Da Omaha a Verona, Buffett in riva all'Adige - Pagina 181
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  1. #1801
    L'avatar di moral suasion
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    Inverno caldo a Verona

    Clima di febbrile attesa a Verona per l’assemblea straordinaria che il 7 marzo potrebbe cambiare l’assetto di governo di Cattolica Assicurazioni. Prima di Natale, l’istituto nel quale si è appena insediato il neo direttore generale della Banca d’Italia, Daniele Franco, ha avviato un’ispezione insieme alla Commissione guidata da Paolo Savona e alla Guardia di Finanza e secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, le autorità non hanno ancora lasciato Verona.
    Appena arrivato il neo presidente ha quindi subito ricevuto un dossier spinoso proprio mentre sono in discussione nuovi strumenti che rafforzerebbero i poteri di Ivass. In ballo c’è la nuova direttiva europea sui diritti degli azionisti (Shareholder II) che potrebbe concedere anche a Ivass il removal (già valido per Banca d’Italia) ovvero la possibilità di rimuovere l’intero consiglio di amministrazione delle assicurazioni (e non più un solo consigliere) qualora palesemente non idoneo. In ogni caso Ivass sarebbe intenzionata a non mollare la presa su Cattolica prima dell’assemblea di marzo.

    Quello sarà del resto un appuntamento cruciale, con alcuni soci dissidenti (che hanno raccolto il 2,5% del capitale) che hanno ottenuto la convocazione dell’assemblea straordinaria con l’intenzione di modificare lo statuto e fissare limiti alla durate degli incarichi. Anche in questo caso la partita si è però ingarbugliata: i soci che si sono messi dalla parte di Minali (il professor Francesco Brioschi, Massimiliano Cagliero e l’avvocato Giuseppe Lovati Cottini) hanno chiesto che le modifiche dello statuto proposte debbano essere votate in blocco: o tutte accolte o tutte respinte. Tra queste c’è quella che riguarda la retroattività. In pratica, qualora venissero approvate, le nuove regole varrebbero per l’attuale consiglio di amministrazione e questo provocherebbe l’immediata decadenza di Bedoni. Un’interpretazione che è stata respinta dagli autorevoli giuristi (l’avvocato Mario Cera, lo studio Marchetti, lo studio Tremonti e l’avvocato Mario Rescigno) chiamati dal consiglio di Cattolica a dare un loro parere sulla questione: per loro l’uscita di Bedoni, il cui mandato scade nel 2021, sarebbe illegittima e a rischio di ricorso. Difficile dire come finirà questa partita. In ogni caso il primo scoglio da superare sarà quello della conta dei voti: per il via libera dell’assemblea straordinaria serve infatti il voto favorevole dei due terzi dei soci e in ballo ci sono 17 mila soci. Cattolica è l’unica società assicurativa cooperativa quotata a Piazza Affari in cui una testa vale un voto, nonostante Buffett, il primo socio, abbia il 9,047% del capitale.

    Ecco perché in Ivass, in queste settimane, stanno seguendo attentamente le modalità di raccolta dei voti e delle deleghe (ogni socio ne può rappresentare al massimo altri cinque) con un focus sugli agenti. Il sospetto dell’autorità su questi modelli (oltre a Cattolica nel mercato ci sono mutue assicurative come la trentina Itas o la torinese Reale Mutua) è che le agenzie assicurative abbiano un ruolo troppo incisivo nella scelta dei consiglieri, creando un potenziale conflitto d’interessi. Non a caso Ivass aveva già chiesto di rafforzare in Cattolica la presenza di consiglieri indipendenti. Naturale quindi che l’autorità guidata da Franco stia seguendo da vicino i lavori di queste settimane in vista dell’assemblea di marzo. Per superare lo scoglio della retroattività i soci dissidenti potrebbero chiedere la convocazione di un’assemblea ordinaria: l’unica deputata a revocare Bedoni anche senza motivazioni (ma ovviamente a patto di un risarcimento). Si vedrà.

    Il prossimo appuntamento è per martedì 28 febbraio, quando il consiglio di amministrazione di Cattolica si riunirà proprio per prepararsi all’assemblea. Mentre non si dovrebbe discutere ancora della questione Ubi. La banca, come anticipato da MF-Milano Finanza, avrebbe chiesto agli attuali partner bancassicurativi (Cattolica e Aviva) di prolungare di 3-5 anni gli accordi in essere.
    Ma ad oggi si sta ancora lavorando per definire il prezzo dell’operazione e gli obiettivi di raccolta.

  2. #1802
    L'avatar di keki
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    Martedì 11/2 al cattolica center ore 19 si mangia a sbafo...anzi a nostre spese
    Ci si petrebbe incontrare tra dissidenti...

  3. #1803
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    il mio invito è per martedì 4 febbraio 2020 ore 19
    interverrà il prof. Mauro Magatti su tema:
    La cooperazione: un modello necessario nell'economia sostenibile
    al termine seguirà il buffet

    inizia la campagna per voto contrario

  4. #1804
    L'avatar di debe2000
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  5. #1805
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    Citazione Originariamente Scritto da moral suasion Visualizza Messaggio
    il mio invito è per martedì 4 febbraio 2020 ore 19
    interverrà il prof. Mauro Magatti su tema:
    La cooperazione: un modello necessario nell'economia sostenibile
    al termine seguirà il buffet

    inizia la campagna per voto contrario
    Sul mio invito c'è scritto 11/2 non 4

  6. #1806
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    Ubi Banca: il 17 febbraio nuovo piano industriale

    UBI Banca ha comunicato che il consiglio di amministrazione per l’approvazione del nuovo piano industriale dell’istituto si riunirà il 17 febbraio 2020. La presentazione del piano alla comunità finanziaria avverrà lo stesso giorno. La settimana precedente, lunedì 10 febbraio, si riunirà il consiglio di amministrazione dell’istituto per l’approvazione del bilancio consolidato 2019 e per definire la destinazione dell’utile d’esercizio e quindi l’eventuale dividendo. Intanto il 2020 si è aperto con un record di ordini – oltre sei miliardi – per un subordinato da 400 milioni e ha raggiunto l’accordo sul ricambio generazionale con i sindacati.

    Sull’altro fronte, quello di Banco Bpm, il piano strategico sarà presentato qualche settimana più avanti il 3 marzo, in un consiglio di amministrazione preceduto il 6 febbraio da quello sui conti.
    I soci di entrambe le banche guardano con molto interesse alle potenziali fusioni, dopo che il settembre scorso la banca americana Morgan Stanley in uno studio affermò che “la fusione Ubi-Banco Bpm ha senso strategico”. Una fusione che vedrebbe bene anche Bloomberg. Entrambe sono visioni dall’altra parte dell’Atlantico.

    Se il 2020 sarà l’anno delle fusioni si andrà per gradi: Ubi potrebbe fondersi con Bper mentre Banco Bpm potrebbe rilevare Mps.
    Sarebbe un passaggio più graduale – in vista di una super fusione Ubi-Banco – che assesterebbe con più stabilità il panorama bancario nazionale. Per capire che cosa succederà, non resta altro che aspettare e vedere le reazioni del mercato.

  7. #1807

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    Modifiche Ivass

    Quanto al primo decreto apporta modifiche alla disciplina del sistema di governo societario delle assicurazioni per i profili attinenti alla remunerazione, ai requisiti e ai criteri di idoneità degli esponenti aziendali, dei soggetti che svolgono funzioni fondamentali e dei partecipanti al capitale.

    Inoltre,amplia l’apparato sanzionatorio previsto per le violazioni delle norme nazionali in materia di impegno a lungo termine degli azionisti, in modo da reprimere anche le violazioni di particolari obblighi a carico degli intermediari, e aumenta da 5 a 10 milioni di euro il massimo edittale previsto per specifiche fattispecie. E come anticipato da MF-Milano Finanza lo scorso 28 gennaio dà all'Ivass avere più poteri per valutare i requisiti di competenza degli esponenti aziendali delle compagnie rimuovendo prontamente quelli non idonei.


    Le modifiche al Codice delle assicurazioni dovrebbero anche consentire alla Vigilanza presieduta da Daniele Franco di intervenire autonomamente per rimuovere esponenti aziendali e i titolari di funzioni chiave che, per fatti accertati, non soddisfino i requisiti richiesti dalla normativa e rechino pre giudizio alla sana e prudente gestione aziendale. Novità che allineerebbero i poteri di Ivass a quelli di removal della Banca d’Italia mentre oggi l’istituto di controllo delle assicurazioni può muoversi solo nel caso in cui gli organi aziendali non agissero e solo in via subordinata alla valutazione dei requisiti operata dalla stessa impresa.

    Puo' avere conseguenza sulla vicenda Cattolica ?

  8. #1808
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    È guerra legale con il manager, il cui mandato scade nel 2022

    Erano essenzialmente questioni tecniche e preparatorie all’assemblea straordinaria del 7 marzo quelle discusse martedì 28 nel corso del cda di Cattolica Assicurazioni. Ma c’è stato un punto dell’ordine del giorno di cui si è dibattuto a lungo, per quasi due ore. L’argomento spinoso riguardava le ragioni del defenestramento a fine ottobre dell’ex amministratore delegato Alberto Minali. Il manager siede ancora nel cda della compagnia. Da affrontare ci sono le questioni che riguardano le modalità per sciogliere definitivamente il rapporto con lui e il consiglio (con Minali assente) ha scelto di optare per una rottura per giusta causa Una partita che potrebbe valere più di qualche milione. Minali è entrato nella compagnia nel 2017, subentrando all’ex amministratore delegato Giovanni Battista Mazzucchelli. Il suo contratto è stato poi stato rinnovato per altri tre anni, ad aprile dello scorso anno e arriverà a scadenza solo ad aprile 2022, con l’approvazione del bilancio 2021. Alla fine del mandato mancano quindi più di due anni e mezzo e, senza una giusta causa, il manager potrebbe avere diritto a ricevere il compenso per il ritiro anticipato delle deleghe e, come detto, si tratta di una partita milionaria.

    Guardando i documenti della relazione sulla remunerazione di Cattolica Assicurazioni per il 2018 emerge un emolumento annuo per Minali di 800 mila euro, a cui si aggiungono 416 mila euro di compensi variabili non equity e altri 462 mila euro di fair value di compensi equity. In ballo ci sarebbero quindi più di 1,5 milioni l’anno da moltiplicare per più di due anni e mezzo restanti. Quindi in ballo ci sono ben più di 3 milioni. Somma cui il manager potrebbe puntare ad aggiungere i risarcimenti per il danno reputazionale subito per il ritiro del mandato anticipato. Ben diversa è la situazione nel caso in cui passasse la linea della giusta causa, nel qual caso il manager non avrebbe diritto al compenso non incassato. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, la compagnia avrebbe deciso di muoversi proprio su questa strada e avrebbe già informato la Consob della sua scelta ribadendo il fatto che le decisioni del manager, nell’ultima parte del suo mandato, non sarebbero state allineate alle posizioni del cda. Nel comunicato diffuso a fine ottobre, che annunciava il ritiro delle deleghe per affidarle al direttore generale Carlo Ferraresi, si faceva riferimento in particolare a visioni differenti tra Minali e il consiglio sull’assetto della compagnia, confermando però gli obiettivi del piano industriale che lo stesso manager aveva presentato ai mercati.

    Cattolica «ha constatato e preso atto che si è progressivamente verificata una divergenza di visione con l’ad per quanto riguarda l’organizzazione societaria, gli scenari strategici e i rapporti con i soci e col mercato, con la conseguenza di una non fluida, distesa e positiva posizione dell’amministratore delegato verso il cda e una non sufficiente sintonia e organicità nelle rispettive competenze», si leggeva nel comunicato. Questioni su cui, come noto, anche l’Ivass e Consob, con la Guardia di Finanza, vogliono vederci chiaro, al punto da aver avviato, prima di Natale, ispezioni nella sede della compagnia di Verona, tuttora in corso da parte dell’istituto di controllo assicurativo. Ispezione che potrebbe durare fino all’assemblea di marzo chiamata a votare le modifiche alla governante di Cattolica.

    A questo punto è facile aspettarsi una guerra legale, con gli avvocati di Minali pronti a smontare la tesi della giusta causa e a chiedere risarcimenti per i danni reputazionali subiti.

  9. #1809
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    Alla Fieragricola passerella del presidente

    Il mondo assicurativo a fianco degli agricoltori. È un binomio che Paolo Bedoni, presidente di Cattolica Assicurazioni, sintetizza in modo particolare, essendo stato presidente nazionale di Coldiretti. «Noi assicuriamo il rischio e un aspetto fondamentale, in rapporto all’agricoltura, è la questione climatica e anche quella del cambiamento dei consumi di nuovi prodotti», spiega, a Fieragricola.
    «Noi siamo a fianco di questo mondo per proteggere i prodotti e le imprese».
    Bedoni si è intrattenuto con Giulio Tremonti, relatore alla Fiera, già ministro delle finanze nei governi Berlusconi. «Quando era ministro, nei momenti più difficili dell’agricoltura con l’aviaria legate alle quote del latte, parlavamo spesso».
    Due chiacchiere anche di finanza? «No, solo di agricoltura».

  10. #1810
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    UBI - GOVERNANCE RUOLO CHIAVE IN M&A

    “Penso che Ubi possa fare una valutazione sull’M&A nel 2020”, ha detto a Reuters, a margine di un evento, Giandomenico Genta, presidente delle Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, primo azionista di Ubi con il 5,9%.
    L’ente è inoltre capofila di un patto creato lo scorso settembre da alcuni soci raggruppando circa il 18% capitale della banca.
    Le dimensioni dell’aumento di capitale che i regolatori con probabilità richiederebbero per un’operazione straordinaria, le sovrapposizioni della rete e i conseguenti esuberi, sono tra i fattori che impongono riflessioni approfondite nella ricerca di un’aggregazione, spiega il presidente della Fondazione CRC.

    Oltre alle considerazioni di tipo economico, la governance e gli equilibri complessivi dell’azionariato saranno un fattore di rilievo nelle prossime operazioni di M&A, dato che serviranno interlocutori di riferimento per negoziare un’operazione straordinaria.
    In questo senso, osserva un banchiere, il particolare assetto azionario potrebbe favorire un’operazione tra Ubi e Bper che ha il gruppo Unipol, il suo partner nella bancassicurazione, quale principale socio con una quota di quasi il 20%.
    Secondo Equita Sim “il fit industriale con Ubi sarebbe ottimale” per Bper, rispetto alle opzioni Banco Bpm e Mps. E questo “visto che sia Bper che Ubi controllano ancora diversi business (asset manager, assicurazione, Npl servicing) che potrebbero essere valorizzati con l’ingresso di uno o più partner per sostenere i costi di ristrutturazione del deal”. Ubi è “in una posizione di forza come consolidatore, come dimostra il suo track record di successo nelle acquisizioni e integrazioni”, ha scritto Goldman Sachs in un recente report sulle banche italiane, sottolineando anche il solido profilo di rischio dell’istituto.

    Secondo Genta, Bper potrebbe essere una buona opzione per sinergie e governance. Mps, in vista dell’uscita del Tesoro dal capitale della banca entro il 2021, potrebbe essere un’opportunità se ripulita dai suoi crediti deteriorati, mentre un deal con Banco Bpm sarebbe meno appetibile a causa delle forti sovrapposizioni e di un possibile impegno consistente in termini di aumento di capitale, che gli analisti stimano intorno ai 2 miliardi di euro. Per il presidente della Fondazione cuneense “tutte le opzioni sul tavolo hanno dignità di essere esaminate”, ma “bisogna guardare i numeri”. L’AD di UBi Victor Massiah pur mostrando un’apertura a studiare ipotesi di M&A ha sempre sottolineato l’estrema cautela per operazioni di questo tipo sostenendo che la storia dimostra che non tutte le aggregazioni sono state di successo.

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