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Banche: ecco Atlante, il fondo per assistere aumenti di capitale e crediti in sofferenza

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Non sono andate deluse le attese per il varo del fondo chiamato a placare le tensioni sul settore bancario italiano. Si chiama fondo Atlante e avrà una dotazione di almeno 5-6 miliardi di euro. Lo strumento vedrà coinvolto anche lo Stato attraverso Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) ed è chiamato a intervenire sulle eventuali quote scoperte dei prossimi aumenti di capitale, in particolare quelli delicati di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, e la gestione dei crediti in sofferenza. Secondo quanto riportato da Il Messaggero il fondo potrebbe smaltire tra i 50 e i 70 miliardi di crediti deteriorati. 
Stando alle prime indicazioni le banche contribuirebbero per circa 3 miliardi di euro con un miliardo a testa per le due big Intesa Sanpaolo e Unicredit, le assicurazioni con 1 mld e la Cdp con 500 mln. Equita sim calcola per Intesa e Unicredit un impatto di -30 punti base per il CET1 di Intesa e Unicredit. 
Gli obiettivi del Fondo Atlante 
A gestire il fondo Atlante sarà Quaestio Capital Management Sgr. “A seguito di incontri con un vasto numero di investitori istituzionali, banche, assicurazioni, fondazioni bancarie e Cassa Depositi e Prestiti, Quaestio ha raggiunto un importante numero di adesioni per lanciare il Fondo Atlante”, rimarca una nota diffusa ieri sera. Il Fondo Atlante è chiamato innanzitutto ad assicurare il successo degli aumenti di capitale richiesti dall’Autorità di Vigilanza a banche che oggi si trovano a fronteggiare oggettive difficoltà di mercato “agendo da back stop facility”. Il secondo luogo il fondo si prefigge di risolvere il problema delle sofferenze che potranno essere deconsolidate dai bilanci bancari. Atlante concentrerà i propri investimenti sulla tranche junior di veicoli di cartolarizzazione, potendo far leva su quelle a maggior seniority per le quali c’e’ un manifesto interesse da parte degli investitori. 
Il fondo Atlante, prosegue la nota di Quaestio Capital Management Sgr, si pone l’obiettivo di eliminare l’elevato sconto al quale il mercato valuta le istituzioni finanziarie italiane per via dello stock di sofferenze quadruplicato dal 2007 a causa della severità della recessione, dei tempi lunghi di recupero dei crediti molto al di sopra della media europea, dei massicci aumenti di capitale richiesti dalle svalutazioni, dell’incertezza circa la capacità di alcuni istituti di completare con successo gli aumenti richiesti dall’Autorità di Vigilanza.