Boom nel 2019 di broker (+83%) quasi tutti esteri e sui CFD. Il 70% dei clienti perde
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  1. #1
    L'avatar di Miki63
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    Boom nel 2019 di broker (+83%) quasi tutti esteri e sui CFD. Il 70% dei clienti perde

    Sono passati da 132 a 242! Di questi ben 220 sono quasi tutti stranieri che offrono solo CFD su indici e Forex. L'80% del mercato in mano a 5 big italiani, Fineco, IW Bank, Webank, Sella e Directa.
    200mila trader attivi con almeno un eseguito a settimana e circa 15mila heavy trader con più eseguiti a settimana e attività intraday.

    Trading online, impennata dei broker: in un anno cresciuti dell’83% - Il Sole 24 ORE

    In Italia torna a esplodere la passione per il trading online e soprattutto per il mercato delle valute (forex). C'è un dato che salta all'occhio leggendo le anticipazioni dell'Annuario del trading online italiano 2018-2019 a cura dell'editrice Mediosfera. Nel 2019 il numero dei broker online autorizzati Consob e attivi in Italia è cresciuto dell'83% in un anno passando da 132 del 2018 a 242, cioè 110 in più. Praticamente un raddoppio: un fenomeno che non si registrava da quasi dieci anni.

    Proprio il 27 novembre a Milano si svolge per tutti gli appassionati trader l’Itforum a Milano al palazzo delle Stelline. Una giornata dedicata ai mercati con 30 conferenze e 34 stand per i visitatori. Si tratta della edizione autunnale dell'appuntamento riminese che si svolgerà a giugno 2020.

    Chi sono i broker specializzati
    Gli italiani popolo di santi, navigatori e trader? I 242 broker online sono intermediari “specializzati”, con caratteristiche peculiari tra i 700 intermediari che consentono la negoziazione online: disponibilità di mercati italiani, europei e USA azionari e di derivati; piattaforme client professionali; quotazioni in tempo reale; marginazione e leva; book a 5 livelli; attività didattica per i clienti.

    Il boom dei contratti differenziali
    La quasi totalità dei broker autorizzati (220) sono soggetti esteri che offrono quasi esclusivamente CFD (contratti differenziali) su indici e anche sul forex (negoziazione in cambi), e di questi solo quattro o cinque hanno una succursale italiana (cioè una società di diritto italiano con sede legale nel nostro Paese). È proprio questa la categoria che ha subito l'incremento più eclatante.

    Il 70% perde soldi
    I CFD, cioè contratti differenziali o contract for difference, sono strumenti finanziari derivati il cui valore “deriva” da quello di un sottostante, come azioni, obbligazioni, cambi o altri asset. Non sono però derivati emessi e poi collocati in un mercato regolamentato, ma creati e gestiti direttamente dal broker sui propri sistemi.
    Secondo i dati raccolti da Mediosfera è Ruizean Markets il broker online in CFD che dichiara la percentuale più bassa di conti di clienti in perdita: solo il 31,92%, rispetto a una media di circa il 70 per cento.

    I paletti dell’Esma
    ESMA, l'ente europeo di vigilanza sui mercati, ha imposto ai broker online che offrono la negoziazione di CFD agli “investitori al dettaglio” (cioè ai trader privati) una serie di vincoli sia sulla leva ad essi applicabile sia sulla pubblicità e sulle comunicazioni ad essi relativa. In sostanza, per l'ESMA e per la Consob, i CFD sono rischiosi e difficili da comprendere senza un'adeguata preparazione, per cui prima di utilizzarli bisogna essere ben consapevoli dei rischi che il loro utilizzo comporta. Questo non ha frenato la diffusione di questi strumenti.

    L’80% del mercato in mano a 5 big
    Tra i restanti 22 intermediari specializzati 14 sono broker italiani (cioè nati in Italia e con sede in Italia), 8 sono SIM, 14 offrono anche fondi d'investimento online. Alla fine sono 5 i broker online che rappresentano circa l'80% del mercato: Fineco, IW Bank, Webank, Sella (cioè quattro banche) e Directa (che è una Sim). Si tratta dei soggetti storici che da anni guidano il mercato italiano nei segmenti più tradizionali (indici, azioni, etc).

    Quanto vale il trading online in Italia
    Difficile stimare quanto pesi e quanto valga il trading online. L'universo degli utenti di conti correnti bancari con accesso online è composto da circa 20 milioni di unità. Di questi, 3,6 milioni posseggono un conto titoli, ma solo 2,2 milioni di essi «gestiscono direttamente il proprio portafoglio titoli on-line», ovvero l'11% dei correntisti online.

    «Integrando questi dati con altri – spiega Andrea Fiorini, Business Development manager di Mediosfera - e rielaborandoli in modo del tutto soggettivo, possiamo quindi ipotizzare uno scenario di base del trading online italiano con circa 200mila trader attivi con almeno un eseguito a settimana e circa 15mila heavy trader con più eseguiti a settimana e attività intraday».

  2. #2
    L'avatar di elter
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    Citazione Originariamente Scritto da Miki63 Visualizza Messaggio
    Sono passati da 132 a 242! Il 70% perde soldi
    E ti credo, ma hai visto come lavorano? quelli legati agli indici non si capisce a cosa siano legati, nelle informative dicono che sono legati al future di tale data, salvo poi avere un differenziale magari di 100pti, e va be' uno dice adesso parte l'indice e si mettera' a pareggio, manco per sogno il differenziale rimane a sfarfallare dai 10 ai 100pti, dopo un po' si accoda all'indice, ma non doveva seguire il future??? senza contare lo spread di magari di 3pti quando va bene e poi lo swap che naturalmente cercano di tenerlo bello nascosto e poi le commissioni, quando va male naturalmente sempre a loro favore quotazioni ferme ... booo, ma ti viene da dire ma che capzo e', e' una presa x il cul? ma dai... quindi matematicamente appena entri sei gia' in perdita di una cospicua percentuale senza accorgertene, e' proprio la manna dal cielo di quei famosi big !!!
    Ultima modifica di elter; 30-11-19 alle 18:44

  3. #3
    L'avatar di Miki63
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    Citazione Originariamente Scritto da elter Visualizza Messaggio
    E ti credo, ma hai visto come lavorano?
    No, e non ci penso proprio! Io trado, da sempre, ovvero oltre 20 anni, solo index equity futures.

    Regola N.1: MAI operare su strumenti OTC, ma solo su mercati gestiti da autorità regolatorie TERZE!

  4. #4
    L'avatar di score and Jones
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    Ma ve li ricordate i covered warrant??
    Facevano tutti quel che gli pareva.
    Altra inchiulata per polli...
    Io faccio solo azioni.

  5. #5
    L'avatar di Shock the Rock
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    Citazione Originariamente Scritto da elter Visualizza Messaggio
    E ti credo, ma hai visto come lavorano? quelli legati agli indici non si capisce a cosa siano legati,
    agli indici cash

    Citazione Originariamente Scritto da elter Visualizza Messaggio
    ..... ma non doveva seguire il future???
    seguono il movimento del future durante la giornata, non il valore del future

    Citazione Originariamente Scritto da elter Visualizza Messaggio
    senza contare lo spread di magari di 3pti quando va bene e poi lo swap che naturalmente cercano di tenerlo bello nascosto e poi le commissioni, quando va male naturalmente sempre a loro favore quotazioni ferme ... booo, ma ti viene da dire ma che capzo e', e' una presa x il cul? ma dai... quindi matematicamente appena entri sei gia' in perdita di una cospicua percentuale senza accorgertene, e' proprio la manna dal cielo di quei famosi big !!!
    Siccome sei su un mercatino rionale e solitamente passi da un sales (il quale spesso ha la sua provvigione sul tuo spread pagato), basta trattare. Ovvio che per mercanteggiare devi fare eseguiti, altrimenti non puoi pretendere. E' come con IWBank, Webank, Directa etc: più tradi e più ti abbassano le commissioni.
    Ed esattamente come dovrebbe capitare su un mercato ufficiale, prima di comprare qualsiasi cosa, bisogna conoscerla..altrimenti non fai trading ma betting

  6. #6
    L'avatar di blak7
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    Citazione Originariamente Scritto da Miki63 Visualizza Messaggio
    Sono passati da 132 a 242! Di questi ben 220 sono quasi tutti stranieri che offrono solo CFD su indici e Forex. L'80% del mercato in mano a 5 big italiani, Fineco, IW Bank, Webank, Sella e Directa.
    200mila trader attivi con almeno un eseguito a settimana e circa 15mila heavy trader con più eseguiti a settimana e attività intraday.

    Trading online, impennata dei broker: in un anno cresciuti dell’83% - Il Sole 24 ORE

    In Italia torna a esplodere la passione per il trading online e soprattutto per il mercato delle valute (forex). C'è un dato che salta all'occhio leggendo le anticipazioni dell'Annuario del trading online italiano 2018-2019 a cura dell'editrice Mediosfera. Nel 2019 il numero dei broker online autorizzati Consob e attivi in Italia è cresciuto dell'83% in un anno passando da 132 del 2018 a 242, cioè 110 in più. Praticamente un raddoppio: un fenomeno che non si registrava da quasi dieci anni.

    Proprio il 27 novembre a Milano si svolge per tutti gli appassionati trader l’Itforum a Milano al palazzo delle Stelline. Una giornata dedicata ai mercati con 30 conferenze e 34 stand per i visitatori. Si tratta della edizione autunnale dell'appuntamento riminese che si svolgerà a giugno 2020.

    Chi sono i broker specializzati
    Gli italiani popolo di santi, navigatori e trader? I 242 broker online sono intermediari “specializzati”, con caratteristiche peculiari tra i 700 intermediari che consentono la negoziazione online: disponibilità di mercati italiani, europei e USA azionari e di derivati; piattaforme client professionali; quotazioni in tempo reale; marginazione e leva; book a 5 livelli; attività didattica per i clienti.

    Il boom dei contratti differenziali
    La quasi totalità dei broker autorizzati (220) sono soggetti esteri che offrono quasi esclusivamente CFD (contratti differenziali) su indici e anche sul forex (negoziazione in cambi), e di questi solo quattro o cinque hanno una succursale italiana (cioè una società di diritto italiano con sede legale nel nostro Paese). È proprio questa la categoria che ha subito l'incremento più eclatante.

    Il 70% perde soldi
    I CFD, cioè contratti differenziali o contract for difference, sono strumenti finanziari derivati il cui valore “deriva” da quello di un sottostante, come azioni, obbligazioni, cambi o altri asset. Non sono però derivati emessi e poi collocati in un mercato regolamentato, ma creati e gestiti direttamente dal broker sui propri sistemi.
    Secondo i dati raccolti da Mediosfera è Ruizean Markets il broker online in CFD che dichiara la percentuale più bassa di conti di clienti in perdita: solo il 31,92%, rispetto a una media di circa il 70 per cento.

    I paletti dell’Esma
    ESMA, l'ente europeo di vigilanza sui mercati, ha imposto ai broker online che offrono la negoziazione di CFD agli “investitori al dettaglio” (cioè ai trader privati) una serie di vincoli sia sulla leva ad essi applicabile sia sulla pubblicità e sulle comunicazioni ad essi relativa. In sostanza, per l'ESMA e per la Consob, i CFD sono rischiosi e difficili da comprendere senza un'adeguata preparazione, per cui prima di utilizzarli bisogna essere ben consapevoli dei rischi che il loro utilizzo comporta. Questo non ha frenato la diffusione di questi strumenti.

    L’80% del mercato in mano a 5 big
    Tra i restanti 22 intermediari specializzati 14 sono broker italiani (cioè nati in Italia e con sede in Italia), 8 sono SIM, 14 offrono anche fondi d'investimento online. Alla fine sono 5 i broker online che rappresentano circa l'80% del mercato: Fineco, IW Bank, Webank, Sella (cioè quattro banche) e Directa (che è una Sim). Si tratta dei soggetti storici che da anni guidano il mercato italiano nei segmenti più tradizionali (indici, azioni, etc).

    Quanto vale il trading online in Italia
    Difficile stimare quanto pesi e quanto valga il trading online. L'universo degli utenti di conti correnti bancari con accesso online è composto da circa 20 milioni di unità. Di questi, 3,6 milioni posseggono un conto titoli, ma solo 2,2 milioni di essi «gestiscono direttamente il proprio portafoglio titoli on-line», ovvero l'11% dei correntisti online.

    «Integrando questi dati con altri – spiega Andrea Fiorini, Business Development manager di Mediosfera - e rielaborandoli in modo del tutto soggettivo, possiamo quindi ipotizzare uno scenario di base del trading online italiano con circa 200mila trader attivi con almeno un eseguito a settimana e circa 15mila heavy trader con più eseguiti a settimana e attività intraday».
    su sella i cdf non sono piu negoziabili da mesi , hanno avuto vita operativa molto breve, una minimo di serietà .

  7. #7
    L'avatar di Bubino451
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    Citazione Originariamente Scritto da blak7 Visualizza Messaggio
    su sella i cdf non sono piu negoziabili da mesi , hanno avuto vita operativa molto breve, una minimo di serietà .
    Il problema non sono i cfd ma la leva eccessiva di certi broker.

    Ad ogni modo quello dei cfd e'un grande business.

  8. #8
    L'avatar di Danlead
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    Il problema vero è che dalla notte dei tempi che l'80% di chi fa trading perde. E' una percentuale che esiste fin da quando gli ordini venivano dati per telefono.

  9. #9
    L'avatar di Bubino451
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    Citazione Originariamente Scritto da Danlead Visualizza Messaggio
    Il problema vero è che dalla notte dei tempi che l'80% di chi fa trading perde. E' una percentuale che esiste fin da quando gli ordini venivano dati per telefono.
    Quello è l'effetto non la causa.La causa,ammesso di aver tutte le competenze in materia è la leva che induce a chiudere (in perdita) le posizioni,l'uso di timeframe troppo brevi e l'operatività in mercati troppo volatili.Se uno segue il trend di medio-lungo periodo ogni perdita viene riassorbita ma proprio a causa della leva ciò quasi sempre non è possibile a meno di non subire perdite colossali.

    Alcuni mercati poi sono più difficili di altri (il forex per esempio),in linea generale più un mercato ha un trend non definito e altalenante,volatile insomma,più è facile perdere.La storia dell'80% è valida di solito per questo tipo di mercati (cfd di solito operano nel forex),se uno andasse ad analizzare le percentuali su mercati meno volatili e più direzionali come tassi e azioni le probablità di successo aumenterebbero di molto.

  10. #10
    L'avatar di Shock the Rock
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    Citazione Originariamente Scritto da Bubino451 Visualizza Messaggio
    ....Se uno segue il trend di medio-lungo periodo ogni perdita viene riassorbita ma proprio a causa della leva ciò quasi sempre non è possibile a meno di non subire perdite colossali.
    si certo, vallo a dire a quelli che hanno operato seguendo il trend nel 2000, con leve 1:1, senza aver messo gli stop e che si trovano ancora oggi in portafoglio le ex Seat PG, Tim, bancari vari, editoriali, tech, immobiliari e compagnia cantante.
    Se si imparasse ad essere un po' più umili, accettando l'idea di poter commettere degli errori, chiudendo le posizioni anche se in perdita e resettando il cervello per essere pronti al successivo trade, le percentuali di trader perdenti credo diminuirebbero.
    Il trading è un'altra cosa, non ci si improvvisa, non c'è una scuola, non è adatto a tutti (anzi è adatto a pochi). Richiede studio, ricerca, analisi. Per certi versi è un po' come andare a funghi.
    Dalle mie parti si dice: "Barbè fà al to mistè" (barbiere fai il tuo mestiere).

    Citazione Originariamente Scritto da Bubino451 Visualizza Messaggio
    La storia dell'80% è valida di solito per questo tipo di mercati (cfd di solito operano nel forex),se uno andasse ad analizzare le percentuali su mercati meno volatili e più direzionali come tassi e azioni le probablità di successo aumenterebbero di molto.
    Le percentuali indicate dalle società/banche (italiane) che offrono servizi di TOL dicono diversamente. E lì i CFD non c'entrano.
    I figli del "tanto prima o poi risale" hanno i conti sleeping da anni...e soprattutto campano di altro, non di trading.

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