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Aspettando COP26: le domande irrisolte sul futuro del pianeta

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L’appuntamento di Glasgow, snodo cruciale per il clima e il futuro del pianeta, è sempre più vicino. E ci sono alcuni importantissimi dubbi da risolvere tra i vari Paesi, sulle strategie da adottare per disegnare un futuro più green e sostenibile a lungo termine. Nella sua analisi ING Direct ha evidenziato quattro punti di domanda cruciali su cui riflettere nella marcia di avvicinamento alla COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà da fine mese in Scozia.

Verso net zero

Il primo grande punto interrogativo riguarda le strategie dei governi sulla riduzione sostanziale delle emissioni di CO 2. Di fatti, l’accordo sul clima di Parigi del 2015 aveva fissato come soglia il riscaldamento globale di 2°C oltre il livello dell’era pre-industriale, con l’obiettivo di un pianeta carbon neutral entro il 2050. Le strategie sinora messe in atto dai Paesi sono però insufficienti, in quanto entro la fine del secolo la temperatura dovrebbe salire in media di 2,7°C. Troppo. Pertanto, è necessario ricalibrare gli accordi al più presto. Ad oggi, si prevede un aumento del 16% delle emissioni entro il 2030 rispetto al 2010, mentre l’obiettivo dovrebbe essere ridurle del 45%. Serve un deciso cambio di marcia per puntare al net zero.

Un recovery green

Un altro quesito è se i recovery plan post-Covid dei vari Paesi saranno resi più green. I governi del G20 hanno infatti previsto investimenti pubblici senza precedenti (si stima che saranno spesi circa 16mila miliardi di dollari). L’auspicio è che una parte sempre più cospicua di questi soldi venga destinata a investimenti verdi. Cosa che finora è accaduta solo in minima parte nei Paesi delle economie avanzate.

Il ruolo di Cina e India

Nonostante i numerosi dibattiti sul tema, il carbone è ancora la fonte energetica maggiore per generare elettricità a livello globale con il 35% ed è responsabile per il 39% delle emissioni totali di CO2. Alcuni Paesi risultano all’avanguardia nel cercare strade alternative (Francia, Inghilterra, Germania e Cile), ma il futuro del carbone è principalmente nelle mani di Cina e India. Pechino non si è ancora allineata agli accordi di Parigi, ma ha annunciato di puntare al net zero entro il 2060, anche se il crescente fabbisogno energetico interno ad oggi vede i consumi ancora in crescita. Una situazione da monitorare.

La crescita della finanza climatica

Un ruolo chiave, manco a dirlo, potranno giocarlo i mercati con la crescita della finanza climatica. I Paesi sviluppati hanno promesso di mobilitare dal 2020 ben 100 miliardi di dollari l’anno per i Paesi in via di sviluppo che devono affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Recenti studi affermano che tale obiettivo non è ancora stato raggiunto. Un altro ruolo importante lo avrà il Carbon Market, un sistema di investimenti che punta a ridurre i costi della decarbonizzazione. Anche qui gli investimenti risultano ancora esigui. La strada da percorrere è tanta. La COP26 servirà a dare una spinta nella giusta direzione a tutti i Paesi.