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Borsa Milano cauta nel Fed Day, focus sulle banche tra ipotesi M&A e questione dividendi

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Piazza Affari si muove cauta, insieme alle altre Borse europee, dopo i recenti guadagni e in attesa della Federal Reserve che questa sera annuncerà la sua decisione di politica monetaria, in un contesto di crescenti interrogativi sull’accelerazione dell’inflazione. I mercati sono stati combattuti per diverse settimane tra l’ottimismo per una ripresa economica, favorito dalle campagne di vaccinazione e dall’adozione del massiccio piano di stimolo negli Stati Uniti, e il timore di una accelerazione dell’inflazione che potrebbe mettere in discussione le politiche accomodanti delle grandi banche centrali.

Mai come negli ultimi mesi la Fed si confermerà così market mover: cruciali soprattutto le nuove stime sul Pil e sull’inflazione Usa, in un contesto in cui il reflation trade – scatenato dal timore di un brusco aumento dell’inflazione negli States – ha provocato per settimane la rotazione dai titoli growth ai titoli value, a danno del comparto hi-tech. Secondo gli operatori di mercato la banca centrale americana dovrebbe osservare lo status quo, ma potrebbe cambiare le sue previsioni sull’economia e fornire indicazioni sull’aumento dei rendimenti obbligazionari e sulle aspettative di inflazione. Le parole che il numero uno della Fed, Jerome Powell, proferirà durante la conferenza stampa successiva all’annuncio dei tassi (che i mercati scontano inchiodati allo zero) determineranno il sentiment dell’azionario e dell’obbligazionario mondiale per i prossimi giorni/settimane. Massima attenzione anche al dot plot, il documento in cui ogni trimestre gli esponenti della Fed indicano quali saranno i livelli che, a loro avviso, i tassi di interesse testeranno nel breve, medio e lungo termine. Secondo alcuni economisti interpellati, potrebbero emergere segnali sull’intenzione della Fed di aumentare i tassi dallo zero nel 2023.

In questo contesto l’indice Ftse Mib si muove intorno alla parità (-0,07%) in area 24.243 punti, dopo che ieri ha aggiornato i massimi di chiusura oltre un anno. Tra i titoli del paniere principale, in evidenza le banche mosse da una serie di ipotesi di aggregazioni e fusioni. Banca Mediolanum avanza di oltre il 2%, Mediobanca e Bper salgono dello 0,9%. Secondo il Messaggero, ci sarebbero stati nuovi colloqui tra Banco Bpm e Unipol (primo azionista di Bper con una quota del 19%) sui temi relativi alla governance potenziale del gruppo che si verrebbe a creare da un’aggregazione Banco Bpm e Bper Banca. I colloqui si sarebbero intensificati, secondo il quotidiano, al fine di creare il terzo polo bancario, con una quota di mercato del 14% in termini di sportelli.

Intanto Carige è tornata sul mercato, con Cassa Centrale Banca, azionista con una quota dell’8,3%, che ha deciso di non esercitare l’opzione per l’acquisto della quota dell’80% detenuta dal maggiore azionista, l’Fitd (Fondo interbancario di tutela dei depositi). Il ritorno di Carige nel risiko bancario viene ripreso oggi anche da Il Sole 24 ore: “Carige potrebbe essere un tassello ‘adattabile’ a più incastri: da Credit Agricole, che però fino a giugno è impegnata con l’Opa su Creval, a Bper, che secondo rumors sarebbe destinata a ‘sposarsi’ con BancoBpm. Tra i potenziali candidati ci sarebbe anche UniCredit, che però avrà altri dossier su cui ragionare prioritariamente, da Mps a BancoBpm a Mediobanca.

Sempre sul tema banche, il presidente della vigilanza Bce, Andrea Enria, ha sottolineato che, in assenza di sviluppi inattesi e particolarmente negativi nei prossimi mesi, la raccomandazione relativa al limite di distribuzione dei dividendi sarà abrogata e le banche potranno tornare alle proprie politiche di dividendo. “Riteniamo che le parole di Enria costituiscano un elemento di supporto per i titoli del settore bancario e del risparmio gestito e contribuiscano a ridurre l’incertezza relativa alla distribuzione dei dividendi dopo il 30 settembre”, commentano oggi da Equita.

Da monitorare anche Stellantis, che sale dello 0,5% dopo i dati sulle immatricolazioni in Europa che hanno segnato a febbraio una flessione del 20,3%. Il gruppo dell’auto, nato dalla fusione tra Fca e Psa, ha chiuso il mese scorso con un calo delle immatricolazioni del 22,4%a quota 198.883 unità. La quota di mercato è scesa dal 24% al 23,4 per cento.

Sul fondo del listino finiscono Diasorin con un -1%, seguita da Leonardo (-1%) che riprende fiato dopo la recente corsa. Deboli anche i titoli del comparto oil con Tenaris ed Eni che scivolano di circa mezzo punto percentuale.