Unicredit: solo news n. 4
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Piazza Affari manda in archivio una settimana incolore e anche l?ultima seduta si conclude con segno meno. L’indice Ftse Mib ha chiuso con un calo dell?1,09% a 19.524 punti in …
Analisti si sfregano le mani in attesa del Tesla Battery Day: upgrade sul titolo che ha fatto +400% da inizio anno
Il Tesla Battery Day è ormai imminente: l’attesissimo evento è in calendario il prossimo martedì, 22 settembre. Grande trepidazione per le novità che il gruppo fondato da Elon Musk potrebbe …
Dividendi banche: Bce pronta a togliere divieto a inizio 2021, azionisti Intesa Sanpaolo pregustano doppia razione cedole
La Bce è pronta a rimuovere il divieto sulle banche relativo al pagamento di dividendi a partire dall’inizio del prossimo anno. E’ quanto anticipa oggi un’indiscrezione di Bloomberg News che …
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  1. #1
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    Unicredit: solo news n. 4

    E dopo oltre 4 anni di vita e più di 300 mila visite, il thread n. 3 va in pensione. Si è esaurito qui

    Unicredit: solo news n. 3

  2. #2
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    Riprendo l'ultima news postata che vede la banca impegnata nell'analisi di una possibile aggregazione con Commerzbank:

    26/04/201909:21

    Unicredit: Mustier valuta fusione con Commerzbank (Stampa)

    ROMA (MF-DJ)--Dopo il flop delle trattative per il matrimonio tra Deutsche Bank e Commerzbank , ripartono le speculazioni su possibili fusioni e consolidamenti nel settore delle banche europee. Nella partita, scrive La Stampa, gioca un ruolo di primo piano anche Unicredit . Secondo indiscrezioni che circolano da alcune settimane, Unicredit starebbe valutando l'idea di fondere Commerzbank , seconda banca in Germania, con la realta' gia' controllata dal gruppo italiano, la HypoVereinsBank (Hvb). vs (fine) MF-DJ NEWS

  3. #3
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    grazie super!

  4. #4
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    29/04/2019 10:10

    Unicredit verso 1,26 mld di utile. Lo scoglio Btp

    Credit Suisse si attende un utile trimestrale in rialzo del 13% rispetto a un anno fa. Intanto Spiegel avverte: i titoli di Stato in pancia a Unicredit non sono un buon biglietto da visita per acquisire Commerzbank. Titolo in rialzo, sfiora i 27 mld di euro di capitalizzazione, mentre Commerz sfonda 8 euro per azione al Dax | Praga medita una tassa sulle banche. Il peso su Unicredit

    di Elena Dal Maso

    Unicredit apre bene la settimana. Dopo che S&P ha confermato giudizio e outlook sull'Italia lo scorso venerdì, il titolo della banca guidata dall'amministratore delegato, Jean Pierre Mustier, guadagna il 2,27% a 12,34 euro per azione sfiorando i 27 miliardi di capitalizzazione a Piazza Affari. Il prossimo 9 maggio la banca pubblicherà i dati relativi al primo trimestre 2019, su cui gli analisti di Credit Suisse hanno attese piuttosto interessanti. Infatti il broker si aspetta 1,260 miliardi di euro di utile, ovvero il 13% in più rispetto a un anno fa e il 27% in meno se confrontato con l'ultimo trimestre del 2018.

    A questo riguardo, però, va evidenziato che lo scorso anno Unicredit ha registrato 1,11 miliardi nel periodo gennaio-marzo, 1,026 miliardi al 30 giugno, 30 milioni (causa forti svalutazioni in Turchia) al 30 settembre e 1,72 miliardi a fine anno. Il buon dato atteso al 31 marzo è il risultato di un mix di tagli e di cessioni. Gli analisti si aspettano, infatti, 360 milioni di euro di utile dalla vendita di parte del patrimonio immobiliare, a cui aggiungere i 300 milioni di sovra-accantonamenti che si sono liberati dopo il recente pagamento della multa agli Stati Uniti sulla questione delle sanzioni all'Iran e ad altri Stati.

    Inoltre, la banca dovrebbe generare margini da attività ordinaria (net interest income) per 2,739 miliardi di euro, in rialzo del 4% anno su anno (-1% sul trimestre precedente) a fronte di ricavi complessivi per 4,875 miliardi, ovvero -5% su marzo 2018 e stabili se confrontati con dicembre. Le spese operative sono viste a 2,604 miliardi di euro, in calo del 5% anno su anno e del 4% rispetto a dicembre, mentre l'utile pre-tasse dovrebbe attestarsi a 1,322 miliardi, anche in questo caso in ribasso del 5% rispetto a fine marzo 2018.

    Quello che cambia le carte in tavola sono le imposte, grazie alle quali quest'anno Unicredit dovrebbe chiudere con un buon 1,260 miliardi di utile netto, ovvero il 13% in più rispetto a 12 mesi fa. Mentre sul fronte dei nuovi modelli contabili europei, Ifr 16, Credit Suisse si aspetta un impatto positivo di 10 punti base nel primo trimestre, che porterà il Cet 1 ratio al 12,07%, sopra i livelli di dicembre 2018. Un maggior effetto si vedrà nei conti al 30 giugno, con un impatto di 40 punti base.

    Quanto al dossier M&A internazionale, dopo che la scorsa settimana sono falliti ufficialmente i colloqui fra Deutsche Bank e Commerzbank in vista di una fusione forzata dalla politica, resta aperta la possibilità che sia Unicredit a presentarsi a Berlino per un via libera a un'operazione Italia-Germania. Nel weekend il settimanale Spiegel ha messo le mani avanti al riguardo, scrivendo che una banca appesantita di Btp come quella guidata dal ceo Mustier non è una sposa desiderata in Germania.

    Tanto più che anche Commerzbank ha investito nel debito pubblico 30,8 miliardi di euro, fra cui i Btp italiani, che ora hanno un valore di 27,7 miliardi di euro. Un problema, questo, che non si trova ad avere Ing, per ora ufficialmente più avanti nell'interesse per Commerzbank , guidata dal ceo Martin Zielke. I primi rumors di una fusione sono di una decina di giorni fa e vengono dalla Germania, dove è stato scritto che Ing si sarebbe già presentata a Berlino dal governo per proporre l'operazione, che peraltro vedrebbe il nuovo gruppo avere sede a Francoforte e non in Olanda. Intanto alla borsa di Francoforte Commerzbank sfonda il tetto di 8 euro e guadagna il 2,33% a 8,08 euro, mentre Deutsche Bank cede lo 0,92% a 7,27 euro per azione.

  5. #5
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    29/04/2019 13:40

    Praga medita una tassa sulle banche. Il peso su Unicredit

    Il governo ha ammesso che discuterà di una tassa su istituti bancari e assicurazioni per poter aumentare le entrate. Le previsioni sono di un deficit nel 2019, fatto che non accadeva dal 2015

    di Elena Dal Maso

    Il governo ceco discuterà a breve l'introduzione di una tassa da applicare alle banche, alle compagnie assicurative e agli operatori mobili. E cercherà di capire se questa decisione potrebbe danneggiare i consumatori. Lo ha detto il primo ministro, Andrej Babis. A causa del rallentamento della crescita economica, il governo ha iniziato a cercare nuovi flussi di entrata, calcolando che le finanze pubbliche del paese dell'Europa centrale torneranno in deficit per la prima volta dal 2015 a partire dal prossimo anno. E che la situazione economica generale in Ue non è brillante.

    I socialdemocratici (Cssd), partner della coalizione, hanno spinto per una tassa sulle banche, sebbene Babis e il suo partito Ano si siano opposti da tempo a una simile mossa, affermando che potrebbe colpire i consumatori attraverso imposte finali più alte. Tuttavia, Babis, in un rapporto trasmesso sulla televisione ceca domenica sera, ha reso noto che il gabinetto avrebbe posto in discussione la proposta.

    In Repubblica Ceca Unicredit ha asset complessivi per 15,983 miliardi di euro, da cui gli analisti si attendono un utile pre tasse per il 2019 di circa 435 milioni di euro, ovvero l'1% dell'utile complessivo di gruppo, mentre la francese Societe Generale , per esempio, è più esposta al Paese, con un utile del 2,5% generato a Praga.

  6. #6

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    Grazie a Superspazzola per le new

    Delle banche tedesche al flop ne parlano in divers. Qui due articoli.
    Basta che Mustier non si lasci tentare dal volere fare il salvatore a spese di UCG

    Il flop bancario tedesco e un problema per l'Europa. Parla Messori - Formiche.net ne parlano in diversi giornali

    Sulle banche la Germania fa come vuole, ecco come sta fregando i partner dell'euro - InvestireOggi.it

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Superspazzola Visualizza Messaggio
    E dopo oltre 4 anni di vita e più di 300 mila visite, il thread n. 3 va in pensione. Si è esaurito qui

    Unicredit: solo news n. 3
    mitico Superspazzola !!!!!

  8. #8
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    02/05/2019 10:37

    Unicredit, il consenso vede oltre 5 mld di ricavi e 1,19 mld di utile

    Il gruppo guidato dall'ad Jean Pierre Mustier ha pubblicato il consenso in vista della trimestrale. Kepler prende le distanze, secondo gli analisti l'utile sarà del 15% più alto, 1,365 miliardi, grazie al 20% in meno di accantonamenti e il 50% in più di entrate straordinarie. Nonostante le tasse salate

    di Elena Dal Maso

    In attesa della trimestrale, che sarà pubblicata mercoledì 8 maggio, Unicredit ha reso noto il consenso degli analisti sui dati relativi al primo trimestre 2019. L'utile netto è previsto a 1,191 miliardi di euro, dopo 1,727 miliardi di fine 2018 e i 29 milioni del terzo trimestre dello scorso anno, affossati dalla mega svalutazione della partecipata in Turchia, Yapi Kredi.

    Il margine di intermediazione (net interest income), la capacità della banca ordinaria di operare, dovrebbe assestarsi al 31 marzo scorso a 2,677 miliardi, in calo del 4,9% trimestre su trimestre ma in linea con un anno fa (+0,2%). Per contro le commissioni nette a 1,679 miliardi dovrebbero essere in rialzo dell'1% sul trimestre e in calo del 4,6% nell'anno. I 496 milioni derivanti dal trading (+50,6% rispetto a dicembre e +14,5% da marzo 2018) beneficiano chiaramente del recupero dei mercati azionari partito quest'anno.

    I ricavi totali per il consenso degli analisti dovrebbero essere di 5,047 miliardi di euro, in miglioramento dell'1,3% trimestre su trimestre e in riduzione del 3,7% anno su anno, con costi per 2,778 miliardi nelle attese, in contrazione del 3,2% sul trimestre e del 4% anno su anno. A questo punto il margine operativo lordo dovrebbe toccare 2,269 miliardi di euro, con un balzo del 7,4% nel trimestre e inferiore per il 3,4% rispetto ad un anno fa.

    In netto calo a 857 milioni gli accantonamenti, -46,7% da dicembre e -32% da marzo 2018. Da aggiungere 239 milioni di entrate straordinarie, quindi tasse per 404 milioni, la cifra più elevata da inizio 2018, che ha visto un massimo di 258 milioni nel secondo trimestre dello scorso anno e si arriva ad un utile di 1,191 miliardi.

    Una nota di Kepler Cheuvreux mette in discussione il consenso su Unicredit , spiegando che l'ultima riga di bilancio dovrebbe essere invece più alta del 15%, pari a 1,365 miliardi di euro, grazie al 205 in meno di accantonamenti, pari a 42 punti base di costo del rischio e il 505 in più di entrate straordinarie, soprattutto capital gains dalla cessione di beni immobili, come aveva anticipato il ceo Mustier alla fine dello scorso anno. Il consenso si aspetta un dividendo per azione di 0,76 euro dal precedente 0,77 euro, mentre per Kepler il rapporto è di 0,65, il 5% circa in meno.

    Il 30 aprile Credit Suisse ha pubblicato le sue attese sui dati di Unicredit , nelle quali si aspetta 1,260 miliardi di euro di utile, una posizione intermedia rispetto al consenso e a Kepler. Il buon dato atteso al 31 marzo è il risultato di un mix di tagli e di cessioni. Gli analisti della banca svizzera si aspettano, infatti, 360 milioni di euro di utile dalla vendita di parte del patrimonio immobiliare, a cui aggiungere i 300 milioni di sovra-accantonamenti che si sono liberati dopo il recente pagamento della multa agli Stati Uniti sulla questione delle sanzioni all'Iran e ad altri Stati.

    Questa mattina il titolo della banca, che ha avviato le contrattazioni in rosso, passa in positivo e ora sale dello 0,18% a 12,352 euro per azione.

  9. #9
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    06/05/2019 11:05

    Mediobanca: la politica incide per il 20% sugli utili delle banche italiane

    Domani parte la settimana dei conti con Intesa Sanpaolo, a seguire l'8 maggio Banco Bpm e Credito Valtellinese. Piazzetta Cuccia si attende risultati netti per 2,59 mld di euro nel primo trimestre contro i 3,21 mld del 2018. Continua la corsa ai Btp: +5 mld solo a febbraio

    di Elena Dal Maso

    Domani parte la settimana dei conti degli istituti di credito con Intesa Sanpaolo , a seguire l'8 maggio con Banco Bpm e Credito Valtellinese. Gli analisti di Mediobanca Securities hanno fatto intanto due conti sulle trimestrali, che vedono in previsione un calo del 20% degli utili rispetto ad un anno fa. E qui la politica, sia vicina (effetto spread) che lontana (crescita dell'Eurozona schiacciata dalla guerra dei dazi) si fa evidente. Oggi più che mai, dopo il tweet di ieri del presidente Usa Donald Trump contro la Cina.

    A livello aggregato, le nove banche italiane coperte da Piazzetta Cuccia dovrebbero pubblicare in settimana risultati netti per 2,594 miliardi di euro nel primo trimestre contro 3,211 miliardi del 2018. Il calendario prevede il via domani con Intesa Sanpaolo (7 maggio), martedì 8 è la giornata di Banco Bpm e Creval, mercoledì 9 pubblicheranno Unicredit , Ubi Banca , Bper , Mps , Credito Valtellinese e Banca Popolare di Sondrio .

    Nel mese di febbraio, secondo i dati di Bankitalia, gli istituti italiani hanno acquistato altri 5 miliardi di Btp, facendo salire il totale in portafoglio del 14% da inizio anno. Un'operazione spesso legata al carry trade fatto con la liquidità presa a prestito dalla Bce che costa lo 0,4%, ma i titoli di Stato a 10 anni rendono circa il 2,6%. Mediobanca nota che è in arrivo il Tltro 3 e che quest'ultima modalità di aiuto sarà costruita da Francoforte in modo da limitare l'uso del carry trade per incentivare invece i prestiti a privati e imprese. Sempre secondo i dati di febbraio di Banca d'Italia, i prestiti alle società sono scesi dello 0,1% anno su anno, invece sono saliti del 2,6% quelli alle famiglie per i mutui.

    Da gennaio le banche hanno registrato un andamento vario a Piazza Affari, fra un -10% di Mps e Sondrio al +20% di Intesa e +25% di Unicredit con valutazioni sempre piuttosto compresse che vanno da 0,3/0,6 volte il rapporto prezzo/valore di libro (P/Te), con punte di 0,9 volte (Intesa e Credem). Le banche italiane, ricordano gli analisti, sono le più sensibili in Europa allo spread.

    Gli specialisti di Mediobanca si attendono allora dalla trimestrale di Intesa Sanpaolo (rating neutral, target price a 2,25 euro, 7 maggio) 906 milioni di utile contro 898 milioni del consenso, a fronte di margini di intermediazione (net interest income) per 1,776 miliardi (1,750 miliardi il consenso) rispetto a 1,738 miliardi del 2018.

    Su Banco Bpm (rating neutral, target price a 2 euro, 8 maggio), le aspettative sono di 98 milioni di utile su 223 milioni del primo trimestre 2018 (e una perdita di 584 milioni di fine 2018 dopo il pesante piano di de-risking sui crediti deteriorati). I margini di intermediazione sono attesi per 545 milioni (erano 595 milioni un anno fa). Quanto al Credito Valtellinese (rating outperform, target price a 0,09 euro, 8 maggio) le aspettative sono di 8 milioni di utile (perdita di 30 milioni un anno fa) e net interest income di 90 milioni, in linea con gli 89 milioni del 2018.

    Il rating su Unicredit è outperform con un prezzo obiettivo di 17 euro (9 maggio). Qui il consenso vede utili per 1,25 miliardi, Mediobanca pensa che saranno maggiori (1,389 miliardi) contro 1,111 miliardi di un anno fa. Il margine di intermediazione dovrebbe essere di 2,645 miliardi (2,677 miliardi il consenso, 2,636 miliardi nel 2018).

    Anche le altre banche pubblicheranno la trimestrale giovedì 9 maggio. Su Ubi il rating è neutral con un target price di 2,7 euro. In questo caso l'utile è visto in calo del 58% anno su anno da 118 a 49 milioni. Su Bper (Neutral, 4,2 euro il target price) le aspettative sono di 42 milioni di utile da 251 di 12 mesi fa, su Mps (rating neutral, target price a 1,6 euro) il risultato netto di 31 milioni attesi si confronta con 188 milioni del marzo 2018, mentre nel caso del Credem (outperform, 7 euro) i 40 milioni di utile sono inferiori ai 55 del 2018. Infine, la Popolare di Sondrio (neutral, 28 euro), con attese per 31 milioni do utile contro i 43 milioni di un anno fa.

    Il dato positivo, sottolinea Mediobanca , è che per ora le attese alle elezioni politiche europee del 26 maggio, non vedono i partiti populisti raggiungere un terzo dei seggi (blocco di minoranza). Intanto MF-Milano Finanza ha scritto che Intesa Sanpaolo sta trattando con Prelios per un'operazione da 10 miliardi che dovrebbe definirsi entro fine anno. Sul tavolo ci sono gli unlikely to pay, i crediti di aziende finite in difficoltà che però possono ancora essere riportati in bonis grazie a interventi mirati. Il portafoglio potrebbe passare di mano al 50-55% del valore nominale a fronte di un livello di copertura al 36,2% (dato al 31 dicembre 2018), anche se i dettagli dell'operazione devono ancora essere definiti.

  10. #10
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    UNICREDIT STUDIA LA CESSIONE DEL 15% DI FINECO

    Unicredit sarebbe pronta a cedere fino al 15% di Finecobank. L'indiscrezione riportata da Il Sole 24 Ore vede la banca guidata da Jean Pierre Mustier intenzionata a mettere sul mercato una quota compresa tra il 10% e il 15% della banca multicanale "per l'incasso potenziale che verrebbe generato".

    L'operazione potrebbe essere discussa durante il Consiglio di Amministrazione in calendario domani 8 maggio 2019. Con il titolo che viaggia attorno a quota 11 euro, Unicredit si troverebbe a "monetizzare un'importante plusvalenza e puntellare il capitale in maniera significativa".

    Intanto in una nota diffusa stamane, UniCredit e FinecoBank fanno sapere di aver posto le basi per la piena indipendenza di FinecoBank. I rispettivi Consigli di Amministrazione hanno approvato una serie di azioni e procedure che dovranno essere realizzate da UniCredit e Fineco, al fine di assicurare a Fineco di poter operare come società pienamente indipendente dal punto di vista regolamentare, di liquidità ed operativo, anche nel caso di potenziale futura uscita dal Gruppo UniCredit.

    Alla data odierna, Fineco beneficia di limitate sinergie con il resto del Gruppo UniCredit, spiega il comunicato congiunto. In caso di completa indipendenza, Fineco sarebbe in grado di concentrarsi pienamente sul proprio sviluppo strategico e sulle proprie prospettive di crescita autonoma. Ciò non avrebbe implicazioni sul modello di business di Fineco né sui clienti e, inoltre, non comporterebbe nessun impatto significativo sul suo solido profilo di capitale e liquidità, né sulla sua redditività.

    Tali azioni concordate consentirebbero a UniCredit di cogliere qualsiasi opportunità di mercato, anche nel breve termine, in relazione alla sua quota in Fineco; a tale riguardo, UniCredit e Fineco hanno stipulato un accordo quadro che prevede, tra l'altro, le seguenti azioni:

    - Concessione da parte di UniCredit di una garanzia finanziaria ("collateral") a favore di Fineco al fine di neutralizzare l'esposizione al rischio di credito di Fineco nei confronti di UniCredit;

    - UniCredit e Fineco mantengono in vigore l'attuale contratto di licenza del marchio.

    Il Consiglio di Amministrazione di UniCredit si è inoltre impegnato, in caso di eventuale futura uscita di Fineco dal Gruppo UniCredit, a rinunciare a qualsiasi diritto amministrativo – relativo all'eventuale quota residua detenuta in Fineco – a nominare o revocare il Consiglio di Amministrazione di Fineco ovvero inerente ad altre materie di competenza dell'assemblea ordinaria degli azionisti, ivi inclusa l'approvazione del bilancio annuale di Fineco. Inoltre, UniCredit si asterrà dal sottoscrivere qualsiasi tipo di accordo volto a perseguire gli stessi obiettivi. Per completezza, alla data della presente comunicazione, non sono in essere accordi di questo tipo, che riguardino Fineco o le azioni di Fineco.
    Gli accordi prevedono, inoltre, delle previsioni standard di cambio di controllo a seguito dell'acquisizione del controllo di Fineco da parte di determinati concorrenti italiani ed europei.

    Impatti attesi su Fineco. A seguito dell'eventuale attuazione delle sopra menzionale disposizioni transitorie, non sono previsti impatti significativi sulla redditività né sui coefficienti di adeguatezza patrimoniale di Fineco. Il Leverage Ratio sarà vicino al 3 per cento su base pro forma nel caso di uscita dal perimetro del Gruppo UniCredit e potrà essere ulteriormente rafforzato al di sopra del 3 per cento, attraverso la possibile emissione, nei mesi successivi, di titoli qualificabili come capitale aggiuntivo di classe 1 ai sensi del CRD IV per un
    importo fino a 200 milioni di euro (gli "Strumenti AT1"). Non ci si aspetta che i relativi costi abbiano un impatto significativo sul capitale di Fineco.

    (TELEBORSA) 07-05-2019 08:24

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