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Borse Asia negative dopo schiaffo Pechino a Hong Kong: Hang Seng crolla -5%

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Tonfo della borsa di Hong Kong, con l’indice benchmark Hang Seng che è scivolato durante la sessione fino a -5,4% circa (ora perde il 5% circa), dopo la notizia della decisione di Pechino di lanciare nuove misure di sicurezza nella città stato.

Male anche il resto delle borse asiatiche, con l’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo che ha chiuso la sessione in calo dello 0,80%, a 20.388,16 punti. Giù anche Shanghai -1,71%, Sidney -0,92%, Seoul -1,72%.

In occasione della riunione annuale dell’Assemblea generale del popolo – il Parlamento cinese – il premier cinese Li Keqiang ha annunciato una nuova legge sulla sicurezza nazionale, che conferma un maggiore controllo da parte di Pechino su Hong Kong, a dispetto delle proteste anti-governative che si sono svolte ripetutamente nella città stato contro il potere cinese.

“Alla luce delle nuove circostanze e delle nuove necessità, l’Assemblea nazionale del popolo esercità il potere di lanciare e migliorare a livello statale un quadro legale e un meccanismo di rispetto delle regole, al fine di tutelare la sicurezza nazionale di Hong Jong e per confermare e migliorare il quadro istituzionale fondato su “un paese, due sistemi” (principio adottato anche nelle relazioni con Macao e Taiwan)”, ha spiegato Zhang Yesui, portavoce del Congresso nazionale del partito, nel corso di una conferenza stampa di cui parla la Cnbc – Si tratta di una cosa davvero necessaria”.

Se approvate, le nuove norme – stando a quanto si apprende -vieterebbero la secessione, interferenze straniere, terrorismo e tutte le attività di sedizione volte a rovesciare il governo centrale”.

Il Congresso nazionale del popolo si è aperto ufficialmente oggi in Cina: Bloomberg riporta che Pechino avrebbe preso la decisione di non stabilire nessun target di crescita per il Pil cinese del 2020, sulla scia della pandemia del coronavirus che ha colpito il paese, i cui effetti economici rendono difficile fare previsioni. Nel 2019, il target stilato prevedeva un tasso di crescita compreso tra il 6 -6,5%, che è stato centrato con una espansione pari a +6,1%.

Nel rapporto presentato all’Assemblea nazionale, sono stati stilati invece i target sull’inflazione, attesa quest’anno al 3,5%, rispetto al 3% del 2019; un tasso di disoccupazione attorno al 6%, e un target di deficit-Pil superiore al 3,6% rispetto al 2,8% dello scorso anno.

Pechino, si legge ancora, agirà per mantenere il valore dello yuan stabile; aggiusterà gli strumenti di politica monetaria per andare incontro nel modo migliore alle necessità dell’economia; ricorrerà all’utilizzo di strumenti innovativi di politica monetaria per finanziare l’economia reale e, in generale, punterà a un’offerta di moneta significativamente più alta di quella dello scorso anno.

Alert deflazione, intanto, dal Giappone. Nel mese di aprile, l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo è salita di appena lo 0,1% su base annua, rispetto al +0,2% atteso e in sensibile rallentamento rispetto allo 0,4% di marzo.

Esclusa la componente dei beni alimentari freschi, il dato è sceso dello 0,2% su base annua, virando in territorio negativo per la prima volta dal 2016. Gli analisti avevano previsto una contrazione più limitata, pari a -0,1%, rispetto al precedente rialzo dello 0,4%.

Sembra sempre più in stile Mission Impossible, in un contesto di recessione provocato dagli effetti economici del coronavirus, centrare il target di inflazione fissato dalla Bank of Japan al 2%.

Altra notizia che riguarda l’Asia-Pacifico: Fitch ha confermato il rating a Tripla A per l’Australia, tagliando però l’outlook da “stabile” a “negativo”.

L’agenzia di rating ha motivato la decisione con l’impatto che la pandemia globale del coronavirus avrà sull’economia e le finanze pubbliche del paese.

In particolare, il Pil australiano è atteso contrarsi del 5% nel 2020, a causa dello stop alle attività economiche nel secondo trimestre provocato dal lancio delle misure di lockdown.