Berkshire Hathaway emette il suo primo bond in yen dopo l’addio di Buffett
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Berkshire Hathaway torna sul mercato obbligazionario giapponese con una nuova emissione in yen da 272,3 miliardi, pari a circa 1,7 miliardi di dollari. Si tratta della prima operazione di questo tipo dopo l’uscita di Warren Buffett dal ruolo di amministratore delegato a fine 2025, un passaggio che segna una fase nuova per il gruppo ma senza modificare la sua strategia internazionale.
Berkshire colloca un bond in yen: i risultati
Come riporta Bloomberg, l’operazione è stata strutturata in sei tranche con scadenze comprese tra i 3 e i 30 anni, confermando l’approccio diversificato della società sul fronte del debito. Tra queste, particolare attenzione ha attirato il titolo decennale, collocato con uno spread di 90 punti base rispetto ai benchmark di riferimento e con una cedola del 3,084%. Si tratta di un livello sensibilmente più elevato rispetto all’ultima emissione in yen realizzata nel novembre 2025, quando Berkshire aveva offerto obbligazioni a 10 anni con una cedola del 2,422%, riflettendo il contesto di mercato più volatile e i rendimenti in salita.
Il gruppo con sede a Omaha, nel Nebraska, continua a rafforzare così la propria presenza in Giappone. Negli ultimi anni ha aumentato le partecipazioni nelle grandi trading house locali e ha recentemente annunciato un investimento di circa 300 miliardi di yen in Tokio Marine Holdings, uno dei principali operatori assicurativi del Paese. Quest’ultima mossa della conglomerata fondata dal leggendario investitore ultranovantenne viene letta dagli analisti come un segnale di fiducia di lungo periodo nell’economia giapponese.
Domanda solida nonostante la volatilità
Nonostante l’aumento della volatilità sui titoli di Stato giapponesi, alimentata anche dalle tensioni geopolitiche legate all’Iran, l’emissione ha registrato una buona domanda da parte degli investitori. Il collocamento rappresenta infatti la terza operazione più grande mai realizzata da Berkshire in yen, dopo il debutto da 430 miliardi del 2019 e la vendita da 281,8 miliardi dell’ottobre 2024.
Secondo gli operatori di mercato, il successo dell’operazione è legato anche alla solidità dell’emittente. Come ha osservato Shunsuke Oshida, managing director di Manulife Investment Management Giappone, secondo Bloomberg, in una fase caratterizzata da incertezza i nomi meno noti possono incontrare difficoltà a collocare debito, mentre società con una presenza consolidata e un track record in Giappone offrono maggiore sicurezza agli investitori, facilitando la partecipazione alle emissioni.