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Borsa Tokyo -0,76% dopo Pil III trimestre. Azionario Asia contrastato, sconta impasse Usa-Cina

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L’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dello 0,76% a 23.141,55 punti, scontando le indiscrezioni sulle trattative commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina, che si sarebbero fatte più complicate nelle ultime ore, per la riluttanza di Pechino a impegnarsi con numeri precisi.

Il Wall Street Journal ha riportato in particolare che il prsidente americano Donald Trump avrebbe riferito della decisione della Cina di acquistare fino a 50 miliardi di dollari di semi di soia, carne di maiale e altri prodotti agricoli Usa all’anno.

Tuttavia, Pechino non vuole che la cifra sia scritta nel testo di un potenziale accordo.

Altro scoglio per il raggiungimento dell’intesa è l’incognita sulla volontà o meno dell’amministrazione Trump di ritirare i dazi imposti sui prodotti cinesi.

Ieri Trump aveva detto che, in caso di mancato accordo, avrebbe aumentato le tariffe punitive imposte alla Cina in modo significativo.

La borsa di Shanghai resiste, salendo dello 0,16%, Hong Kong fa -0,90%, Sidney +0,55%, Seoul +0,34%.

Deludenti i dati macro arrivati dalla Cina e dal Giappone. Diffuso il dato relativo al Pil del Giappone che, nel terzo trimestre, è salito su base annua di appena lo 0,2%, rispetto all’espansione dell’1,8% del periodo compreso tra i mesi di aprile e giugno.

Il dato è stato peggiore delle stime degli analisti, che avevano previsto un rialzo dello 0,8%, e ha confermato la crescita più debole in un anno, esattamente dalla contrazione del 2% del terzo trimestre del 2018.

Su base trimestrale, il Pil è avanzato di appena lo 0,1%, rispetto al +0,3% del secondo trimestre e al +0,2% delle stime degli analisti. A zavorrare l’economia del Giappone, sono stati gli effetti della guerra commerciale Usa-Cina, che hanno depresso le esportazioni del paese.

A pesare sono state anche le tensioni commerciali con la Corea del Sud. Tokyo ha imposto restrizioni alle esportazioni di semiconduttori alla Corea del Sud, che rappresenta il suo terzo principale partner commerciale.

Dal fronte della Cina diffusa una carrellata di dati, che hanno tutti deluso le attese: nel mese di ottobre il dato relativo alla produzione industriale della Cina è salito del 4,7% su base annua, facendo peggio della crescita del 5,4% attesa dagli analisti intervistati dalla Reuters e rallentando rispetto al +5,8% precedente.

Sempre a ottobre, le vendite al dettaglio della Cina sono salite del 7,2% su base annua, facendo peggio del +7,8% atteso dagli analisti e rallentando rispetto al +7,8% precedente.

Infine, dall’inizio dell’anno fino al mese di ottobre, gli investimenti in asset fissi della Cina (esclusi quelli rurali) sono cresciuti del 5,2% su base annua, peggio del +5,4% atteso dagli analisti e del +5,4% precedente.

Male anche il dato australiano relativo alla disoccupazione. Nel mese di ottobre il tasso di disoccupazione dell’Australia si è attestato al 5,3%, peggio del 5,2% atteso dal consensus e ancora ben lontano dal target della RBA (Reserve Bank of Australia, banca centrale australiana), che punta a una disoccupazione pari al 4,5%. La disoccupazione è inoltre salita rispetto al 5,2% precedente.

Decisamente deludente la crescita dei nuovi posti di lavoro che, di fatto, non c’è stata. L’economia australiana ha infatti assistito alla perdita di ben 19.000 posti di lavoro, rispetto alla creazione attesa di 15.000 unità e alla precedente crescita di 14.700 nuovi posti di lavoro.