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Borse europee ancora caute, sotto lente dato Cina

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Debolezza sui mercati europei nella prima seduta della settimana. Nei primi minuti di scambi segno meno per il Cac40 di Parigi che cede lo 0,16% e per il Dax di Francoforte che indietreggia dello 0,21%, mentre l’indice londinese segna una flessione dello 0,03%. Un avvio prudente in Europa, seguendo il sentiment che si respira anche sui listini asiatici che hanno reagito in maniera mista alle indicazioni macro arrivate dalla Cina. In particolare, le esportazioni cinesi del mese di maggio denominate in dollari sono salite del 27,9% su base annua, a un ritmo tuttavia inferiore rispetto al balzo +32,1% atteso dagli analisti intervistati da Reuters. Boom invece delle importazioni, che sono volate a maggio del 51% su base annua, sulla scia dei prezzi delle commodities più alti.

Tra i riscontri macro attesi in giornata c’è la produzione industriale spagnola e l’indice Sentix sulla fiducia degli investitori. Per gli Stati Uniti in serata il dato sul credito al consumo. In primo piano l’accordo storico tra i ministri delle finanze dei paesi del G7 per la creazione di un’aliquota minima globale sulle società di almeno il 15%, sancito nel fine settimana.

Gli operatori attendono anche la riunione della Bce di giovedì 10 giugno. Un test cruciale anche per l’euro che stamattina si muove in area 1,2147. “Le attese sono per parametri di policy invariati, ma con revisione al rialzo delle previsioni di crescita e inflazione di quest’anno, il che dovrebbe agire a sostegno dell’euro – spiegano dall’ufficio studi di Intesa Sanpaolo -. Tuttavia, rileveranno anche la valutazione dei rischi dello scenario, che potrebbero essere rivisti in senso migliorativo sul breve, il che sarebbe un altro elemento a favore dell’euro, e le previsioni di acquisti Pepp per il terzo trimestre”. Secondo gli esperti, poiché pare poco probabile un’ulteriore accelerazione degli acquisti, un’indicazione meno esplicita rispetto a quella di marzo potrebbe essere interpretata come un segnale che la BCE ritiene che l’economia sia ad un punto di svolta positiva, il che favorirebbe l’euro”.