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Eurozona: settore manifatturiero cresciuto al ritmo più veloce in tre anni a febbraio

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E’ stata forte a febbraio la prestazione dell’attività manifatturiera dell’Eurozona, le cui condizioni infatti sono migliorate al tasso maggiore in tre anni. E’ ciò che emerge dall’indice Pmi manifatturiero dell’Eurozona, che a febbraio ha raggiunto 57,9 punti, in salita dai 54,8 di gennaio e migliore della precedente stima flash. L’indice è risultato al di sopra della soglia neutra di non cambiamento che separa l’espansione dalla contrazione di 50 punti per l’ottavo mese consecutivo.

Con la sola esclusione della Grecia, dove il rispettivo Pmi è scivolato appena al di sotto di 50, la ripresa della crescita manifatturiera osservata a febbraio è stata generale con tutte le nazioni che hanno registrato Pmi più alti rispetto a quelli di gennaio.

Qualche notizia positiva arriva dal fronte occupazionale, con il livello generale del personale in aumento per la prima volta in quasi due anni e con solo la Spagna che ha riportato un netto crollo dell’occupazione.

“Quest’anno, il settore manifatturiero ha finora continuato a contribuire sempre più positivamente all’economia dell’eurozona – ha commentato Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit – Il PMI ha raggiunto il valore più alto in tre anni ed è in corsa per raggiungere un livello raramente superato in oltre 20 anni di storia dell’indagine, in particolare durante la bolla delle dot.com, la ripresa iniziale dalla crisi finanziaria e nel 2017-18″. Secondo l’esperto, le aziende produttrici stanno beneficiando del rinvigorimento della domanda di beni sia sul
mercato nazionale che estero, collegata alle speranze di ripresa post Covid-19.

Lo scatto di crescita ha portato tuttavia con sé i suoi problemi, con l’offerta di forniture che non riesce ancora a soddisfare la domanda. I ritardi nelle spedizioni e la carenza di materiale sono problemi largamente menzionati che hanno causato ritardi quasi record sulla catena di distribuzione. I prezzi pagati per le materie prime sono di conseguenza aumentati al tasso più veloce in quasi dieci anni, “suggerendo un ulteriore aumento dell’inflazione dei prezzi al consumo nei prossimi mesi, o almeno finché l’offerta e la domanda non ritorneranno a bilanciarsi”.