Vivere di rendita, posso (Vol. XXXI)?
I 5 migliori titoli (ed ETF) nel portafoglio del guru John Paulson. Dominano pharma e oro
John Paulson è un guru degli investimenti miliardari, fondatore dell’hedge fund Paulson & Co, con sede a New York, famoso per aver realizzato 20 miliardi di dollari di profitti scommettendo …
Bce ferma ma Lagarde sull’attenti: ‘periodo pandemico fino a marzo 2022’. Ai BTP nessun assist, ‘non puntiamo a tassi specifici’
"Un ampio livello di misure accomodanti di politica monetaria è ancora essenziale" perché le incognite sono significative e c'è una elevata incertezza non solo riguardo allo sviluppo della pandemia - …
‘Scostamento bilancio e Bce: maggiore downside BTP e rischio tensione spread non cambia lo scenario, ecco i bond italiani su cui puntare’
Spread BTP-Bund in lieve aumento, alle 12.30 circa avanza dello 0,18% circa a quota 114 punti base. L'ultima crisi politica che si è abbattuta in Italia non ha provocato grandi …
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  1. #1
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    Vivere di rendita, posso (Vol. XXXI)?

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  2. #2
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    Yabadaiiiiiiiiii

  3. #3

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  4. #4
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    Grazie Nemor

    spunti di investimento :

    https://www.finanzaonline.com/notizi...l-futuro-e-suo

    Questa azione ce l'ho dal 30 ottobre 2020
    Quando il mio consulente me l'ha fatta acquistare (31,22 USD) rimasi un pò dubbioso perchè non avevo mai sentito parlare di questa azienda e la vedevo come una sorta di patacca cinese. Adesso nel mio portafoglio sta facendo +52,25%

    Quotazione NIO INC - US62914V1061

    Tra un decennio i nostri datori di lavoro saranno i cinesi.

  6. #6
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    Grazie Nemor

    spunti di investimento :

    https://www.finanzaonline.com/notizi...l-futuro-e-suo

    Questa azione ce l'ho dal 30 ottobre 2020
    Quando il mio consulente me l'ha fatta acquistare (31,22 USD) rimasi un pò dubbioso perchè non avevo mai sentito parlare di questa azienda e la vedevo come una sorta di patacca cinese. Adesso nel mio portafoglio sta facendo +52,25%

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    Tra un decennio i nostri datori di lavoro saranno i cinesi.
    Se ce lo vorranno dare (il lavoro)...

    OT on

    Stavo guardando il primo thread di "Vivere di rendita, posso ?". E' del 2010.
    31 volumi in 10 anni, con la "durata" media di ogni thread di 3,87 mesi
    Chiassà se siamo/siete i più longevi del forum

    OT off

  7. #7
    L'avatar di alfa71
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    Il mondo (e l’Italia) affoga nei debiti pubblici. Come ridurli finita la pandemia? - 24+

    Il mondo (e l’Italia) affoga nei debiti pubblici. Come ridurli finita la pandemia?

    Stima il Fondo Monetario che i debiti pubblici dei Paesi industrializzati nel 2021 saranno il 20% più alti rispetto al 2020. Come ridurli? Ci sono sei modi. Ma non sempre funzionano

    Tra le poche certezze che abbiamo nell’era della grande incertezza, una spicca fra tutte: il Covid lascerà il mondo sotto una montagna di debiti. Quelli accesi dalle imprese per sopravvivere ai lockdown, ma anche quelli contratti dagli Stati per sostenere le famiglie e le imprese. Il Fondo monetario stima - riferendosi ai soli Stati - che il rapporto tra debito pubblico e Pil tra la fine del 2019 e il 2021 salirà in media di 20 punti percentuali per le economie avanzate, di 10 punti percentuali per i Paesi emergenti e di 7 per quelli poveri. E se le prime avranno ancora la capacità di andare sul mercato e di ottenere prestiti dagli investitori, grazie anche all’azione lenitiva delle banche centrali, gli Stati più poveri rischiano invece di non farcela. Di diventare le ennesime vittime del Covid-19.

    È per questo che, mentre il mondo è ancora alle prese con la seconda ondata di coronavirus, è giusto iniziare ad interrogarsi sul futuro di questi debiti pubblici. Come ridurli una volta che la pandemia sarà passata? Come rimettere i conti pubblici in carreggiata? Basterà mantenere i tassi bassi a lungo per tenere questa montagna sostenibile e vivere sereni come se niente fosse, in una sorta di «nuova normalità», oppure bisognerà fare qualcosa per evitare che i conti pubblici deraglino? Girando tra paper economici, professori ed esperti emergono almeno 6 vie - alcune convenzionali e altre meno - con cui si propone di affrontare questo problema dopo la pandemia.


    L’EREDITÀ DEL COVID-19 SUI BILANCI PUBBLICI
    Le sei strade per ridurre i debiti
    Dalla proposta di alcuni economisti del Fondo monetario di rendere più facili le ristrutturazioni dei debiti, a quella dei bond senza scadenza. Da quella classica degli avanzi primari, a quella della «nuova normalità», fino a quella dell’inflazione. O a quella più amata storicamente dalle destre: il taglio delle tasse per stimolare l’economia e ridurre il debito/Pil agendo sul denominatore. Sei strade che hanno tutte aspetti positivi, ma anche aspetti negativi.

    Nessuna delle quali, però, presa singolarmente sembra essere in grado di raggiungere il risultato di ridurre i fardelli. Teoria vuole che la crescita o la decrescita del debito pubblico dipenda infatti da tanti fattori: oltre che dalla quantità di debito ereditato dal passato, anche dal bilancio primario dello Stato, dai tassi d’interesse, dall’inflazione e dalla crescita reale dell’economia. Per ridurlo davvero serve dunque un mix di fattori. Il Sole 24 Ore ha provato ad analizzarli uno per uno con vari esperti.

    Uno: la «nuova normalità»
    La via ritenuta da molti più probabile e realistica per mantenere i debiti sostenibili nel mondo post-Covid è quella della «nuova normalità»: le banche centrali terranno i tassi bassi a lungo e la liquidità super-abbondante, anche tollerando eventuali fiammate di inflazione, per agevolare il rifinanziamento dei debiti e mantenere il macigno sostenibile. Il fatto che la Fed abbia cambiato il suo obiettivo di inflazione (non più il 2% ma il 2% «medio») e che anche la Bce si stia orientando verso qualcosa di simile indica che questa strada è bene in testa ai banchieri centrali. «Stampare moneta per acquistare titoli di Stato non porta apertamente a una riduzione del debito in base al metodo di misurazione attuale - si legge in un paper del 2019 di Sofia Bernardini, Carlo Cottarelli, Giampaolo Galli e Carlo Valdes -. Ma questo è solo perché la definizione attuale di debito pubblico include anche la porzione detenuta dalla banca centrale».
    Insomma: nella definizione canonica, il debito in mano alla banca centrale resta debito. Dunque gli acquisti dell’istituto centrale non cambiano il conteggio. Ma questa azione delle banche centrali dei benefici li porta comunque: quella porzione di debito in mano loro è di fatto “sterilizzata” negli interessi. Continua infatti il paper: «Stampare moneta aiuta a ridurre il fardello del debito perché i profitti delle banche centrali vengono rigirati ai Governi, migliorando il bilancio primario». Ecco perché questa è - per molti - la strada oggi più probabile: i debiti pubblici restano alti, ma - senza dirlo apertamente - vengono in parte di fatto “sterilizzati” nelle gigantesche pance delle banche centrali.

    Due: l’inflazione benefica
    Se poi la politica monetaria espansiva portasse un aumento dell’inflazione, tanto meglio. Un pizzico di inflazione (ammesso che esista ancora nel mondo di oggi) di certo aiuta a ridurre il fardello. Purtroppo, però, questa strada difficilmente potrebbe cambiare di molto le cose nella realtà di oggi. Uno studio del Fondo monetario sull’effetto erosivo dell’inflazione sui debiti statali dimostra che, affinché questa strada sia efficace, serve infatti un caro-vita davvero elevato. Ben lontano dalla realtà attuale. In uno scenario ipotetico in cui uno Stato abbia un debito con una vita media di 5 anni e parta da un’inflazione al 2% - calcola il Fmi -, per ridurre il debito del 20% in un decennio servirebbe che l’inflazione raggiunga un picco del 12% e nell’arco dei 10 anni mantenga una media del 7% annuo. Diciamolo: impossibile nel mondo di oggi.

    Tre: la strada «ortodossa»
    La via seguita storicamente per ridurre il debito è l’avanzo primario. Cioè tenere le entrate dello Stato più elevate delle uscite (escludendo però dal calcolo il pagamento degli interessi sul debito). Insomma: tenere le tasse più alte della spesa pubblica, alzando le prime o riducendo la seconda. Ricetta che in passato in effetti ha funzionato. Negli ultimi decenni in almeno 11 casi (analizzati dal paper di Bernardini, Cottarelli, Galli e Valdes) la riduzione dei debiti è avvenuta proprio grazie agli avanzi primari: in media questa strategia ha ridotto i debiti pubblici di 41 punti percentuali, con una punta dell’85,8% dell’Irlanda tra il 1987 e il 2006. Per farlo, in media l’avanzo primario è stato pari al 3,9% del Pil.
    «La strada dell’avanzo primario è stata seguita con successo anche dall’Italia tra il 1998, con l’ingresso nell’euro, e la crisi finanziaria del 2008 - osserva Luigi Bocola, Assistant Professor of Economics alla Stanford University -. In quegli anni, complici anche i tassi in calo grazie all’ingresso nell’euro, il Paese ha ridotto il debito sul Pil di circa 20 punti percentuali». In quegli anni (si veda articolo a fianco) aiutarono anche le privatizzazioni e la crescita economica. Ma oggi anche questa strada appare piena di ostacoli. Avanzo primario, infatti, rischia di diventare sinonimo di austerità. «Il timore di questa strada è che la stretta fiscale possa causare una contrazione economica», conferma il paper di Bernardini, Cottarelli, Galli e Valdes. Sebbene i quattro economisti scrivano che «questo effetto dovrebbe essere solo di breve termine», questa resta una strada indigesta. Da un lato perché dopo una crisi come quella del Covid anche un calo del Pil di «breve termine» sarebbe deleterio. Inoltre perché - è bene ricordarlo - è nel breve termine che si vincono o perdono le elezioni.

    Quattro: ristrutturazioni più facili
    Questa è la strada suggerita da alcune economiste (Kristalina Georgieva, Ceyla Pazarbasioglu e Rhoda Weeks-Brown) del Fondo monetario: rivedere l’archiettura regolamentare globale, per rendere più veloci le ristrutturazioni dei debiti. Il ragionamento delle tre economiste dell’Fmi parte dal presupposto che dopo la crisi i Paesi più poveri del mondo rischiano di trovarsi troppo indebitati e di soccombere: prevenire una crisi di questo tipo è necessario per questi Paesi. «Aspettare a ristrutturare il debito pubblico fino a dopo il default effettivo produce una recessione più ampia e lunga - scrive l’Fmi -. Meglio fare ristrutturazioni preventive». Morale, scrive il Fondo monetario: «I Paesi con vulnerabilità debitorie devono affrontarle con urgenza. Ma quando il debito si rivela insostenibile va ristrutturato: prima si fa, meglio è». Il Fondo monetario si riferisce ai Paesi più poveri, non a quelli industrializzati.
    Ma anche l’Unione europea, con la riforma delle clausole Cacs, sta andando verso una direzione simile: velocizzare e rendere più facili le ristrutturazioni dei debiti dopo (e questa è la differenza con la proposta dell’Fmi) che il default avviene. Queste clausole, che disciplinano le ristrutturazioni dei debiti, sono già in vigore dal 2013 per i titoli emessi dopo quella data. Ma la loro riforma renderebbe le ristrutturazioni ancora più veloci e facili. Ma questa è davvero una strada auspicabile? «Ristrutturare i debiti è effettivamente un modo per ridurli - osserva Bocola -. Ma facilitare le ristrutturazioni rischia di produrre, oltre ad alcuni benefici, anche un effetto indesiderato: può creare sui mercati profezie autoavveranti, che spingono gli Stati più velocemente verso i default».
    Proprio per questo, secondo Luca Mezzomo, economista di Intesa Sanpaolo, questa soluzione per funzionare «deve essere associata all’introduzione di un prestatore di ultima istanza, che fornisca supporto allo Stato nei momenti in cui la crisi sia dettata da panico irrazionale». A suo avviso gli strumenti oggi esistenti in Europa (come l’Omt della Bce e le sue altre politiche) possono essere ritenuti adeguati.

    Cinque: i bond senza scadenza
    C’è anche una strada raramente usata nella storia, ma che affascina sempre più: i bond irredimibili. Debiti che lo Stato emette senza scadenza. Infiniti. Perpetui. L’ipotesi era stata sollevata dal presidente della Consob Paolo Savona a giugno: titoli di Stato senza scadenza esonerati fiscalmente. Nello stesso periodo in Spagna si propose questa strada per il Recovery Fund, che ai tempi era solo un’idea di lavoro. Ma già nel 2016 l’ex presidente della Fed, Ben Bernanke, aveva proposto al Giappone una soluzione simile: lo Stato avrebbe emesso bond irredimibili zero coupon (cioè a zero interessi) e la Banca centrale li avrebbe interamente acquistati. Cioè la banca centrale stampa soldi e li dà allo Stato: quello che spesso viene chiamato «helicopter money».
    Tutte soluzioni diverse, che vanno da una monetizzazione del debito (l’idea di Bernanke) a qualcosa di molto diverso. E non tutte ridurrebbero il debito, anche se lo renderebbero un po’ più sostenibile. Però anche l’idea dei bond irredimibili, escludendo la strada di Bernanke, può presentare effetti collaterali. «La teoria e la storia, antica e recente, dei titoli a lunghissima scadenza o addirittura perpetui ci mettono in guardia circa i rischi di questi titoli - osservano Giampaolo Galli e Federica Paudice in un report pubblicato sull’Osservatorio Cpi -. Rischi di mercato legati alle fluttuazioni del tasso di interesse, rischi di default e rischi di perdita di potere d’acquisto a causa dell’inflazione. E per compensare tali rischi è probabile che il tasso di interesse sui titoli irredimibili sia più alto di quello prevalente per i titoli con una scadenza». Insomma: anche questa strada non è certo la panacea.

    Sei: il taglio delle tasse per stimolare il Pil
    C’è poi un’altra strada: l’espansione fiscale. Si tagliano le tasse per far ripartire l’economia, in modo da ridurre il rapporto tra debito e Pil agendo sul denominatore. Cioè sul Pil. Strada affascinante, una sorta di medicina indolore che toglie tutti i mali. Ma - secondo il paper di Bernardini, Cottarelli, Galli e Valdes che è andato ad esaminare alcuni casi concreti in cui questa strada è stata tentata - non efficace: nessuno è mai riuscito a ridurre i debiti pubblici in questo modo. «Questa strada può funzionare solo nel breve perché l’aumento del deficit spinge il Pil - sui legge nel report -, ma ben presto questo aumenta il debito e dunque non migliora la situazione».

  8. #8

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    OT on

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    OT off
    Certamente....

  9. #9

  10. #10

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    Ottimo, aggiungiamoci che Conte ha ufficialmente confermato che Babbo Natale ha l'autocertificazione per consegnare i regali , quindi direi che per le prossime feste possiamo stare tranquilli

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