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Vietnam e Arabia alla guida dei VARPS. Focus su cinque paesi decorrelati dai mercati emergenti principali
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  1. #61
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    Rispetto la tu riflessione, ma, la sostanza è stata espressa nelle elaboratissime tesi precedenti:
    nonostante grandi eventi epocali, scoperte scientifiche ed altro, il rapporto ricchezza povertà che determina quello potere mancanza di potere, è sempre rimasto in mano ad un gruppo sparuto rispetto alla moltitudine. E per far ciò si sono sviluppate tecniche sopraffine, per cui è necessario avere doti e studi universitari. Questo è il paradosso, per compiere raid omicidi i "servizi" delle intelligens dei paesi industrializzati reclutano il "meglio" delle giovani leve, per scopi che a volte non hanno nulla da invidiare alla criminalità organizzata. Questo per quello che riguarda un solo aspetto della regia al coperto, nell'ombra.
    Relativamente, a quella che tutti i giorni possiamo vedere, se ci facciamo caso, centro, destra e sinistra hanno strutture piramidali, dove c'è chi ha potere e chi no, per farla breve, siamo sicuri che la sinistra tuteli gli operai? Che la destra tuteli i militari? Che il centro tuteli quelli equidistanti?
    Se poi pnsiamo che i politici hanno fatto una legge per ricevere un vero e proprio sovvenzionamento ai "costi" della politica, per scongiurare quei fenomeni che in passato li avevano visti protagonisti di fatti di malcostume (mazzete da parte dei privati), ebbene, oggi è sotto gli occhi di tutti, che i furbacchioni, hanno preso due piccioni con una fava, ovvero si beccano ancora i soldi dei privati più quelli dello stato, ma si può?
    Bene, allora se questo è vero, e lo è perchè sta nei fatti, nelle sedi giudiziare e sulle prime pagine dei quotidiani (solo che ti propinano tante belle figh. in TV e tanto sport e sottocultura da cerebrolesi, per non fare pensare i più, per sopirne il pensiero), vuol dire che nelle stanze dei bottoni si governa e che nelle sedi istituzionali si recita il copione impartito dalle prime.
    Sveglia!
    Ultima modifica di onaocn; 15-08-09 alle 11:12

  2. #62
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    Democrazia ed istruzione (1/3) Loyola University, Chicago 19 10 1994

    L'argomento che mi è stato proposto e di cui sono molto lieto di parlare è "democrazia ed istruzione". Questa frase mi richiama subito alla mente la vita e l'opera ed il pensiero di uno dei maggiori pensatori del secolo scorso, John Dewey, http://it.wikipedia.org/wiki/John_Dewey
    che dedicò gran parte della sua vita e la sua riflessione a questo insieme di questioni. Credo che dovrei confessare il mio interesse speciale. Semplicemente si dà il caso che il suo pensiero abbia esercitato una forte influenza su di me negli anni della mia formazione - di fatto a partire dai due anni di età, per una serie di ragioni nel cui dettaglio non entrerò ma che sono reali. Per gran parte della sua vita, prima che divenisse scettico, Dewey sembra aver ritenuto che le riforme nell'istruzione di base potessero costituire in se stesse delle leve di cambiamento sociale, che avrebbero potuto aprire la strada verso una società più giusta e libera, in cui, nelle sue parole, "il fine ultimo della produzione non sia la produzione di beni, ma la produzione di esseri umani liberi reciprocamente associati in condizioni di uguaglianza".
    Questa convinzione fondamentale, che attraversa tutto il lavoro ed il pensiero di Dewey, è in profondo disaccordo con le due tendenze principali della vita intellettuale della società moderna. Una, forte ai suoi tempi - scrisse di questi temi negli anni 20 e 30 - si associa con le economie dell'Europa Orientale di quel tempo, i sistemi creati da Lenin e Trotsky e trasformati in una mostruosità finanche maggiore da Stalin. L'altra, la società industriale a capitalismo di stato degli USA e dell'Europa Occidentale, segnata dal dominio effettivo del potere privato. Questi due sistemi sono in realtà simili in aspetti fondamentali, incluso quello ideologico. Entrambi erano, ed uno di essi rimane, profondamente autoritari ed entrambi erano nettamente e fortemente opposti ad un'altra tradizione, quella libertaria di sinistra radicata nei valori dell'Illuminismo, una tradizione che comprendeva i liberali progressisti alla John Dewey, socialisti indipendenti come Betrand Russell, http://it.wikipedia.org/wiki/Bertrand_Russell
    i principali esponenti della corrente fondamentale del marxismo, soprattutto antibolscevichi, e naturalmente i socialisti libertari dei vari movimenti anarchici, per non parlare di porzioni sostanziali del movimento dei lavoratori e di altri settori popolari.
    Questa sinistra indipendente, di cui Dewey faceva parte, ha radici profonde nel liberalismo classico. Ne deriva direttamente, dal mio punto di vista, e si oppone nettamente alle correnti assolutiste delle istituzioni e del pensiero del capitalismo di stato o del socialismo di stato, compresa quella forma di assolutismo piuttosto estrema che è chiamata oggi conservatrice negli USA, una terminologia che avrebbe divertito Orwell e farebbe rivoltare nella tomba tutti i conservatori autentici, se solo se ne potesse trovare uno.
    Non c'è bisogno di sottolineare che questo quadro non è quello convenzionale, per dirla con un eufemismo, ma credo che ha un merito, almeno, cioè quello dell'accuratezza. Cercherò di spiegare perché.
    Facciamo ritorno ad uno dei temi centrali di Dewey, cioè che il fine ultimo della produzione non è la produzione di beni ma quella di esseri umani liberi che si associano reciprocamente in condizioni di uguaglianza. Ciò comprende, naturalmente, l'istruzione, una delle sue occupazioni principali. L'obiettivo dell'istruzione, per spostarci a Bertrand Russell, è "dare un senso al valore delle cose diverso da quello del dominio, contribuire a creare cittadini consapevoli di una comunità libera, incoraggiare la combinazione di cittadinanza e libertà, creatività individuale, che significa che consideriamo un bambino allo stesso modo in cui un giardiniere guarda ad un arbusto, come qualcosa dotata di una natura intrinseca che si svilupperà in maniera ammirevole data la giusta combinazione di terreno, aria e luce". Di fatto, per quanto discordassero su molte cose, Dewey e Russell sono stati forse i due maggiori pensatori del XX sec. in Occidente, secondo me. Erano d'accordo su ciò che Russell chiamava concezione umanistica, radicata nell'Illuminismo, l'idea che l'educazione non va vista come l'atto di riempire un recipiente d'acqua, ma piuttosto quello di aiutare un fiore a crescere a suo modo.
    Dewey e Russel condividevano altresì la convinzione che queste idee dell'Illuminismo e del liberalismo classico avessero un carattere rivoluzionario, e lo avevano proprio al tempo in cui essi scrivevano, nella prima metà del secolo. Se realizzate, queste idee potevano produrre esseri umani liberi i cui valori non fossero l'accumulazione e il dominio, ma piuttosto la libera associazione in condizioni di eguaglinaza e la condivisione e la cooperazione, la partecipazione paritaria al raggiungimento di obiettivi comuni che fossero concepiti democraticamente. Vi era solo disprezzo per ciò che Adam Smith definì "la vile massima dei signori dell'umanità, tutto per loro e niente per gli altri". Il principio guida che oggi ci viene insegnato ad ammirare e riverire, quando ormai i valori tradizionali sono stati erosi attraverso un attacco senza sosta, con i cosiddetti conservatori alla guida dell'offensiva negli ultimi decenni.
    Vale la pena di prendersi il tempo per sottolineare quanto netto e forte è lo scontro di valori tra la concezione umanistica, da un lato, che corre dall'Illuminismo fino a figure capitali del XX sec. come Russell e Dewey e le dottrine predomimanti di oggi, dall'altro, quelle che furono denunciate da Adam Smith come "la vile massima" e altresì dalla vivace e vibrante stampa della classe lavoratrice di un secolo fa, che condannava ciò che chiamava il "nuovo spirito della nuova era, guadagnare ricchezze, dimenticando tutto tranne se stessi". La vile massima di Smith. È del 1850 o giù di lì, dalla stampa della classe lavoratrice americana.
    È significativo tracciare l'evoluzione dei valori a partire da un pensatore precapitalistico come Adam Smith, che poneva l'accento sulla simpatia, sull'obiettivo dell'uguaglianza perfetta e sull'essenzialità del diritto umano ad un lavoro creativo, e contrastarli, venendo al presente, con quelli che lodano il nuovo spirito del tempo, invocando a volte senza vergogna il nome di Adam Smith. Per esempio, James Buchanan, economista vincitore del Premio Nobel, che scrive che "ciò che ogni persona cerca in una situazione ideale è il dominio su un mondo di schiavi". Questo è quello che volete, se non ve ne foste resi conto. Una cosa che Adam Smith avrebbe considerato patologica. Il miglior libro che conosco sul pensiero reale di Adam Smith (Adam Smith and His Legacy From Capitalism) è scritto da una professoressa di questa Università, Patricia Werhane. È il suo pensiero effettivo. Ovviamente è sempre meglio leggere l'originale.
    Una delle illustrazioni più significative di questo nuovo spirito dell'epoca e dei suoi valori è il commento che trova spazio nei media sulle difficoltà che incontriamo nel sollevare i popoli dell'Europa Orientale. Come sapete, stiamo estendendo ad essi, i nostri nuovi beneficiari, la cura amorosa profusa sui nostri protetti in America Latina e nelle Filippine e così via. In ogni caso, stiamo per sollevare i popoli liberati dal comunismo come in passato abbiamo fatto con gli haitiani, con i brasiliani, i guatemaltechi, i filippini, i nativi americani, gli schiavi africani e così via. Il New York Times sta pubblicando attualmente una serie di interessanti articoli su questi problemi che gettano luce sui valori dominanti. C'è stato per esempio un articolo sulla Germania dell'Est scritto da Steven Kinzer che si apriva citando un prete che era stato uno dei leaders della protesta popolare contro il regime comunista. Descrive le preoccupazioni crescenti per ciò che sta accadendo alla società. Dice: "la competizione brutale ed il desiderio di ricchezza stanno distruggendo il nostro senso di comunità e quasi tutti provano una certa paura, depressione o un senso di insicurezza" nell'adottare il nuovo spirito del tempo che noi insegnamo ai popoli arretrati della terra.
    L'articolo successivo si rivolgeva a quella che consideriamo la dimostrazione, il vero esempio di successo, la Polonia, scritto da Jane Perlez. Il titolo è: "Corsie lente e veloci sulla strada capitalista". La tesi dell'articolo è che alcuni stanno comprendendo le cose mentre altri restano indietro. Dà un esempio di buono ed uno di cattivo studente. Il buon studente è il proprietario di una piccola fabbrica che è un "esempio prosperoso del meglio nella moderna Polonia capitalista. Produce intricatissimi abiti da sposa che sono venduti prevalentemente ai ricchi tedeschi e al piccolissimo settore dei polacchi super-ricchi". Questo in un paese in cui la povertà si è più che raddoppiata da quando si sono introdotte le riforme, secondo uno studio della Banca Mondiale dello scorso luglio, e il reddito è sceso di circa il 30%. Comunque, le persone affamate e senza lavoro possono sempre guardare gli intricati abiti da sposa nelle vetrine, apprezzando il nuovo spirito del tempo, e quindi si capisce che la Polonia sia osannata come il maggior esempio positivo delle nostre conquiste. Questo bravo studente spiega che "alle persone occorre insegnare che devono combattere per se stessi e che non possono appoggiarsi ad altri". Descrive un corso di training che sta conducendo con la finalità di instillare i valori americani tra le persone ancora sotto l'effetto del lavaggio del cervello con slogan come: "sono un minatore. Chi è meglio?" Devono tirarsi questa cosa fuori della testa. Un sacco di persone sono migliori, in particolare coloro che possono disegnare abiti da sposa per i tedeschi ricchi.
    Questa è l'immagine scelta per rappresentare il successo dei valori americani. Poi ci sono i fallimenti, quelli che sono sulla corsia lenta della strada capitalista. Qui prende ad esempio un minatore quarantenne che "siede in un soggiorno con le pareti rivestite di legno e ammira il frutto del suo lavoro sotto il comunismo: un televisore, arredamento confortevole, una cucina lucente e moderna, e si domanda perché sta a casa, disoccupato e dipendente dal salario di disoccupazione", non avendo ancora assorbito il nuovo spirito del tempo, "fatti ricco, dimenticanto tutto di te stesso" e non "sono un minatore. Chi è meglio?" La serie continua allo stesso modo. È interessante da leggere per vedere ciò che si dà per scontato.
    Ciò che sta accadendo nell'Europa dell'Est riassume ciò che è accaduto nei nostri domini del terzo mondo per molto tempo e si colloca in una storia molto più lunga. È una cosa che ci è molto familiare dalla nostra storia e da quella dell'Inghilterra prima di noi. C'è un libro recente, di uno storico emerito all'Università di Yale, David Montgomery, in cui si mette in evidenza che l'America moderna fu creata sulla base delle proteste della sua classe lavoratrice. Ha completamente ragione. Quelle proteste furono vigorose e sonore, in particolar modo sulla stampa della classe e della comunità lavoratrice che fiorì negli USA dagli inizi del XIX sec. fino a circa gli anni 30 del '900, quando fu distrutta dal potere privato, come accadde alla sua controparte inglese circa trent'anni dopo. Il primo studio significativo di questo argomento fu quello di Norman Ware del 1924. È ancora una lettura molto illuminante. Fu pubblicato qui a Chicago e ristampato molto di recente da Ivan Dee, un editore locale. Vale davvero lo sforzo di leggerlo, è un lavoro che segna uno studio davvero sostanzioso della storia sociale.
    Ciò che Ware descrive, considerando soprattutto la stampa dei lavoratori, è come il sistema di valori sostenuto dal potere privato dovette essere letteralmente conficcato nelle teste delle persone normali, cui si dovette insegnare ad abbandonare i sentimenti umani normali per sostituirli con il nuovo spirito del tempo, come lo chiamavano. Ware esamina la stampa della classe lavoratrice della metà del XIX sec., spesso, detto per inciso, guidata da donne della classe lavoratrice. I temi che la attraversano non cambiano per un lungo periodo. Si incentrano su ciò che chiamano "degradazione" e "perdita della dignità e dell'indipendenza, perdita del rispetto di sé, declino del lavoratore come persona, declino netto del livello culturale e delle conquiste culturali poiché i lavoratori erano soggetti a" ciò che chiamavano "schiavitù del salario", che consideravano non diversa dalla schiavitù in catene, che avevano combattuto durante la Guerra Civile. Particolarmente significativo e piuttosto rilevante per i problemi di oggi fu il declino netto di ciò che chiamiamo "cultura superiore", la lettura dei classici e della letteratura contemporanea da parte di coloro che a Lowell venivano chiamate le "ragazze da fabbrica"(*) e da parte di artigiani ed altri lavoratori. Gli artigiani avrebbero potuto assumere qualcuno che leggesse loro qualcosa mentre lavoravano perché erano interessati ed avevano le biblioteche
    Ciò che descrivevano, citando dalla stampa dei lavoratori, è che "quando si vende un prodotto si conserva integra la persona. Ma quando si vende il lavoro, ci si vende interamente, perdendo i diritti di uomo libero e diventando vassalli di stabilimenti elefantiaci di un'aristocrazia danarosa che minaccia di annichilire chiunque metta in discussione il loro diritto a schiavizzare ed opprimere. Coloro che lavorano nelle fabbriche dovrebbero possederle, non avere lo stesso status di macchinari governati da despoti privati che impiantano i principi monarchici su suolo democratico mentre ricacciano indietro la libertà ed i diritti, la civiltà, la salute, la morale e l'intellettualità nel nuovo feudalesimo commerciale". Solo in caso che siate confusi, questo accadeva molto prima del Marxismo, sono lavoratori americani che parlano delle loro esperienze negli anni 40 dell'ottocento.

    (*) Si riferisce ad un villaggio che si sviluppò industrialmente tra il 1832 ed il 1848 attraendo prevalentemente la manodopera di ragazze dei dintorni che venivano vendute agli stabilimenti da "caporali".

    Noam Chomsky
    scienziato, filosofo e teorico della comunicazione statunitense. Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology.

  3. #63
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    "Ho riflettuto a lungo sull'attuale costituzione del vostro disordine sociale. Si possono prendere solo due decisioni: o una stupida obbedienza, o la rivolta...Sapete come ci si fa strada qui? Con la forza del genio o con la corruzione. Si deve entrare in questa massa di uomini come una palla di cannone o insinuarcisi come la peste. L'onestà non serve...Disprezzate gli uomini, e scoprite nella rete del codice le maglie attraverso le quali si può passare. Il segreto delle grandi ricchezze apparentemente inesplicabili è un delitto caduto nel dimenticatoio...Più freddamente farete i vostri calcoli, più strada farete. Colpite senza pietà: sarete temuto. Considerate uomini e donne come cavalli di posta da lasciare crepare a ogni tappa...Se proverete un sentimento vero, nascondetelo come un tesoro: non lasciatelo mai sospettare, sareste perduto...Il mondo è un'accozzaglia di sciocchi e di furfanti..."


    da "Père Goriot" Balzac - 1835 -

  4. #64
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    "Ho riflettuto a lungo sull'attuale costituzione del vostro disordine sociale. Si possono prendere solo due decisioni: o una stupida obbedienza, o la rivolta...Sapete come ci si fa strada qui? Con la forza del genio o con la corruzione. Si deve entrare in questa massa di uomini come una palla di cannone o insinuarcisi come la peste. L'onestà non serve...Disprezzate gli uomini, e scoprite nella rete del codice le maglie attraverso le quali si può passare. Il segreto delle grandi ricchezze apparentemente inesplicabili è un delitto caduto nel dimenticatoio...Più freddamente farete i vostri calcoli, più strada farete. Colpite senza pietà: sarete temuto. Considerate uomini e donne come cavalli di posta da lasciare crepare a ogni tappa...Se proverete un sentimento vero, nascondetelo come un tesoro: non lasciatelo mai sospettare, sareste perduto...Il mondo è un'accozzaglia di sciocchi e di furfanti..."


    da "Père Goriot" Balzac - 1835 -
    Bello, lo è anche "Germinale" di Emile Zolà
    http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89mile_Zola

    Un altro che ha capito tutto, è Theodor Adorno
    http://it.wikipedia.org/wiki/Theodor_Adorno
    con il passaggio al capitalismo monopolistico (ma anche ai sistemi collettivistici socialisti), le relazioni interumane si riducono a pura apparenza; la vita individuale diviene pura funzione delle forze oggettive che governano la società di massa; la sfera individuale si riduce all'ambito fittizio del consumo. In tale radicale condizione, la produzione dell'alienazione si manifesta in quanto struttura e sovrastruttura risultano intrecciate in una connessione di accecamento sociale. La cultura si riduce a industria culturale.

  5. #65
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    White al close 22034, a conferma del buono stato di salute di alcuni acquirenti (fondi), bene, andiamo avanti così, in attesa della metà settimana, che dovrebbe confermare lo stato favorevole fin qui rinscontrato, gli spazi al di sopra lo consentirebbero, se son rose fioriranno. Altrimenti, 21200 a contenere eventuali cariche ribassiste, con supporti intermedi 21800/600/400 circa.
    Ultima modifica di onaocn; 18-09-09 alle 18:22

  6. #66
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    Black al close 21716, pochi punti sotto 21800 segnalato quale prima tacca dell'area supportiva. Solo la sua conferma darebbe spazio all'ipotesi tg I 21200 circa, mentre un rimbalzo entro area 21600 confermerebbe un momento contrastato, in attesa dei dati importati di fine settimana, stiamo a vedere.
    Cit Group
    dopo lo slittamento dei dati trimestrali relativi al periodo aprile-giugno e al rilancio dell'ipotesi bancarotta ha forse condizionato al ribasso i mercati.
    Ultima modifica di onaocn; 18-09-09 alle 18:20

  7. #67
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    Rimbalza in area 21600, e chiude con white a 21990, mantenedosi con struttura rialzista, e a questo punto manteniamoci al suo interno, suppongo per i prossimi 500 punti, lo spazio c'è. Sotto, 21500 con i soliti 21200 ultimo baluardo.
    Ultima modifica di onaocn; 18-09-09 alle 18:20

  8. #68
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    White al close 22252, vediamo se chiudiamo la settimana sui 22500, come avevo anticipato, altro non c'è.
    Ultima modifica di onaocn; 18-09-09 alle 18:20

  9. #69
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    Democrazia ed istruzione (2/3) Loyola University, Chicago 19 10 1994

    La stampa dei lavoratori condannava anche ciò che chiamava i "clerici venduti", riferendosi ai media e alle università e alla classe intellettuale, cioè agli apologeti che cercavano di giustificare il dispotismo assoluto che era il nuovo spirito dell'epoca e di instillare i suoi valori sordidi e sminuenti. Uno dei leaders originari dell'AFL, circa un secolo fa, alla fine dell'ottocento, espresse il punto di vista standard descrivendo la missione del movimento dei lavoratori in questi termini: "sconfiggere i peccati del mercato e difendere la democrazia estendendola fino al controllo delle industrie da parte di lavoratori".
    Tutto ciò sarebbe risultato perfettamente comprensibile ai fondatori del liberalismo classico, gente come Wilhelm von Humbolt, per esempio, che ispirò John Stuart Mill e che, come il suo contemporaneo Adam Smith, considerava il lavoro creativo liberamente intrapreso in associazione con altri uomini come il valore centrale della vita umana. Così, se una persona produce un oggetto su ordinazione, scriveva Humboldt, possiamo ammirare ciò che ha fatto ma disprezzeremo ciò che è, non un vero essere umano che agisce seguendo i suoi impulsi ed i suoi desideri. I clerici venduti avevano il compito di minare alla base questi valori e distruggerli nelle persone che si vendono sul mercato del lavoro. Per ragioni simili, Adam Smith avvisò che in ogni società civile i governi avrebbero dovuto intervenire per impedire che la divisione del lavoro trasformasse le persone in "creature tanto stupide ed ignoranti quanto è possibile per un essere umano". Smith basava il suo supporto sfumato al mercato sulla tesi che se le condizioni fossero davvero libere, i mercati avrebbero portato all'uguaglianza perfetta. Questa era la loro giustificazione morale, ma tutto ciò è stato dimenticato dai clerici venduti che hanno una storia piuttosto diversa da raccontare.
    Dewey e Russel sono due dei maggiori eredi, nel XX sec., di questa tradizione, che ha radici nell'Illuminismo e nel liberalismo classico. Ancor più interessante è la storia ispiratrice delle lotte e dell'organizzazione e della protesta degli uomini e delle donne lavoratrici a partire dagli inizi del XIX sec., quando cercavano di conquistare la libertà e la giustizia e di conservre i diritti che una volta avevano, mentre il nuovo dispotismo del potere privato sostenuto dallo stato estendeva la sua influenza. La questione elementare fu formulata con una buona dose di chiarezza da Thomas Jefferson attorno al 1816, prima che la rivoluzione industriale avesse preso davvero piede nelle ex colonie ma quando già potevano vedersene gli sviluppi. Nei suoi ultimi anni, Jefferson, osservando ciò che accadeva, nutriva dei seri dubbi circa il destino dell'esperimento democratico. Temeva la nascita di una nuova forma di assolutismo più minacciosa di quella che era stata schiacciata con la rivoluzione americana, di cui era stato un leader. Jefferson faceva la distinzione, negli ultimi anni di vita, tra quelli che chiamava gli "aristocratici" e i "democratici". Gli aristocratici sono "coloro che temono e che non hanno fiducia nelle persone, e desiderano sottrarre loro tutti i poteri per metterli nelle mani delle classi superiori". I democratici, al contrario, "si identificano con il popolo, hanno fiducia in esso, si preoccupano per esso e lo considerano come il repositorio dell'interesse pubblico, se non sempre il più saggio". Gli aristocratici dei suoi giorni erano i sostenitori del nascente stato capitalista, che Jefferson guardava con sdegno, riconoscendo chiaramente la contraddizione del tutto evidente tra democrazia e capitalismo, o, più accuratamente, ciò che potremmo chiamare il capitalismo esistente in realtà, cioè guidato e finanziato da potenti stati in sviluppo, come accadeva in Inghilterra e negli USA e di fatto ovunque.Questa contraddizione fondamentale fu rafforzata dalla concessione di poteri sempre maggiori alle nuove strutture economiche, non attraverso procedure democratiche ma prevalentemente attraverso tribunali e avvocati che trasformarono quelle che Jefferson chiamava le "istituzioni bancarie e le incorporazioni monetarie" - che, diceva, avrebbero distrutto la libertà e di cui potette a stento vedere la nascita nei suoi giorni - in "persone immortali" con poteri e diritti ben al di là dei peggiori incubi di pensatori precapitalisti come Adam Smith o Thomas Jefferson. Mezzo secolo prima Adam Smith già aveva messo in guardia da questo, benché potesse a stento vederne gli inizi.
    La distinzione jeffersoniana tra aristocratici e democratici fu sviluppata circa mezzo secolo più tardi da Bakunin, pensatore ed attivista anarchico, con una delle poche predizioni delle scienze sociali che di fatto si siano dimostrate vere. Dovrebbe avere un posto d'onore in ogni curriculum accademico serio nelle scienze sociali e nelle lettere per questa ragione sola. Nel XIX sec. Bakunin previde che l'intelligentsia nascente del XIX sec. avrebbe seguito una di due strade parallele. Una sarebbe stata sfruttare le lotte popolari per prendere il potere statale, costituendosi in quella che chiamava una "burocrazia rossa che imporrà il regime più crudele e viziato della storia". Questo è un cammino, l'altro, diceva, sarà di quelli che scopriranno che il potere reale è altrove, e si trasformeranno nei suoi clerici venduti, nelle parole della stampa dei lavoratori, servendo i veri padroni del sistema di potere privato sostenuto dallo stato, o come managers o apologeti che picchiano il popolo con il bastone del popolo, per dirla con le sue parole, nelle democrazie capitaliste di stato. Le somiglianze sono sorprendenti e arrivano fino al presente. Aiutano a spiegare la rapida transizione delle persone dall'una all'altra posizione, all'apparenza strana ma di fatto rispondente ad una ideologia comune. Lo stiamo vedendo proprio ora in Europa dell'Est con il gruppo di quelli a volte chiamati capitalisti della Nomenklatura, la vecchia classe dominante al potere, ora i maggiori entusiasti del mercato, che si arricchiscono mentre le loro società diventano normali società del Terzo Mondo. Il passaggio è semplicissimo, perché si tratta essenzialmente della stessa ideologia. Il passaggio simile dall'essere commissari stalinisti alla celebrazione dell'America è piuttosto normale nella storia moderna, e non richiede un grosso cambio nei valori, solo lo spostamento del giudizio di dove risiede il potere.Indipendentemente da Jefferson e Bakunin, altri giungevano alla stessa comprensione durante il XIX sec. Uno dei principali intellettuali americani era Charles Francis Adams, che descrisse nel 1880 il sorgere di quella che è oggi chiamata "società post-industriale" da Daniel Bell, Robert Reich, John Kenneth Galbraith ed altri. Siamo nel 1880, si ricordi, una società in cui, diceva Adams, "il futuro è nelle mani delle università, delle scuole, dei nostri specialisti, dei nostri uomini di scienza e di coloro che svolgono il lavoro concreto di organizzazione nelle istituzioni ideologiche ed economiche". Oggigiorno sono chiamati "elite tecnocratica" e "intellettuali d'azione" o la classe nuova o con qualche altra parola simile. Adams, nel 1880, concludeva che "il primo obiettivo dei cittadini pensanti, perciò, dovrebbe essere non mantenere al potere questo o quel partito politico ma insistere sull'ordine e sulla supremazia della legge", intendendo con ciò che alle elite avrebbe dovuto essere concesso di lavorare in quello che la Banca Mondiale chiama "isolamento tecnico" - sono un po' anacrostico qui, questo è gergo moderno - o, come dice il London Economistic oggi, "le politiche dovrebbero essere slegate dalla Politica". Questo è il caso della libera Polonia, assicurano ai loro lettori, così non devono preoccuparsi del fatto che le persone possano richiedere qualcosa di completamente diverso in libere elezioni. Può succedere quello che si vuole alle elezioni, però, siccome le politiche sono del tutto separate dalla Politica e l'isolamento tecnocratico avanza, non conta. Questa è la democrazia.
    Un decennio prima, nel 1870 - erano preoccupati per il suffragio universale allora, la popolazione stava lottando per il diritto di voto - Adams aveva avvertito che il suffragio universale avrebbe "portato il governo dell'ignoranza e del vizio, con il potere nelle mani del proletariato europeo e soprattutto celtico della costa atlantica", questi orrendi irlandesi, "del proletariato africano sulle spiagge del golfo e del proletariato cinese sul Pacifico". Adams non previde le tecniche sofisticate che si sarebbero sviluppate nel XX sec. per assicurare che le politiche restassero isolate dalla Politica mano a mano che il diritto si allargava grazie alla lotta del popolo e per garantire che il pubblico generale rimanesse marginalizzato e disaffezionato, soggiogato dal nuovo spirito del tempo e che arrivasse a vedersi non come un popolo libero che aveva un diritto alla dignità e all'indipendenza ma come atomi di consumo che si vendono sul mercato del lavoro, per lo meno se sono fortunati.
    Adams esprimeva di fatto una vecchia idea. Ottant'anni prima, Alexander Hamilton l'aveva detto chiaramente. Disse che esisteva l'idea che il popolo è una grande bestia e che la vera malattia è la democrazia. Questo è Hamilton. Queste idee si sono radicate sempre di più nei circoli colti, e le paure di Jefferson e le previsioni di Bakunin si sono progressivamente realizzate. Gli atteggiamenti elementari che sono arrivati in questo secolo sono ben rappresentati dal segretario di stato di Woodson Wilson, Robert Lansing, atteggiamenti che condussero al "Terrore Rosso" di Wilson, come fu chiamato, che distrusse il movimento operario ed il pensiero indipendente per un decennio. Lansing mise in guardia di fronte al pericolo di permettere alla "massa ignorante ed incapace dell'umanità" di diventare "dominante sulla terra", o finanche influente, come credeva che volessero i bolscevichi. Questa è la reazione isterica e completamente erronea che è del tutto comune tra le persone che sentono il loro potere minacciato. Queste preoccupazioni furono articolate molto chiaramente dagli intellettuali progressisti dell'epoca, di cui forse il principale era Walter Lippman con i suoi saggi sulla democrazia, prevalentemente negli anni 20. Lippman fu anche decano del giornalismo americano e uno dei commentatori più autorevoli per molti anni.
    Il suo consiglio era che "il pubblico deve essere messo al suo posto in modo che gli uomini responsabili possano vivere liberi dal calpestio e dal brusio di una schiera selvaggia". La bestia di Hamilton. In una democrazia, sosteneva Lippman, questi "ignoranti e invadenti nuovi venuti" hanno una "funzione". La loro funzione è essere "spettatori interessati dell'azione" ma non "partecipanti". Devono periodicamente affidare il loro peso a qualche membro della classe dominante, queste sono le elezioni, e poi si suppone che ritornino alle loro occupazioni private. Di fatto nozioni simili divennero parte della teoria ortodossa nell'accademia più o meno allo stesso tempo.Nel messaggio presidenziale all'Associazione americana per le scienze politiche nel 1934, William Shepard sostenne che il governo dovrebbe essere nelle mani di "un'aristocrazia di intelletto e potere", mentre agli "elementi ignoranti, non informati e antisociali" non deve essere permesso controllare le elezioni, come egli credeva erroneamente che avessero fatto in passato. Uno dei fondatori delle scienze politiche moderne, Harold Lasswell, scrisse nell'Enciclopedia delle scienze sociali nel 1933 o 1934 che le moderne tecniche di propaganda, che erano state incredibilmente affinate dai liberali wilsoniani, fornivano il modo di tenere il pubblico in riga. Lasswell descriveva Wilson come "il grande generalisimo [così nel testo inglese, ndt] sul fronte della propaganda". I risultati conseguiti da Wilson in termini di propaganda nella prima guerra mondiale fecero colpo su altri, compreso Hitler. Se ne può leggere qualcosa in Mein Kampf. Ma più di tutto colpirono la comunità economica americana. Ciò portò ad una gigantesca espansione dell'industria delle relazioni pubbliche che si dedicava al controllo dell'opinione pubblica, come i suoi sostenitori ammettevano in tempi più onesti, proprio come, scrivendo nella Enciclopedia delle scienze sociali nel 1934, Lasswell descrisse ciò di cui stava parlando in termini di propaganda. Noi non usiamo più quel termine, siamo più sofisticati.In quanto studioso di scienze sociali, Lasswell si faceva sostenitore di un uso più sofisticato di questa nuova tecnica di controllo del pubblico offerta dalla propaganda moderna. Essa permeterrebbe, diceva, agli uomini intelligenti di una comunità, i capi naturali, di superare la minaccia della grande bestia che può minacciare l'ordine a causa dell'ignoranza e della superstizione delle masse, nelle parole di Lasswell. Non dovremmo soccombere al "dogmatismo democratico che vuole gli uomini essere i migliori giudici dei loro propri interessi". I migliori giudici sono le elites, cui bisogna assicurare i mezzi per imporre il loro volere per il bene comune. Gli aristocratici di Jefferson, in altre parole.
    Lippman e Lasswell rappresentano la frangia più liberale e progressista, che garantisce alla bestia almeno il ruolo dello spettatore. All'estremo reazionario ci sono quelli che si denominano impropriamente conservatori nel linguaggio mediatico attuale. Così i reazionari reaganiani pensavano che il pubblico, la bestia, non dovesse avere neppure il ruolo di spettatore. Ciò spiega la fascinazione per le operazioni di terrore clandestino, che non erano segrete per nessuno eccetto il pubblico americano, certamente non per le loro vittime. Le operazioni di terrore clandestino erano pensate per lasciare la popolazione domestica nell'ignoranza. Invocavano altresì misure assolutamente prive di precedenti in termini di censura e propaganda per assicurare che lo stato ricco ed interventista che allevavano potesse fungere da stato di welfare per i ricchi e non fosse turbato dalla marmaglia. L'immenso aumento della propaganda economica in anni recenti, il recente assalto alle università da parte di fondazioni di destra ed altre tendenze attuali sono altre manifestazioni delle stesse preoccupazioni. Queste furono risvegliate da ciò che le elites liberali chiamavano "crisi della democrazia", sviluppatasi negli anni 60, quando settori della popolazione precedentemente marginalizzati ed apatici, quali le donne, i giovani, gli anziani, i lavoratori e così via, cercarono di entrare nell'arena pubblica, dove hanno il diritto di stare, come comprendono tutti gli aristocratici onesti.
    John Dewey era un residuo della tradizione liberale classica dell'Illuminismo che si opponeva al dominio dei saggi, alla carica degli aristocratici jeffersoniani, che si collocassero nella porzione reazionaria o liberale di questo ristrettissimo spettro liberale. Dewey comprese chiaramente che "la politica è l'ombra proiettata sulla società dai grandi interessi economici", e fintanto che ciò permanga vero, "un'attenuazione dell'ombra non cambierà la sostanza". Intendendo che le riforme sono di utilità limitata. La democrazia richiede che la causa dell'ombra sia rimossa non solo per il suo dominio sull'arena politica, ma perché le stesse istituzioni del potere privato incrinano la democrazia e la libertà. Dewey era molto esplicito riguardo al potere antidemocratico che aveva in mente. Per citarlo: "il potere oggi" - siamo nel 1920 - "risiede nel controllo dei mezzi di produzione, scambio, pubblicità, trasporto e comunicazione. Chiunque li possieda controlla e domina la vita del paese, anche se permangono forme di democrazia. Affari finalizzati al profitto privato attraverso il controllo privato delle banche, della terra e dell'industria rafforzato dal controllo della stampa, delle agenzie stampa e degli altri mezzi di pubblicità e propaganda, che è il sistema di potere attuale, la fonte di coercizione e controllo, e finché non sia rovesciato non potremo parlare seriamente di democrazia e libertà". L'istruzione, sperava, del tipo di cui parlava, la produzione di esseri umani liberi, doveva essere uno dei mezzi per mettere in discussione questa mostruosità assolutista.
    In una società libera e democratica, sosteneva Dewey, i lavoratori dovrebbero essere padroni del loro destino industriale, non strumenti affittati dai datori di lavoro. Concordava su questioni fondamentali con i fondatori del liberalismo classico e con i sentimenti democratici e libertari che animavano i movimenti dei lavoratori sin dagli inizi della rivoluzione industriale, fino a che non furono abbattuti da una combinazione di violenza e propaganda. Nel campo dell'istruzione, perciò, Dewey riteneva "illiberale ed immorale" insegnare ai bambini a lavorare "non liberamente ed intelligentemente, ma allo scopo di guadagnare dal lavoro", nel qual caso la loro attività "non è libera perché non vede una libera partecipazione". Ancora la concezione del liberalismo classico e dei movimenti dei lavoratori. Perciò, sosteneva Dewey, le aziende devono cambiare da "un ordine feudale ad uno democratico" basato sul controllo da parte dei lavoratori e sulla loro libera associazione, ancora una volta classici ideali anarchici che affondano le loro radici nel liberalismo classico e nell'Illuminismo.
    Siccome il sistema dottrinale si è ristretto sotto l'assalto del potere privato, in particolare nel corso degli ultimi decenni, questi valori libertari fondamentali suonano oggi esotici ed estremi, forse anche antiamericani, per usare uno dei termini del pensiero totalitario odierno in Occidente. Dati questi cambiamenti, è utile ricordare che il genere di idee che Dewey esprimeva sono americane quanto la torta di mele. Trovano origine direttamente nelle tradizioni americane, proprio quelle di maggioranza, al di là di qualsiasi influenza da parte di pericolose ideologie straniere, all'interno di una degna tradizione che viene lodata in maniera rituale, benché sia normalmente distorta e dimenticata. E tutto ciò è parte del deterioramento della democrazia al giorno d'oggi, sia al livello istituzionale che ideologico, secondo me.
    L'istruzione è, chiaramente, in parte una questione di scuole ed università. Ciò è vero sia che il suo fine sia l'educazione alla libertà ed alla democrazia, come sosteneva Dewey, sia l'educazione all'obbedienza, alla subordinazione ed alla marginalizzazione, come vogliono le istituzioni dominanti. James Coleman, sociologo all'Università di Chicago, uno dei maggiori studiosi dell'istruzione e degli effetti dell'esperienza sulla vita dei bambini, conclude dopo molti studi che "l'effetto complessivo del contesto familiare è considerevolmente maggiore dell'effetto totale di tutte le variabili scolastiche nel determinare i risultati degli studenti". In realtà, circa due volte più forte, conclude. Perciò è importante dare uno sguardo a come le politiche sociali e la cultura dominante stanno plasmando questi fattori, le influenze familiari e così via.

    Noam Chomsky
    scienziato, filosofo e teorico della comunicazione statunitense. Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology.
    Ultima modifica di onaocn; 14-08-09 alle 22:07

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    Daily con black al close 22013, che non inficia la struttura rialzista, e weekly che aggiunge la quinta white consecutiva, con il Toro che entra in scena, quando l'indice ha fatto 8990 punti in 23 settimane ( nella precedente “ripresa” Toro del 13 03 03 ne aveva fatti 4000 nello stesso tempo), un record. Ancora 500/700 punti sembrano alla portata nel brevissimo. Pericolo sotto 21800 con 21200 ultimo baluardo, con fine settimana dalle Macro importanti. Macro, che ieri hanno dato un spallata ai mercati, in quanto il primo dei 2 report mensili sulla fiducia dei cosumatori dell'Universita del Michigan, è stato inferiore alle attese (63 punti contro i 69 attesi), fondamentale a questo punto, il suo secondo report definitivo, tra 15 giorni, a lunedì.
    Ultima modifica di onaocn; 18-09-09 alle 18:20

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