Venezuela e PDVSA (Vol.158) Quota "Aran2" .... il sogno reminiscente! - Pagina 149
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  1. #1481
    L'avatar di Barone Zazà
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    Viva la crescita italiana

    Viva Piazza degli Affari

    Draghi ha detto che col debito pubblico italiano che abbiamo (quasi 2700 mld EUR , come il Venezuela del resto 30 mld USD + 30 mld USD PDVSA + interessi + bilaterali) e con l'inflazione che arriva se non ci mettiamo a lavorare sodo ed incrementare il PIL italico in maniera stabile negli anni futuri... ci aspetta la ristrutturazione del debito Italia che graverà sui cittadini italiani e sulle aziende e attività italiane...

    Quindi anche quello del Venezuela graverà sui cittadini Venezuelani.... o meglio... sulle ricchezze venezuelane...

    Wait and see
    esatto

    aggiungerei che oggi Mattarella compie 80 anni... quindi anche Maduro li compirà.

    wait and see

  2. #1482
    L'avatar di ninjazzurro
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    Cuba: cosi Internet ha ucciso quel che resta della Revolucion. Podcast- Corriere.it


    «È finita. Tu 5-9, io doppio due. Sessant’anni di dominio. È finita. Patria e vita, patria e vita» recitano alcuni versi del rap che è diventato l’inno delle proteste di questi giorni a Cuba. La canzone si chiama «Patria y vida», e richiama lo slogan di Fidel Castro «Patria o muerte», Patria o morte. Quelle parole erano uno dei comandamenti di base della rivoluzione del 1959, quel «5-9» che nel «doppio due», cioè a partire dal 2020, i cubani scesi in strada vogliono cancellare. Questo rap è nato dalla collaborazione tra tre musicisti cubani di Miami (Yotuel Romero, Gente de Zona e Descemer Bueno) e due invece che ancora vivono sull’isola: il rapper El Funky e Maykel Osorbo, pluriarrestato attivista e membro del movimento d’opposizione San Isidro che lo scorso novembre scese in piazza a L’Avana per protestare contro l’arresto di un altro rapper, Denis Solis. Nell’episodio di oggi del podcast «Corriere Daily» Sara Gandolfi, curatrice della newsletter «Mondo capovolto» ci racconta che cosa sta succedendo a Cuba e perché questa protesta, riesplosa l’11 luglio, è diversa da tutte quelle che l’hanno preceduta.

  3. #1483
    L'avatar di Aran2
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    Un buon week end do babbi'u a tutti .....................Si................. .Va.....................A............... .......100...................... longhi e curti!

  4. #1484
    L'avatar di Aran2
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  5. #1485

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    Citazione Originariamente Scritto da ninjazzurro Visualizza Messaggio
    Cuba: cosi Internet ha ucciso quel che resta della Revolucion. Podcast- Corriere.it


    «È finita. Tu 5-9, io doppio due. Sessant’anni di dominio. È finita. Patria e vita, patria e vita» recitano alcuni versi del rap che è diventato l’inno delle proteste di questi giorni a Cuba. La canzone si chiama «Patria y vida», e richiama lo slogan di Fidel Castro «Patria o muerte», Patria o morte. Quelle parole erano uno dei comandamenti di base della rivoluzione del 1959, quel «5-9» che nel «doppio due», cioè a partire dal 2020, i cubani scesi in strada vogliono cancellare. Questo rap è nato dalla collaborazione tra tre musicisti cubani di Miami (Yotuel Romero, Gente de Zona e Descemer Bueno) e due invece che ancora vivono sull’isola: il rapper El Funky e Maykel Osorbo, pluriarrestato attivista e membro del movimento d’opposizione San Isidro che lo scorso novembre scese in piazza a L’Avana per protestare contro l’arresto di un altro rapper, Denis Solis. Nell’episodio di oggi del podcast «Corriere Daily» Sara Gandolfi, curatrice della newsletter «Mondo capovolto» ci racconta che cosa sta succedendo a Cuba e perché questa protesta, riesplosa l’11 luglio, è diversa da tutte quelle che l’hanno preceduta.
    Minima Cardiniana 336/1
    Pubblicato il 18 Luglio 2021 da David Nieri
    Domenica 18 luglio 2021, San Federico
    EDITORIALE
    MARINA MONTESANO
    BREVI CONSIDERAZIONI SULLA “RIVOLUZIONE DEMOCRATICA” DI CUBA
    Ci mancava anche Sergio Staino, che su Repubblica (e dove se no?) di sabato scorso ci delizia con le sue considerazioni sulla fine di un sogno (il suo) e sulla necessità (per tutti, naturalmente) di favorire le “rivoluzioni democratiche” a Cuba, Hong Kong e certamente tutte le altre che si presenteranno nei prossimi tempi. Cominciamo dalle parentesi: non ho coltivato sogni particolari rispetto alla rivoluzione cubana, sorta all’interno del paese e con l’aiuto di movimenti che agitavano (e agitano) l’America Latina, per sovvertire il governo di Batista, che aveva trasformato l’isola nel bordello degli Stati Uniti. Il movimento castrista all’inizio cercò la sponda degli stessi americani del nord, che tuttavia avevano gli interessi economici delle loro mafie (non in senso lato: si trattava delle stesse mafie che spadroneggiavano negli USA degli anni ’50-’60) da salvaguardare, e consegnarono Cuba alla sponda sovietica, ben felice di potersi insediare come una spina nel fianco degli statunitensi.
    Negli ultimi decenni Cuba si è ritrovata prima completamente sola, poi coinvolta in una piccola rete molto instabile di governi fra America centrale e meridionale, come Venezuela e Uruguay, che hanno provato a uscire dal “cortile di casa” degli Stati Uniti, come questi ultimi con la dottrina Monroe hanno sempre considerato l’America Latina. Quello che si è realizzato a Cuba non è stato un sogno né un modello di perfezione: come tutte le cose umane Cuba perfetta non è, ha infiniti problemi e i suoi leader nel tempo avrebbero potuto magari agire meglio di come hanno fatto. Tuttavia, l’embargo del quale Cuba ha sofferto da quando gli statunitensi hanno fallito le manovre militari (non solo la Baia dei Porci, perché ce ne sono state altre successive) per sovvertire il governo di Castro, ha impedito loro qualunque sviluppo economico. Sono riusciti comunque ad avere una sanità pubblica eccellente persino al punto da esportarla (sono venuti anche ad aiutarci durante la prima ondata epidemica, ma tanto a Repubblica non interessa più) e un’istruzione decisamente superiore rispetto a quella dei paesi limitrofi (con i quali è il caso di confrontarla: inutile obiettare che in Svizzera è meglio). La mortalità infantile a Cuba è pari a quella del Canada, cioè leggermente migliore rispetto a quella degli Stati Uniti, dove evidentemente però i bambini dei poveri muoiono più democraticamente e quindi siamo contenti. Sotto la presidenza Obama, quando l’embargo è stato ammorbidito, i progressi dell’economia ci sono stati, contrariamente alla vulgata; molte città, l’Avana in testa, hanno potuto ricevere aiuti per rimettere a posto almeno i centri storici, sono arrivati più turisti, pareva di essere a una svolta; poi con l’avvento di Trump e dell’altro figuro che l’ha seguito l’embargo è tornato. Mi spiace che il sogno di Staino si sia così infranto, ci sono sognatori che amano sognare ciò che in un periodo va di moda, Cuba inclusa, ma che fanno presto a voltare le spalle invece di provare a capire che se le cose non vanno non è perché mancano democrazia e capitalismo, è perché i paesi vengono affamati e colpiti da misure contrarie a qualsiasi straccio di diritto internazionale: perché, che gli Stati Uniti non vogliano fare affari con Cuba lo posso capire, ma che sanzionino qualsiasi ditta nel mondo che invece li vuole fare, questo in una società mondiale nella quale le leggi contano ancora qualcosa dovrebbe fare scandalo, e invece niente. Ma è facile riempirsi la bocca di democrazia, un concetto oggi del tutto privato di senso, e non parlare mai invece di diritto, calpestato e infranto ogni giorno dai paesi “democratici”. I giovani cubani che marciano certamente sono scontenti e si può capire, certamente la maggior parte di loro anela davvero a vivere meglio, e chi potrebbe considerarlo illegittimo? Così come a Hong Kong, però, con questi movimenti marciano anche i paesi che dall’esterno soffiano sul fuoco, infiltrano, sovvenzionano. Gli Stati Uniti hanno in questo settore un pedigree invidiabile: i più grandi cleptocrati-assassini come Marcos nelle Filippine, Mobutu in Congo (con l’aiuto del Belgio), Suharto in Indonesia (insieme con il Regno Unito) li hanno messi al potere loro. Ma ce ne sono tanti altri: Papa Doc ad Haiti, Mossadeq in Iran, Pinochet in Cile tanto per pescare qualche nome. A Suharto la CIA consegnò la lista dei comunisti da assassinare. In Nicaragua i narcotrafficanti Contras combattevano il governo sandinista finanziandosi con la droga venduta negli stessi USA, dando origine alla più grande epidemia di tossicodipendenza che dura ancora oggi, il tutto con il benestare dei democratici governi che si succedevano negli Stati Uniti, ai quali non soltanto non stavano a cuore i diritti dei nicaraguensi, ma neppure quelli dei propri stessi cittadini. Davvero pensiamo che oggi sia così diverso? La complicità dei media occidentali va di pari passo con quella dei governi, dando in pasto una narrativa (scusate…) fatta di “regimi” contro “democrazie”, di “comunisti” contro felici capitalismi dello sviluppo, mentre intorno a noi il mondo va in pezzi. Ma ce lo ricordiamo che Guantanamo (ancora aperta, fuori da ogni diritto) si trova in un lembo di Cuba che gli Stati Uniti hanno tenuto per sé? Quando vedrò un carcere cubano in Oregon, allora parleremo di democrazia.
    Questo articolo è stato pubblicato in MC e contrassegnato come Cuba, Marina Montesano, Rivoluzione democratica da David Nieri . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

    P.S. la rubrica "minima cardiniana" che ospita il suddetto articolo a firma Marina Montesano , è tratta dal sito del Prof. Franco Cardini , esimio studioso e cattedratico , che , tra le tante cose , ha pure svolto ruolo di Presidente del comitato scientifico della Fondazione Nuova Italia presieduta dal Sindaco di Roma, on. Giovanni Alemanno....tanto per precisare a che area politica è ascrivibile il suo pensiero.
    Ultima modifica di Sonny Lyndon; 23-07-21 alle 13:39

  6. #1486

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    Venezuela: Maduro, lettera di Parolin è "spazzatura" piena di "odio" e "rancore"
    Caracas, 22 lug 10:27 - (Agenzia Nova) - Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha definito "spazzatura" piena di "odio" e "rancore" la lettera che il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, ha fatto pervenire a Caracas come sostegno a un percorso di dialogo tra le parti. "Una lettera che era un compendio di odio, di veleno, di rancori, e di cinismo. Una lettera veramente carica di odio, un disastro nazionale", ha detto Maduro durante un discorso trasmesso al canale pubblico "Venezolana de Television", rimandando alla missiva letta dall'arcivescovo ausiliare di Caracas, Ricardo Barreto, all'assemblea di Fedecameras. "L'unica nota discordante è stata quella di un prete", ha detto il presidente celebrando l'inedita presenza del governo all'assise degli imprenditori. "Quando tutti quanti parlavamo di produrre, di unirsi per il Venezuela, di superare la crisi economica, arriva un prete, totalmente sconosciuto, non so se un monsignore o un vescovo e ha letto una lettera attribuita a Pietro Parolin". (segue) (Vec) © Agenzia Nova - Riproduzione riservata

  7. #1487
    L'avatar di ninjazzurro
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    Venezuela e PDVSA (Vol.158) Quota "Aran2" .... il sogno reminiscente!-fb_img_1627041809859.jpg


    Noi invece più che "listi" siamo impazienti che vi mettiate d'accordo politicamente e che cominciate a pagare il debito

  8. #1488

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    Venezuela: Maduro, lettera di Parolin è "spazzatura" piena di "odio" e "rancore" (2)

    Caracas, 22 lug 10:27 - (Agenzia Nova)*- Il capo dello Stato ha parlato di "spazzatura" che "dicono" sia stata inviata da Parolin. "Non mi risulta che l'abbia inviata. Dicono che lui ha inviato una lettera, ma mi chiedo se sia vero. Pietro Parolin ha molto lavoro da fare a Roma e nel mondo perché si interessi a una riunione di un gruppo di imprenditori". "Cosa c'entra il segretario di Stato vaticano nell'assemblea di Fedecamaras?", ha proseguito Maduro sottolineando che tutti i venezuelani, senza distinzione ideologica alcuna, devono unirsi per produrre e riattivare l'economia nazionale messa in ginocchio "dall'embargo e dalla guerra economica". Secondo il presidente la comunicazione arrivata dalla Santa Sede, "piena di trappole e attacchi", ha finito per "scoraggiare definitivamente l'animo" della riunione degli imprenditori. (segue) (Vec)

    *©*

  9. #1489
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    Coronavirus fuggito dal laboratorio, Usa e Cina trovano l'accordo sulla exit strategy: "Pechino ammettera l'errore"

    Coronavirus fuggito dal laboratorio, Usa e Cina trovano l'accordo sulla exit strategy: "Pechino ammetterà l'errore"
    Tgcom24 rivela in anteprima l'accordo messo a punto tra le due superpotenze mondiali. Nell'intesa c'è anche la condanna degli scienziati cinesi che hanno insabbiato il caso



    Si stanno mettendo d'accordo tutti e due tutto...

    Posso credere che solo in Venezuela non si accordano?

    Non credo

  10. #1490
    L'avatar di Marc082
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    Citazione Originariamente Scritto da alby$ Visualizza Messaggio
    Probabilmente ha capito che bisogna unire tutta l'opposizione anche se fortemente divisa per aver la speranza di battere Maduro, sempre che le elezioni saranno più o meno libere.
    Tutti i partiti dovranno mandare giù pesanti bocconi ma non c'è alternativa.
    In a new report for the Latin American Program, Stanford University scholar Harold Trinkunas explains the role of the armed forces in Venezuela’s current regime and why they have thus far resisted democratization efforts. He argues that the armed forces have benefited greatly during the current regime from greater access to power, responsibility, and revenues. Moreover, the regime’s successful politicization and ‘coup proofing’ efforts have made dissent unworkable, even deadly, for members of the military. Democratization is seen as a risky alternative, particularly by senior leaders, who fear accountability for human rights abuses, illicit trafficking, and corruption under Maduro. Under these conditions, the armed forces prefer to support the status quo.

    The paper also examines the impact of President Guaidó’s interim administration on the armed forces. Trinkunas argues that the Venezuelan opposition has not had a coherent or consistent strategy for addressing the military.

    He concludes that the Venezuelan armed forces will defend their institutional interests in the face of political change, and they would prefer that Venezuela be led by a government that they trust to protect their interests, to shield them from punitive accountability, and that allows them to maintain influence.

    This paper is part of a series produced by the Latin American Program’s Venezuela Working Group

    Come dice l’articolo che ho postato, senza un salvacondotto per le forze armate e le loro porcate il cambiamento lo vediamo col binocolo….

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