Eni - solo news - n.3 - Pagina 3
Tassi di interesse negativi ci dicono che il futuro vale più del presente in un mondo dove sovrabbonda il risparmio
Cosa si nasconde dietro questa grossa ondata di tassi d?interesse negativi? Da Francoforte  a Zurigo passando per Tokio, più di un terzo dei bond presenti sul mercato offrono ormai ritorni …
Calendario conti 3° trimestre 2019 Ftse Mib: apre Saipem, banche e FCA le più attese
Dopo un inizio poco fortunato, il mese di ottobre ha visto un forte rialzo dei mercati azionari internazionali. Gli indici USA sono tornati sui massimi storici, mentre quelli europei (Ftse …
Descalzi a tutto campo: Eni non sarà preda M&A, dividendo può salire
Eni è diventata la compagnia più efficiente tra le grandi con riserve proprie che sono state scoperte e non comprate, con costi per i nuovi barili molto bassi, a meno …
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  1. #21
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    Stralcio da questo reoport odierno di MF:

    Societe Generale, le regine europee del dividendo - MilanoFinanza.it


    6) Eni . Il gruppo guidato da Claudio Descalzi offre un rendimento da dividendo 2019 del 6,4%(cedola stimata di 0,84 euro).

  2. #22
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    07/08/2019 18:24

    Eni: da avvio buy-back detiene 1,19% capitale

    ROMA (MF-DJ)--Eni ha acquistato nel periodo compreso tra il 29 luglio e il 2 agosto 2019 n. 1.672.405 azioni proprie, al prezzo medio ponderato di 14,053542 euro per azione, per un controvalore complessivo di 23.503.214,39 euro nell'ambito dell'autorizzazione all'acquisto di azioni proprie deliberata dall'Assemblea di Eni del 14 maggio 2019, gia' oggetto di informativa ai sensi dell'art. 144-bis del Regolamento Consob 11971/1999. Dall'inizio del programma, informa una nota, Eni ha acquistato n. 10.155.662 azioni proprie (pari al 0,28% del capitale sociale) per un controvalore complessivo di 145.575.892,64 euro. A seguito degli acquisti effettuati fino al 2 agosto 2019, considerando le azioni proprie gia' in portafoglio, Eni detiene n. 43.200.859 azioni proprie pari allo 1,19% del capitale sociale gug (fine) MF-DJ NEW

  3. #23
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    09/08/2019 12:55

    Per Eni possibile nuovo progetto in Iraq

    Reuters ha rivelato che l'Iraq si appresta a siglare un'intesa con Eni e British Petroleum per la realizzazione di un nuovo oleodotto. Intanto l'Aie ha tagliato le previsioni sulla crescita della domanda globale di petrolio

    di Roberta Castellarin

    L'Iraq si appresta a siglare un'intesa con Eni e British Petroleum per la realizzazione di un nuovo oleodotto, originariamente parte di una mega-accordo con il gigante energetico statunitense ExxonMobil. L'agenzia Reuters scrive che nella cornice dell'accordo proposto, del valore di 400 milioni di dollari, BP ed Eni prenderanno in carico l'implementazione di un programma per la costruzione di due oleodotti sul fondo marino per le esportazioni dall'Iraq meridionale attraverso il golfo. "Lo confermano le fonti, che mantengono l'anonimato poiché le trattative non sono ancora state rese pubbliche", ha detto l'agenzia che ricorda che ExxonMobil e Eni hanno declinato ulteriori commenti.

    Intanto l'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) ha tagliato le previsioni sulla crescita della domanda globale di petrolio perché le preoccupazioni per la salute dell'economia mondiale e le relazioni commerciali sempre più incerte tra gli Stati Uniti e la Cina eserciteranno ulteriori pressioni sulla domanda mondiale di petrolio nel 2019.

    Infatti nel rapporto sul mercato petrolifero, l'Aie ha tagliato le sue previsioni per la crescita della domanda globale di petrolio, per la terza volta in quattro mesi, portandola a 1,1 milione di barili al giorno da 1,2 milioni. La domanda per il periodo tra gennaio e maggio era i minimi dal 2008. Mentre le tensioni geopolitiche rimangono elevate in Medio Oriente tra le forze navali occidentali e iraniane, l'obiettivo principale dell'Aie resta l'economia. L'agenzia ha espresso la crescente preoccupazione per l'impatto del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina sulla crescita "molto lenta" sia della domanda globale di petrolio che economica che, dopo aver rivisto le previsioni a maggio e giugno.

    "Ora, la situazione sta diventando ancora più incerta, la disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina rimane irrisolta e a settembre dovrebbero essere imposte nuove tariffe", si legge nel rapporto. Il primo agosto il presidente degli Stati uniti, Donald Trump, ha minacciato l'imposizione di nuove tariffe su circa 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi e il petrolio ha seguito i movimenti del mercato.

    Il benchmark europeo è sceso di oltre l'11% finora, mentre il greggio statunitense è sceso del 10% questo mese. Il peggioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Cina, secondo il report, "potrebbe portare a una riduzione dell'attività commerciale e ad una minore crescita della domanda di petrolio". Nel prendere la sua decisione, l'Aie ha affermato di aver considerato il taglio delle previsioni del Fondo Monetario Internazionale per la crescita globale. Infatti, l'Fmi ha recentemente ridotto le sue previsioni di crescita del pil globale nel 2019 dallo 0,1% al 3,2%. Oggi il Brent tratta a 58,26 dollari al barile (+1,53%) ed Eni a Piazza Affari scambia a quota 13,22 euro (-1,55%).

  4. #24
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    12/08/2019 16:53

    BofA avverte: buy back delle big oil a rischio se scende il Brent

    La metà delle società petrolifere europee ha annunciato buyback in modo da premiare i propri azionisti. Ma la debolezza del prezzo del petrolio potrebbe rendere questa politica non sostenibile nel 2020. L'avvertimento arriva da BofA


    di Roberta Castellarin

    La metà delle società petrolifere europee ha annunciato buyback in modo da premiare i propri azionisti. Ma la debolezza del prezzo del petrolio potrebbe rendere questa politica non sostenibile nel 2020. L'avvertimento arriva da uno studio di Bank of America Merrill Lynch che parte da un dato: il 50% dell'eccesso di free cash flow generato dalle società petrolifere europee, che ammonta a 24 miliardi di dollari, è tornato agli azionisti nel 2019.

    "Crediamo che le Big oil che si impegnano a disciplinare il capex e a generare ritorno per gli azionisti sovraperforino le altre società del settore", si legge nell'analisi di BofA. Ma bisogna anche fare i conti con le prospettive per il prezzo del petrolio. Oggi il Wti cede lo 0,17%, a 52,44 dollari al barile, mentre il Brent si mostra in ribasso dello 0,26%, a 57,23 dollari al barile.

    "I nostri colleghi della ricerca sulle commodity nei giorni scorsi hanno evidenziato il rischio di ribasso del Brent a 30 dollari al barile a causa dell'ultimo ciclo di dazi statunitensi e della possibilità che la Cina possa iniziare ad acquistare il greggio iraniano in rappresaglia. Pertanto, ricordiamo che i riacquisti di azioni proprie da parte delle Big oil dipendono da robusti prezzi del petrolio, con una copertura completa ddel free cash flow organico raggiunta per tutte le società con il Brent a 60/55 dollari nel 2019/20. Alcuni, tuttavia, sono più resilienti: nel 2020, vediamo RDS, Repsol e Total coprire i loro riacquisti al di sotto di 40 dollari al barile", si legge nella ricerca di BofA.

    La ricerca di BofA ricorda che anche le società europee specializzate nei servizi petroliferi europei hanno aumentato significativamente i riacquisti nel 2018-19 (più di un miliardo di dollari in totale), "ma a differenza dei Big oil, crediamo che stiano esagerando: prevediamo che i dividendi più i riacquisti supereranno la generazione di free cash flow di 0,5 miliardi di dollari nel 2019. A nostro avviso, questa differenza è insostenibile e quindi prevediamo che nel 2020 le remunerazione degli azionisti diminuirà come conseguenza del calo significativo dei riacquisti", continua l'analisi di BofA.

    Dal punto di vista dei progressi dei piani di buyback finora annunciati BP risulta significativamente indietro, mentre Eni ha iniziato l'acquisto di azioni proprie di recente. Infatti il colosso petrolifero italiano ha annunciato un programma di riacquisto di azioni da 400 milioni di dollari per il 2019 in occasione dell'aggiornamento della strategia 2019-22 a marzo (supponendo che i prezzi del petrolio del Brent tra i 60 e i 65 dollari) e ha iniziato a riacquistare le azioni all'inizio di giugno. "Se continua ad acquistare azioni al ritmo di luglio, i suoi riacquisti del 2019 saranno completati entro i primi di dicembre. A partire dal 2020, Eni prevede di aumentare questo tasso di esecuzione annuale a 800 milioni di euro (presupponendo prezzi del petrolio Brent pari a 75 dollari al barile)", dicono gli esperti di BofA. Oggi Eni a Piazza Affari tratta a 13,2 euro, in sostanziale parità rispetto alla chiusura di venerdì.

  5. #25
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    13/08/2019 08:25

    Eni: Exxon & Co avanti in Iraq (MF)

    MILANO (MF-DJ)--Come sembrano lontani ora i tempi in cui l'allora amministratore delegato, Paolo Scaroni, parlava di "entusiasmo affievolito" per l'avventura di Eni in Iraq. Era il 2012, e persino le oil company statunitensi meditavano di lasciare intere aree del Paese, frenate dalle difficolta' burocratiche e geopolitiche. Giacimenti ambiti e ricchissimi, come West Kurna, faticavano ad attrarre nuovi investitori. Oggi, sette anni dopo, scrive MF, lo scenario e' cambiato, al punto che nell'ultimo bilancio annuale il Cane a sei zampe ha annunciato il "raggiungimento del record produttivo in Iraq", iscrivendo un altro milione di barili di riserve certe e fissando il prossimo plateau a 700 mila barili al giorno, con l'attesa perforazione dei nuovi pozzi nel giacimento di Zubair, che ha garantito finora un miliardo di barili. Adesso l'attenzione si sposta anche sulle infrastrutture, di cui Baghdad ha sempre piu' bisogno. Eni e BP sono state appena scelte dal governo iracheno per realizzare un nuovo oleodotto destinato all'esportazione nell'area del Golfo, un progetto da circa 400 milioni di dollari che ha fatto addirittura gridare alla guerra con Exxon, prima data per favorita e poi esclusa dalla commessa. Ma non e' cosi'. Il colosso statunitense, partner strategico di Eni in vari consorzi (da Kashagan al Mozambico) resta in corsa nel mega-programma di infrastrutture petrolifere stimato in 53 miliardi di dollari per i prossimi 30 anni. Per calmare le acque e non turbare gli equilibri sul mercato iracheno e' dovuto intervenire il viceministro del petrolio, Thamir Ghadhban, garantendo che ci sara' spazio anche per Exxon. red/lab (fine) MF-DJ NEWS

  6. #26
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    Eni - Si aggiudica con BP contratto per realizzazione oleodotto in Iraq 13/08/2019 10:12 - MKI
    Eni si e' aggiudicata, assieme a BP, un contratto del valore di 400 milioni di dollari per la realizzazione di un oleodotto in Iraq, destinato all' esportazione nell' area del Golfo.
    E' quanto riportano fonti di stampa, secondo cui il cane a sei zampe gestirebbe l' ingegneria e la costruzione del progetto, mentre a BP spetterebbe la supervisione del versante finanziario.
    A fronte dell' incarico, la compagnia britannica riceverebbe un compenso sotto forma di forniture di petrolio, mentre Eni otterrebbe la propria parte per cassa.
    Esclusa invece dalla commessa Exxon, data inizialmente per favorita, che dovrebbe tuttavia rivestire un ruolo nell' ambito del piu' generale piano da 53 miliardi di dollari in infrastrutture petrolifere programmato dal governo iracheno per i prossimi 30 anni.
    Per Eni la presenza in Iraq resta quindi strategica nell’ambito dell’espansione in Medio Oriente. Baghdad mira infatti ad aumentare la produzione complessiva giornaliera dai 4,5 milioni di barili odierni a 6 milioni entro il 2020, di cui oltre l' 80% destinato all' esportazione, con l’obiettivo di arrivare a sfidare l’Arabia Saudita nei prossimi 5 anni raddoppiando a 9 milioni.

  7. #27
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    PETROLIO: OPEC TAGLIA STIME DOMANDA 2019 A 1,10 MLN BARILI, PREOCCUPA ECONOMIA

    (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Roma, 16 ago - L'Opec taglia le previsioni di crescita della domanda petrolifera per il 2019 per la seconda volta in tre mesi sulla base di proiezioni per la crescita economica globale in rallentamento indicando le incertezze derivanti dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Nel rapporto mensile l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio ha dichiarato di aspettarsi una decelerazione nell'aumento della domanda mondiale di petrolio quest'anno e porta la sua stima a 1,1 milioni di barili al giorno. Un taglio di soli 40.000 barili al giorno rispetto alla stima precedente ma che arriva dopo altri tagli. Restra stabile, invece, la previsione per il 2020. L'Opec ha anche ridotto le previsioni di crescita dell'offerta per il 2019 e il 2020 per i paesi non Opec. "Rimangono grandi incertezze" afferma il rapporto in riferimento all'economia mondiale e di fronte "al rallentamento della crescita economica, le persistenti tensioni commerciali e il calo della crescita della domanda di petrolio, e' fondamentale monitorare attentamente l'equilibrio tra domanda e offerta e contribuire a stabilizzare il mercato nei prossimi mesi" sintetizza il cartello.

    Sul fronte della produzione l'Opec sottolinea come gli Stati Uniti, insieme a Brasile e Cina, saranno tra gli attore chiave della crescita. La produzione dell'Opec e' diminuita nuovamente a luglio, principalmente a causa di un forte rallentamento in Arabia Saudita, ha affermato l'organizzazione nel suo rapporto mensile. Tra gli altri membri dell'Opec, la produzione ha continuato a scendere in Iran, colpita dalle sanzioni mentre e' cresciuta in Iraq e in Algeria. In totale, la produzione Opec e' diminuita di 246.000 barili al giorno in un mese a 29,609 milioni. I 24 paesi Opec e i loro 10 alleati del gruppo Opep +, compresa la Russia, sono impegnati dal 2016 in una limitazione volontaria della loro produzione a sostegno dei prezzi, in un contesto di rallentamento della crescita economica globale. Incontrandosi a Vienna all'inizio di luglio, hanno rinnovato per nove mesi il loro accordo per ridurre l'offerta combinata di 1,2 milioni di barili al giorno (mbd) rispetto a ottobre 2018.

    Ale (RADIOCOR) 16-08-19 13:47:01

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Superspazzola Visualizza Messaggio
    PETROLIO: OPEC TAGLIA STIME DOMANDA 2019 A 1,10 MLN BARILI, PREOCCUPA ECONOMIA

    (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Roma, 16 ago - L'Opec taglia le previsioni di crescita della domanda petrolifera per il 2019 per la seconda volta in tre mesi sulla base di proiezioni per la crescita economica globale in rallentamento indicando le incertezze derivanti dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Nel rapporto mensile l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio ha dichiarato di aspettarsi una decelerazione nell'aumento della domanda mondiale di petrolio quest'anno e porta la sua stima a 1,1 milioni di barili al giorno. Un taglio di soli 40.000 barili al giorno rispetto alla stima precedente ma che arriva dopo altri tagli. Restra stabile, invece, la previsione per il 2020. L'Opec ha anche ridotto le previsioni di crescita dell'offerta per il 2019 e il 2020 per i paesi non Opec. "Rimangono grandi incertezze" afferma il rapporto in riferimento all'economia mondiale e di fronte "al rallentamento della crescita economica, le persistenti tensioni commerciali e il calo della crescita della domanda di petrolio, e' fondamentale monitorare attentamente l'equilibrio tra domanda e offerta e contribuire a stabilizzare il mercato nei prossimi mesi" sintetizza il cartello.

    Sul fronte della produzione l'Opec sottolinea come gli Stati Uniti, insieme a Brasile e Cina, saranno tra gli attore chiave della crescita. La produzione dell'Opec e' diminuita nuovamente a luglio, principalmente a causa di un forte rallentamento in Arabia Saudita, ha affermato l'organizzazione nel suo rapporto mensile. Tra gli altri membri dell'Opec, la produzione ha continuato a scendere in Iran, colpita dalle sanzioni mentre e' cresciuta in Iraq e in Algeria. In totale, la produzione Opec e' diminuita di 246.000 barili al giorno in un mese a 29,609 milioni. I 24 paesi Opec e i loro 10 alleati del gruppo Opep +, compresa la Russia, sono impegnati dal 2016 in una limitazione volontaria della loro produzione a sostegno dei prezzi, in un contesto di rallentamento della crescita economica globale. Incontrandosi a Vienna all'inizio di luglio, hanno rinnovato per nove mesi il loro accordo per ridurre l'offerta combinata di 1,2 milioni di barili al giorno (mbd) rispetto a ottobre 2018.

    Ale (RADIOCOR) 16-08-19 13:47:01
    consumo giornaliero mondiale sui 92 93 milioniiiiiiiiiiiiiiiiiiiii di barili al gionnnnnno......ma sapete mettere il fila 92 milioni di barili che distanza copre e poi parlano di effetto serra e inquinamento ma qui è come il cane che si morde la coda

  9. #29

  10. #30
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    https://www.finanzaonline.com/notizi...cipo-di-5-mesi

    Eni, la produzione gas di Zohr raggiunge target in anticipo di 5 mesi

    Valeria Panigada
    21 agosto 2019 - 15:35

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