strutturale potrebbe rendere utile considerare operazioni di aggregazione, anche se non sta a noi, come autorità di vigilanza, intervenire direttamente”.

Ma davvero, viene chiesto a Enria, i nuovi NPL che scaturiranno con la crisi COVID – a causa dell’incapacità o difficoltà delle aziende di restituire i prestiti ricevuti dalle banche – raddoppieranno in Europa a 1000 miliardi di euro, ergo un trilione di euro?

“Stiamo cercando di capirlo ma in questo momento è difficile fare previsioni. Certo il deterioramento della qualità degli attivi è inevitabile. Alla fine dipenderà dall’andamento dei contagi e dall’impatto delle misure messe in campo dagli Stati”-

Insomma, da qualunque angolazione la si guardi, la situazione per le banche italiane ed europee non è sicuramente il massimo, e nuovi studi lanciano l’alert redditività o NPL.

Tra questi c’è quello della stessa authority che Enria prima guidava: l’Eba, Autorità bancaria europea, cheha fatto previsioni da incubo. Le ha riportate Equita SIM, segnalando che l’outlook sull’impatto Covid è di un deterioramento del CET1 di -233/-380 punti base e di un costo del rischio di 116/200bps.

La SIM milanese, tuttavia, non convidide una previsione tanto nefasta e commenta che “si tratta di impatti molto severi”.

“Incorporando meccanicamente questi effetti, nel worst case solo Intesa SanPaolo e Mediobanca – fra le banche principali – potrebbero mantenere un buffer vs lo SREP >1% e Banca Popolare di Sondrio, Credito Valtellinese e Credito Emiliano fra le small cap” .

Ancora, fa notare Equita, “nel worst casee per il costo del rischio, nel 2020 solo Intesa SanPaolo e Mediobanca chiuderebbero in utile“.

Diversa la previsione degli esperti della SIM che, riferiscono, stimano un impatto negativo sul CET1 di 75bps”, decisamente meno horribilis “(<50%) di quanto previsto dall’EBA. Anche per Equita, comunque, le banche meno impattate rispetto alla media sarebbero “Mediobanca, Intesa SanPaolo e Credito Emiliano”.

In generale gli analisti hanno “identificato 184 miliardi di impieghi ad alto rischio (13% del portafoglio) ie forborne performing, UTP e crediti in moratoria”, spiegando che, dal canto loro, “è ragionevole ipotizzare che questi portafogli siano i primi ad essere impattati dal deterioramento macro: abbiamo ipotizzato che il 20% diventi impaired, con un aumento dell’NPE ratio dal 6,9% (del primo trimestre del 2020) all’8,4%”.

Quale scenario emerge, invece, dai prezzi di mercato? Equita SIM presenta anche questo scenario:

“In base ai nostri calcoli, il calo delle valutazioni da metà febbraio (-35%, P/TE da 0,65x a 0,43x) equivale ad ipotizzare che il 43% degli impieghi ad alto rischio sia stato impattato dal Covid-19, con una crescita degli NPE di 53 miliardi (rispetto ai 15 miliardi nel 2019) ed un NPE ratio a 10,7%. Unicredit, Mediobanca e Intesa SanPaolo sono le banche che incorporano gli scenari più pessimistici, visto che le valutazioni incorporano un deterioramento di oltre il 75% degli impieghi ad alto rischio”.

Un assist positivo alle banche arriverà dalle operazioni di finanziamenti a tassi ultra agevolati lanciate dalla Bce, ovvero dalle aste TLTRO:

Per Equita “le banche a giugno e nella prossima asta di settembre aumenteranno ulteriormente l’esposizione al TLTRO3 da 168 miliardi fino a oltre 300 miliardi”. Ciò si tradurrà in un “effetto positivo del 4% sul margine netto di interesse che abbiamo incorporato nelle stime 2020-21, che aumentiamo rispettivamente del 15% e 6%“. Sul settore, gli esperti rimangono però cauti:

“Nonostante l’impatto Covid-19 potrebbe rivelarsi gestibile a livello di settore e nel breve ci potrebbe essere un contributo positivo agli utili utile via TLTRO (oltre che dai prestiti garantiti dallo Stato) confermiamo un approccio prudente sul settore (P/TE 0.43x) privilegiando le banche più solide e redditizie (Intesa SanPaolo e Mediobanca, Credito Emiliano fra le small cap) che restano in grado di fronteggiare anche una notevole accelerazione nel flusso di NPE a settembre una volta che le moratorie dovessero scadere”.

Restando in tema di NPL, sempre il Sole oggi riporta l’esito dello studio di Pwc sugli effetti del lockdown sulle banche italiane. Un esito con “numeri impressionanti, benché ancora preliminari”, che segnala come sulle banche italiane si starebbe per “scaricare una valanga di crediti deteriorati fino a 100 miliardi, una cifra non lontana dai 135 miliardi attualmente in pancia agli istituti”. La cifra è incisa nel
consueto rapporto annuale sui prestiti problematici, che rielabora le diverse analisi pubblicate fino ad oggi da istituzioni come Banca d’Italia e dai diversi operatori di mercato, dai servicer alle case di analisi.

“Nel migliore dei casi – riporta il quotidiano di Confindustria – Pwc stima un incremento dei flussi netti nei prossimi 18 mesi attorno ai 60 miliardi. Nello scenario peggiore, invece, la stima è di 90-100 miliardi di nuovi Npe, con un tasso di decadimento che si profila superiore a quello registrato nel 2013. Numeri che sono ancora provvisori e che non tengono conto delle numerose misure governative messe in atto – come le moratorie e le garanzie – proprio con lo scoppio della pandemia”. Ma numeri che rimangono comunque impressionanti.