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Fmi taglia outlook PIL globale a tasso minimo da crisi finanziaria e lancia allarme

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Il Fondo Monetario Internazionale diventa ancora più pessimista sulle condizioni di salute dell’economia e taglia l’outlook sul Pil globale del 2019 a +3%.

Motivo: la guerra dei dazi, che sta strangolando l’attività manifatturiera e il commercio internazionale.

Dal rapporto World Economic Outlook presentato oggi a Washington emerge che l’Fmi taglia così le stime sulla crescita mondiale del 2019 al ritmo più basso dalla crisi finanziaria del 2008.

Il downgrade è di 0,2 punti percentuali. Per l’anno prossimo il Pil è atteso in ripresa al ritmo del 3,4%, grazie al miglioramento dei fondamentali economici di Brasile, Messico, Russia, Arabia Saudita e Turchia.

In questo caso, il downgrade (sul Pil del 2020) è di 0,1 punti percentuali rispetto alle proiezioni di luglio. Gita Gopinah, responsabile economista dell’Fmi, sottolinea tra l’altro che l’outlook per il 2020 è “precario”.

“Con l’incertezza sulle prospettive di molti paesi, il rallentamento atteso in Cina e negli Stati Uniti e i rischi al ribasso prominenti, potrebbe materializzarsi un ritmo molto più contenuto dell’attività globale”, avverte inoltre Gopinah. Tanto che, nel caso in cui il deterioramento dell’economia dovesse farsi più accentuato, potrebbe affacciarsi la necessità di un’azione di emergenza, sotto forma di “una risposta fiscale coordinata a livello internazionale”.

La crescita dovrebbe poi riprendere negli anni compresi tra il 2021 e il 2024, grazie alla recupero dei mercati emergenti. La cosiddetta ‘Gang dei Quattro’ invece (Stati Uniti-Cina-Eurozona-Giappone) dovrebbe continuare a rallentare “nel 2020 e oltre”.