Notizie Valute e materie prime Commodity della settimana: oro positivo ma resta nel trading range dell’ultimo mese

Commodity della settimana: oro positivo ma resta nel trading range dell’ultimo mese

20 Giugno 2024 16:36

L’oro ha registrato un rialzo superiore al 2% nelle ultime cinque sedute, ma in generale si mantiene ormai da qualche tempo sostanzialmente in fase laterale. Dopo una breve escursione sopra quota 2.400 dollari a metà maggio, con tanto di massimo storico a 2.450 dollari, le quotazioni del metallo giallo hanno sostanzialmente oscillato tra 2.290 e 2.390 dollari e al momento viaggiano poco sopra i 2.340 dollari l’oncia. Da inizio anno, l’oro è in rialzo del 13%, sostenuto principalmente dagli acquisti delle banche centrali e dalla forte domanda cinese. Da monitorare i flussi provenienti da ETF e hedge fund.

Oro in fase di consolidamento, prosegue domanda banche centrali

Come sottolineato da Ole Hansen, Head of Commodity Strategy di Saxo Bank, il settore dei metalli preziosi sta attraversando un lungo periodo di consolidamento, dopo il forte rialzo di inizio anno, offrendo ai trader e agli investitori il tempo di riprendere fiato e adattarsi a livelli nuovi e più elevati.

Uno dei fattori a supporto del rally dell’oro è stata la continua domanda da parte delle banche centrali, in un contesto di incertezza geopolitica e de-dollarizzazione. Inoltre, il metallo prezioso offre un livello di sicurezza e stabilità potenzialmente superiore ad altri asset.

Secondo Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée (UBP), l’attuale tasso di accumulo è coerente con un incremento annuo di circa 900 tonnellate, ancora ben al di sopra dei livelli pre-pandemici. L’esperto ritiene inoltre che l’oro sarà il principale beneficiario degli sforzi di diversificazione delle riserve delle banche centrali dei Paesi Emergenti.

In Cina stop ad acquisti banca centrale, ma i retail comprano oro

La battuta d’arresto dell’ultimo periodo è legata all’interruzione degli acquisti, a maggio, da parte della Banca Popolare Cinese. Per Ole Hansen di Saxo Bank, la pausa, arrivata dopo 18 mesi consecutivi di acquisti, è da considerarsi temporanea ed è determinata dalla resistenza della banca alla prospettiva di pagare prezzi record.

Nel frattempo, però, è aumentata in misura significativa la domanda da parte degli investitori retail cinesi. Questo incremento è dovuto principalmente a due fattori: in primis, l’oro rappresenta un’alternativa di investimento sicura rispetto al settore immobiliare in crisi. In secondo luogo, offre una buona copertura contro l’indebolimento dello yuan, che ha perso terreno nei confronti del dollaro negli ultimi sei mesi.

Secondo Peter Kinsella di UBP, “la domanda cinese di oro fisico e finanziario cambierà le carte in tavola per il mercato del metallo giallo, e il suo impatto si fa già sentire. In un certo senso, il centro di gravità dell’oro si sta spostando verso est”.

Politica monetaria decisiva per le sorti dell’oro

La Bce e la banca centrale svizzera hanno già iniziato a tagliare i tassi, mentre la BoE e la Fed per il momento sono rimaste a guardare. In ogni caso, da qui a fine anno, è previsto un allentamento della politica monetaria, con una conseguente discesa dei rendimenti. Questo dovrebbe favorire l’oro (così come una riduzione del ritmo del quantitative tightening), poiché il metallo giallo non paga interessi ed è tendenzialmente sfavorito in un contesto di tassi elevati.

Bank of England
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La fase di consolidamento dell’oro, dunque, riflette anche la variazione delle prospettive sui tagli dei tassi della banca centrale americana, che la scorsa settimana ha segnalato una sola riduzione nel 2024, rispetto alle tre previste a marzo.

È dunque probabile che il metallo prezioso si mantenga in prossimità dei livelli dell’ultimo periodo, fintanto che il percorso di politica monetaria della Federal Reserve non diverrà più chiaro.

Nel radar i flussi di ETF e hedge fund

Oltre alla domanda delle banche centrali e degli investitori retail in Cina, il rialzo dei prezzi è stato sostenuto anche dalla domanda dei gestori. Tra questi gli hedge fund, che hanno aderito al rally nella fase iniziale (a prezzi più bassi) e non hanno dunque avuto la necessità di chiudere le posizioni in occasione dell’ultima correzione.

Questo, secondo Ole Hansen, spiega anche la minore volatilità dell’oro rispetto ad altri metalli, come argento, platino e rame, su cui gli speculatori si sono posizionati più tardi e a prezzi più elevati, rimanendo esposti a liquidazioni in caso di correzioni più profonde.

Per il momento, oro e argento continuano a riscuotere un interesse limitato da parte degli investitori in ETF. Questi soggetti sono stati per lo più venditori netti a partire dal 2022, quando il Fomc ha iniziato la sua aggressiva campagna di rialzo dei tassi, aumentando il costo opportunità di detenere il metallo (che non paga cedole). Per l’esperto di Saxo Bank, la domanda rimarrà probabilmente contenuta fino a quando i tassi di interesse non verranno abbassati e dunque questo costo verrà ridotto.

Ricordiamo infine che, di recente,  Citigroup ha indicato un possibile target di 3.000 dollari entro i prossimi 18 mesi, grazie agli acquisti delle banche centrali, la domanda cinese e i flussi dal risparmio gestito.