Cell... Adesso basta 2! (la vendetta) - Pagina 188
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  1. #1871
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    Ciao.
    E' verissimo.
    Comunque per come è stata impostata dal Nice se non hanno ricevuto dati a sostegno dell'efficacia, e su questo non riescono a capire come possano averli, credo che un ulteriore riduzione di prezzo non sarà sufficiente.
    Questi battono sul fatto che non ci sono sufficienti pazienti arruolati e che comunque 2 mesi in più di aspettativa di vita media per tutti i malati trattati non sono sufficienti.
    E pur ammettendo che, statisticamente sul 70% dei pazienti trattati il farmaco è più efficace, sul rimanente 30% è più efficace il comparatore.
    Cosa può fargli cambiare in parte idea?

    I costi.....

    Se un paziente utilizza un farmaco (attualmente rimborsato) oppure ne utilizza un altro sempre rimborsato (di pari o inferior prezzo) al S.S.N. cosa gliene frega ?? ....il S.S.N. spende la stessa cifra.......anzi....magari risparmia.
    Quindi se loro ottengono un prezzo che trasporta almeno una parte della spesa da un farmaco A di rimborso 100 ad un farmaco B di rimborso 80 ....hanno risparmiato un pò.....

    ....credo che oggi tutti i ragionamenti sìano prevalentemente orientati su questa linea....tenendo ovviamente "anche" conto della efficacia del prodotto....
    ....sulla efficacia del prodotto non possono che avere il CHMP di EMA come riferimento....

  2. #1872

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    Non ci credono in molti e comunque quel tizio che dice solo sopra i 2$ e con volumi ha ragione è logico.

  3. #1873

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    I costi.....

    Se un paziente utilizza un farmaco (attualmente rimborsato) oppure ne utilizza un altro sempre rimborsato (di pari o inferior prezzo) al S.S.N. cosa gliene frega ?? ....il S.S.N. spende la stessa cifra.......anzi....magari risparmia.
    Quindi se loro ottengono un prezzo che trasporta almeno una parte della spesa da un farmaco A di rimborso 100 ad un farmaco B di rimborso 80 ....hanno risparmiato un pò.....

    ....credo che oggi tutti i ragionamenti sìano prevalentemente orientati su questa linea....tenendo ovviamente "anche" conto della efficacia del prodotto....
    ....sulla efficacia del prodotto non possono che avere il CHMP di EMA come riferimento....
    ..................scusa come hai interpretato l'errore di costo della fiala................................... ........questi dicono che non ha importanza tanto avrebbe inciso solo per uno 0,3%

  4. #1874

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    .......................................e poi questi pare che hanno dimostrato a Cell. che anche il loro piano di accesso allargato, per quanto riguarda la stima dei costi, è notevolmente influenzato dai parametri di efficacia.


    Ma noi con il nostro programma di accesso paziente "avanzato" stupiremo il mondo!!!!!!

  5. #1875

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    .......................e io che ci spero sempre........................pensa un pò come sono scemo!
    Ciao.

  6. #1876
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    Questo è molto tecnico ma credo che i più informati hanno capito subito, che la notizia positiva sul competitore, non significava nulla di negativo per noi.
    Il problema, l'unico, è la rimborsabilità del farmaco, almeno nel breve.
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    Non ci credono in molti e comunque quel tizio che dice solo sopra i 2$ e con volumi ha ragione è logico.

    In fondo non è poi così tecnico.....il tutto si sintetizza con :

    Il PACTRINIB appare efficace in pazienti con conta piastrinica inferiore a 100.000.....e addirittura ancor più efficace in quelli al di sotto delle 50.000, con buone percentuali di riduzione delle dimensioni della milza.
    Questo ne fa un farmaco di nicchia in rampa di lancio poichè i trial COMFORT del farmaco Jakafi (Incyte) seppur avviati a nuovi futuri successi....non contemplano in modo adeguato i pazienti con conta piastrinica inferiore a 100.000.

    Sono pienamente daccordo con te.... ...la partita attualmente si gioca tutta sulla rimborsabilità del Pixuvri.....

    I volumi per me sono più importanti della quotazione stessa......sia perchè quando sono scarsi si è più facilmente preda di piccoli e medi speculatori.....sia perchè il loro livello è indicativo dell'attenzione sul titolo in quel momento...

  7. #1877
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    Citazione Originariamente Scritto da yaa Visualizza Messaggio
    ..................scusa come hai interpretato l'errore di costo della fiala................................... ........questi dicono che non ha importanza tanto avrebbe inciso solo per uno 0,3%
    Citazione Originariamente Scritto da yaa Visualizza Messaggio
    .......................................e poi questi pare che hanno dimostrato a Cell. che anche il loro piano di accesso allargato, per quanto riguarda la stima dei costi, è notevolmente influenzato dai parametri di efficacia.


    Ma noi con il nostro programma di accesso paziente "avanzato" stupiremo il mondo!!!!!!
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    .......................e io che ci spero sempre........................pensa un pò come sono scemo!
    Ciao.
    non so cosa pensare.....cmq direi irrilevante.....
    .....rimborso o non rimborso....attualmente il Pix qualcuno lo sta usando......se vi è una reale efficacia (fossero anche solo 2 mesi di sopravvivenza in più e migliore...) il farmaco si espanderà....magari + lentamente del voluto....ma si espanderà.....e i S.S.N. se lo stoppano oggi....dovranno rivedere le loro rigide posizioni più in là....

    .....per pazienti ed azionisti sarebbe però una vera disdetta....

  8. #1878
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    Segnalati 105 farmaci potenzialmente pericolosi: ecco la lista

    Articolo del 26 aprile 2013




    Segnalati 105 farmaci potenzialmente dannosi per i consumatori: ecco la nuova misura che metterà in maggiore sicurezza i consumatori di farmaci. Esultante, la FederAnziani, che vede in questo evento un'occasione di dare voce e tutelare i consumatori over-65 di farmaci, che in Italia sono più di 3 milioni.










    Sono 105 i farmaci che da ottobre di quest'anno saranno obbligatoriamente segnalati con un triangolo nero rovesciato per tutelarne i consumatori. Lo rende pubblico l'EMA, chiarendo che "non vuol dire che la medicina non sia sicura, ma che si vogliono incoraggiare professionisti sanitari e pazienti a segnalare le reazioni avverse sospette, quando si tratta di un farmaco nuovo sul mercato o c'è una limitazione nei dati disponibili sulla sua sicurezza". Si tratta di farmaci con nuove sostanze attive, farmaci biologici (del tipo dei vaccini) oppure prodotti sui quali l'azienza, per qualche motivo, non ha fornito dati sufficienti. Per il settore italiano, se n'è occupata l'Aifa, che, sul suo sito ufficiale, insieme con l'elenco dei farmaci sottoposti a segnalazione, ha dichiarato: "Si tratta di un provvedimento che rafforza la sorveglianza post marketing a tutela della salute dei cittadini e che prevede un'ulteriore attività di vigilanza per quei medicinali per i quali sono disponibili dati di sicurezza limitati, nell'ottica della trasparenza e del maggior coinvolgimento di pazienti e operatori sanitari nella segnalazione di reazioni avverse". Per la causa, l'Agenzia Italiana del Farmaco ha anche aperto una sezione dedicata alla farmacovigilanza nel proprio sito ufficiale. La più soddifatta della decisione è stata la FederAnziani, che con un "finalmente" ha commentato quella che può essere una svolta positiva a favore deglianziani rispetto alle "reazioni avverse" di molti farmaci. La nuova campagna "Occhio al triangolo: al minimo sintomo avvertici" sarà lanciata in tutta Italia dall'associazione a favore dei 3 milioni di anziani assuntori di farmaci nel Paese, ma soprattutto per sensibilizzare la popolazione ad una problematica di questo calibro.




    In definitiva, i farmaci ai quali bisognerà fare attenzione sono: Adasuve, Adcetris, Aldurazyme, AMYViD, Arzerra, Atriance, ATryn, Benlysta, Betmiga, Bexsero, BindRen, Bosulif, Bretaris Genuair, Caprelsa, Ceplene, Champix, Cinryze, Cleviprex emulsion for injection 0.5 mg/ml, Constella, Cuprymina, Dacogen, Dexdor, Diacomit, Dificlir,




    Edarbi, Edurant, Eklira Genuair, Elaprase, Eliquis, Elvanse2, Enurev Breezhaler, Esbriet, Eurartesim, Eviplera, Evoltra, Exjade, Eylea, Fampyra, Firdapse, Fluenz, Forxiga, Fycompa, Gilenya, Glybera, Halaven, Ilaris, Incivo, Increlex, Influsplit Tetra3, Inlyta, Intelence, Invirase, Ipreziv, Jakavi, Jentadueto, Jetrea, Jevtana, Kalydeco,




    Krystexxa, LacTEST, Lyxumia, Naglazyme, NexoBrid, Nimenrix, NovoThirteen,

    Nulojix,

    Optimark, Pandemrix, Perjeta, Picato, Pixuvri, Prialt, Replagal, Revestive, Rienso,

    Ryzodeg,

    Seebri Breezhaler, Selincro, Teysuno, Tovanor Breezhaler, Trajenta, Tresiba ,

    Trobalt, Tygacil, Tysabri,




    Tyverb, Vectibix, Vedrop, Ventavis, Vepacel, Victrelis, Votubia, Vyndaqel,

    Xagrid, Xalkori, Xgeva,

    Xiapex, Yellox, Yervoy , Yondelis, Zaltrap, Zelboraf, Zinforo, Zytiga.


    Fonte: Segnalati 105 farmaci potenzialmente pericolosi: ecco la lista

  9. #1879

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    non so cosa pensare.....cmq direi irrilevante.....
    .....rimborso o non rimborso....attualmente il Pix qualcuno lo sta usando......se vi è una reale efficacia (fossero anche solo 2 mesi di sopravvivenza in più e migliore...) il farmaco si espanderà....magari + lentamente del voluto....ma si espanderà.....e i S.S.N. se lo stoppano oggi....dovranno rivedere le loro rigide posizioni più in là....

    .....per pazienti ed azionisti sarebbe però una vera disdetta....
    Più che irrilevante direi una questione di fiducia che come giustamente dici andrà conquistata nel tempo.
    Come al solito siamo sempre mesi avanti con le nostre aspettative e questo frega molti.

  10. #1880
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    è scritto in maniera esauriente e comprensibilissima....perciò lo posto nel caso qualcuno volesse approfondire su PACTRINIB e questa benedetta JAK2....

    ----------------------------------------------------------------

    Mielofibrosi Idiopatica


    Introduzione
    Questa malattia denominata in precedenza mielofibrosi idiopatica, dal 2007 viene definita
    come Mielofibrosi Primaria per distinguerla dalle forme di Mielofibrosi Secondaria, cioè
    da quelle forme che si sviluppano come evoluzione della policitemia vera o della
    trombocitemia essenziale. La mielofibrosi primaria appartiene alla categoria delle malattie
    mieloproliferative croniche Philadelphia-negative, come la policitemia vera e la
    trombocitemia essenziale. Con il termine malattia mieloproliferativa cronica vengono
    indicate alcune malattie che originano dalla trasformazione neoplastica della cellula
    staminale emopoietica (cioè la cellula del midollo da cui derivano tutte le cellule mature
    che circolano nel sangue: globuli rossi, globuli bianchi, piastrine). Queste malattie sono
    caratterizzate dalla proliferazione clonale di progenitori emopoietici nel midollo osseo ed in
    sedi extramidollari.
    La mielofibrosi primaria è una malattia clonale della cellula staminale emopoietica
    caratterizzata da: proliferazione megacariocitaria e mieloide, fibrosi midollare di natura
    reattiva con conseguente eritropoiesi inefficace (difficoltà maturativa della linea eritroide
    con anemia), emopoiesi extramidollare (presenza di focolai di emopoiesi al di fuori del
    midollo osseo).
    Clinicamente, la mielofibrosi primaria nella sua manifestazione conclamata si caratterizza
    per la presenza di splenomegalia, anemia, e sintomi sistemici quali febbre, dolori articolari,
    dimagrimento. Il sospetto diagnostico è spesso confermato all’esame microscopico dello
    striscio di sangue periferico dalla presenza di dacriociti (globuli rossi a forma di lacrima) e
    del cosiddetto screzio leucoeritroblastico (presenza in circolo di precursori mieloidi ed
    eritroidi). L’evoluzione della malattia non trattata è caratterizzata, nel tempo, dalla
    progressione della epato-splenomegalia e dell'anemia che può associarsi a piastrinopenia
    e leucopenia In alcuni casi la malattia può evolvere in una leucemia acuta. Questo è però
    il quadro della malattia non curata adeguatamente. Come vedremo, vi sono terapie in
    grado di controllare la malattia. Altri trattamenti efficaci sono in studio e saranno disponibili
    nel prossimo futuro. Bisogna infine dire che in molti pazienti la malattia può decorrere per
    anni in modo non sintomatico o con minimo intervento terapeutico.
    Frequenza e cause della mielofibrosi idiopatica
    L'incidenza della mielofibrosi primaria è stimata in circa 1,4 casi per 100.000 abitanti per
    anno, con una età mediana attorno ai 65 anni ed eguale distribuzione tra i due sessi. In
    una serie di oltre 350 pazienti studiati presso la Clinica Ematologica del Policlinico San
    Matteo, Università di Pavia, l'età mediana è 59 anni ed il 24% dei pazienti ha meno di 50
    anni.
    Alcuni fattori ambientali, come l'esposizione a solventi (benzene) o a radiazioni ionizzanti,
    possono influire sulla comparsa della malattia. L'importanza di fattori genetici è dimostrata
    dal riscontro di rari casi familiari.
    Come già visto, la mielofibrosi può anche essere l'evoluzione naturale di altre due malattie
    mieloproliferative croniche: la policitemia vera e la trombocitemia essenziale. In tal caso
    viene denominata Mielofibrosi post-Policitemia Vera e Mielofibrosi post-
    Trombocitemia Essenziale.
    Patogenesi della malattia
    La patogenesi della mielofibrosi idiopatica è legata a tre fattori:
    · clonalità dell'emopoiesi
    · fibrosi midollare reattiva
    · emopoiesi extramidollare
    Clonalità dell'emopoiesi
    Una malattia ematologica si definisce clonale se la proliferazione delle cellule che la
    contraddistingue prende origine da un unico progenitore malato. La dimostrazione di
    marcatori di clonalità si basa sull'identificazione di anomalie citogenetiche acquisite o sulla
    dimostrazione, nella popolazione femminile eterozigote per l'enzima G6PD (glucosio-6-
    fosfato deidrogenasi) o per polimorfismi genici, dell'inattivazione casuale di un cromosoma
    X. Il patrimonio cromosomico del maschio differisce da quello della femmina per il fatto
    che il maschio possiede un cromosoma X ed un cromosoma Y, mentre la femmina
    possiede due cromosomi X, di cui uno è inattivato nelle prime fasi dell'embriogenesi. Tale
    inattivazione di un cromosoma X (di origine paterna o materna) nella femmina rimane
    costante ed è ereditato dalla progenie. Nei soggetti di sesso femminile con mielofibrosi,
    eterozigoti per il gene dell'enzima G6PD situato sul cromosoma X, lo studio degli isoenzimi
    della G6PD ha consentito la documentazione di clonalità (cioè presenza di un solo tipo di
    isoenzima G6PD) in tutti i precursori midollari.
    Lo studio della clonalità si basa su metodiche molecolari fondate sul riconoscimento del
    cromosoma X attivo e inattivo, mediante la diversa espressione di metilazione del DNA,
    nelle pazienti eterozigoti per i polimorfismi genici del PGK (fosfoglicerato-chinasi),
    HUMARA (recettore degli androgeni umani) e IDS (iduronate-2-sulphatase). Queste ultime
    metodiche molecolari hanno il vantaggio di essere molto più informative rispetto allo studio
    degli isoenzimi della G6PD. Nei soggetti con mielofibrosi la presenza degli stessi marcatori
    di clonalità sulle cellule di tutte e tre le linee emopoietiche (eritroide, granulocitaria e
    megacariocitaria) dimostra l'origine clonale della malattia. I fibroblasti e le altre cellule di
    derivazione non emopoietica non sono clonali.
    Fibrosi midollare reattiva
    Nella mielofibrosi primaria il midollo presenta un'elevata proliferazione fibroblastica con
    aumentata produzione di fibre collagene e conseguente fibrosi midollare. Poiché i
    fibroblasti non sono clonali, si tratta di un processo reattivo secondario alla secrezione di
    varie citochine (PDGF, TGFb, VEGF, bFGF) da parte delle cellule del clone patologico, in
    particolare da parte dei megacariociti e dei monociti. Alcune di queste citochine (VEGF,
    bFGF) sono responsabili anche di aumentata neoangiogenesi midollare. Tale dato ha un
    importante risvolto clinico perché spiega l'efficacia terapeutica di alcuni farmaci ad azione
    antiangiogenetica come la talidomide o suoi derivati come la lenalidomide. Studi recenti
    hanno documentando un rilevante incremento dell’angiogenesi nella mielofibrosi primitiva
    e secondaria rispetto alla policitemia vera ed alla trombocitemia essenziale. Nelle fasi più
    avanzate della malattia la fibrosi midollare può associarsi ad osteosclerosi. I processi
    biologici responsabili del rimaneggiamento della matrice extracellulare non sono ancora
    completamente chiariti.
    Emopoiesi extramidollare
    Nella mielofibrosi si verifica il fenomeno della fuoriuscita di progenitori emopoietici dal
    midollo, il ricircolo di tali cellule nel sangue periferico e la formazione di focolai di
    emopoiesi extramidollare (metaplasia mieloide). Gli organi più spesso sede di questa
    emopoiesi extramidollare sono la milza ed il fegato in quanto sono già stati sede di
    emopoiesi durante la vita fetale. Il coinvolgimento epatosplenico è responsabile
    dell'epatosplenomegalia. In casi più rari è possibile l'interessamento di altri organi o
    tessuti, quali i tessuti paravertebrali, i linfonodi, il polmone, le sierose, l'apparato
    genitourinario (metaplasia mieloide non epatosplenica).
    I progenitori emopoietici circolanti, dal punto di vista immunofenotipico sono caratterizzati
    dall'espressione degli antigeni di superficie CD34 e CD133. Un aumento di progenitori
    emopoietici circolanti CD34-positivi è tipico della mielofibrosi primaria
    Nuove conoscenze sulla malattia
    Progenitori emopoietici circolanti CD34-positivi
    La valutazione del numero di cellule CD34-positive circolanti è un parametro utile nella
    diagnosi differenziale tra mielofibrosi ed altre malattie mieloproliferative croniche
    Philadelphia-negative. In uno studio su 248 pazienti con malattie mieloproliferative
    croniche condotto presso la Clinica Ematologica del Policlinico San Matteo, Università di
    Pavia, si è osservato che un valore di cellule CD34+ circolanti superiore a 15/ml consente
    di discriminare con buona affidabilità i soggetti affetti da mielofibrosi rispetto ai soggetti
    con policitemia vera o trombocitemia essenziale. Il conteggio delle cellule CD34 positive è
    inoltre utile nel follow-up dei pazenti con policitemia vera e con trombocitemia essenziale
    in quanto consente di riconoscere precocemente una loro evoluzione in mielofibrosi
    secondaria.
    La mutazione del gene JAK2
    I quesiti sull'origine delle tre malattie mieloproliferative croniche classiche, trombocitemia
    essenziale, policitemia vera e mielofibrosi primaria, rimasti irrisolti per lungo tempo, hanno
    trovato risposta nel 2005 quando è stata identificata la presenza di una mutazione
    somatica del gene Janus Kinase 2 (JAK2) nella trombocitemia essenziale, nella
    policitemia vera e nella mielofibrosi primaria. Da tale mutazione consegue un'aumentata
    attività della proteina tirosin-chinasica JAK2.
    Ruolo biologico delle proteine Jak
    Per molti fattori di crescita (eritropoietina, trombopoietina, G-CSF) la fosforilazione di
    residui tirosinici è cruciale nella trasduzione del segnale (passaggio di informazione
    dall'esterno della cellula all'interno del nucleo passando per il citoplasma). Eritropoietina e
    trombopoietina, dopo essersi legate al recettore di membrana, utilizzano un sistema di
    chinasi dette JAK e STAT (Signal Transducers and Activators of Transcription) per la
    traduzione del segnale all'interno del nucleo. Esistono 4 proteine JAK: Jak1, Jak2, Tyc2,
    espresse ubiquitariamente, e Jak3 espressa solo nelle cellule mieloidi e linfoidi. La
    proteine JAK2 è composta da sette domini: da JH1 a JH7. JH1 è la regione ad attività
    chinasica, cioè quella deputata a promuove l’attivazione delle successive chinasi nel
    processo di traduzione del segnale. Diversamente, JH2 è un dominio pseudo-chinasico
    con attività autoinibitoria sul dominio JH1, cioè in grado di inibire l’attività di JH1 qualora
    fisiologicamente necessario.
    La mutazione JAK2 (V617F)
    Il gruppo di Basilea-Pavia ha identificato la mutazione di JAK2 studiando un'anomalia
    cromosomica ricorrente del cromosoma 9: la perdita di eterozigosi per le braccia corte (p)
    del cromosoma 9 ("loss of heterozigosity", LOH), detta 9pLOH. La 9pLOH rappresenta
    l'anomalia cromosomica più frequente nei pazienti affetti da policitemia vera (circa un terzo
    dei casi) ed è presente in alcuni soggetti affetti da trombocitemia essenziale. Utilizzando
    un sistema di mappaggio con microsatelliti, il gruppo ha identificato una regione genomica
    minima comune a tutti i pazienti con 9pLOH. Tale regione contiene il gene JAK2.
    Il sequenziamento della regione codificante di JAK2 in pazienti con 9pLOH ha consentito
    di individuare una transversione G-T con sostituzione di una valina con fenilalanina in
    posizione 617 (V1617F). I pazienti con 9pLOH sono risultati omozigoti per la mutazione
    JAK2 V617F, mentre i pazienti senza 9pLOH sono risultati eterozigoti o privi della
    mutazione. La mutazione V617F JAK2 coinvolge una porzione del dominio
    pseudochinasico JH2 di JAK2, e quindi determina un aumento dell’attività di JAK2 con
    eccessiva traduzione del segnale che a sua volta è responsabile della malattia
    mieloproliferativa.
    Le conseguenze cliniche della mutazione V617F di JAK2
    La mutazione JAK2 V617F è presente in circa la metà dei pazienti con mielofibrosi
    primaria, in circa il 60% dei pazienti con mielofibrosi post-trombocitemia essenziale, ed in
    tutti i pazienti con mielofibrosi post-policitemia vera.
    Lo studio della mutazione oltre a spiegare la malattia è diventato un utile parametro
    diagnostico. Infatti la valutazione della mutazione è stata introdotta nella recente proposta
    di classificazione per le malattie mieloproliferative croniche della WHO (World Health
    Organization). Studi stanno valutando l’impatto prognostico della mutazione in ambito
    clinico.
    La presentazione clinica
    In circa il 30% dei pazienti la diagnosi di mielofibrosi è occasionale, cioè sospettata sulla
    base di alterazioni di un esame emocromocitometrico eseguito occasionalmente.
    Il restante 70% dei soggetti presenta sintomi sistemici (astenia, febbre, sudorazioni
    notturne, dolori articolari, calo di peso). Frequentemente, il paziente riferisce senso di peso
    in ipocondrio sinistro e sazietà precoce, correlabili alla splenomegalia ed alla conseguente
    compressione gastrica. Infatti, al momento della diagnosi la splenomegalia è presente
    nella maggior parte dei pazienti (95%) e l'epatomegalia in circa il 70%.
    Durante il follow-up, in alcuni casi di malattia non controllata è possibile l'insorgenza di
    ipertensione portale con varici esofagee; ciò può verificarsi per aumento del flusso portale
    da splenomegalia o per trombosi delle vene epatiche. Un dolore acuto improvviso in
    ipocondrio sinistro, talora associato a dolore riferito alla spalla sinistra, nausea e febbre,
    deve far sospettare un infarto splenico (evento tuttavia non frequente).
    Un evento raro e per lo più tardivo è lo sviluppo di emopoiesi extramidollare non
    epatosplenica. Cioè la proliferazione midollare si sposta al di fuori di midollo, milza e
    fegato e popola altri tessuti. Possono comparire sintomi e segni particolari a seconda
    dell'organo coinvolto: linfoadenomegalie se interessamento linfonodale, versamento
    pleurico e ascite se interessamento delle sierose, dispnea se coinvolgimento polmonare,
    compressioni nervose se localizzazioni paraspinali.
    I criteri standard di diagnosi della mielofibrosi primaria
    I criteri diagnostici della mielofibrosi primaria sono stati rivisti dalla WHO (World Health
    Organization) nel 2001. Nel 2007 sono stati proposti i criteri della classificazione WHO
    2008. Attualmente i criteri distintivi della mielofibrosi primaria sono: la presenza di
    anomalie morfologiche dei megacariociti, l’iperplasia mieloide e l’ipoplasia eritroide con
    presenza di fibrosi reticolinica a livello midollare. Bisogna inoltre escludere le altre malattie
    mieloproliferative croniche (trombocitemia essenziale, policitemia vera e leucemia mieloide
    cronica) e le mielodisplasie. Il criterio molecolare si basa sulla presenza della mutazione
    del gene JAK2 o di altre anomalie clonali. I criteri minori sono la presenza di screzio
    leucoeritroblastico a livello dello striscio di sangue periferico, l’anemia, l’incremento
    dell’LDH e la presenza di splenomegalia. Per una diagnosi definitiva di mielofibrosi
    primaria sono necessari 3 criteri maggiori e due criteri minori.
    Criteri WHO (2007) per la diagnosi di Mielofibrosi primaria
    Criteri maggiori
    1. Presenza di proliferazione dei megacariociti con atipia, usualmente accompagnata
    da fibrosi reticolinica o collagena. In assenza di significativa fibrosi reticolinica, la
    proliferazione ed atipia dei megacariociti deve essere accompagnata da aumentata
    cellularità midollare con iperplasia granulocitaria e ridotta eritropoiesi (es. fase
    cellulare pre-fibrotica della malattia)
    2. Esclusione di policitemia vera, trombocitemia essenziale, leucemia mieloide
    cronica, sindrome mielodisplastica ed altre malattie mieloproliferative croniche
    (secondo i criteri WHO)
    3. Presenza della mutazione JAK2 (V617F), o di altre anomalie clonali (mutazioni
    MPL). Se assenti, escludere le fibrosi midollari reattive (infezioni, malattie
    autoimmuni, stati infiammatori cronici, hairy cell leucemia, neoplasie metastatiche,
    mielopatie tossiche)
    Criteri minori
    1. Leucoeritroblastosi periferica
    2. Incremento di LDH
    3. Anemia
    4. Splenomegalia palpabile
    La classificazione WHO del 2001 aveva identificato una fase precoce della mielofibrosi
    primaria, denominata fase prefibrotica, caratterizzata a livello midollare dalla presenza di
    una cellularità aumentata in assenza di fibrosi. Da un punto di viste clinico, il paziente in
    fase prefibrotica presenta in genere modesta leuco-piastrinosi, anemia di grado lieve o
    assente, non splenomegalia, valori normali o poco aumentati di LDH, e può avere un
    valore di progenitori CD34 positivi circolanti inferiore a 15/μl. Tale condizione clinica è
    ancora riconosciuta dalla classificazione WHO 2007, ma la sua diagnosi richiede oltre
    all’assenza di fibrosi reticolinica significativa la presenza di almeno due dei criteri minori.
    I criteri standard di diagnosi della mielofibrosi post-policitemia vera
    La Mielofibrosi può svilupparsi anche come evoluzione tardiva nel corso della policitemia
    vera, con un intervallo che supera in genere i 10 anni. La mielofibrosi post-policitemia vera
    si manifesta con la comparsa di sintomi sistemici e con una progressiva citopenia trilineare
    (riduzione di leucociti, emoglobina e piastrine) associata ad aumento della splenomegalia.
    I criteri per porre diagnosi di Mielofibrosi post-Policitemia vera sono stati recentemente
    definiti da un gruppo internazionale (International Working Group on Myelofibrosis
    Research and Treatment, IWG-MRT). Per la diagnosi sono necessari i due Criteri
    principali e almeno due dei Criteri addizionali sotto riportati.
    Criteri IWG-MRT per la diagnosi di Mielofibrosi post-policitemia vera
    Criteri principali
    1. Precedente diagnosi di Policitemia vera (criteri WHO)
    2. Fibrosi midollare di grado II-III (criteri europei, EUNMET)
    Criteri addizionali
    1. Anemia; oppure non necessità di salasso o chemioterapia
    2. Leucoeritroblastosi all’esame dello striscio di sangue periferico
    3. Splenomegalia (alla visita incremento della milza di 5 cm dall’arcata costale; oppure
    comparsa di splenomegalia)
    4. Comparsa di almeno 1 sintomo sistemico (calo di peso, sudorazioni notturne,
    febbre)

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