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Ottobre si conferma mese storicamente turbolento, una profezia che si autoalimenta

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E’ stato sicuramente un inizio di ottobre particolarmente duro per i  mercati azionari con l’indice S&P 500 che nelle prime due settimane è sceso del 7% circa, tanto che gli analisti hanno subito sottolineato che trattasi del peggiore inizio di quarto trimestre dal 2008.

Combinazione di fattori che non bastano a giustificare l’elevato nervosismo

Ottobre è storicamente un mese difficile sui mercati. Il nervosismo è realmente giustificato da motivazioni effettive? Secondo Christoph Ohme, portfolio manager for German equities di DWS, è difficile trovare spiegazioni convincenti. “E’ vero, i rendimenti dei titoli del Tesoro USA sono saliti, ora si scambiano sopra il 3%, per la seconda volta quest’anno. Tuttavia, come abbiamo sottolineato di recente, l’aumento dei rendimenti è stato principalmente determinato dall’aumento dei rendimenti reali. Questi tendono a riflettere le aspettative di crescita. In linea di principio, per i mercati una crescita economica reale più rapida sembra più probabile che sia un fattore positivo, piuttosto che negativo”. Secondo l’analista ci sono anche molti rischi politici in giro, ma la maggior parte c’erano già prima di ottobre. E forse, continua, la motivazione per questo periodo di turbolenze per i mercati azionari risiede nella combinazione di tutti questi fattori nello stesso momento.

Ottobre porta storicamente maggiore volatilità

Dal punto di vista finanziario, storicamente parlando, ottobre è il mese più suscettibile agli attacchi di panico, in genere accompagnato da livelli insolitamente elevati di volatilità dei mercati azionari. Secondo l’Almanacco di Stock Trader, ottobre è noto come “il mese della sfortuna” a causa del numero di vendite principali avvenute in passato proprio ad ottobre. Gli esempi sono tanti: gli incidenti nel 1929 e nel 1987, la  caduta di 554 punti del 27 ottobre 1997, il venerdì 13 del 1989, e il tracollo nel 2008. Tutti hanno difficili hanno reso ottobre un mese relativamente più debole per le azioni anche se c’è da sottolineare una certa positività.

Le statistiche sulla stagionalità ci dicono in realtà che ottobre è stato in media positivo per 40 volte e negativo per 27.

Come  mostra il grafico sotto, ottobre èun  mese più suscettibile agli attacchi di panico, in genere accompagnato da livelli insolitamente elevati di volatilità dei mercati azionari.

 

Come spiega Ohme, prendendo dati giornalieri dal 1980, la volatilità media realizzata tendeva ad essere abbastanza equilibrata in tutti i mesi. Solo ottobre si distingue come la grande eccezione. Ciò è dovuto principalmente all’esperienza di due anni, 1987 e 2008. “Non c’è da stupirsi che ottobre sia considerato il candidato più probabile per i crash” dice l’analista. “Ciò indica che per quanto riguarda l’ultimo momento di debolezza, potrebbe davvero essere semplicemente un altro attacco di panico temporaneo. È qualcosa di assolutamente normale. A volte, i mercati diventano nervosi, prima di calmarsi nuovamente. Potrebbe anche essere che i mercati abbiano dimenticato come affrontare la volatilità” aggiunge. Infine l’analista fa una considerazione importante.

“Quando si parla di nervosismo del mercato di ottobre, non ci sono davvero spiegazioni teoriche particolarmente convincenti sul perché aspettarselo. Tale situazione è in netto contrasto con gli altri effetti da calendario esaminati nella letteratura accademica e indica un elemento di profezia che si autoavvera. Forse, gli investitori diventano nervosi e vigili in ottobre, semplicemente perché temono che gli altri possano farsi prendere dal panico”.