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L’Euro Stoxx 50 prova a somigliare un po’ più all’S&P 500: meno banche e più tech

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Lo scorso mese ha visto l’uscita di ben cinque società sono uscite dall’indice Euro Stoxx 50 dando vita al più corposo turnover degli ultimi 20 anni. Société Générale, Telefonica, Fresenius, BBVA Orange e cinque società le sostituiscono: Prosus, Adyen, Vonovia, Pernod Ricard e Kone. Il rimpasto dell’Euro Stoxx 50 si conferma il più grande cambiamento alla composizione del listino in più di venti anni motivato da tendenze di lungo periodo acuite dalla crisi scatenata dalla pandemia del coronavirus, che ha accelerato l’appetito degli investitori per le azioni growth. Di pari passo settori quali banche e tlc continuano a perdere quota e la loro sottoperformance rischia di incatenare quelle degli indici in cui sono inserite rendendoli anche meno appetibili agli occhi degli investitori. I cambiamenti di settembre possono essere visti come un passo per avvicinare l’indice simbolo europeo all’appeal di quelli Usa, dove la componente tech ha fatto da traino in questi mesi.

Meno banche e tlc, più tech

L’indice Euro Stoxx 50 è stato caratterizzato da un certo immobilismo negli ultimi anni. Come ricordano Sara Cattano e Jonathan Kandin, financial analysts at Edmond de Rothschild (Suisse), non vi è stato nessun cambiamento nella sua composizione nel 2015 e nel 2017, solo due nel 2016, tre nel 2018 e uno nel 2019. I recenti cambiamenti nella composizione dell’Euro STOXX 50 – il più ampio riequilibrio degli ultimi 20 anni – hanno forti implicazioni in termini di asset allocation. Ciò che si registra quest’anno è che un settore poco performante, come quello delle banche e dei servizi di comunicazione, lascia il posto a settori a più alto potenziale come quello della tecnologia. Nonostante questo segnale incoraggiante, anche dopo questo cambiamento il settore tecnologico europeo rimane molto sottopesato rispetto a quello statunitense. Infatti, sottolineano gli esperti, dopo l’inclusione di Prosus all’interno dell’indice, il peso del settore tecnologico nell’EURO STOXX 50 è del 14%, contro il 28% dell’S&P 500. In altre parole, il settore tecnologico ha una ponderazione adesso simile a quella che aveva nell’S&P 500 nel 2010, 10 anni fa.
Tuttavia, continuano gli esperti, guardando alle performance di ogni settore nel corso degli ultimi 10 anni, si riscontrano performance inferiori rispetto a quelle degli Stati Uniti. In particolare, il differenziale maggiore, con oltre il 10% di sottoperformance annualizzate, si verifica nei Servizi di Comunicazione, mentre Financials, Consumer Discretionary, Healthcare e Utilities sottoperformano di oltre il 5% annualizzato. L’insieme di questi settori rappresenta oggi un peso del 50% all’interno dell’indice, appena inferiore al loro peso del 55% del 2010.
“Sulla base di questi risultati, possiamo renderci conto che, anche se una maggiore allocazione al settore tecnologico sarebbe stata senza dubbio vantaggiosa in termini di performance storica dell’EURO STOXX 50, non sarebbe comunque stata sufficiente” concludono gli esperti che invitano da ultimo gli investitori azionari europei ad evitare i cosiddetti “index tracker” passivi a favore di un processo di stock-picking attivo per poter modificare i portafogli a seconda dei cambiamenti nel panorama del contesto del Vecchio Continente.

I dati al 31 agosto 2020, ossia prima dei cambiamenti nella composizione dell’indice Euro Stoxx 50, il settore tecnologico risultava comunque già il più importante con un peso del 14,1%, mentre banche (6,9%) e assicurazioni (6,2%) risultavano relegati fuori dal podio. TRa i singoli titoli spicca il peso di colossi tech quali Sap (6,45%) e ASML (5,72%). Ancora poco se si guarda ad esempio alla composizione di un indice generale quale lo S&P 500 dove il settore Tech conta per oltre un quarto del totale (27,27% stando ai dati al 30/6/2020), con i finanziaria fermi al 10% e gli energetici a solo il 2,82%.