Ferragamo a picco (-18%). Preoccupa la Cina, rilancio e crescita ancora lontani
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Salvatore Ferragamo ha chiuso il primo trimestre 2026 con ricavi leggermente migliori delle attese del mercato, pur confermando uno scenario ancora complesso, soprattutto in Asia e nel canale wholesale. Ma il titolo a Piazza Affari è stato colpito oggi da forti vendite segnando un ribasso teorico di oltre il 18%. A pesare è la Cina. La Cina è storicamente fondamentale per Ferragamo perché i consumatori cinesi rappresentavano una parte rilevante della domanda globale del lusso, sia in patria sia attraverso il turismo internazionale. Oggi però il contesto è cambiato radicalmente. L’economia cinese sta attraversando una fase di crescita più debole e questo ha colpito soprattutto i marchi luxury “intermedi”, cioè meno esclusivi di Hermès ma più costosi dei brand premium. Pesa poi la crisi della pelletteria: segmento più importante nel lusso cinese.
Gli analisti restano scettici: Akros (neutrale), Barclays (underweight), Equita (hold ma taglia il tp a 7,3 euro)
I dati
Nei primi tre mesi dell’anno il gruppo ha registrato ricavi netti pari a 209 milioni di euro, in calo dell’1% a cambi costanti rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato si è rivelato comunque migliore delle aspettative degli analisti, che prevedevano una flessione del 2%A sostenere la performance è stato soprattutto il canale direct-to-consumer (DTC), cresciuto del 5,5% a cambi costanti, con risultati positivi in tutte le aree geografiche ad eccezione del Giappone.
“Continua invece a pesare il canale wholesale, in calo del 19%, penalizzato dalla strategia di razionalizzazione della distribuzione avviata dal gruppo”, sottolinea Barclays.
Il peso dell’Europa e dell’Asia
Dal punto di vista geografico, il Nord America è stato il principale motore della crescita, con ricavi in aumento del 18,8%, ben al di sopra delle attese. Al contrario, l’Europa si è confermata l’area più debole, con un calo del 19% a cambi costanti, soprattutto per la maggiore esposizione al wholesale. Anche l’Asia-Pacifico e il Giappone hanno registrato performance negative, rispettivamente: -5% per l’APAC e -4% per il Giappone. Più positiva invece l’America Latina, che ha chiuso il trimestre con una crescita del 7% a cambi costanti.
Pelletteria in crisi
Per quanto riguarda le categorie di prodotto, l’andamento è stato generalmente positivo, ad eccezione della pelletteria. Le calzature, core business storico del marchio, sono cresciute del 2,7%, beneficiando anche dell’impatto favorevole delle recenti campagne marketing.La pelletteria è stata invece l’unica categoria in flessione, con un calo del 5,8% a cambi costanti. Positivi invece l’abbigliamento, in crescita del 3% e la categoria Silk & Others, salita del 6,4%.
Le previsioni
Nel corso della conference call successiva ai risultati, il management ha indicato che l’andamento del secondo trimestre appare al momento sostanzialmente in linea con quello osservato nel primo trimestre. “Restano tuttavia diversi elementi di cautela. In particolare, continua a preoccupare la situazione in Cina, dove il canale DTC è rimasto negativo nel primo trimestre 2026 e dove il trend appare ancora debole rispetto al deterioramento già osservato nel quarto trimestre 2025”, spiega Barclays.
“Ulteriore pressione sui ricavi potrebbe arrivare nel breve termine anche dalla prosecuzione della razionalizzazione del wholesale e dalla chiusura temporanea di due importanti negozi negli Stati Uniti per lavori di ristrutturazione (flagship store sulla Fifth Avenue a New York e a Los Angeles Beverly Hills). Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un marchio che mostra segnali di stabilizzazione in alcune aree strategiche, soprattutto in Nord America e nel retail diretto, ma che deve ancora affrontare una fase di rilancio complessa prima di poter tornare a una crescita più strutturale”.
“Nonostante l’instabilità globale, accentuata dal conflitto in Medio Oriente e dalle possibili ripercussioni nel breve e medio periodo, – prosegue la nota – Ferragamo continuerà a focalizzarsi sull’esecuzione del piano strategico. Il gruppo farà leva sul proprio heritage e punti di forza per incrementare la desiderabilità del brand, ottimizzare il mix di prodotto e garantire coerenza narrativa su tutti i canali. Resteranno centrali qualità delle vendite e dei canali distributivi, disciplina operativa e attenzione alla performance finanziaria”, conclude la nota della maison.
L’incertezza post conflitto
Ernesto Greco, membro del cda di Ferragamo, nel corso della conference call con gli analisti è stato cauto sulla ripresa del mercato cinese. Greco ha inoltre messo le mani avanti sull’impatto della delicata situazione geopolitica, che potrebbe comportare un calo del business soprattutto in Europa. «Al momento non stiamo assistendo a questo, ma non possiamo escludere che le conseguenze di ciò che sta accadendo in queste settimane si vedranno nei prossimi mesi», ha concluso.