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Anche la Grecia sperimenta l’ebrezza dei tassi negativi

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I rendimenti negativi raggiungono la nazione più indebitata dell’area dell’euro, la Grecia. Il paese si unisce ad altri come l’Irlanda, l’Italia e la Spagna, che stanno beneficiando della politica monetaria accomodante della Banca Centrale Europea a seguito dell’intensificarsi dei timori di una recessione globale.

Il Tesoro greco difatti ha assegnato in asta 487,5 milioni di euro in titoli di Stato a tre mesi, collocati a tasso negativo per la prima volta nella serie. Il tasso, come riferisce l’agenzia ellenica per la gestione del debito Pdma, cala a -0,02% da 0,1% dell’asta precedente. Si tratta di una netta inversione di tendenza per il membro più indebitato dell’area dell’euro, che è stato costretto ad accettare la più grande ristrutturazione obbligazionaria della storia nel marzo 2012, quando l’appartenenza della Grecia al blocco Ue è entrata in crisi. Ora la Grecia è alle prese con un problema del tutto diverso: la diffusione dei tassi negativi, che riduce i costi di prestito per i governi, ma al tempo stesso minaccia di danneggiare risparmiatori, fondi pensione e assicuratori. “L’emissione di titoli a rendimento negativo da parte della Grecia è una prova dell’effetto positivo che i tassi di interesse negativi e il QE hanno sulla sostenibilità del debito pubblico”, ha detto Peter Chatwell, responsabile della strategia europea dei tassi presso la Mizuho International Plc di Londra, come riporta Bloomberg. “Gli effetti collaterali sono grandi per le banche e gli investitori, ma per i governi ci sono benefici molto significativi”. Il governo greco prevede per il 2020 una crescita economica del 2,8%, il che lo mette sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di bilancio concordato con i creditori.