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Crollo Wall Street: c’è più di un motivo per essere pessimisti nel breve (analisti)

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Il pesante tonfo di ieri di Wall Street, con -3,3% per S&P 500 e -4% il Nasdaq, ha sorpreso un po’ gli operatori anche perchè apparentemente non dettato da un catalizzatore negativo specifico. “Catalizzatori evidenti di questa debacle, o perlomeno del suo innesco, sono difficili da trovare – argomenta Alessandro Balsotti, Strategist e Gestore del JCI FX Macro Fund – . Se vogliamo fare un paragone con febbraio, anche allora uno strappo rialzista dei rendimenti nelle settimane precedenti è probabile avesse preparato il terreno per la violenta correzione, il cui megafono era stato la tempesta sulle popolari strategie corte volatilità. Il mercato negli ultimi anni, anche se non è più ferocemente corto VIX come a gennaio, è diventato strutturalmente sempre più corto-gamma, con sempre più asset gestiti passivamente e sistematicamente. Quindi movimenti come quelli di ieri non possono mai sorprendere del tutto”. In aggiunta: “Questa fase che ci porta verso il kick-off della stagione delle trimestrali è quella di maggiore vulnerabilità per il diminuito supporto dei buy-back (un flusso che negli ultimi anni è diventato un carburante sempre più importante dei rialzi) dovuto all’embargo che le società devono rispettare prima della pubblicazione dei risultati”.

Secondo Alessandro Balsotti sono due i motivi per rimanere pessimisti nel breve periodo: il movimento di ieri non sembra avere una paternità conclamata. Appare più una confluenza di fattori tecnici, fondamentali, economici e politici in una fase matura del ciclo. In questi casi è solitamente più difficile per chi è rialzista scrollare le spalle e tornare a comperare avendo identificato (ed eventualmente razionalmente declassato) la causa della correzione”. In secondo luogo, i settori che hanno fatto da traino al bull market degli ultimi trimestri (tech e smallcap) sembrano in maggiore difficoltà, a differenza di febbraio dove erano rimasti lontano dai più seguiti livelli di supporto (media mobile a 200 giorni e varie trendline).