Viviamo In Un Regime Plutocratico? - Pagina 33
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  1. #321

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    Plutocrazia e sistema finanziario I

    Ecco un interessante articolo di Emanuela Randazza a proposito di plutocrazia:


    SISTEMA FINANZIARIO VERO POTERE


    di Emanuela Randazza
    www.informazione.it

    Molte persone credono che le banche siano istituzioni che investono i risparmi dei clienti per produrre profitti. Non immaginano neppure lontanamente la vera natura dell'istituzione bancaria. Non associano affatto le crisi economiche, la disoccupazione o le guerre, al sistema finanziario, e quindi non comprendono la vera natura del potere che oggi vessa il mondo intero.
    Per giungere alla verità basterebbe sapere che il denaro prestato dalle banche non esiste, è “moneta virtuale”, che pur non esistendo viene caricata di interessi. La banca crea denaro semplicemente scrivendo la cifra sullo schermo del computer, ma i pagamenti del debito devono essere puntuali, altrimenti si impadronisce dell'automobile o della casa, che sono beni reali.

    Le banche hanno il potere di stampare denaro. Tale potere viene esercitato in segretezza. I mass media utilizzano parole e concetti per nascondere tale realtà. Ad esempio, parlano della Banca Europea come fosse legata all'Europa, e non dicono che essa è un'istituzione controllata da pochi privati. Lo stesso avviene per la Federal Reserve , il cui presidente viene nominato dal presidente americano, per dare ad intendere che si tratta di un'istituzione governativa. E invece essa è nelle mani di un gruppo di banchieri privati.
    Oggi le banche hanno lo scopo principale di saccheggiare i paesi, fornendo banconote con su scritto “Pagabile a vista al portatore”, che in realtà non hanno alcun valore, ma producono debito.

    Le banche indebitano gli Stati senza dare nulla se non pezzi di carta stampati. E i popoli si impoveriscono per pagare il debito pubblico che in realtà è una truffa. Ciò significa che noi paghiamo oltre l'1% del nostro Pil annuo ad un gruppo di persone che agiscono e dominano con metodi mafiosi.
    Le leggi che regolano il sistema bancario occidentale sono irrazionali e disumane. Si persegue un profitto illimitato, a danno degli esseri umani.
    L'élite finanziaria ha acquisito questo enorme potere attraverso i secoli, utilizzando tutti i mezzi possibili, compresi la guerra, lo sterminio e la criminalità. Con le guerre, le banche acquisiscono ulteriore potere, perché possono concedere prestiti ai paesi in guerra, e dopo la guerra finanzieranno la ricostruzione, ricavando altri profitti.

    Il potere finanziario è stato sempre un potere imperiale, che mira ad assoggettare i popoli e ad accrescere il proprio dominio nel mondo.
    Nel Settecento il potere finanziario era nelle mani dell'Olanda, che lo rafforzava con metodi violenti e predatori: commerciava schiavi e attuava altri commerci (zucchero, spezie ecc.) che fiorivano grazie alla manodopera schiavile. In seguito alle guerre napoleoniche, l'Inghilterra iniziò a rafforzarsi e a sottrarre all'Olanda il monopolio del commercio degli schiavi. I banchieri inglesi puntarono alla rivoluzione industriale. L'industria avrebbe accresciuto notevolmente i loro profitti, e li avrebbe trasformati in creditori, persino verso gli Stati Uniti. Questi ultimi utilizzeranno le due guerre mondiali per indebolire l'Europa e piegarla alle loro regole finanziarie. Lo sfruttamento dell'Africa, dell'Asia e del Sud America aveva permesso ai paesi europei e agli Stati Uniti di sviluppare la propria economia. Come spiega Maurizio Zenezini:

    E’ sostanzialmente durante il secolo inglese che nasce il “terzo mondo”. Sono soprattutto i paesi asiatici e africani che perdono terreno rispetto all’Europa. E’ difficile negare che la crescita economica dei paesi occidentali a partire dal secolo diciannovesimo abbia contribuito in maniera netta a rallentare la crescita industriale dei paesi del Terzo Mondo.... L'esperienza coloniale ha effettivamente rappresentato un potente fattore di blocco dello sviluppo dei paesi in ritardo economico... un paese industriale come l’India fu trasformato nel XIX secolo nella "fattoria della Gran Bretagna". I paesi europei e gli Stati Uniti, pur aprendosi ai commerci internazionali nel corso del XIX secolo, poterono evitare il declino economico anche grazie a politiche protezionistiche e di difesa delle industrie nazionali... Stati Uniti, Regno Unito e Germania sono i protagonisti della storia economica del periodo che va dal 1870 alla prima guerra mondiale.... La Gran Bretagna , com’è noto, manteneva persistenti avanzi commerciali verso l’India, che dopo il 1870 divenne il primo mercato per le esportazioni industriali inglesi – le quali non trovavano sbocchi nei paesi europei e negli Stati Uniti, che adottarono politiche protezionistiche fino ai primi anni del XX secolo. Agli avanzi commerciali inglesi corrispondevano afflussi di capitali che la Gran Bretagna investiva con elevati rendimenti soprattutto negli Stati Uniti e impiegava per finanziare le importazioni dagli Stati Uniti e dalla Germania che stavano sviluppando industrie competitive al riparo delle tariffe protezionistiche in settori importanti come la chimica, la siderurgia e la meccanica... l’India poté diventare esportatrice di oppio verso la Cina e di materie prime verso la Gran Bretagna smantellando l’industria artigianale locale. Nello stesso momento in cui queste triangolazioni commerciali e finanziarie distruggevano le basi industriali dei paesi asiatici l’incorporamento dei piccoli contadini nei circuiti internazionali finanziari e delle materie prime e l’estensione della superficie destinata a produrre merci cash crops per l’esportazione a spese dell’agricoltura di sussistenza avviarono cicli di carestie e generarono situazioni di indigenza endemica.[1]

    L'economia reale si basa sulla quantità di denaro in circolazione. Se c'è poco denaro la gente deve ridurre la spesa, le industrie riducono la produzione e licenziano, e questo riduce ancora di più il denaro da spendere. In questo modo si apre una crisi.
    I grandi banchieri decidono se creare una crisi oppure no. Nel 1929, fecero aumentare i prezzi delle azioni, fino a quando raggiunsero livelli molto elevati. L'aumento vertiginoso doveva servire ad attrarre molte persone. A metà del 1929, ben nove milioni di americani avevano investito in borsa. A questo punto, i banchieri avevano tutto l'interesse a provocare la crisi. Il crollo sarebbe servito ad impossessarsi di una quantità enorme di beni (negozi, industrie, piccole banche, case, automobili ecc.) di coloro che non avrebbero più potuto pagare i debiti.

    L'aumento o il ribasso azionario sono dovuti ad elementi di natura informativa o psicologica, e i banchieri possono controllare e condizionare le notizie che riguardano la Borsa.
    Nell'ottobre del 1929, la caduta del valore delle azioni, provocata dai banchieri di Wall Street, produsse effetti devastanti. Le banche esigevano i pagamenti e i clienti non potevano pagare. Le industrie cessarono la produzione, e molte persone rimasero disoccupate. Piccole banche e industrie diventarono proprietà dei grandi banchieri che avevano innescato la crisi. Milioni di persone rimasero disoccupate o andarono in bancarotta, e alcune di esse si suicidarono.

    La truffa del crollo del 1929 era stata compresa da Emile Moreau, governatore della banca di Francia, che l'8 febbraio del 1928 aveva scritto nel suo diario: "Le banche avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione".[2] I banchieri avevano agito in modo da bloccare l'economia, e questo si sarebbe riversato anche sul mercato borsistico. Sarebbe inevitabilmente scoppiata una grave crisi, che si ebbe il 29 ottobre del 1929.
    La quantità di denaro da mettere in circolazione viene decisa dalle banche. Le banche possono alzare o abbassare il tasso di sconto, e così favorire o impedire i prestiti. I banchieri sono guidati da logiche di potere e di profitto. Il crollo di Wall Street doveva servire anche a mettere in crisi alcuni paesi europei, come la Germania , in modo tale da portare la popolazione alla disperazione, e aumentare le probabilità di un governo dittatoriale.[3]

    Lo scorso 27 febbraio, il crollo della borsa di Shanghai, che ha fatto perdere al mercato cinese 107 miliardi di dollari, e ha causato in Europa la perdita di 270 miliardi e di 210 miliardi alla Borsa statunitense, è stato prodotto da informazioni e da speculazioni. Alan Greespan aveva parlato di una grave e imminente recessione negli Usa, e questo non poteva non produrre reazioni. I grandi banchieri manovrano le informazioni finanziarie e possono orientarle come vogliono, favorendo alcuni mercati e distruggendone altri.
    L'élite finanziaria statunitense si è imposta attraverso le due guerre mondiali. Nel 1944, le autorità statunitensi organizzarono la conferenza finanziaria internazionale di Bretton Woods (New Hampshire, Usa), per imporre al mondo il sistema valutario a loro favorevole. Il dollaro venne posto al centro del sistema finanziario, e poteva essere convertito in oro. Il prezzo del dollaro, fissato nel 1934, era di 35 dollari l'oncia (circa 1,1 $ al grammo), e rimase invariato fino al 1971.

    Porre il dollaro al centro del sistema finanziario voleva dire poter condizionare e controllare l'economia di tutti i paesi del mondo. Molti di essi, alla fine della guerra, non avevano dollari nelle casse, e dovettero vendere parte del proprio oro al Tesoro americano, per avere i dollari per comprare generi alimentari, materie prime o macchine industriali. Nel 1948, la Francia negoziò la convertibilità della propria valuta in oro, e nel giro di alcuni anni anche gli altri paesi europei e il Giappone fecero altrettanto. Tutti i paesi furono costretti a versare al Fmi 1/4 della quota di partecipazione in oro, o il 10% delle proprie riserve d'oro in dollari. Il Fmi si appropriò in breve tempo di una quantità enorme di oro. Le autorità americane riuscirono ad impadronirsi del 70% di tutte le riserve mondiali di oro. Ma con lo sviluppo economico del Giappone e dell'Europa, le riserve diminuirono. Nel 1960 erano scese al 44% e nel 1971 si erano ridotte al 21%. Per questo motivo, le banche americane decisero di sganciare il dollaro dall'oro. Nell'agosto del 1971, l 'amministrazione Nixon, unilateralmente, decise di abolire la convertibilità del dollaro in oro. Il prezzo del petrolio salì. Ciò provocò una crisi del sistema monetario internazionale e l'inflazione colpì soprattutto i paesi più poveri.

    Nel 1979, nacque il sistema monetario europeo, che imponeva ai paesi membri di versare il 20% delle riserve in oro e il 20% delle riserve in dollari in cambio di Ecu, che poi diventeranno Euro. Di tutto questo beneficiava un sistema finanziario centrale, che era gestito da privati.
    Firmando il trattato di Maastricht., anche l'Italia si è sottomessa a questo sistema, che oggi costa gran parte del nostro Pil, e impedisce al nostro paese un reale progresso economico.
    Nel 1992, il governo Amato, per privatizzare la Banca d'Italia si rivolse alle tre grandi banche americane: la Merril Lynch , la Goldman Sachs e la Salomon Brothers. Il nostro paese venne messo nelle mani dei centri del potere finanziario, con tutto quello che ne sarebbe derivato.

    Il nuovo sistema finanziario americano rendeva difficile per i paesi il controllo dei cambi, che diventarono fluttuanti e rendevano possibili speculazioni di ogni genere.
    I banchieri americani avrebbero acquisito un potere mai avuto prima, producendo a volontà banconote senza alcun valore, che nel circuito finanziario avrebbero conservato il valore avuto in precedenza. Ciò ha creato una finanza selvaggia, sganciata da qualsiasi parametro reale, all'interno della quale tutto poteva diventare possibile e lecito.
    La Federal Reserve non notifica più l'ammontare delle banconote stampate e messe in circolazione. Le famiglie americane si sono indebitate sempre di più, anche a causa della diminuzione dei salari, e molte di esse rischiano di non riuscire a pagare e di perdere casa e automobile, che saranno rilevate dalle banche.

    I banchieri americani sono disposti a fare nuove guerre per impedire il crollo definitivo di un'economia basata sul debito. Essi hanno trasformato l'economia in un sistema assurdo e irreale, in cui le speculazioni permettono l'accumulazione di denaro, che non corrisponde a nessuna ricchezza reale e non è stato prodotto dal lavoro.
    L'élite dominante ha cancellato il valore del lavoro e ha distrutto ogni riferimento economico e finanziario reale, per poter esercitare senza limiti un potere basato sull'arbitrio e sul crimine. Il sistema finanziario oggi ha accentrato il potere come mai prima, distruggendo il potere dei governi nazionali, e acquisendo potenzialità distruttive enormi.

    Le banche hanno interesse a indebitare gli Stati e i singoli cittadini, per poter incassare il guadagno sul denaro prestato, e per avere il potere di condizionare le scelte politiche ed economiche. Per realizzare questi obiettivi, l'élite finanziaria ha messo in pratica una serie di strategie per indurre a privatizzare i beni pubblici. Ad esempio, utilizza le Borse per attuare speculazioni attraverso le quali controllare le aziende pubbliche, per farle crollare e rilevarle. La logica è sempre la stessa: prima indebolisci, rendi una società assai mal ridotta, fai in modo da indebitarla, infine la rilevi, e nel giro di alcuni anni puoi trarre profitti. E se i profitti non dovessero arrivare, puoi sempre chiedere denaro pubblico.

  2. #322

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    Plutocrazia e sistema finanziario II

    Le grandi banche hanno nelle loro mai il potere speculativo della Borsa. Il sistema borsistico è irrazionale e senza regole certe. La prevedibilità di questo sistema è nelle mani di chi lo controlla dall'alto, cioè dei grandi istituti bancari. Il 70% del credito speculativo mondiale è nelle mani di tre grandi banche: Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs. Queste banche si valgono di conoscenze di natura sociologica e psicologica per condizionare i mercati e controllare l'economia. Il loro obiettivo principale è quello di accrescere ancora di più i loro capitali, spogliando i cittadini e le istituzioni. Come osserva l’Economist, i banchieri hanno sempre più ragioni per far si che il potere "torni nell’ombra".
    Le esigenze di accrescimento del capitale si accaniscono contro i salari, contro lo Stato Sociale e contro gli stessi risparmiatori.

    Le guerre nel Terzo Mondo hanno avuto (e hanno) la funzione di seminare disperazione e miseria, per fare in modo che le corporation si appropriassero delle materie prime e della manodopera a basso costo. Il settore finanziario non deve essere separato da quello produttivo, perché in realtà si tratta delle stesse persone, che posseggono denaro per investire nell'industria, o produrre beni e servizi. La globalizzazione neoliberista era il progetto delle banche di accentrare nelle loro mani la ricchezza del mondo.
    Negli ultimi secoli, le regole su cui l'intera economia si è basata sono state stabilite dai grandi banchieri. Ad esempio, nei primi decenni dell'Ottocento, i governi inglesi approvarono una serie di leggi che permettevano di espropriare i contadini per favorire lo sviluppo industriale, come avevano richiesto i banchieri e la Corona. Migliaia di contadini finirono in miseria o nelle galere, istituite appositamente per rinchiudere coloro che si sarebbero impoveriti e che costituivano manodopera in eccesso. Nel 1914, il ministro inglese Edward Grey disse ai Comuni: "E' nostro dovere sostenere, nella misura dei nostri mezzi, l'autentico capitale inglese, dovunque esso ricerchi concessioni e si espanda nel mondo". Già da allora c'era il progetto di espansione nel mondo intero.

    La crisi economica viene creata dalle banche, che cercano di fare in modo che vi sia quanto meno possibile denaro in circolazione. Ciò serve ad accrescere il loro potere, e ad indurre le persone ad avere uno stato d'animo depresso o assorbito dai problemi economici. Una tale condizione assoggetta ancora di più gli individui al sistema.
    Negli ultimi decenni, con la liberalizzazione, il settore finanziario si è rafforzato, permettendo ad alcuni alti guadagni, che in altri settori è più difficile avere. Per questo motivo, molti industriali hanno preferito abbandonare la propria attività per dedicarsi alle speculazioni finanziarie.
    Le fusioni e le acquisizioni di gruppi multinazionali o banche, hanno prodotto guadagni per miliardi di dollari, e hanno concentrato la ricchezza nelle mani di poche famiglie. Oggi, l'80% delle ricchezze del mondo sono nelle mani del 2% delle famiglie.

    Attraverso le guerre e le crisi finanziarie, le banche hanno ricolonizzato il Terzo Mondo, e hanno ridotto in miseria milioni di persone.
    Ad esempio, lo Zambia è un paese ricco di risorse minerarie. I contadini, già nel periodo del colonialismo inglese, furono indotti ad abbandonare le terre per lavorare nelle miniere. Ma i salari erano bassi, e la povertà cresceva. Per "aiutarlo" intervennero la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (istituti creati nel 1944 a Bretton Woods). Il debito aumentò, ma la povertà rimase, e anzi si aggravò. Il debito serviva ad assoggettare il paese, e non ad aiutare i poveri. Infatti, il denaro elargito era finito, in gran parte, nelle tasche di funzionari corrotti. Oggi lo Zambia è uno dei paesi più indebitati del mondo. Il suo debito pubblico ammonta a 6.758 milioni di dollari, dei quali il 55% deve essere restituito alle banche di paesi stranieri, e il 42% alla Bm e al Fmi (che sono istituti finanziari i cui azionisti sono per il 60% i banchieri anglo-americani). Il 70-80% degli zambiani vive sotto il limite della povertà (1 dollaro al giorno), mentre la ricchezza prodotta dal paese viene saccheggiata dalle banche. In condizioni analoghe sono stati ridotti parecchi altri paesi del Terzo Mondo, indebitati per alzare i profitti delle banche. Il potere finanziario sta distruggendo le possibilità di sviluppo economico ovunque.

    Il sistema occidentale, diversamente da quello islamico, si basa sul profitto ricavato dal denaro stesso. Le guerre contro i popoli arabi devono la loro ragione d'essere, oltre che al saccheggio delle risorse energetiche, anche al timore che il sistema bancario arabo possa essere riconosciuto come migliore di quello occidentale.
    La cultura islamica non accetta il sistema bancario di tipo occidentale. I musulmani accettano l'idea del profitto che proviene dal proprio lavoro, ma rifiutano l'addebito degli interessi. La Shari'ah proibisce di guadagnare denaro sul denaro.
    Dato che anche i musulmani hanno bisogno dei servizi bancari (per finanziare nuove imprese commerciali, per comprare una casa, per comprare una macchina, ecc.), è stato creato il sistema bancario islamico, che oggi ha oltre 100 banche in 40 paesi. Questo sistema è in espansione in Medio oriente, in Arabia Saudita e in molti altri paesi del mondo.

    La banca islamica nasce alla fine dell'Ottocento, ma inizia ad affermarsi 30 anni fa, per poter applicare la Shari'ah anche nella gestione delle finanze. Le ricchezze delle banche islamiche, in forma di deposito, nel 1985, ammontavano a circa 5 bilioni di dollari, e nel 1994 erano salite a 60 bilioni di dollari.
    Le banche islamiche esigono principi di trasparenza e di rispetto dei principi etici. Ad esempio, viene proibita la speculazione con un alto margine di incertezza, per proteggere i risparmiatori più deboli. Quindi speculazioni azionarie o futures sono considerati non-islamici. Inoltre vengono banditi commerci considerati immorali, come il commercio di alcol o la costruzione di casinò. Le banche islamiche non concedono prestiti per attività considerate immorali dal Corano.

    Oggi si stanno diffondendo nel mondo sportelli bancari speciali per clienti musulmani, e anche le banche italiane stanno considerando questa possibilità. Persino grandi banche come la Dresdner , la Citibank e la Abn-Amro , hanno istituito rami aziendali che rispettano i principi della Shari'ah.

    Le banche islamiche non finanziano il terrorismo perché è contrario ai loro principi etici, e sono soggette ai controlli delle autorità internazionali. Non sono mai stati dimostrati collegamenti fra banche islamiche e reti terroristiche, mentre sono emersi legami fra gli istituti di beneficenza in Arabia Saudita e il finanziamento ad al Qaeda. Anche gli Stati Uniti partecipano attivamente a finanziare al Qaeda attraverso la Cia. Spesso il finanziamento è mascherato da beneficenza o filantropia. Vengono utilizzati enti di beneficenza non soggetti a controlli o a regolamentazioni finanziarie. Ad esempio, il governo saudita ha fondato " La Lega Mondiale dei Musulmani" che ufficialmente sarebbe una fondazione con fini benefici, come dare assistenza ai musulmani. Ma in realtà si tratta di organizzazioni nate per sostenere finanziariamente e dal punto di vista organizzativo le reti terroristiche. La famiglia reale saudita e gli uomini più ricchi del paese versano somme notevoli per il terrorismo. Le autorità americane aggiungono altro sostegno organizzativo e altri finanziamenti.

    Il "terrorismo" islamico è un'invenzione dell'élite occidentale, ed ha come obiettivo principale quello di dividere gli occidentali dagli arabi, criminalizzando la cultura araba attraverso i vecchi stereotipi coloniali dell'arabo fanatico e nemico dell'Occidente.
    L'élite finanziaria ha creato al Qaeda per additare un nuovo nemico che giustificasse le guerre, e per produrre diffidenza e razzismo verso i musulmani. Attraverso il "terrorismo islamico", si cerca di impedire che gli occidentali si avvicinino alla cultura araba, e comprendano il sistema delle banche islamiche.

    Il controllo delle banche è soltanto apparentemente esercitato dai direttori delle banche, come il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. In realtà dietro di essi ci sono i proprietari, che decidono le politiche da imporre. Si tratta delle famiglie dei grandi banchieri europei, come i Rockefeller o i Rothschild. Sono persone che non appaiono mai nei media, nemmeno quando riviste come Forbes fanno la classifica dei più ricchi. Queste persone sono talmente ricche e potenti da dover rimanere nascoste, perché se i popoli scoprissero le loro responsabilità sulla morte o sulla miseria di milioni di persone, il loro potere sarebbe in pericolo.
    L'élite finanziaria sceglie anche l'assetto economico e lo modifica a proprio piacimento. Decide su cosa e come investire. Decide cosa produrre e dove. Sono i banchieri di Wall Street a decidere le guerre americane, e questo spiega anche perché si accaniscano così ferocemente contro gli arabi, che oggi sono gli unici a poter contrastare efficacemente il loro sistema di potere, attraverso l'alternativa delle banche islamiche.

    Per garantirsi un potere duraturo, i banchieri controllano anche il settore energetico e bellico. Le guerre imperiali anglo-americane (sostenute da altri paesi europei come l'Italia), servono a distruggere la cultura islamica, ritenuta nemica del sistema bancario occidentale, e ad impedire ai popoli di scegliere un sistema alternativo che li liberi dalla schiavitù del sistema imposto dall'élite.
    Le banche hanno un ruolo assai importante anche per quanto riguarda l'esistenza e la forza della criminalità organizzata. Il sistema bancario internazionale ricicla giornalmente almeno 300 milioni di dollari provenienti dal mondo del crimine organizzato. Le banche considerano questo denaro allo stesso modo del denaro ricavato da attività lecite. Come osserva Jean Ziegler, c'è ormai una "simbiosi pressoché totale tra capitali accumulati in maniera criminale e capitali legali".[4] Grazie al facile riciclaggio del denaro sporco, negli ultimi decenni, le mafie internazionali si sono notevolmente rafforzate ed estese.

    L’Ufficio per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine delle Nazioni Unite, ha promosso il "Programma Globale per la lotta al riciclaggio di danaro ‘sporco’". Ma l'azione non potrà mai essere efficace senza la collaborazione delle banche.
    Oggi le grandi banche speculano su tutti i settori economici, in tutto il mondo. Ad esempio, nel 2006, la Goldman Sachs ha aumentato del 69% le proprie entrate, grazie a investimenti e guadagni commerciali dovuti ad attività che sfruttano in modo disumano la manodopera asiatica. Si è arricchita ulteriormente sulla sofferenza e sulla miseria umana. Così hanno fatto anche altre banche, come la Lehman Brothers e la Merril Lynch. Il potere raggiunto dalle banche ai nostri giorni è senza precedenti. Nemmeno i grandi dittatori della Storia passata avevano nelle loro mani così tanto potere. Le banche hanno acquisito la capacità di sovrastare i poteri statali, e di imporre politiche favorevoli soltanto ai loro interessi.

    I dirigenti delle banche guadagnano cifre astronomiche. Ad esempio, il direttore generale della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, ha guadagnato nel 2006 ben 53,4 milioni di dollari. Il mondo di queste persone è completamente avulso dalla realtà del lavoratore comune, che con poche migliaia di dollari deve sopravvivere e mantenere la famiglia.
    Le banche sottraggono ai popoli le ricchezze materiali, il valore del lavoro e i vantaggi delle attività produttive. Rendono l'esistenza umana sempre più soggetta al problema della sopravvivenza, impedendo lo sviluppo culturale e umano dei popoli.

    Le banche di Wall Street, come la Carlyle Group o la Goldman Sachs , finanziano e organizzano le campagne elettorali dei politici, e scelgono soltanto quei candidati che appoggeranno le loro politiche. Negli ultimi decenni le banche non hanno più trovato ostacoli nell'imporre la loro linea politica, che vede tagli nella spesa sociale, e privilegi di ogni genere soltanto per la classe ricca. A causa di ciò, la qualità della vita della maggior parte della popolazione è peggiorata. La disoccupazione è aumentata, e questo ha fatto abbassare i salari. La classe media si è impoverita, a causa della precarizzazione del lavoro e della disoccupazione.
    Nel mondo di oggi, la più grave minaccia proviene dall'attuale sistema finanziario, che permette ad un gruppo di persone di agire senza alcun limite morale o legislativo. Oggi queste persone vorrebbero colpire l'Iran per estendere la guerra in Asia e a tutto il mondo islamico. L'obiettivo è distruggere coloro che avversano il loro sistema economico-finanziario, e avere nelle loro mani tutto il potere possibile. Lo stretto connubio fra banchieri, produzione bellica e politici, concentra un potere distruttivo mai avuto prima.

    Le banche acquisiscono maggiore potere e ricchezza imponendo occupazioni militari o sistemi dittatoriali. Ad esempio, la Esso Mobil ha aumentato nel 2006, del 26% i suoi profitti grazie allo sfruttamento dei pozzi del Kuwait e dell'Arabia Saudita, paesi in cui sono state imposte dittature. I maggiori azionisti della Esso Mobil sono le grandi banche come JP Morgan & Co., Barclays e Mellon. La Total-Fina -Elf, gruppo petrolifero che sta producendo profitti in Iraq, è controllato da grandi banche come Mellon e Citigroup.
    La qualità della vita di tutti i lavoratori tende ad abbassarsi, e le istituzioni sono sempre meno centrate sul cittadino, dovendo pagare buona parte dei guadagni nazionali alle banche. I tagli alla spesa pubblica incidono sulla qualità dell'istruzione e dell'assistenza medica, e producono differenze fra chi può permettersi servizi a pagamento e chi no.

    Le banche, dunque, esercitano oggi un potere enorme su tutta la popolazione mondiale, e intralciano in vari modi lo sviluppo culturale, morale, materiale e spirituale dei popoli. Nel Terzo Mondo fomentano guerre per produrre profitti, mentre nel Primo Mondo impediscono un maggiore benessere e reggono le redini della situazione economica. I politici sono subordinati a questo assetto, e oggi la loro abilità non consiste nel governare bene, ma nell'ingannare i popoli facendo credere di essere a loro servizio.
    Le banche non sono istituzioni asettiche e neutrali come ci hanno fatto credere. Esse sono un canale attraverso cui un gruppo di persone ci controlla e crea una realtà funzionale ai loro interessi. La realtà attuale è condizionata in modo inimmaginabile da queste strutture, che dettano leggi e valori. Dal sistema finanziario deriva l'intera realtà economica, politica e sociale. Una realtà distorta, disumana, in cui le risorse umane trovano blocchi nei disvalori che producono estraneazione da se stessi. Una realtà in cui tutto dovrebbe ruotare intorno al profitto e all'interesse materiale, come se la vita umana potesse essere ridotta al meccanicismo e al materialismo.

    Il sistema finanziario è stato creato da un gruppo di persone che hanno l'obiettivo di dominare sui popoli. Questo gruppo di persone ha creato le regole di base e le ha poste come assiomi, in modo tale che noi fossimo indotti a capire "come" funziona il sistema e non "chi lo ha creato così e perché". Coloro che pongono le regole e i parametri da cui non si potrebbe prescindere, sono anche coloro che ci inducono ad assumere i valori della realtà messa in gioco, condizionandoci attraverso presupposti impliciti, assunti come immodificabili. Il sistema è maggiormente condizionante quanto più se ne assumono i parametri di base in modo inconsapevole. Per questo è necessario capire questo sistema di dominio, imposto con la disinformazione e l'inganno. Un sistema che nessuno sceglierebbe liberamente.

  3. #323

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    L'Italia e' una colonia?

    Ecco un interessante articolo di Antonella Randazzo


    09 maggio
    L'ITALIA E' UNA COLONIA ? (di antonella randazzo)


    I mass media propagandano l'immagine dell'Italia come di un paese libero e democratico, in cui la popolazione gode di potere politico ed economico. Ma è davvero così? Il sospetto che l'élite egemone economico-finanziaria si sia appropriata del nostro paese sotto tutti i punti di vista e che lo stia guidando verso il baratro, è venuto persino al Financial Times, che in un articolo del 16 marzo 2006 scriveva che “L'Italia sta seguendo la stessa strada dell'Argentina verso la rovina”. L'autore dell'articolo, Richard Perle, è un esponente dell'estrema destra americana e un accanito sostenitore di George W. Bush, quindi è difficile credere che voglia mettere in cattiva luce l'élite dominante. Il paragone fra l'Italia e l'Argentina nasce da considerazioni finanziarie, precisamente dalla scelta italiana di assumere l'euro come propria valuta, pur essendo il paese condannato ad avere un'economia debole, a causa delle scelte di politica economica effettuate dai governi, che tendono ad avvantaggiare il capitale straniero piuttosto che lo sviluppo del paese, come accade in una colonia. Anche l'Argentina, agganciando la propria valuta al dollaro, si trovò a fare i conti con una moneta forte, mentre la sua economia era in mani straniere. Ciò che accadde all'Argentina è noto.

    Le aziende italiane sono state in gran parte rilevate dalle grandi corporation anglo-americane. Oggi l'Italia è il paese europeo meno competitivo, e che ha più aziende in mani straniere. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea stanno col fiato sul collo per controllare i pagamenti del debito, ignorando il livello di benessere o di povertà dei cittadini italiani. Infatti, pur di esigere i pagamenti, il Fmi non esita a chiedere tagli alla spesa pubblica (sanità, scuola, amministrazione, ecc.) e ulteriori privatizzazioni, peggiorando le condizioni del paese. Lo scopo principale del Fmi (dobbiamo ricordare che esso è un istituto finanziario controllato dai banchieri anglo-americani) è quello di impoverire i cittadini italiani, in armonia con ciò che già, nel 1998, svelava Zbigniew Brzezinski, nel suo libro La grande scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici. L'eccessivo benessere dei paesi dell'Europa occidentale, secondo Brzezinski, era un grave ostacolo, poiché tale livello di ricchezza era più elevato rispetto a quello della media dei cittadini americani, ed essendo l'Europa considerata un protettorato americano, ciò risultava inammissibile[1]:

    L'Europa ha una posizione fondamentale di fortezza geostrategica per l'America. L'Alleanza Atlantica autorizza l'America ad avere influenza politica e peso militare sul continente … se l'Europa crescesse, questo beneficerebbe direttamente l'influenza americana … L'Europa Occidentale è in larga misura un Protettorato americano e i suoi Stati ricordano i vassalli e i pagatori di tributi dei vecchi imperi... L'Europa deve risolvere il problema causato dal suo sistema di redistribuzione sociale che è troppo pesante e ostacola la sua capacità di iniziative.

    L'Europa doveva essere indebitata e impoverita affinché il dominio statunitense potesse imporsi su tutta l'Eurasia. Occorreva con urgenza impoverire i ceti medi, e ciò è avvenuto in Italia anche a causa della Legge Biagi, che legalizza lo sfruttamento lavorativo. Il resto lo fecero il sistema bancario, le dittature imposte al Terzo mondo (che hanno costretto milioni di persone ad offrire manodopera semischiavile, abbassando il costo del lavoro e smantellando il sistema dei diritti, frutto di lotte politiche e sindacali), e le privatizzazioni, promosse dal Fmi. Le campagne mediatiche menzognere fanno credere che il Fmi e la Bce tengano alla "stabilità" del paese, o alla "competitività" delle aziende italiane, mentre è l'esatto opposto: vogliono tenere in scacco l'intera economia del paese, strozzandola con il debito e rendendola poco competitiva attraverso varie strategie. I nostri politici, anziché cercare di contrastare il potere del Fmi, lo assecondano, e lo propagandano come giusto e autorevole, mostrando così che l'Italia è soggiogata anche politicamente al potere straniero, come una colonia. In molti modi (privatizzando, non tutelando i prodotti italiani, accettando di pagare i diritti di signoraggio, foraggiando le società private, ecc.) i nostri governi operano per la distruzione economica e finanziaria del nostro paese, e non per il nostro benessere e per i nostri valori.

    Il livello di povertà nel nostro paese è aumentato dal 6,5% della popolazione degli anni Novanta, all'11,7% del 2001, fino al 12% del 2005.[2] Le riforme neoliberiste imposte all'Italia dal Fmi hanno sottratto ricchezza alla classe media e inferiore, per arricchire l'élite già ricca, come dimostra l'analisi fatta dalla Banca d'Italia nel periodo 1989/1998:

    Il 10% delle famiglie più povere aveva il 2.7% del reddito totale nel 1989, mentre nel 1998 questa quota è scesa al 2%. Il 10% delle famiglie più ricche ha invece incrementato la propria quota dal 25.2% al 27.5%. L'incremento dell'indice di Gini, in 9 anni, è stato pari all'11%... piccoli incrementi (decrementi) dell'indice di Gini provocano enormi aumenti (diminuzioni) del divario tra il più povero e il più ricco dell'insieme.[3]

    Oggi circa il 20% delle famiglie più ricche possiede oltre la metà del reddito del paese, mentre il 20% delle famiglie italiane povere possiede soltanto circa il 6%. Ciò spiega perché le famiglie ricche italiane, come i Benetton, i Pirelli e i Falck, siano così accondiscendenti alla colonizzazione dell'Italia: ciò garantisce loro maggiore ricchezza e privilegi.
    Un paese risulta soggetto al dominio coloniale quando non è padrone del proprio territorio e non sceglie liberamente la propria organizzazione politica ed economica. I diritti degli indigeni coloniali sono subordinati agli interessi della potenza dominante, che si erge al di sopra delle leggi. Le autorità dei paesi coloniali esigono ingenti pagamenti, come accade con le banche titolari del nostro debito, che impongono alle nostre autorità di elaborare una finanziaria annuale per pagare il debito. Il debito è in realtà una forma di tassazione imposta dalle banche, architettata in modo tale che i cittadini credano di aver ricevuto qualcosa da dover pagare, mentre invece si tratta di una tassazione di tipo coloniale, cioè creata per impoverire i cittadini e arricchire il sistema di potere. Il debito imposto all'Italia è talmente alto che nel 2002 equivaleva ad un terzo del debito pubblico complessivo di tutti i paesi dell'Unione Europea (che era di 4707,7 miliardi di euro). Nonostante le manovre finanziarie che hanno dissanguato il paese, nel gennaio 2007 il debito era ancora di 1.605,4 miliardi. Non sarà mai estinto, affinché l'Italia possa rimanere in eterno assoggettata all'élite bancaria.

    Le finanziarie hanno anche l'obiettivo di stanziare denaro per la partecipazione alle guerre del paese dominante, e nell'ultima finanziaria il governo ha aumentato tali spese a 20,354 miliardi di euro, che è una somma altissima per un paese che non ha nemici e ufficialmente non è in guerra. Si comprende tale spesa soltanto se si pensa che ogni paese sottomesso ad un potere coloniale è obbligato a partecipare alle spese militari del paese imperiale. Gli italiani pagano il 41% del costo di stazionamento delle basi americane, si tratta complessivamente di 366 milioni di dollari all'anno.[4] Proprio come una colonia, subiamo un'occupazione militare e siamo anche costretti a pagarla. Dagli anni Cinquanta, l'Italia è sotto controllo militare statunitense, attraverso 113 basi militari, che ospitano almeno 60.000 soldati. Gli Usa hanno potere sul nostro territorio, a tal punto che non sono obbligati nemmeno a precisare l'ubicazione delle loro basi o le attività che si svolgono all'interno. Ciò viola gli articoli 80 e 87 della nostra Costituzione, che dovrebbero proteggere la sovranità nazionale su tutto il territorio dello Stato. Diverse basi militari sono dotate di missili a testata nucleare, e l'accordo "Stone Ax" prevede l'uso delle armi nucleari da parte di soldati italiani autorizzati dalle autorità americane. Dunque, non soltanto le autorità statunitensi hanno potere sul territorio italiano come fosse una loro colonia, ma concludono accordi segreti che obbligano i soldati italiani a mettersi a loro servizio, come una truppa coloniale. L'accordo Stone Ax ("Ascia di pietra") è un accordo di cui il Parlamento non ha mai avuto modo di discutere, poiché è stato concluso segretamente fra Roma e Washington. Con questo accordo, che risale agli anni Cinquanta ma è stato rinnovato dal governo Berlusconi, l'Italia diventa uno degli avamposti per la futura guerra nucleare.

    Nell'aprile del 2002, Umanità Nova, riportava la testimonianza di un ex-analista dell'Intelligence statunitense, William Arkin, che nel suo libro dal titolo Code names, parla di un documento chiamato "Nuclear Posture Rewiew", in cui la Casa Bianca ordina al Pentagono di pianificare l'uso di armi nucleari per le guerre future, contro nemici come la Corea del Nord, l'Iran e la Siria. L'ipotesi di guerre nucleari appare, da questo documento, tutt'altro che improbabile, e l'accordo Stone Ax permetterebbe agli Usa di progettare gli attacchi dall'Italia e di richiedere la collaborazione dei militari italiani. In caso di attacco a un paese dotato di armi nucleari (come la Corea del Nord) è assai probabile che il contrattacco nucleare avvenga contro il nostro paese (da cui sarà partito l'attacco) piuttosto che contro il territorio degli Stati Uniti, che è assai più protetto. Le autorità americane, come al solito, preferiscono che venga colpita una colonia piuttosto che la madrepatria. Molti italiani credono ingenuamente di essere "protetti" dalla massiccia presenza militare americana, e non immaginano che invece è il contrario: siamo esposti al pericolo di distruzione nucleare assai più di qualsiasi altro paese europeo.

    In Italia, le testate nucleari sarebbero 90 soltanto ad Aviano e a Ghedi, e alcune di esse hanno una potenza dieci volte maggiore della bomba sganciata ad Hiroshima.
    La presenza di armi nucleari sul suolo italiano è illegale in base alla legge n. 185 del 9 luglio 1990, che vieta la fabbricazione, il transito, l'esportazione e l'importazione di armi chimiche, biologiche, e nucleari. L'articolo 1 comma 7 della legge dice: "Sono vietate la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia. Il divieto si applica anche agli strumenti e alle tecnologie specificamente progettate per la costruzione delle suddette armi nonché a quelle idonee alla manipolazione dell'uomo e della biosfera a fini militari". In base a questa legge, le autorità italiane che hanno rinnovato l'accordo Stone Ax dovrebbero essere processate.

    Le nostre autorità, soltanto nel marzo del 2005, in seguito ad un'interrogazione parlamentare, hanno ammesso la presenza di armi nucleari in Italia, senza però contemplare in nessun modo la possibilità di sottoporre il problema alla popolazione, data la gravità, oppure di avere il dovere di chiarire da quando, dove e perché ci sono queste armi sul nostro suolo. E' come se i cittadini italiani non potessero avere alcun controllo sulle questioni militari, e se a ciò si aggiunge che essi non hanno alcun potere sulle questioni finanziarie ed economiche del paese, si può dire che la loro condizione è simile a quella del suddito sottomesso ad un potere che non accetta alcuna limitazione.
    I cittadini italiani vengono convinti di avere potere politico, in quanto alle elezioni possono scegliere fra "destra" e "sinistra", ma quando essi chiedono che venga rispettata concretamente la loro volontà (ad esempio nel caso della Tav o della base di Vicenza), si scatena un putiferio mediatico e politico, per evitare di concedere il benché minimo reale potere.

    Dalle basi americane ubicate in Italia, sono partiti missili per operazioni di guerra offensive, come nel caso della Jugoslavia e dell'Iraq, in spregio all'articolo 11 della nostra Costituzione che "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali", e all'insaputa della popolazione. Inoltre, i soldati americani, quando commettono violenze, abusi o omicidi, sono impunibili dalla nostra giurisdizione, e quindi non pagano per i crimini, dato che la loro giurisdizione li assolve quasi sempre. Basti ricordare il caso di Ustica o di Calipari. L'uccisione del funzionario del Sismi Nicola Calipari e il ferimento della giornalista Giuliana Sgrena non hanno alcun colpevole secondo il Pentagono, che ha alterato la versione dei fatti per assolvere i soldati americani.

    Il 27 giugno del 1980 esplose nel cielo di Ustica un DC-9 diretto da Bologna a Palermo, e 81 persone morirono. Era accaduto che i servizi segreti americani avevano appreso che Gheddafi avrebbe volato sui cieli italiani con il suo aereo personale, e avevano deciso di colpirlo. Ma il presidente libico non era su quell'aereo e i missili americani abbatterono anche l'aereo italiano. Il processo per la strage di Ustica, aperto dalla magistratura italiana, andò avanti per 25 anni, fra depistaggi e numerosi tentativi di occultare le prove. Si cercherà di far credere che l'incidente fosse dovuto ad una bomba che si trovava nel velivolo, nascondendo le tracce della presenza di forze militari americane sul luogo. Alla fine, non si ebbe alcun colpevole né alcun risarcimento alle vittime. Le vite degli italiani furono considerate di nessun valore, e le nostre autorità hanno dimostrato di non avere alcun potere per proteggerle, essendo subordinate alle autorità statunitensi, come fossero autorità coloniali.

    La privatizzazione delle aziende pubbliche (ferrovie, poste, autostrade ecc.) ha prodotto perdite economiche gravissime, il peggioramento della qualità dei servizi e l'aumento del costo per l'utente. Svendere i beni pubblici non significa soltanto impoverire il paese (che perde i profitti delle aziende vendute ed è anche costretto a finanziarle), ma anche indebolire il governo. Ad esempio, il Ministro per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani ha propagandato come importante la sua riforma che eliminava il costo di ricarica delle schede telefoniche, senza dire però che il governo non aveva alcun potere di impedire che la cifra della ricarica venisse reinserita mediante l'aumento delle tariffe. Nel giro di pochi giorni, alcune società telefoniche cambiarono i piani tariffari, in modo tale da garantirsi gli stessi introiti che avevano in precedenza. Questo è un chiaro esempio di come le privatizzazioni sottraggono denaro e potere all'intera comunità, costringendo i cittadini a sottostare allo strapotere delle società private. Se i nostri ministri dovessero davvero difendere gli interessi dei cittadini, contro le corporation e le banche, sarebbero immediatamente richiamati all'"ordine" dalle autorità dell'Unione Europea e da quelle statunitensi.

    La privatizzazione della Telecom, avvenuta nell'ottobre del 1997, permise ad un gruppo di imprenditori e banche di impadronirsi dell'azienda, e al Ministero del Tesoro rimase soltanto il 3,5%. Il piano per il controllo di Telecom era stato progettato dalla Merril Lynch, dal Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e dalla Chase Manhattan Bank. Dopo dieci anni dalla privatizzazione, il bilancio era disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone erano state licenziate, i titoli azionari avevano fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti erano aumentati e la società era in perdita.
    I danni per la privatizzazione di Telecom non sono stati soltanto di natura finanziaria, ma anche relativi alla qualità e alla sicurezza del servizio. La privacy dei cittadini non è in alcun modo tutelata, e gli scandali degli ultimi anni lo hanno provato.

    Oggi l'azienda è ridotta male, e i titoli azionistici oscillano. Tre grandi banche, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs, possono far salire o scendere qualsiasi titolo, avendo nelle mani il 70% del credito speculativo mondiale, e potendo diffondere notizie che condizionano il comportamento degli investitori. Manovrando il valore delle azioni, si condiziona l'andamento dell'azienda, e ciò consente ai grandi colossi bancari di preparare il terreno per appropriarsene, come sta accadendo anche con Alitalia.
    Pirelli ha aperto trattative in esclusiva col colosso American Telephone and Telegraph Company (At&T), che appartiene ad un gruppo di grandi banchieri, che quest'anno ha vinto negli Usa un appalto pubblico ricchissimo, per gestire il settore delle telecomunicazioni, e fornire servizi a 135 delle 184 agenzie federali, insieme a Qwest e Verizon. Le trattative con At&t, e America Movil dureranno fino al 30 aprile, poi Generali e Mediobanca avranno 15 giorni di tempo per esercitare il loro diritto di prelazione.

    Non sappiamo ancora se sarà la At &t ad impadronirsi di una delle aziende più importanti del nostro paese, ma sappiamo già cosa accadrà dopo la svendita: si avranno licenziamenti, aumenterà il costo per l'utente, la qualità del servizio sarà sempre più scadente ed emergeranno di tanto in tanto illegalità diffuse, che riveleranno la possibilità di controllo su ogni cittadino.
    Chi dubita che l'Italia di oggi abbia caratteristiche di natura coloniale provi a scrivere una lettera alle autorità italiane, per chiedere spiegazioni sui debiti bancari e sul signoraggio, sulle privatizzazioni, sulla sovranità territoriale dell'Italia oppure sulle testate nucleari. Non otterrà alcuna risposta chiara, esauriente e onesta (semmai dovesse ricevere qualche tipo di risposta), e questa sarà una prova che le nostre autorità sono a servizio delle banche e delle corporation internazionali, e subordinano ad esse i diritti dei cittadini italiani, come accade nelle colonie.

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    dittatura monetaria mondialista?

    Proposta una dittatura monetaria mondialista
    Tratto da www.movisol.org - 9 maggio 2007


    7 maggio 2007 – Il Council on Foreign Relations (CFR), il centro studi USA con radici in Inghilterra che ha già sponsorizzato la campagna dello “Scontro di civiltà” di Samuel Huntington, è venuto allo scoperto con la proposta di indurre le nazioni del mondo a ridimensionare la propria sovranità nelle questioni economiche, monetarie e finanziarie, abdicando alla dittatura di una moneta unica mondiale. La proposta è contenuta nel numero di maggio-giugno di Foreign Affairs, la rivista del CFR, ed è firmata da Benn Steil, direttore di economia internazionale del CFR, sotto il titolo “La fine della moneta nazionale”.

    A proposito delle sfide poste dalla crisi monetaria Steil sostiene che la soluzione “non è il ritorno ad un mitico passato di sovranità monetaria, in cui i governi controllano gli interessi locali ed i tassi di cambio beatamente ignorando il resto del mondo. I governi debbono rinunciare alla nozione fatale secondo cui la nazionalità esige che loro emettano e controllino il denaro usato sul loro territorio. Le monete nazionali ed i mercati globali semplicemente non vanno d'accordo, ma possono piuttosto costituire una miscela fatale di crisi monetarie e tensioni geopolitiche e creare prontamente pretesti per il deleterio protezionismo. Per globalizzare con sicurezza, i paesi debbono abbandonare il nazionalismo monetario e abolire le monete indesiderate che sono la fonte di gran parte dell'instabilità attuale”.

    Il punto di riferimento storico di Steil per questo progetto è l'epoca d'oro dell'impero britannico, alla fine del XIX secolo. “Le lezioni della globalizzazione su base aurea nel diciannovesimo secolo devono essere semplicemente ristudiate - scrive Steil - ... giacché lo sviluppo economico al di fuori del processo di globalizzazione non è più possibile, i paesi debbono abbandonare il nazionalismo monetario. I governi debbono sostituire le monete nazionali con il dollaro o l'euro, o, nel caso dell'Asia, collaborare nel produrre una nuova moneta multinazionale su un'area paragonabilmente estesa e diversificata economicamente....
    Per la maggior parte dei paesi più piccoli e poveri sarebbe la cosa migliore adottare unilateralmente il dollaro o l'euro, che consentirebbe loro un'integrazione sicura e rapida nei mercati finanziari globali. I paesi dell'America Latina debbono dollarizzare, i paesi dell'Europa orientale e la Turchia debbono euroizzare.”
    Steil conclude con un monito: se i governi, compreso quello degli Stati Uniti, non raccolgono tale invito, “il mercato potrebbe privatizzare il denaro per conto suo”.

    Da tempo al servizio dell'Inghilterra, Steil è stato direttore del programma economico internazionale del Royal Institute of International Affairs (RIIA). E' passato al CFR nel 1998, quando ambienti di potere britannici si mobilitarono per sabotare le iniziative allora prese dal presidente Bill Clinton per fondare “una nuova architettura finanziaria”. Attualmente Steil è anche un fellow presso il Progetto britannico-americano per le generazioni successive (BAP) dalle cui file provengono diversi esponenti del governo di Tony Blair.
    Nel denunciare la follia pericolosa di Steil, LaRouche ha spiegato che un tale progetto ripropone il “Modello Persiano” per costituire un impero globale suddiviso in potenze regionali. Questa volta, invece di una divisione tra Est ed Ovest, Steil propone una divisione trilaterale, ma sempre secondo la ricetta dell'impero mondialista oligarchico

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    CFR: Council on Foreign Relations
    Fu costituito nel 1921 dal gruppo "Round Table" (Tavola Rotonda) ed è anche conosciuto come "l'establishment", "il governo invisibile" o "il ministero degli esteri dei Rockefeller". Oggi questa organizzazione semisegreta è una delle associazioni più influenti negli USA e tutti i suoi soci sono cittadini statunitensi senza eccezioni. Oggi il CFR esercita la propria autorità ferrea sulle nazioni del mondo occidentale, sia direttamente attraverso rapporti con organizzazioni similari, sia attraverso istituzioni come la Banca Mondiale di cui assume la presidenza. Dalla fondazione del CFR, tutti i presidenti americani eccetto Ronald Reagan ne erano stati membri prima della loro elezione. Il vice presidente di Reagan, George Bush ne era membro. Nel 1977 Bush era addirittura direttore del CFR. Il CFR è controllato dal gruppo Rockefeller e vuole attuare l'obiettivo di quest'ultimo, un unico governo mondiale.





    RIIA: Royal Institute of Internationale Affairs
    Fondato nel 1920 in Gran Bretagna, sotto il nome di “British Institute of International Affairs” attualmente si chiama “Royal Institute of International Affairs”, R.I.I.A.
    Si tratta, assieme al C.F.R., il governo ombra mondiale.


    265 tra le più potenti e influenti aziende del mondo sono membri
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    CITY OF LONDON , THE
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    DEPARTMENT OF TRADE AND INDUSTRY
    DFID
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    MATHESON & CO LTD
    MBDA
    MERRILL LYNCH EUROPE PL
    MITSUBISHI CORPORATION ( UK ) PLC
    MORGAN STANLEY & CO INTERNATIONAL
    MOSCOW NARODNY BANK LTD
    NATIONAL SCHOOL OF GOVERNMENT
    NHK JAPAN BROADCAST CORPORATION
    NIHON KEIZAI SHIMBUN
    NORTHROP GRUMMAN INFORMATION TECHNOLOGY LTD
    NUFFIELD TRUST
    OFFICE FOR EUROPEAN AFFAIRS
    OXFORD ANALYTICA LIMITED
    PETRO-CANADA
    PUNCHLINE
    QINETIQ
    QUAKER PEACE AND SOCIAL WITNESS
    REGAL PETROLEUM PLC
    RELIANCE EUROPE LTD
    RISK ADVISORY GROUP
    ROLLS-ROYCE PLC
    SELEX SENSORS & AIRBORNE SYSTEMS
    SMITHS GROUP
    STANDARD LIFE GROUP
    STATOIL ( UK ) LTD
    STEPHENSON HARWOOD
    STREET CHILD AFRICA
    SUMITOMO MITSUI BANKING CORPORATION
    TAIPEI REPRESENTATIVE OFFICE
    TATA LTD
    TELEGRAPH MEDIA GROUP
    TIMES NEWSPAPERS LTD
    TOKYO ELECTRIC POWER
    UBS
    UNILEVER PLC
    VERTIC
    VITOL SERVICES LTD
    WILMER CUTLER PICKERING HALE & DORR
    WILTON PARK
    WORLD BANK
    YOMIURI SHIMBUN


    Tratto da sito ufficiale del Royal Institute on Internationale Affairs (R.I.I.A.), Chatham House
    Corporate Members List 2007: http://www.chathamhouse.org.uk/index.php?id=321
    Major Corporate Members 2007: http://www.chathamhouse.org.uk/index.php?id=320

  5. #325

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    La fusione Unicredit-Capitalia

    A proposito di plutocrazia:

    Perfezionato il sistema del saccheggio
    Maurizio Blondet
    21/05/2007
    Vincenzo Visco La fusione Unicredit-Capitalia?
    Tutti i media si buttano a lodarla.
    E ad escludere che, questa volta, ci sia entrata la politica.
    La verità è - dunque - l’esatto contrario.
    Risulta che Profumo non voleva comprare Capitalia, né mettersi con il pregiudicato bancarottiere Geronzi.
    Come spiega il Financial Times, «l’acquisizione da 22 miliardi di euro di Capitalia sembra porre a rischio la tendenza (di Profumo) di ridurre l’esposizione ad un solo mercato».
    Profumo ha sempre detto di voler «internazionalizzare».
    E lo dice ancora, con parecchi soldi in meno.
    Anche con il peso morto di Capitalia, «la banca resta internazionale e genererà ancora il 53% dei suoi introiti fuori d’Italia. … Avremmo fatto qualcosa di simile in Germania, ne avessimo avuto la possibilità».
    Nessuna esultanza, come si vede.
    Insomma Profumo ha dovuto obbedire.
    Obtorto collo.
    Alla politica.
    Quale politica?
    Geronzi ha ricevuto piogge di avvisi di garanzia per Parmalat, Cirio, e le mancate comunicazioni a Bankitalia sui crediti in sofferenza dei partiti.
    Già, perché Capitalia ha salvato i DS dalla bancarotta.
    Ha fatto prestiti a tutti i partiti (tranne ad AN e a Forza Italia), senza uno straccio di garanzie, perché dal potere politico ha sempre ottenuto la garanzia massima: ti salveremo qualunque cosa faccia.
    Capitalia ha un capitale inferiore alle sue sofferenze, e Geronzi resta intoccabile.
    Come scrive il blog «Finanza e Politica»: «Capitalia è una banca patrimonialmente pessima, per certi aspetti pericolosa, ma possiede tanti sportelli e le partecipazioni in Mediobanca e Generali [ecco, ecco].
    E allora ecco il miracolo.
    Il prezzo viene gonfiato, i bilanci imbellettati... e il vecchio Geronzi compie il suo capolavoro... porta la sua pessima banca alle nozze con il miglior principe presente sul mercato... così salva definitivamente Capitalia che annacquerà i suoi crediti incagliati con la gestione ottima di Unicredit, e in più si candida a divenire presidente di Mediobanca [Un pregiudicato? Del resto c’è già Ligresti, è il salotto buono o no?].
    E allora chapeau a Geronzi che è riuscito a dimostrare che in finanza si possono compiere i miracoli e si fanno volare anche le vacche.
    Ancora una volta la politica ha determinato le sorti del mercato e non viceversa».



    L’esatto contrario di quel che strillano Il Corriere e Repubblica.
    Il regista del salvataggio sembra essere ancora una volta D’Alema (il genio che ha «salvato» Telecom, ricordate), perché deve farsi un suo impero finanziario personale per contrastare l’occupazione di tutti i poteri che Prodi sta realizzando pro domo sua.
    Che la fusione sia pro D’Alema, lo dice la rabbia malcelata di Veltroni, che s’è lamentato con Geronzi di aver saputo la cosa dai giornali.
    Il tutto si situa nel quadro della lotta di potere in cui i leader della varie «sinistre» si fanno le scarpe l’uno l’altro, dietro le quinte, senza farlo sapere a noi.
    Prodi ha lasciato fare, perché quelli si fanno le scarpe sì, ma non poteva negare a D’Alema la «sua» banca, finalmente.
    Draghi e Padoa Schioppa ovviamente hanno dato l’assenso: bravi!, strillano i media, tutt’altra pasta che Fazio!
    Questa menzogna corale e dura come il cemento ci dovrebbe dire qualcosa: che il sistema dei partiti-sindacati-statali-Confindustria (il blocco dei parassiti miliardari) ha completato il cerchio, il sistema di saccheggio del contribuente e del cittadino.
    Si fanno le scarpe a spese nostre.
    Un’ascoltatrice chiedeva al giornalista (Stefano Folli di 24 Ore) che cosa migliorerà, per lei correntista, la fusione.
    Folli (di 24 Ore che lo paga benissimo) l’ha paternamente rassicurata.
    No, non tema nulla.
    Mettetevi per un attimo nei panni di un giovane - uno di quei famosi giovani di cui tanto si occupano i politici - che voglia aprire un’aziendina, un laboratorio artigiano.
    Lo deve fare perché il lavoro dipendente, semplicemente, non c’è più.
    Dunque il nostro giovane apre una cartoleria, un’erboristeria, una palestra di body building.
    Appena adempiute alle immense pratiche burocratiche (la Volontà Generale diffida di chi si mette in proprio, vuole punirlo con il controllo burocratico: migliaia di documenti, stato di famiglia, certificato di matrimonio compreso), il nostro giovane deve pagare le tasse a Visco.
    Prima ancora di aver venduto il primo flaconcino di erbe.
    Prima, cioè, di aver avuto un reddito tassabile, un reddito che può anche mancare (e che manca difatti a due neo-impresine su tre, che colano a picco subito).
    Ma non basta.
    Il nostro giovane ha bisogno di un capitale, anche piccolo, per cominciare.
    Si rivolge alla banca, a chi altro?
    Le banche sono qui per questo.
    Gli viene concesso un fido: al 18% o anche più.



    Unicredito e Capitalia che regalano i soldi ai partiti, che ai depositanti e risparmiatori pagano lo 0%, al ragazzo chiedono il 18%.
    E così a tutti gli altri piccoli e piccolissimi bisognosi di capitale: possono prestare quanto vogliono; grazie al credito frazionale i depositi veri si moltiplicano, e su quel denaro creato dal nulla la banca prende il 18-25%.
    Ne segue questo piccolo, ridicolo fatto: che il giovane imprenditore alle prime armi, per farcela, deve produrre profitti superiori al 50%, e subito.
    Perché il 18-25% se lo prende la banca (e subito; un fido non è un mutuo, non corre a 15 anni, è annuale o semestrale), il resto se lo divora il fisco.
    Resta poco, al giovinotto, per mangiare, campare e vestirsi.
    Per lui niente autoblù gratis.
    Anzi, Visco gli controlla: quante auto ha l’azienda, ossia con costi scaricabili?
    Sono troppe, te le dimezzo (è Visco che decide di quante auto ha bisogno una ditta privata).
    Il giovane dovrebbe dunque gestire una start-up ad altissima tecnologia e di fulminante successo, come quelle di Sylicon Valley.
    Ma lui s’è messo in proprio perché non trova lavoro.
    La sua ideuzza e impresina possono funzionare, ma più probabilmente come attività «marginali».
    A lui basterebbe poco, per campare.
    Se non dovesse pagare l’usuraio Capitalia (18%) e il fisco di Visco (30-45%), ce la farebbe pure, a campare.
    Invece no.
    Naturalmente, una ovvia misura a favore dei «giovani» sarebbe l’esenzione fiscale per un paio d’anni; lo Stato non ci perde niente, ci perde di più soffocando una ditta su tre nel nido, un colossale mancato introito, uno strangolamento di attività economiche inaudito, che danno lavoro e possono darne in futuro.
    Visco lo sa benissimo.
    Ma non lo fa.
    E perché non lo fa?
    Non perché è stupido; non lo fa perchè Visco non presiede alle risorse necessarie al governo del Paese.
    Presiede al sistema di saccheggio partitico-sindacale.
    Il suo scopo è depredare, mica incentivare l’economia e l’iniziativa privata.
    Ora, le banche sono collegate a filo doppio col sistema di saccheggio politico.



    Il ragazzo-neo-imprenditore è derubato alla perfezione da tutti i lati: come contribuente, come consumatore (tariffe ENEL e Telecom, le più costose del mondo), come debitore.
    Il sistema è chiuso, è perfetto.
    E poi D’Alema si permette pure di dire che nel Paese c’è un certo umore contro i politici, insofferenza tipo Mani Pulite.
    Ha ragione De Rita del Censis: dice che la faccenda del «tesoretto» è uno «scandalo infernale». Aggiunge: «Gli italiani hanno capito benissimo cosa è successo. Si sono messi a un tavolo Padoa-Schioppa, i tre segretari sindacali, ovviamente Prodi e pochi altri. Questa oligarchia ha creato un inutile aumento di tasse per i propri bisogni: sistemare i precari, accontentare Rifondazione…».
    Finalmente uno che usa le parole giuste: una oligarchia (plutocratica e parassitaria) ha strizzato i contribuenti oltre ogni limite per «i propri bisogni».
    Non per i bisogni del governo, è ben chiaro.
    Non per riasfaltare le strade né per amministrare bene.
    Il governo non governa affatto, non governa nulla.
    Non fa nemmeno finta.
    Quando ha dei problemi (detti «emergenze») li butta sui cittadini, come i napoletani buttano la spazzatura in strada.
    Le carceri scoppiano?
    Un bell’indulto, decine di migliaia di delinquenti tornano a rapinare e a uccidere i cittadini privati (loro no, hanno le scorte da noi pagate).
    Il problema-immigrazione?
    Legalizzata per incanto, non esistono più clandestini.
    Altre migliaia di zingari rumeni, di criminali maghrebini e venezuelani, ben felici di darsi da fare in un Paese dove la polizia fa paura solo ai deboli, e lo Stato solo agli onesti.
    Nei loro Paesi, la polizia porta fucili a pompa e spara con revolver 45.
    Qui da noi, da decenni, la polizia ha perso ogni autonomia d’indagine.
    Non è più guidata dal prefetto o dal questore, e comandata dal procuratore e dai sostituti.
    E’ «polizia giudiziaria» nel senso che, per indagare, deve avere il permesso del magistrato, anzi aspettare che sia il magistrato a ordinare l’indagine.
    E come si sa, se qualche agente osa fermare lo zingaro borsaiolo di sua iniziativa, il magistrato si affretta, per ripicca, a liberarlo.



    Dopo anni ed anni di questo regime, la polizia italiana non solo ha perso la voglia.
    Ha perso la competenza.
    Non ha più informatori né metodologia; nemmeno può usare il ceffone, vecchia specialità di certi appuntati e questurini di un tempo, a volte così efficace per far sbollire un violento e arrogante, o parlare un sospetto: parte una denuncia del criminale, e il giudice è ovviamente dalla parte del pregiudicato recidivo, poveretto, che «ha subito violenza».
    Il poliziotto rischia grosso, guai giudiziari a cui è esposto senza difesa.
    E allora aspetta che sia «il signor giudice» a dirgli cosa fare.
    Come affronta dunque le segretissime Triadi?
    Le bande venezuelane?
    Le bande rumene che ammazzano con la punta dell’ombrello?
    Tutta la delinquenza di Paesi estremamente più violenti del nostro, dove la malavita è veramente dura e malvagia, veramente famelica, assassina e organizzata?
    Al magistrato non importa nulla.
    Anche lui è parte integrale del sistema di saccheggio: butta la spazzatura umana sulla testa dei cittadini e dei contribuenti che lo mantengono.
    Non c’è governo in Italia.
    Ci sono solo «le spese di governo», decise a tre (coi sindacati) per i «i bisogni» dei politici.
    Il tesoretto è già bell’e divorato: per gli aumenti agli statali (al ministero del Tesoro, il premio di efficienza va per contratto integrativo a tutti coloro che sono «presenti»: firmi il cartellino e basta, sei già efficiente e premiato), per i sindacati e per le clientele della sinistra cosiddetta.
    Niente grandi opere, niente strade, bisogna accontentare Rifondazione se no abbandona il non-governo.
    Bisogna contentare Mastella, perché se no passa al Polo.
    Un sacco di spese.
    E in cambio, riceviamo spazzatura sulla testa; spazzatura vera come a Napoli (centinaia di addetti appaltanti che hanno altro da fare), nonchè i rifiuti solidi urbani dello zingarame, dei non più clandestini, dei liberati dall'indulto di cui lorsignori «governanti» non vogliono farsi carico (hanno ben altro da fare).
    Riceviamo al spazzatura Telecom che è al loro servizio e non al nostro e dunque non mette l’ADSL dove dovrebbe, la spazzatura ENI che ci carica di bollette perché non c’è authority che imponga la chiarezza e la concorrenza.
    Paghiamo i costi delle banche-spazzatura, salvate da D’Alema.



    Tartassati da tutti i lati, sepolti nella rumenta dello Stato, e pure sospettati di continuo di evasione, da Visco.
    Il Visco cui pare sospetto che «due italiani su tre dichiarino meno di 10 mila euro l’anno di reddito».
    Eh sì, lui crede che tutti gli italiani guadagnino come lui o come i direttori delle ASL, da 150 a 300 mila euro l’anno.
    Non gli passa per il capo che in Italia ci sono dodici milioni di pensionati, e che per lo più prendono 5 mila euro l’anno di minima.
    Né che esistono ragazzi-imprenditori marginali, che dopo tasse e tassi usurari non hanno più di mille euro mensili per sé: eccoli lì i due italiani su tre.
    Fra loro ci sono sicuramente i grandi evasori, ma non è che il fisco li cerchi davvero: hanno i beni in Liechtentstein, la Porsche o lo yacht appartengono a una società lussemburghese, oppure hanno profitti azionari «di rischio» all’estero.
    Visco non sa che l’Italia si sta impoverendo, che le pensioni hanno perso in dieci anni il 30% del potere d’acquisto, e i salari il 10%.
    Ci crede tutti ricchi come lui e quelli che lui frequenta; e se no, evasori.
    Lo voglio vedere a spulciare quei 12 milioni di sicuri evasori che sono i pensionati, questi furbastri che dichiarano meno di 10 mila euro e chissà cosa nascondono.
    Visco è la nostra Maria Antonietta: «Non hanno pane? Mangino la brioche» (peraltro frase mai pronunciata dalla regina, inventata di sana pianta).
    La «brioche» non era il cornetto che conosciamo al bar; era la crosta succosa di pane, delle carni cucinate «en croute», al forno, cinghiali, cervi, fagiani…
    Due italiani su tre hanno certo mangiato a crepapelle la cacciagione.

    Maurizio Blondet

  6. #326

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    una manovra per il potere

    Cronache plutocratiche di casa nostra:

    Una nuova manovra per il potere
    Gianfranco La Grassa
    22/05/2007
    Cesare Geronzi e Alessandro ProfumoE' ormai siglato il patto di nascita del secondo (per quota di mercato e primo come capitalizzazione) supercolosso finanziario in Italia.
    Si prevedeva la fusione tra Unicredit (Profumo) e Capitalia (Geronzi), tanto che si parlava di Unitalia; invece si tratterà nella sostanza di una incorporazione della banca romana da parte di quella milanese, e si dice che l'istituto finanziario continuerà a chiamarsi Unicredit (nuovo).
    L'ad di Capitalia, Arpe, ha dunque perso la sua battaglia per mantenere indipendente la banca e si dimetterà con, si vocifera, una favolosa buonuscita; con la quale, sempre stando alle voci, si sposterà a Londra lanciando una sua società di «private equity».
    E' ben noto che Profumo (messosi pubblicamente in mostra mentre andava a votare Prodi nelle «famose» primarie pre-elezioni) ha chiare simpatie per i DS, nella loro parte più moderata, cioè di fatto per D'Alema (Profumo, da uomo concreto del potere economico, sa bene che quest'ultimo è un moderato, un sostanziale filoamericano, anche se si lancia attualmente in molti minuetti per confondere le idee ai gonzi di sinistra).
    A questo punto, come ho spesso sostenuto in passato, tutto il gioco interno ai «poteri forti» si svolge avendo come longa manus politica il centrosinistra.
    L'Intesa-San Paolo (Bazoli con il suo ad Passera) ha come «scherani» di governo i prodiani, il nuovo Unicredit ha i DS con particolare riferimento a D'Alema (ma credo anche a Fassino, che non ha una sua autentica personalità autonoma).
    Sembra un po' preoccupato Veltroni, che in passato aveva molto «flirtato» con Geronzi e che, di fronte al fatto che il quartier generale della nuova banca sarà certamente a Milano, ha manifestato il suo disappunto perché nella capitale dovrebbe pur esserci «un insediamento bancario importante» (che era appunto, fino ad ieri, quello della Capitalia).
    Non vi è dubbio che Intesa-San Paolo e nuovo Unicredit saranno probabilmente competitori, rappresentando l'uno il contrappeso dell'altro (Profumo-diesse, quindi, come contraltare a Bazoli-prodiani).
    Tuttavia, le due banche sembrano chiaramente orientate, per il momento, al compromesso; un po' come due pugili di pari forza che, nelle prime riprese, si studiano e non si lanciano in scriteriati attacchi.
    Sintomo di questa prudenza è proprio il fatto che Geronzi, il meno vicino agli ambienti economico-finanziari che si rappresentano politicamente nel centrosinistra, abbia nominato Costamagna come consulente per le strategie relative a quella che sembrava una fusione e che è una incorporazione (in cui comunque Geronzi si ritaglierà un qualche potere, sembra in attesa di essere nominato, forse, al vertice di Mediobanca).



    Per chi non lo ricordasse, Costamagna è un ex uomo di vertice della Goldman Sachs (quella che ha piazzato un altro suo ex al governatorato della Banca d'Italia), molto legato a Bazoli e dunque vicino a Prodi; si è a suo tempo chiacchierato ampiamente sul fatto che Costamagna e Tononi (anche quest'ultimo un recentissimo ex della Goldman e attuale viceministro dell'economia) fossero i reali autori del cosiddetto piano Rovati (in realtà del governo e del premier in primo luogo), con cui si era tentato molti mesi fa di mettere le mani sulla Telecom tramite la Cassa Depositi e Prestiti.
    Se Geronzi - dopo il ben noto aspro scontro con l'«indipendentista» Arpe (che ha evidentemente perso), nomina un simile personaggio, gradito a Bazoli, per i suoi «interessi strategici» - mi sembra ovvio dedurne, tenuto conto che nel nuovo Unicredit l'ex presidente della Capitalia è in posizione secondaria rispetto a Profumo, che la banca appena nata vuole riequilibrare i suoi poteri (in Italia) rispetto alla Intesa-San Paolo, ma senza, almeno per il momento, entrare in frizione troppo diretta con essa.
    L'interesse dell'operazione che si profila non finisce qui.
    Intanto, un altro sintomo indiretto e «strano».
    Ennio Doris, al vertice di Mediolanum, istituto finanziario legato al gruppo Fininvest (Berlusconi), si è detto tifoso ed entusiasta della nuova «fusione» (in effetti, incorporazione).
    Inoltre, i gruppi francesi che fanno capo a Vincent Bolloré (che vanta la sua amicizia con Sarkozy) e a Tarak Ben Ammar (considerato «amico» di Berlusconi) - pur mostrandosi circospetti e facendo intendere chiaramente che la nuova operazione non deve turbare gli attuali equilibri in Mediobanca e Generali (pur se il presidente francese di quest'ultima, Bernheim, è stato da pochi mesi nominato vicepresidente dell'Intesa-San Paolo) - l'hanno di fatto avallata, e sembrano dunque preparati a ricoprire sul suolo italiano un ruolo non secondario nel futuro «risiko» che potrebbe aprirsi fra qualche tempo (molto dipenderà anche da come evolveranno gli equilibri politici italiani).
    In definitiva, si profila all'orizzonte un gioco con almeno tre attori di primo piano.
    Due sono chiaramente proiettati, nella sfera politica, verso i settori moderati del centrosinistra, con attrito tra un Prodi, che sviluppa tutte le sue solite, e «parrocchiali», trame per restare a galla pur inviso alla stragrande maggioranza degli italiani; e altri «cavalli di razza» (in realtà brocchi) che si accalcano per la successione (D'Alema, Rutelli, Veltroni e chissà quanti sono quelli che scenderanno in pista alla fin fine).
    Un centro di potere sembra invece collegarsi a settori di destra, in specie alla sua parte ancora predominante, quella berlusconiana.
    Non è però detto che, in futuro, tale centro farà sempre riferimento allo «sciocchino di Arcore», anche perché potrebbe entrare nel «ring», dal «di fuori» dell'Italia, un «pugile» di maggior peso che ha come riferimento politico il nuovo presidente francese; si potrà pensare di Sarkozy quello che si vuole, ma penso mi si concederà facilmente che ha una consistenza politica incomparabilmente superiore a quella di un «Berlusca».



    Si tratta di un gioco tutto da seguire, perché è anche da questo che dipenderanno gli sviluppi politici in Italia; comunque molto di più che non da quei quattro «sciamannati» che recitano sul palcoscenico del teatrino politico, e che tutti i cretini di sinistra stanno a guardare; per fortuna sembra proprio che aumenti la disaffezione per questo quadro politico (complessivo), disaffezione che i mascalzoni, sempre di sinistra, bollano come «qualunquismo».
    Speriamo si diffonda e affondi questo porcile specifico di un Paese degradato come il nostro.
    Lo ripeterò continuamente in tutte le salse: degradato soprattutto dalla sinistra (in particolare da quella che si autoproclama radicale) con il suo «politicamente corretto» buonista e permissivista.
    Quindi, viva il «qualunquismo» (come mera fase transitoria).


    Professor Gianfranco La Grassa

    da: http://www.effedieffe.com/interventi...997&parametro=

  7. #327

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    Da Goldman Sachs alla Banca Mondiale

    Robert Zoellick e' il nuovo presidente della Banca Mondiale.
    Vale la pena di ricordare che fino a ieri e' stato vicepresidente alle operazioni internazionali e presidente dei consulenti internazionali della Goldman Sachs, uno delle piu' grandi e influenti banche internazionali.
    La stessa banca di cui Prodi fu consulente e in cui lavorava Mario Draghi prima di essere eletto governatore della Banca d'Italia.
    A completare il quadro va anche ricordato che Robert Zoellick e' anche membro della Commissione Trilaterale e del Council on Foreign Relations.

    E' molto consolante sapere che persone come queste gestiscono le sorti dell'economia mondiale, senza alcun mandato parlamentare e con il proprio profitto come unico scopo dichiarato.

  8. #328
    L'avatar di Elliot_surfer
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    Piantala ...

  9. #329

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    Fate come Chavez, uscite dal FMI dalla banca mondiale e possibilmente dall'euro e instaurate il socialismo del XXI secolo anche in Italia.
    Più libertà progresso ricchezza ed equità sociale per tutti

  10. #330

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    presa di coscienza riguardo alla frode del signoraggio bancario

    Citazione Originariamente Scritto da RussianBear
    Fate come Chavez, uscite dal FMI dalla banca mondiale e possibilmente dall'euro e instaurate il socialismo del XXI secolo anche in Italia.
    Più libertà progresso ricchezza ed equità sociale per tutti

    Caro Russianbear,

    mi sembra chiaro che io e te concordiamo nella "pars destruens" rispetto all'attuale sistema ma non nella "pars construens".
    In altre parole, entambi siamo ben coscienti che l'attuale sistema monetario costituisce un indebito sfruttamento di dimensioni colossali nei confronti della societa'; cio' che ci distingue e' che come soluzione tu proponi il social-comunismo, io il riferimento ai principi della dottrina sociale della Chiesa, cioe' il bene comune, la solidarieta' e la sussidiarieta', antitetici al comunismo.

    A mio parere la cosa piu' importante a questo punto e' comunque far conoscere al piu' alto numero possibile di persone lo stato delle cose attraverso un'azione capillare di informazione, in modo che l'opinione pubblica prenda coscienza del problema e si avvi un democratico e libero dibattito pubblico in merito alle possibili e pratiche soluzioni.

    Attualmente invece siamo ancora nella fase in cui solo un'esigua minoranza della popolazione e' al corrente della truffa del signoraggio bancario.

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