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Borse Asia contrastate dopo bazooka antivirus Fed: Tokyo piatta, Seoul oltre +2%

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Borsa Tokyo cauta, a dispetto del taglio dei tassi di 50 punti annunciato alla vigilia dalla Federal Reserve di Jerome Powell: un taglio anti-coronavirus, arrivato a sorpresa. La mossa fuori dagli schemi è stata la prima dal 2008. E forse proprio questa urgenza della Fed ha frenato l’azionario: gli investitori speravano in una ondata di liquidità, ma il suo arrivo, probabilmente, ha certificato come i rischi che corre l’economia siano importanti.

L’indice Nikkei 225 ha chiuso la seduta con una variazione di appena +0,08% a 21.100,06 punti. Balza invece la borsa di Seoul, con un rialzo di oltre 2,3%. Shanghai fa +0,20%, Hong Kong -0,17%, ancora peggio Sidney, -1,71%.

D’altronde i dati macro diffusi in Asia sono da bollettino di guerra: collassato l’indice PMI dei servizi della Cina stilato da Caixin-Markit e relativo al mese di febbraio.

L’emergenza COVID-19 si è fatta tutta sentire, dimezzando l’indicatore, che è precipitato al valore minimo di sempre di 26,5 punti, rispetto ai precedenti 51,8 punti. Il PMI Composite si è attestato a 27,5 punti, rispetto ai precedenti 51,9 di gennaio. L’effetto coronavirus sul dato macro cinese è più che evidente.

Record minimo di sempre anche per l’indice PMI di Hong Kong relativo al mese di febbraio. Il dato è scivolato a 33,1 punti, rispetto ai 46,8 punti di gennaio, allontanandosi ulteriormente dalla soglia dei 50 punti, linea di demarcazione tra fase di contrazione (valori al di sotto) e fase di espansione (valori al di sopra) dell’economia. Tonfo per le componenti dei nuovi ordinativi e della produzione. Il dato ha scontato l’emergenza coronavirus COVID-19, la cui gravità in Asia è esplosa soprattutto nel mese di febbraio.

Indicazioni positive, invece, dall’Australia, con il Pil del quarto trimestre del 2019 salito al tasso dello 0,5% su base trimestrale, meglio del +0,4% atteso dal consensus degli analisti e del +0,4% del trimestre precedente.

Su base annua, il trend è stato di un’espansione del 2,2%, contro il +2% previsto e in rialzo rispetto al precedente +1,7%. Ma l’indicatore si riferisce al periodo precedente l’emergenza del coronavirus nell’area Asia Pacifico, esplosa a fine gennaio/febbraio.

Focus anche sull’indice PMI servizi stilato da Jibun Bank/Markit del Giappone si è attestato a 46,8 punti, rispetto ai precedenti 51 punti, scivolando così in fase di contrazione. L’attività delle aziende è crollata al tasso più forte dall’aprile del 2014. Il loro ottimismo, inoltre, è crollato al minimo in quasi quattro anni.

Sul trend dell’azionario pesa anche la reazione di Wall Street alla mossa della Fed. Il Dow Jones ha chiuso in calo di 785,91 punti a 25.917,41 punti; lo S&P 500 ha fatto -2,8% a 3.003,37 mentre il Nasdaq Composite ha ritracciato del 3% chiudendo a 8.684,09 punti.