RETELIT alza la TESTA,sale l'OPA ,e si fa FESTA - Pagina 52
Grecia, New York o Maldive: quanto accantonare ogni mese per la vacanza dei sogni e quanto si risparmia investendo tali somme
Tento di vacanze per milioni di italiani chiamati a scontrarsi con il problema budget. Le ferie estive, qualunque sia la meta, rappresentano probabilmente la spesa extra più importante ogni anno. …
Piazza Affari archivia luglio con una giornata no, balzo PIL non basta. Debacle di Enel e Saipem dopo i conti
Finale di ottava sottotono per Piazza Affari in una giornata cadenzata dal newsflow legato ai conti trimestrali e al riaccendersi della miccia M&A tra le banche con l’avvio dei colloqui …
L’Italia di Draghi corre il doppio del previsto, PIL fa nettamente meglio di Germania e Francia. Rischio frenata in mesi autunnali con variante delta
Sorpresa positiva dal Pil dell'Italia che nel secondo trimestre ha accelerato più del previsto, dando un segnale incoraggiante riguardo la ripresa economica in atto dopo un inizio 2021 in lieve …
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  1. #511
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  2. #512
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    LE DIFFICOLTÀ DEL MERCATO AZIONARIO

    I delisting svuotano Piazza Affari per il rilancio servono nuove regole

    vittoria puledda Nella prima metà dell’anno già una dozzina di società lascerà il listino, quante nell’intero 2020 Un fenomeno con radici profonde, alimentato dai tassi bassi. Jerusalmi, l’ad della Borsa: "È una tendenza mondiale, guidata dai private equity" Isegue dalla primaS enza l’Aim, quindi, listino esuberante e a crescita esponenziale (anche perché molto giovane) ma con caratteristiche proprie (è un mercato alternativo dei capitali, non una vera e propria Borsa) e anche di dimensioni assai ridotte in termini di capitalizzazioni: le eccezioni sono poche, da Illimity (la banca di Corrado Passera, originata dalla Spac all’Aim e rapidamente migrata al listino principale) alla recentissima Spac Revo (Minali-Costamagna, peraltro costruita in modo innovativo, per allineare anche in prospettiva gli interessi dei promotori e quelli degli altri azionisti, anche in caso di Opa) che ha raccolto 220 milioni; in tutti gli altri casi le dimensioni sono davvero mini. Molti osservatori puntano il dito, benevolo, in direzione dei private equity. Con i portafogli gonfi di liquidità, da tempo, fanno concorrenza alla Borsa e si contendono i favori degli stessi imprenditori che hanno deciso di abbandonare il listino o di quelli che vorrebbero andarci. Molte Opa finalizzate al delisting hanno visto la partecipazione - totalitaria o a fianco dell’imprenditore dei fondi, da Ima a Astm a Guala Closures (tutte concluse) a quelle ancora in fieri, come nel caso di Isagro, Cerved e Retelit. L’osservatorio Pem(Private equity monitor) segnala in questo primo trimestre 66 nuove operazioni, contro le 52 dello scorso anno e le 38 del 2019. «Non ci preoccupa il fenomeno del delisting, peraltro presente anche negli Stati Uniti - spiega Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato della Borsa italiana - però a Wall Street la capitalizzazione cresce lo stesso e quindi la percezione è minore. Il punto è che il mercato dei capitali privato, guidato dai private equity, è diventato enorme e ormai fanno operazioni che un tempo si facevano solo in Borsa. Quindi la domanda da porsi è: se il successo dei private equity continuerà nei prossimi anni, come cambieranno i mercati? In particolare quelli europei e Piazza Affari, di dimensioni più ridotte, come si assesteranno? Da qui a cinqueanni vedo grandi cambiamenti all’orizzonte, dettati ovviamente dalla tecnologia ma non solo, è un equilibrio nuovo da trovare e che è difficile immaginare in questa fase». In Europa le operazioni guidate dai private eqyity sono sempre più frequenti e i multipli sono mediamente ai massimi da un anno a questa parte; quasi sempre sopra i livelli segnati nel quarto trimestre 2019,sottolinea Unquote, società del gruppo Mergermarket. E guardando a Piazza Affari la tendenza sembra più accentuata, anche perché il nostro listino è complessivamente in rialzo del 30% rispetto a un anno fa ma non è ancora "caro": il rapporto tra prezzo e utili nel 2021 è di 16 volte, contro una media di 15,5 negli ultimi cinque anni. Insomma, anche considerando il premio da offrire agli azionisti, i prezzi non sono alti. «Tutto sommato lo considero un segnale di attenzione verso il nostro listino da parte di operatori terzi – sostiene Domenico Ghilotti, co-responsabile dell’ufficio studi di Equita – quindi un elemento positivo, a condizione che oltre alle uscite ci siano nuovi ingressi. Certo, il mercato avrebbe bisogno di essere sostenuto, semplificando e velocizzando i passaggi burocratici. Per esempio, per Ipo e aumenti di capitale servirebbero processi più spediti». Qui si arriva all’altro corno del problema: i lacci e lacciuoli di Piazza Affari; o almeno, vissuti come tali dagli imprenditori. Stare sotto i riflettori, passare al vaglio degli analisti ogni tre mesi, dare pubblicità a qualsiasi aspetto della vita societaria viene considerato sempre più una complicazione. In precedenza erano il prezzo da pagare per avere accesso ai capitali e crescere, adesso i vantaggi sono considerati più ridotti. Se a questo si aggiungono i prospetti alti quanto una guida telefonica (pre Internet) e i tempi a volte biblici che passano dall’annuncio di un’operazione straordinaria all’esecuzione, per molte società il delisting diventa una tentazione forte. «Si sta ragionando su molti aspetti dell’architettura dei mercati – spiega Emanuele Grippo, avvocato d’affari dello studio Gop - dalle modalità di quotazione sull’Aim, alle caratteristiche tecniche delle Spac, alle modifiche sul sistema di conteggio delnet asset value per i fondi comuni e alle regole per le piattaforme dei social. Stanno emergendo aspetti da valutare alla luce delle nuove tecnologie, che vanno affrontate per rendere veramente appetibili l’approdo e la permanenza al listino. In questo senso sono fiducioso sulla scommessa che ha fatto Euronext investendo in Piazza Affari: sono sicuro che punterà molto sulle Pmi». L’equilibro tra trasparenza e regole in difesa dei risparmiatori da un lato, e le esigenze di dinamicità e rapidità di esecuzione si sta rivelando difficile da trovare. Anche per la concorrenza delle fonti di finanziamento. «Venti anni fa per chi volesse raccogliere capitali di rischio l’unica strada era la quotazione, ora i private equity sono un’importante alternativa alla Borsa - conferma Roberto Nicastro, Europe advisor del fondo di private equity Cerberus, nonché presidente e co-fondatore della banca AideXa - inoltre non si può non considerare che il rispetto delle regole per stare al listino ha degli oneri, quindi un imprenditore deve fare un bilancio tra costi e benefici». Il terzo elemento che sta accomunando un po’ tutte le Opa - a partire da Intesa su Ubi fino alla ben più piccola Panariagroup, passando per il Creval e Carraro - è che il mercato punta i piedi. Un po’ perché gli investitori istituzionali a Piazza Affari sono sempre più presenti (secondo le rilevazioni Consob, 67 società hanno almeno un investitore di questo profilo che supera la soglia per le dichiarazioni obbligatorie al mercato) e a volte si posizionano proprio a ridosso dell’annuncio di un’Opa. Ormai il canovaccio è consolidato: dopo il lancio dell’Opa parte il braccio di ferro tra mercato e potenziale acquirente e, in zona Cesarini, viene alzato il prezzo. Perché, quale che sia l’obiettivo finale di chi lancia l’offerta d’acquisto, il presupposto resta il delisting. Se non si supera la soglia del 90% si rischia l’autogol, per questo alla fine molti ritengono conveniente alzare leggermente l’assegno e chiudere la partita. E qui si arriva all’ultima parte della storia: perché un imprenditore sceglie di abbandonare la Borsa, anche quando non ha bisogno di finanziamenti? Sempre più di frequentela decisione viene motivata come la voglia di crescere e di avere mani libere in un contesto privato e non sotto i riflettori, magari in fase di riorganizzazioni anche industriali. «Certo, l’enorme massa di liquidità sta in parte sostituendo il ruolo della Borsa – spiega Giovanni Tamburi, presidente e fondatore di Tip, che ha ideato il private equity quotato – e in più i bassissimi tassi d’interesse possono indurre gli imprenditori a lanciare un’Opa su se stessi. Poniamo ad esempio che un’aziendavalga 100 e per ritirarla dal mercato mi faccia finanziare dal sistema bancario per 50: se la società ha una buona generazione di cassa entro pochi anni avrò restituito il prestito e mi ritrovo il 100% dell’azienda pagandolo la metà. E poi attenzione, non è sempre vero che la Borsa penalizza gli imprenditori che annunciano acquisizioni o operazioni straordinarie, anzi; per cui a volte le ragioni per uscire sono altre e magari meno nobili». ©RIPRODUZIONERISERVATAL’opinione Il mercato ha bisogno di essere sostenuto semplificando i passaggi burocratici. Per aumenti di capitale e Ipo i processi devono essere più spediti EQUITA SIM L’opinione Da qui a cinque anni ci saranno grandi cambiamenti, dettati dalla tecnologia ma non solo, e andrà trovato un nuovo equilibrio AD BORSA ITALIANA Non è sempre vero che la Borsa penalizza chi annuncia operazioni straordinarie. A volte le ragioni per uscire sono altre, magari meno nobili TAMBURI INVESTMENT PARTNERS 1 S. DE GRANDIS/FOTOGRAMMA 2 FLAVIO LO SCALZO/AGF 3 FLAVIO LO SCALZO/ANSA 1L’autostrada Torino-Milano, in concessione al gruppo Astm 2Un’immagine dell’impianto Guala Closures di Magenta 3La vetrina della filiale Creval di piazza San Fedele, a Milano

  3. #513

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  4. #514
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    Buongiorno a tutti...

  5. #515
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  6. #516
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    Auguroni OnTravel...
    PS! Addio in che senso?

  7. #517

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  8. #518

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    buongiorno a tutti

  9. #519

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    Speriamo che il rilancio alla fine arrivi e sia bello corposo perché per star qua a far la muffa fino a data da destinarsi col MIB che vola ci vorrà tanta pazienza soci.
    Un saluto e buona settimana a tutti.

  10. #520
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    Speriamo che il rilancio alla fine arrivi e sia bello corposo perché per star qua a far la muffa fino a data da destinarsi col MIB che vola ci vorrà tanta pazienza soci.
    Un saluto e buona settimana a tutti.

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