Fusione e acquisizioni, nel 2015 torneranno sui livelli pre-crisi del 2006
Secondo l'undicesima edizione del Global Capital Confidence Barometer di EY, indagine che ha coinvolto 1.600 dirigenti in più di 60 paesi, il 34% delle aziende in Italia e il 40% nel mondo effettuerà nuove acquisizioni nei prossimi 12 mesi, raggiungendo il valore più alto negli ultimi tre anni. Condizioni di mercato più solide e la crescita della pipeline di deal dovrebbero riportare le operazioni di m&a globali ai livelli pre-crisi del 2006, sia in termini di volume che di valore, dopo il crollo nelle operazioni di m&a durato cinque anni. Mentre il 2014 si è distinto per l'alto valore delle operazioni effettuate, il 2015 sarà caratterizzato da operazioni di m&a di medie dimensioni. Quasi due terzi degli intervistati (60%) si aspetta infatti un'ulteriore crescita nei volumi delle operazioni, anche dopo i risultati relativamente positivi di quest'ultimo anno. Il sentiment degli intervistati verso i mercati maturi ed emergenti rimane equilibrato. Paesi come Stati Uniti, Regno Unito, Cina, Giappone, India e Australia dovrebbero continuare a rappresentare i principali acquirenti. Brasile, Cina, India, Regno Unito e Stati Uniti rappresentano invece le destinazioni di investimento privilegiate. Automotive, technology, Life sciences, telecommunications e consumer products sono invece i settori di maggior interesse. Secondo Marco Mazzucchelli, tas leader di EY per l'area Mediterranea: "nonostante la complessità dell'economia globale, dall'indagine è emerso come le aziende siano attivamente alla ricerca di una crescita delle dimensioni aziendali, pianificando attività di m&a. A livello locale si registra un ritorno di fiducia da parte degli operatori stranieri per le nostre aziende, mentre sul piano domestico, interessanti operazioni di aggregazione hanno favorito processi di consolidamento e di ristrutturazione. Sebbene gli intervistati italiani abbiamo manifestato un aumento di fiducia nei confronti dell'economia globale, il 58% si aspetta infatti un miglioramento nei prossimi 6 mesi, cresce il pessimismo per l'economia locale. Il 21% degli intervistati conferma la propria incertezza sulla stabilità economica italiana, indicando tra le cause principali l'instabilità politica e il ritmo delle riforme strutturali all'interno dell' Eurozona".