Creazione di una joint-venture
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  1. #1
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    Creazione di una joint-venture

    Dopo anni di esperienza nel settore dell'elettronica di potenza come progettista mi si prospetta la possibilità di creare una joint-venture con un paio di soci per realizzare
    dei prodotti elettronici ad alto contenuto tecnologico.
    La cosa è estremamente seria, ho già dei colloqui in corso.
    La società ha tutto quello che serve per avere successo:
    • io apporto il know-how
    • uno dei due soci è il proprietario di un'azienda di elettronica con decine di dipendenti
    • un altro socio è il commerciale di questa azienda
    Il mercato è in forte crescita e richiede proprio i prodotti che vogliamo fare.
    Essendo uno dei soci proprietario di un'azienda abbiamo già una capacità produttiva.
    La questione decisiva è: che quota posso chiedere della società secondo voi?
    Mi piacerebbe avere una vostra opinione motivata.
    Io mi sono già fatto un'idea che non voglio dire subito.
    Potrebbe essere comunque un'idea completamente sbagliata....sono cose che se va bene capitano una volta nella vita e non hai
    un'esperienza pregressa che ti possa aiutare.


    Altra cosa: come può un socio di minoranza garantirsi rispetto ai soci di maggioranza?
    So che si possono fare dei patti parasociali che escludano aumenti di capitale che possano diluire la tua quota.
    Cosa ci deve essere assolutamente nei patti parasociali per vedersi garantita la propria partecipazione?


    Grazie a chi vorrà darmi qualche utile consiglio.

  2. #2

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    Senza andare troppo in là, aprite semplicemente un ramo d'azienda dove ad ogni socio verrà corrisposta una quota aziendale in base al ruolo ai soldini e alle competenze messe in essere.


    Le tue ultime considerazioni sottolineano una totale mancanza di esperienza a livello imprenditoriale...

    Avere dei soci è come sposare una persona, e bisogna chiedersi del perché vogliono me come socio, DA DOVE PROVENGONO I SOLDI, e se alla fine dei conti si riesce a mangiare in tre...

    Lascia stare i contratti parasociali e cose varie, ora che ne vieni ad un dunque passano anni e anni, battaglie a colpi di carte bollate, e tanti soldi...

    In queste cose iniziano i primi ragionamenti da imprenditore, ovvero il saper valutare le carte in tavola e l'unica persona che può saperlo sei tu.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Oscaritos94 Visualizza Messaggio
    Senza andare troppo in là, aprite semplicemente un ramo d'azienda dove ad ogni socio verrà corrisposta una quota aziendale in base al ruolo ai soldini e alle competenze messe in essere.


    Le tue ultime considerazioni sottolineano una totale mancanza di esperienza a livello imprenditoriale...

    Avere dei soci è come sposare una persona, e bisogna chiedersi del perché vogliono me come socio, DA DOVE PROVENGONO I SOLDI, e se alla fine dei conti si riesce a mangiare in tre...

    Lascia stare i contratti parasociali e cose varie, ora che ne vieni ad un dunque passano anni e anni, battaglie a colpi di carte bollate, e tanti soldi...

    In queste cose iniziano i primi ragionamenti da imprenditore, ovvero il saper valutare le carte in tavola e l'unica persona che può saperlo sei tu.


    Grazie della risposta.
    Per quanto riguarda i patti parasociali, l'importante per me è garantirmi
    rispetto al vedermi diluite le mie quote. Mi spiego meglio.
    Si tratta di partire con una srl che dovrà essere finanziata per sviluppare
    un prodotto che poi si venderà su grandi numeri.
    Non si lavora quindi per commessa come ad esempio nell'edilizia, dove c'è un
    tecnico che fa i dimensionamenti, un commerciale che si occupa di procacciare i
    clienti e magari un terzo che mette attrezzatura e dipendenti.
    Qui si sviluppa un prodotto industriale che poi va venduto. A quel punto chi
    l'ha progettato (cioè io) ha già dato il suo contributo e può essere comodamente
    sostituito da tecnici junior che si occupano magari dell'assistenza al
    cliente, manutenzioni ecc.
    Il mio valore aggiunto è il know-how che serve a fare queste apparecchiature
    e che viene necessariamente condiviso durante la fase di sviluppo del prodotto.
    Nel momento in cui il prodotto è pronto per essere industrializzato i miei soci
    potrebbero dire: ora il know-how lo abbiamo. Lui non ci serve più.
    Passata la festa, gabbato lo santo, dicono a Napoli.

    Per quanto riguarda la valutazione delle carte in tavola, per me è molto
    difficile valutare il mio contributo. Io potrei avere un'idea di quanto possa
    essere la quota che mi spetta, ma poi magari la realtà è diversa, nel senso che
    magari in società di questo tipo chi mette il know how non riesce a spuntare
    più di tanto rispetto a chi ha i clienti. Gente del mestiere come commercialisti
    possono magari avere un'idea visto che conoscono dei precedenti...

  4. #4

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    Per questo ti dico che conoscere MOLTO bene i propri soci è di fondamentale importanza...

    È comunque quel tipo di preoccupazione potrebbe tranquillamente essere vista come: "una volta che il prodotto funziona me lo copia un'altra azienda".
    E posso garantirti che i brevetti in questo ambito commerciale contano davvero poco e si entra negli aspetti nell'interpretabile...

    Se il prodotto è davvero così unico, richiesto, innovativo, e riesci a svilupparlo solo tu, fai tu l'azienda, perché devi dividere la torta con dei soci?

    Per iniziare puoi raccogliere il capitale da crowdfunding, investitori, Kickstarter, bandi nazionali per le iniziative d'impresa ecc ecc ecc...

    E qua potresti dirmi, quando espongo la cosa poi me la "rubano" vai tranquillo che non basta rubare la ricetta di cocacola che è sotto gli occhi di qualsiasi chimico per diventare cocacola...

    Hai già pensato a chi vendere, se direttamente al cliente con una serie di negozi monomarca, fare un modello retail e poi sviluppare dei franchising, sul web via Ecommerce, oppure alla GDO, occhio che la grande distribuzione paga a 60/90/180 giorni ecco perché le aziende che producono prodotti per la grande distribuzione tendono tutte ad essere quotate in borsa.

    Per ora non mi vengono in mente altri spunti, un saluto.

  5. #5

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    Un ultima considerazione, non è vero che l'elettronica non possa essere prodotta su commessa...

    Esistono un sacco di brand con la loro pagina instagram/sito web ecc dove propongono il prodotto e lo vendono solo su prenotazione.

    Se c'è interesse si produce e si vende a quelle 5/10mila persone che lo hanno prenotato.
    Per iniziare è un ottimo test di mercato.

  6. #6
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    Ti ringrazio innanzitutto per in tuo contributo alla discussione.
    Provo a rispondere alle tue considerazioni, con l'umiltà di chi non ha la verità
    in tasca, ma cercando di spiegarti come vedo le cose io, essendo nel settore da
    anni e che quindi ho visto come funziona il mercato del settore.

    Rischio di copia del prodotto da parte di un'altra azienda: certo che c'è.
    Ma un convertitore elettronico (UPS, inverter, driver motori, carica-batteria, ecc)
    è una macchina che non è che smonti e copi, o almeno questo lo puoi fare per i componenti
    fisici e fino ad un certo punto: lo puoi fare per i componenti acquistati, ma
    alcuni componenti (trasformatori, induttanze) sono fatti su specifica e più
    difficili da copiare, ma soprattutto sono macchine a controllo a processore in
    cui il cuore della macchina è un codice che non è che ,la concorrenza riesce
    a portarti via smontando la macchina.
    Qui si tratta di macchine che costano decine di migliaia di euro per singolo pezzo,
    non è elettronica di consumo.

    Il tuo socio invece ha in mano tutto, perchè nel momento in cui fai una società
    non è che non metti il know-how aziendale su un server. Poi quando si tratta di
    produrre la macchina devi avere liste materiali, disegni, schemi elettrici,
    software, firmware. E questo è della società, non è che puoi dire questo me lo
    tengo io e non lo condivido con i soci.

    Perchè non me lo sviluppo io da solo, tu mi chiedi.
    Ho sempre pensato che per fare una società per sviluppare prodotti tecnologici
    servano due cose: il know-how e i clienti. Certo serve anche un capitale,
    perchè comunque prima di andare a vendere hai bisogno di un periodo (1 anno, 2 anni)
    di sviluppo prodotto, ma quello viene dopo, e se si hanno know-how e clienti il
    capitale poi si trova.
    Tipicamente molte aziende sono nate a un paio di dipendenti di cui uno era un tecnico
    e uno era un commerciale. Da solo il tecnico non avrebbe fatto nulla, e così anche
    il commerciale.

    Anche se tu hai il know.how, per quanto tu bravo sia, se ti metti a fare un prodotto,
    poi si pone il problema di presentarti sul mercato. Nessuno di conosce: i tuoi concorrenti
    hanno commerciali che vanno alle fiere, che la gente già conosce...tu sei solo, non
    hai una storia alle spalle: perchè un cliente dovrebbe venire da te prendendosi
    il rischio di comprare un prodotto da uno sconosciuto, quando la concorrenza
    sono aziende conosciute che hanno un marchio, una struttura, ecc...
    Devi fare uno sforzo incredibile per farti conoscere e questo richiede tempo (anni)
    ed molti sforzi. L'alternativa è andare da chi è già presente sul mercato con un
    marchio conosciuto ma non ha il know-how per fare produrre quello che il mercato
    chiede e che tu puoi dargli.

    Per quanto riguarda la vendita, di tratta di partecipare a delle gare o fare
    accordi diretti con possibili clienti. Si tratta di macchine industriali, B2B
    quindi, non B2C.

    Spero di avere risposto ai tuoi dubbi.

  7. #7
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    Un ultima considerazione, non è vero che l'elettronica non possa essere prodotta su commessa...

    Esistono un sacco di brand con la loro pagina instagram/sito web ecc dove propongono il prodotto e lo vendono solo su prenotazione.

    Se c'è interesse si produce e si vende a quelle 5/10mila persone che lo hanno prenotato.
    Per iniziare è un ottimo test di mercato.
    La fortuna di questo business è che fai un prodotto make to stock che vendi con buoni margini per centinaia di pezzi all'anno.
    E questa ti assicuro che è una grossa fortuna.
    Io ho lavorato come dipendente per le mitiche piccole aziende italiane tanto lodate, che producono su commessa, o make to order, come dicono gli esperti di business.
    Ogni commessa fai una macchina diversa dall'altra, tra l'altro venduta su numeri risibili ed in tempi ristrettissimi...
    Il povero progettista deve fare i salti mortali...tipicamente i materiali ti arrivano in casa quando la macchina o le (poche) macchine vendute dovrebbero già essere state consegnate al cliente se il contratto firmato fosse rispettato.
    Ma il giochetto che fanno le nostre aziende 'di nicchia' è di promettere tempi di consegna che sanno che non possono essere rispettati, oltre che a vendere a prezzi stracciati.
    Per fortuna questo modo di lavorare è solo un brutto ricordo del passato, che non voglio assolutamente rivivere.

    Ora ho davanti una grande possibilità, ho molti motivi per essere ottimista sul fatto questo business possa avere successo, ma vorrei giocare bene le mie carte, e farmi pagare bene il mio contributo alla società. Vorrei veramente arrivare ad un accordo con questi possibili soci, perchè sono veramente stanco di fare il dipendente e raccogliere solo le briciole di quanto seminato.
    Le occasioni nella vita capitano raramente, e quando capitano vanno sfruttate. Purtroppo molti miei colleghi non capiscono il valore delle loro conoscenze, che vendono per un pezzo di pane. Hanno la mentalità da dipendente, e questa è una tragedia.
    Ultima modifica di Dott. Jones; 28-04-22 alle 23:13

  8. #8

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    Ora ho capito la struttura di business che si va a creare sul prodotto che vuoi andare a commercializzare.

    Da quello che ho capito è un macchinario industriale...

    Non so come ragionano gli attori del settore, né come si struttura un business con tutte le sue variabili, sulla base di questo prodotto...


    Mi piace quando dici che il lavoro di ogni persona va valorizzato in base a ciò che produce, anche se il mio modesto parere i soldi non dovrebbero essere l'unico movente del fare impresa.

    Se i colleghi non la capiscono meglio così, meno concorrenza😉

    Mi sembri abbastanza determinato per fare qualcosa di buono, aspetto aggiornamenti.

    Buona fortuna.

  9. #9
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    Ora ho capito la struttura di business che si va a creare sul prodotto che vuoi andare a commercializzare.

    Da quello che ho capito è un macchinario industriale...

    Non so come ragionano gli attori del settore, né come si struttura un business con tutte le sue variabili, sulla base di questo prodotto...


    Mi piace quando dici che il lavoro di ogni persona va valorizzato in base a ciò che produce, anche se il mio modesto parere i soldi non dovrebbero essere l'unico movente del fare impresa.

    Se i colleghi non la capiscono meglio così, meno concorrenza😉

    Mi sembri abbastanza determinato per fare qualcosa di buono, aspetto aggiornamenti.

    Buona fortuna.
    Grazie degli auguri.
    Ti terrò aggiornato. Si tratta ora di analizzare la situazione e se i possibili soci riterranno che vale la pena creare la società, partiremo.

    La motivazione principale che mi spinge a fare quello che voglio fare non sono i soldi.
    Certo i soldi contano, ma la cosa che più conta è poter fare qualcosa di importante, mettere in discussione lo status quo, accettare e vincere una grande sfida.
    Da dipendente non avrai mai la libertà è l'autorità di fare quello che vuoi.
    Io credo di essere una persona vigorosa e spontaneamente dotata di iniziativa: soffro a fare il dipendente....mi serve libertà da controlli e dettagli.
    Ho bisogno di creare qualcosa, di fare sentire la mia voce, di mettere a prova le mie capacità, di usare al meglio le mie energie.

  10. #10
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    Ciao, anzitutto complimenti
    Concordo con Oscaritos, la cosa più importante è conoscere bene i tuoi futuri soci... hai già avuto modo di lavorarci? Sono clienti/fornitori di lungo corso?

    Secondo me la visione deve necessariamente essere di lungo periodo: ovvero, tu hai il know-how e sviluppi il (primo) prodotto, puoi pure fare un accordo parasociale in cui tuteli il tuo know-how ma poi quali saranno i rapporti di forza? Se gli altri due soci hanno alle spalle capitali e conoscenze voglio vederti a far valere il tuo accordo..
    Quindi secondo me, al netto del fatto che sicuramente ti conviene parlare con magari uno studio tenico/legale dove magari ti sanno indicare anche meccanismi tipo brevetti aziendali ma a tuo nome o cose del genere, l'obiettivo dovrebbe essere a lungo termine.
    Cioè, tu sviluppi il primo prodotto ma che sarà solo il primo di una lunga serie che la tua azienda porterà sul mercato.
    In questo modo saresti di fatto difficilmente sostituibile.. sarebbe una possibilità percorribile?
    Se il prodotto è one-shot il rischio che ti possano far fuori secondo me c'è, tu poi saresti assunto in azienda come socio-lavoratore?

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