Notizie Certificates Big Pharma e AI: il mix che può far guadagnare l’1,2% ogni mese

Big Pharma e AI: il mix che può far guadagnare l’1,2% ogni mese

29 Ottobre 2025 10:52

Il settore farmaceutico sta attraversando una delle fasi più dinamiche e trasformative della sua storia recente, sospinto da una congiuntura globale fatta di innovazione, pressioni competitive e regolatorie. All’interno di questa cornice, la convergenza tra farmaceutica e intelligenza artificiale (AI) emerge come il vero motore del cambiamento.

Settore farmaceutico: tra biotecnologie e digitalizzazione

L’avanzata dei farmaci biotecnologici – terapie geniche, anticorpi monoclonali, vaccini di nuova generazione – si accompagna a una decisa virata verso la medicina personalizzata, che sfrutta dati genetici e clinici per modellare trattamenti su misura, riducendo rischi ed effetti collaterali. Questo scenario si intreccia con l’adozione di tecnologie digitali e sistemi data-driven. Oggi l’uso intelligente dei dati sta ridisegnando ogni fase della catena del valore farmaceutica – dalla ricerca all’industrializzazione fino alla supply chain – rendendo i processi più agili e accurati.

Il punto di frattura rispetto al passato riguarda proprio lo sviluppo di nuovi farmaci. L’intelligenza artificiale consente oggi di analizzare enormi quantità di dati clinici e biologici in modo rapido e preciso, abbattendo drasticamente i tempi necessari per individuare candidati molecolari promettenti. Modelli di machine learning e deep learning integrano dati genomici, clinici e di laboratorio, accelerando la cosiddetta drug discovery. Si stima che la quota di valore aggiunto in R&D legata all’AI possa raggiungere il 45% del totale, consentendo a una “big pharma” di sbloccare tra i 5 e i 7 miliardi di dollari di valore in cinque anni.

L’AI viene già utilizzata nella progettazione di nuove molecole, nella simulazione delle loro interazioni, nell’ottimizzazione dei clinical trial (tramite selezione intelligente dei pazienti e previsione di reazioni avverse) e in processi di sintesi automatizzata della letteratura scientifica. Il risultato più tangibile è la riduzione dei fallimenti nelle prime fasi di sviluppo e la velocizzazione dell’arrivo dei nuovi farmaci in clinica.

Ma l’integrazione tra AI, automazione e produzione sta inoltre migliorando significativamente l’efficienza industriale: processi robotizzati, controllo qualità digitalizzato e monitoraggio in tempo reale riducono i costi e il rischio di errori. Questa spinta all’innovazione è diventata anche un driver per il mercato finanziario, visto che le società più innovative – quelle che investono di più in ricerca e sviluppo, che brevettano nuove tecnologie, o che offrono servizi e prodotti all’avanguardia – tendono spesso a essere premiate con valutazioni più alte.

L’impatto di Trump sul settore

Le nuove politiche di Donald Trump hanno impattato in maniera significativa il settore farmaceutico, soprattutto per quanto riguarda le aziende europee, che esportano gran parte della produzione negli Stati Uniti. Trump ha introdotto dazi del 100% (destinati a raggiungere il 250% in alcuni scenari) sui farmaci importati, a meno che le aziende non investano direttamente in stabilimenti di produzione sul suolo americano.

Dopo una fase iniziale caratterizzata da scossoni, le Big Pharma europee hanno rapidamente assorbito le nuove misure varate dall’amministrazione USA grazie ai provvedimenti messi in campo negli ultimi mesi per potenziare la presenza industriale negli Stati Uniti.

Investire nel settore farmaceutico: un’alternativa per guadagnare l’1,2% al mese

In particolare, AstraZeneca ha annunciato investimenti negli USA per 50 miliardi entro il 2030: “siamo un’azienda globale, ma con radici profonde negli Stati Uniti” ha sottolineato Pascal Soriot, CEO del gruppo.

Novartis prevede di destinare 23 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni a nuovi siti di produzione localizzati negli Stati Uniti mentre Novo Nordisk, che negli USA è già presente a West Lebanon (New Hampshire) ed a Clayton (North Carolina), ha annunciato un investimento di 4,1 miliardi di dollari per costruire un nuovo impianto a Clayton.

Oltre ai due stabilimenti a Framingham e Waltham (Massachusetts), Sanofi sta costruendo una nuova struttura per la produzione di vaccini influenzali pandemici a Swiftwater (Pennsylvania).

Queste società sono i sottostanti del Certificato Multi Cash Collect con Barriera di Vontobel con codice ISIN DE000VH4WDW9. Il prodotto presenta una cedola mensile lorda di 1,2 euro, corrispondente al 14,4% annuo, e scadenza fissata al 27 settembre 2027.

La cedola è corrisposta se nelle date di osservazione i quattro sottostanti quotano ad un livello pari o superiore alla c.d. “Soglia Bonus”, pari al 70% del valore dei titoli. La prima data di valutazione è stata il 28 ottobre, con i tre titoli del basket che quotavano sopra la “Soglia Bonus” (77,01 GBP per AstraZeneca, 68,98 CHF per Novartis, 248,84 DKK nel caso di Novo Nordisk e 54,54 EUR in quello di Sanofi). Il 4 novembre il prodotto pagherà così i primi 1,2 euro per certificato posseduto.

Nel caso in cui l’andamento futuro dei sottostanti non permettesse di incassare la cedola, questa (o queste) potranno essere recuperate, grazie al c.d. “Effetto Memoria”, quando tutti i sottostanti scambieranno sopra la “Soglia Bonus”.

Dal prossimo mese di dicembre questi certificati emessi da Vontobel offrono la possibilità di scadenza anticipata nel caso in cui, ad una data di valutazione, i prezzi dei sottostanti quoteranno ad un livello pari o superiore al “Livello di Rimborso”. Inizialmente fissato al 100% del livello iniziale (110,01 GBP per AstraZeneca, 98,54 CHF per Novartis, 355,48 DKK per Novo Nordisk e 77,92 EUR nel caso di Sanofi), questo livello scende dell’1% al mese rendendo il rimborso più agevole.

In caso di scadenza anticipata, il prodotto corrisponderà il valore nominale e la cedola (ed eventualmente le cedole non incassate in precedenza). A scadenza, se la quotazione dei sottostanti si attesterà ad un livello pari o superiore alla barriera, fissata al 60% dei rispettivi valori iniziali (66,01 GBP per AstraZeneca, 59,12 CHF per Novartis, 213,29 DKK per Novo Nordisk e 46,75 EUR per Sanofi), gli investitori riceveranno l’importo nominale e, nel caso, la cedola (ed eventualmente anche quelle non riscosse in precedenza) mentre se almeno un sottostante quoterà al di sotto di questo livello, sarà riconosciuto un importo legato alla performance del sottostante peggiore.

L’andamento del mercato del valutario non deve preoccupare gli investitori, visto che si tratta di prodotti equipaggiati con la caratteristica “Quanto”, quella che elimina il rischio di cambio tra la valuta dell’attività sottostante (sterline, franchi svizzeri, corone danesi ed euro) e quella in cui è denominato il certificato (euro).