Venezuela e PDVSA (Vol.161) Quota "Aran2" .... il sogno reviviscente! - Pagina 3
Elon Musk vuole comprarsi il Manchester United, anzi no, è una battuta. Difficile che la SEC rida
Elon Musk non si smentisce e un suo tweet ieri ha mandato in delirio i tifosi sulla possibilità che l'uomo più ricco del mondo stesse compran
Michael Burry e quel tarlo in testa che ha spinto Mr ‘Big Short’ a vendere tutto, tranne un titolo. Ecco quale
Michael Burry, gestore di Scion Asset Management e divenuto famoso grazie al film ?The Big Short? di Michael Lewis, ha venduto tutte le posizioni in suo possesso, tranne una singola partecipazione in Geo Group, un?azienda di Boca Raton in Florida, uno dei principali gestori di penitenziati privati degli Usa.Secondo l?ultimo documento 13-F del suo fondo
Tim e il piano Fratelli d’Italia: per Equita ci sono “due difetti”. Titolo con appeal speculativo    
Dopo il rally di venerdì, il titolo Tim arranca in Borsa. Analisti passano al setaccio potenziale piano Fratelli d'Italia in vista del voto di settembre
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  1. #21
    L'avatar di Carib
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    Sì ma non funziona così... Ipotesi di fantafinanza, innanzitutto la Cina si prende già 400kbpd, per tot anni fino a quando non si estingue il debito che sfiora i 19 mld dollari, poi c'è quello verso Rosneft, poi i 70k a Cuba... È come se l'Italia volesse ripagare il debito pubblico col PIL di un anno o una famiglia comprate casa con 7 anni di salario senza spendere nulla... 85 mld di bond valutati 10 fanno 8,5 mld , 20 17 e mi fermo al 2021, un mucchio di soldi. Il Venezuela arriverà max a produrre 1,5 mln poi si dovrà fermare per mancanza di infrastrutture. io tutto questo ottimismo non so dove viene preso ma non mi riferisco a te per carita
    il debito pubblico, per definizione, non e' cosa che occorre rimborsare ed estinguere improvvisamente, ma semplicemente gestire, ottenendo tassi di interesse bassi grazie a politiche economiche credibili.

    Petrobras, che ha riserve molto minori di quelle del Venezuela, ha un debito superiore a quello di PDVsa+Venezuela sovrano.
    si indebita al 3% in dollari. un debito di 50 miliardi al 3% "costa" 1 miliardo e mezzo l'anno, e se l'inflazione petrolifera e' superiore al 3%.. in realta' non "costa" nulla.

    Il debito con i cinesi e russi, peraltro, non e' stato mai riconosciuto da un Parlamento liberamente eletto, motivo per cui, in caso di regime change, sarebbe meno solido dei bonds emessi prima del 2015.

    E' ovvio che il Venezuela non potrebbe produrre 3 milioni al giorno in assenza di infrastrutture, ma se domattina i venezolani diventassero norvegesi, ti garantisco che gli investimenti necessari arrivano rapidamente.

    fanta-finanza e fanta-politica, ovviamente, allo stato delle cose, ma, ripeto, il debito pubblico si contrappesa con la ricchezza nazionale, non con un PIL espresso in una moneta inesistente.

    Ovvio che senza svolta politica profonda il Venezuela finisce ancora peggio, e i bonos servono come carta da *****.

  2. #22
    L'avatar di Gioxx
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    ipotesi impossibile, perche' nessun singolo investitore ha piu' del 10% del debito venezolano, e anche se i prezzi andassero a 150.. il valore totale sarebbe poca cosa rispetto ai patrimoni dei moderni Creso.

    Tra l'altro se il debito in bonds valesse "meno di 5"... sarebbe possibile liquidarlo con 100 milioni di barili, cioe' la produzione di petrolio di un mese, tornando "a regime".

    Puo' valere 0 o puo' valere 100.
    dipendera' dalle circostanze.
    oltretutto anche se valesse 5 per comprarlo devi trovare chi te lo vende a 5..lo faccio marcire per l'eternità piuttosto che darglielo a 5

  3. #23

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    il debito pubblico, per definizione, non e' cosa che occorre rimborsare ed estinguere improvvisamente, ma semplicemente gestire, ottenendo tassi di interesse bassi grazie a politiche economiche credibili.

    Petrobras, che ha riserve molto minori di quelle del Venezuela, ha un debito superiore a quello di PDVsa+Venezuela sovrano.
    si indebita al 3% in dollari. un debito di 50 miliardi al 3% "costa" 1 miliardo e mezzo l'anno, e se l'inflazione petrolifera e' superiore al 3%.. in realta' non "costa" nulla.

    Il debito con i cinesi e russi, peraltro, non e' stato mai riconosciuto da un Parlamento liberamente eletto, motivo per cui, in caso di regime change, sarebbe meno solido dei bonds emessi prima del 2015.

    E' ovvio che il Venezuela non potrebbe produrre 3 milioni al giorno in assenza di infrastrutture, ma se domattina i venezolani diventassero norvegesi, ti garantisco che gli investimenti necessari arrivano rapidamente.

    fanta-finanza e fanta-politica, ovviamente, allo stato delle cose, ma, ripeto, il debito pubblico si contrappesa con la ricchezza nazionale, non con un PIL espresso in una moneta inesistente.

    Ovvio che senza svolta politica profonda il Venezuela finisce ancora peggio, e i bonos servono come carta da *****.
    Petrobras un tempo era una frazione di Pdvsa, oggi Brasile potenza con output pari a circa 3 mln BG, vedi PRESAL...

    IL DEBITO di russi e cinesi è stragarantito, e i cinesi sono già saluti nella jv, e ha priorità assoluta nell'essere rimborsato, altro che!

    Petrobras che aveva debiti di gran lunga superiori ai 100 mld li sta riducendo cedendo assets, Pdvsa non ha molto da vedere, a meno che non cambi ley petroleta, dovrebbe cedere maggioranza e scendere al 30 PC, otterrebbe qualcosa per rinunciare a flussi di cassa futuri

    Stanno pagando con rottame i piccoli produttori, manca Energia, raffinerie a singhiozzo, è lontana se mai avverrà ristrutturazione

    Cmq si vedrà

  4. #24
    L'avatar di Carib
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    Petrobras un tempo era una frazione di Pdvsa, oggi Brasile potenza con output pari a circa 3 mln BG, vedi PRESAL...

    IL DEBITO di russi e cinesi è stragarantito, e i cinesi sono già saluti nella jv, e ha priorità assoluta nell'essere rimborsato, altro che!

    Petrobras che aveva debiti di gran lunga superiori ai 100 mld li sta riducendo cedendo assets, Pdvsa non ha molto da vedere, a meno che non cambi ley petroleta, dovrebbe cedere maggioranza e scendere al 30 PC, otterrebbe qualcosa per rinunciare a flussi di cassa futuri

    Stanno pagando con rottame i piccoli produttori, manca Energia, raffinerie a singhiozzo, è lontana se mai avverrà ristrutturazione

    Cmq si vedrà
    Guarda, stiamo in fanta-politica e fanta finanza.

    Premesso questo, tutto dipende se parli dei debiti di Maduro o quelli di un nuovo governo ipotetico insediato dagli Americani.

    la Costituzione e la legge degli idrocarburi, volendo, si cambiano anche radicalmente, in Brasile come in Venezuela.

    Il proprietario delle riserve petrolifere e' "la repubblica".. che poi le puo' dare in Gestione a PDVsa.... o cambiare la Costituzione e venderle a Chevron.

    A bocce ferme, le obbligazioni valgono zero.. perche' non rendono nulla.

    se cambi il contesto politico e giuridico, "la repubblica"... ha un patrimonio (essenzialmente sotterraneo) con un valore di mercato che e' un larghissimo multiplo del debito totale, interessi compresi.

    la soluzione piu' ragionevole, a mio parere, una volta mutato il contesto geo-politico, consiste nel vendere concessioni pagabili in parte con obbligazioni in default, e con obbligo di investire denaro fresco.
    Ultima modifica di Carib; 18-12-21 alle 00:28

  5. #25

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    Guarda, stiamo in fanta-politica e fanta finanza.

    Premesso questo, tutto dipende se parli dei debiti di Maduro o quelli di un nuovo governo ipotetico insediato dagli Americani.

    la Costituzione e la legge degli idrocarburi, volendo, si cambiano anche radicalmente, in Brasile come in Venezuela.

    Il proprietario delle riserve petrolifere e' "la repubblica".. che poi le puo' dare in Gestione a PDVsa.... o cambiare la Costituzione e venderle a Chevron.

    A bocce ferme, le obbligazioni valgono zero.. perche' non rendono nulla.

    se cambi il contesto politico e giuridico, "la repubblica"... ha un patrimonio (essenzialmente sotterraneo) con un valore di mercato che e' un larghissimo multiplo del debito totale, interessi compresi.

    la soluzione piu' ragionevole, a mio parere, una volta mutato il contesto geo-politico, consiste nel vendere concessioni pagabili in parte con obbligazioni in default, e con obbligo di investire denaro fresco.
    Apertura petrolera dici? Dura 4 anni se tutto va bene! Quelle ******* su coltan oro arco minerò faja, avrò postato di tutto in anni e annii, valore 14 trln USD sulla carta... Anche Afghanistan ricco con 2 trln sotto terra... Mai sentito parlare di stranded reserves?

    I debiti sono un multiplo, 180 contro un 45/50 di PIL

    Aggiungi se e quando FMI WB ect e si arriverà a 250 contro PIL che si crescerà... Ma ratio sempre troppo alto, cosa taglieranno in primis, gli 85 dovuti ad obbligazionisti!

    85 mld meno 90 PC, così debito leggermente meno.insostenibile

    Poi per portarlo a 100 allora cederanno riserve altri assets

    Bancarotta, purtroppo è così

  6. #26

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    Guarda, stiamo in fanta-politica e fanta finanza.

    Premesso questo, tutto dipende se parli dei debiti di Maduro o quelli di un nuovo governo ipotetico insediato dagli Americani.

    la Costituzione e la legge degli idrocarburi, volendo, si cambiano anche radicalmente, in Brasile come in Venezuela.

    Il proprietario delle riserve petrolifere e' "la repubblica".. che poi le puo' dare in Gestione a PDVsa.... o cambiare la Costituzione e venderle a Chevron.

    A bocce ferme, le obbligazioni valgono zero.. perche' non rendono nulla.

    se cambi il contesto politico e giuridico, "la repubblica"... ha un patrimonio (essenzialmente sotterraneo) con un valore di mercato che e' un larghissimo multiplo del debito totale, interessi compresi.

    la soluzione piu' ragionevole, a mio parere, una volta mutato il contesto geo-politico, consiste nel vendere concessioni pagabili in parte con obbligazioni in default, e con obbligo di investire denaro fresco.
    Apagon Justo Ahora... Manca Energia la base di tutto... Tutto il potenziale che vuoi e che si sa... Ma serviranno decenni per ricostruire, sempre con incertezza...

    Intanto il governo ha appena pubblicato un comunicato in cui afferma che neanche nel 2022 verranno tolte le Sanzioni.

    E si avvicinano elezioni Usa con repubblicani favoriti.
    È sempre sperando che oil si mantenga elevato.

    Governo anche se volesse ristrutturare non può, anche perché tutto è subordinato a colloqui in Messico, sospesi

  7. #27
    L'avatar di alby$
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    More than one in five of the population has fled, triggering an international humanitarian emergency, and economic output has collapsed by more than three-quarters in six years. Once-wealthy Venezuela’s plight is desperate, yet neither the revolutionary socialist regime of Nicolás Maduro nor its main adversaries in the west have come anywhere near finding a formula to restore democracy and prosperity.

    Recent regional elections crystallise the problem. The EU pressured Venezuela’s battered opposition to take part, despite the obvious lack of a level playing field, as part of a wider strategy to engage the Maduro regime in negotiations. It aimed to nudge the leadership towards a fairer framework for the next presidential election, due in 2024.

    That plan took a **** when the Maduro regime scooped up 19 of the 23 state governorships in the vote and arranged for a government-controlled court to cancel one of the tiny number of opposition wins, former president Hugo Chávez’s home state of Barinas.

    The Caracas government had walked out of the internationally sponsored political talks before last month’s regional elections. After the vote Maduro denounced members of the EU’s election monitoring mission as “spies” and refused to extend their visas, forcing them to leave. The US has not done much better. The Trump-era policy of “maximum pressure” on Maduro via crippling sanctions failed to dislodge the Venezuelan leader and his cronies. The Biden administration has yet to articulate an alternative.

    Washington’s (and London’s) policy of recognising opposition leader Juan Guaidó as interim president of Venezuela because he led an opposition-dominated congress elected in 2015 looks unsustainable. That parliament was replaced last year by a Maduro-controlled body and Guaidó’s own coalition is crumbling, as evidenced by this month’s noisy exit of his “foreign minister” Julio Borges.

    For all Guaidó’s bravery and determination, his “interim administration” has made costly mistakes. Among the worst were launching an ill-planned popular uprising in April 2019 (it quickly fizzled) and flirting with an idea to pay US mercenaries to topple Maduro (Guaidó denied involvement but the association of two of his aides with the plan handed Caracas a propaganda victory).

    The only valid reason for continuing to recognise Guaidó and his team is to prevent valuable Venezuelan assets in the US and the UK from falling into the hands of the Maduro regime. While a noble aim, this does not amount to a coherent policy for the future. Worries are mounting among Latin American diplomats that Venezuela has fallen off the Biden administration’s priority list.

    What is to be done? Easing the sanctions on Venezuela now would reward the regime’s bad behaviour and send a message of weakness. Dropping Guaidó completely could hand the Maduro regime an early Christmas present worth several billion dollars.

    Fattened by ill-gotten gains from drug trafficking and gold smuggling, the authoritarian regime in Caracas is highly unlikely to engage in serious political negotiations with the opposition without external pressure.

    The only realistic option is for the US and the EU to negotiate a political solution for Venezuela. Not with the regime but with its backers: Russia, China, Iran and Turkey. This would be challenging, given broader tensions in the world. But it would recognise the reality that Venezuela has ceased to be a Latin American regional issue and now forms part of a broader global calculus. Without a great-power bargain, Venezuela’s suffering will only increase.





    Situazione di granitico stallo.
    Magari gli Usa potranno anche togliere le sanzioni ma questo non sarà sufficiente a far salire di prezzo i tds.
    Solo negoziazioni coi paesi amici del Venezuela potrebbero sbloccarlo ma faccio fatica a vedere gli USA trattare con loro per questa ragione.
    Qualcosa si smuoverà solo se L'argomento Venezuela si inserirà in discussioni per ridefinire un nuovo equilibrio internazionale, un dare e prendere insomma; a questo punto poi sarà da capire se l'amministrazione Americana vorrà il Venezuela o lo cederà per altri suoi interessi.

  8. #28

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    Recent regional elections crystallise the problem. The EU pressured Venezuela’s battered opposition to take part, despite the obvious lack of a level playing field, as part of a wider strategy to engage the Maduro regime in negotiations. It aimed to nudge the leadership towards a fairer framework for the next presidential election, due in 2024.

    That plan took a **** when the Maduro regime scooped up 19 of the 23 state governorships in the vote and arranged for a government-controlled court to cancel one of the tiny number of opposition wins, former president Hugo Chávez’s home state of Barinas.

    The Caracas government had walked out of the internationally sponsored political talks before last month’s regional elections. After the vote Maduro denounced members of the EU’s election monitoring mission as “spies” and refused to extend their visas, forcing them to leave. The US has not done much better. The Trump-era policy of “maximum pressure” on Maduro via crippling sanctions failed to dislodge the Venezuelan leader and his cronies. The Biden administration has yet to articulate an alternative.

    Washington’s (and London’s) policy of recognising opposition leader Juan Guaidó as interim president of Venezuela because he led an opposition-dominated congress elected in 2015 looks unsustainable. That parliament was replaced last year by a Maduro-controlled body and Guaidó’s own coalition is crumbling, as evidenced by this month’s noisy exit of his “foreign minister” Julio Borges.

    For all Guaidó’s bravery and determination, his “interim administration” has made costly mistakes. Among the worst were launching an ill-planned popular uprising in April 2019 (it quickly fizzled) and flirting with an idea to pay US mercenaries to topple Maduro (Guaidó denied involvement but the association of two of his aides with the plan handed Caracas a propaganda victory).

    The only valid reason for continuing to recognise Guaidó and his team is to prevent valuable Venezuelan assets in the US and the UK from falling into the hands of the Maduro regime. While a noble aim, this does not amount to a coherent policy for the future. Worries are mounting among Latin American diplomats that Venezuela has fallen off the Biden administration’s priority list.

    What is to be done? Easing the sanctions on Venezuela now would reward the regime’s bad behaviour and send a message of weakness. Dropping Guaidó completely could hand the Maduro regime an early Christmas present worth several billion dollars.

    Fattened by ill-gotten gains from drug trafficking and gold smuggling, the authoritarian regime in Caracas is highly unlikely to engage in serious political negotiations with the opposition without external pressure.

    The only realistic option is for the US and the EU to negotiate a political solution for Venezuela. Not with the regime but with its backers: Russia, China, Iran and Turkey. This would be challenging, given broader tensions in the world. But it would recognise the reality that Venezuela has ceased to be a Latin American regional issue and now forms part of a broader global calculus. Without a great-power bargain, Venezuela’s suffering will only increase.





    Situazione di granitico stallo.
    Magari gli Usa potranno anche togliere le sanzioni ma questo non sarà sufficiente a far salire di prezzo i tds.
    Solo negoziazioni coi paesi amici del Venezuela potrebbero sbloccarlo ma faccio fatica a vedere gli USA trattare con loro per questa ragione.
    Qualcosa si smuoverà solo se L'argomento Venezuela si inserirà in discussioni per ridefinire un nuovo equilibrio internazionale, un dare e prendere insomma; a questo punto poi sarà da capire se l'amministrazione Americana vorrà il Venezuela o lo cederà per altri suoi interessi.
    Estado venezolano no anticipa un levantamiento de sanciones en 2022 | Banca y Negocios

    Notate anche "pagos en especies" o baratto

  9. #29

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    Tra due anni cioè fine 2023 interessi prescritti...

  10. #30

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    Brasil otorga derechos para explotar dos gigantescas reservas en exitosa puja | Banca y Negocios


    Vedi Carib, il Brasile è già anni luce avanti il Venezuela, aste e investimenti, produzione ai max storici, principale affidabilissimo produttore di petrolio... Serviranno anni e anni affinché Caracas possa fare licitaciones, recibir inversiones... Ora io mi chiedo, razionalmente, come si fa a prevedere un ritorno a 100... Ma anche 20...

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