Ho una domanda sul PIL che mi attanaglia...!!! - Pagina 10
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  1. #91
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo1956 Visualizza Messaggio
    Per provare a rispondere alla domanda iniziale, premesso che di economia so poco, da appassionato di storia posso dirvi che almeno da 1.000 anni in Europa le grandi fasi di espansione economica sono coincise con grandi espansioni demografiche (e qui grande vuol dire "tanto grande").

    Più complesso è stabilire quale sia stato il driver di queste fasi. Espansione economica all'epoca significava conquista di nuove terre all'agricoltura, ma anche ripresa dei traffici commerciali e innovazione tecnologica e, dalla letteratura che conosco io, che è un po' datata, non appaiono chiare le cause della rottura di un equilibrio precedente che, ricordo, è durato secoli. Per esempio, lievi variazioni climatiche o introduzione di nuove specie vegetali, magari anche casuali, o apparentemente trascurabili innovazioni tecnologiche o di costume in un sistema complesso possono dare il via a processi auto-moltiplicativi con conseguenze eclatanti nel giro di 50/100 anni.

    Qui, se qualcuno fosse a conoscenza di studi recenti in merito, sarebbe una discussione molto interessante.
    Il professore Barbero aveva parlato della peste del 1300 e della moria che ha causato ma che poi è stata seguito da un esplosione demografica e crescita economica se di economia si può parlare in un sistema feudale.

    Ogni tot tempo purtroppo serve cambiare la muta o le foglie.

  2. #92

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    Un interessante dato che collega il reddito pro-capite con il tasso di fertilità delle donne è quello dell'Onu
    che riporta

    Paesi a basso reddito 4,6 figli per donna

    Paesi a reddito medio 2.1 figli per donna

    Paesi a reddito alto 1.5 figli per donna

    ovviamente il tasso di fertilità è solo uno dei parametri che determina la crescita della popolazione ma
    allo stato attuale sembra prevalere una relazione inversa tra Pil pro-capite e crescita della popolazione
    a differenza di quanto accadeva nel medioevo
    Ultima modifica di DoctorT; 30-09-22 alle 10:31

  3. #93
    L'avatar di M1chelasso
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    Citazione Originariamente Scritto da DoctorT Visualizza Messaggio
    Un interessante dato che collega il reddito pro-capite con il tasso di fertilità delle donne è quello dell'Onu
    che riporta

    Paesi a basso reddito 4,6 figli per donna

    Paesi a reddito medio 2.1 figli per donna

    Paesi a reddito basso 1.5 figli per donna

    ovviamente il tasso di fertilità è solo uno dei parametri che determina la crescita della popolazione ma
    allo stato attuale sembra prevalere una relazione inversa tra Pil pro-capite e crescita della popolazione
    a differenza di quanto accadeva nel medioevo
    La terza riga suppongo sia paesi a reddito alto, intendo 1.5 per coppia.

    Una ricerca che avevo letto qualche anno fa trovava una correlazione fra natalità e welfare ma paradossalmente al contrario.

  4. #94

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    Citazione Originariamente Scritto da M1chelasso Visualizza Messaggio
    La terza riga suppongo sia paesi a reddito alto, intendo 1.5 per coppia.

    Una ricerca che avevo letto qualche anno fa trovava una correlazione fra natalità e welfare ma paradossalmente al contrario.
    si si a reddito alto .. ho sbagliato a copiare

  5. #95

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    Citazione Originariamente Scritto da Folgorato Visualizza Messaggio
    L'economia italiana questa sconosciuta. Sono cresciute le esportazioni altroché compressione della domanda interna.

    Quello che è stato compresso della domanda interna sono stati gli investimenti, ora in recupero...

    Cortesia BdI

  6. #96

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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo1956 Visualizza Messaggio
    Per provare a rispondere alla domanda iniziale, premesso che di economia so poco, da appassionato di storia posso dirvi che almeno da 1.000 anni in Europa le grandi fasi di espansione economica sono coincise con grandi espansioni demografiche (e qui grande vuol dire "tanto grande").

    Più complesso è stabilire quale sia stato il driver di queste fasi. Espansione economica all'epoca significava conquista di nuove terre all'agricoltura, ma anche ripresa dei traffici commerciali e innovazione tecnologica e, dalla letteratura che conosco io, che è un po' datata, non appaiono chiare le cause della rottura di un equilibrio precedente che, ricordo, è durato secoli. Per esempio, lievi variazioni climatiche o introduzione di nuove specie vegetali, magari anche casuali, o apparentemente trascurabili innovazioni tecnologiche o di costume in un sistema complesso possono dare il via a processi auto-moltiplicativi con conseguenze eclatanti nel giro di 50/100 anni.

    Qui, se qualcuno fosse a conoscenza di studi recenti in merito, sarebbe una discussione molto interessante.
    bisognerebbe chiedere a qualche storico dell'economia, o economista

    così per dir qualcosa si potrebbe pensare che:

    1) la crescita demografica favorisce la crescita del pil (anche procapite) soprattutto nei nostri sistemi economici moderni, ove un'azienda che produce auto, se cresce la popolazione, tendenzialmente avrà un mercato crescente in cui vendere. Ma anche il sistema pensionistico, il debito pubblico ed in generale i debiti delle aziende, possono esser più sostenibili se si allarga il mercato. Insomma, nelle economie moderne la crescita demografica potrebbe avere un impatto positivo molto significativo sulla crescita. Rende pure possibili maggiori economie di scala nelle produzioni.

    In sostanza si potrebbe pensare alla crescita demografica come concausa della crescita economica

    però poi cresci, fai pochi figli, vecchiaia ko

    ricerca e scoperte

    2) viceversa in altri sistemi (feudalesimo o altri sistemi arcaici, si pensi ad una società di contadini, allevatori), si può pensare più ad un legame opposto, ovvero ad una crescita economica che causa crescita demografica: se grazie a scoperte, miglioramenti tecnologici, cambiamenti climatici o altro si cresce economicamente (maggiori produzioni di cibo; costruzione fogne, acquedotti...), allora l'attesa di vita cresce, magari decresce la mortalità infantile.
    Attualmente, invece, nei paesi avanzati, la crescita economica non è più causa di crescita demografica, anzi semmai pare più l'opposto. In Italia l'eventuale crescita economica non è che ci consenta di non morir di fame o di evitare di morire a 20 anni prima di aver avuto figli. Ma anche solo in africa, direi che la crescita economica (quel minimo di sanità, fogne, acquedotti che hanno) favorisce ancora la crescita demografica. Con le tecnologie e conoscenze di 200 anni fa non avrebbero probabilmente avuto nemmeno di che sfamarsi.

    3) si può pensare ad altre logiche che si sovrappongono a queste sopra: 10 milioni di persone faranno n scoperte significative (o invenzioni o ricerche) l'anno. Ma 500 milioni di persone ne fanno molte di più. Questo però non è molto significativo e di impatto sin quando non vi sono comunicazione e conservazione delle scoperte.
    Intendo dire che se ci sono 10milioni di persone tutte in europa e quella è la popolazione mondiale, faranno n scoperte.
    Se ci sono 10 milioni di persone in europa, 10 in africa, 10 in australia, faranno molte più scoperte, però se poi non si parlano (gli europei non comunicano con gli africani e gli australiani), allora ecco che l'evoluzione di quei 10 milioni di europei è identica a quella che avrebbero avuto se fossero stati soli al mondo.

    Si potrebbe quindi pensare che per moltissimi anni, millenni, il numero di abitanti sulla terra, fin quando erano isolati e poco comunicanti e soprattutto sin quando sono si sono affermati metodi per tramandare nelle generazioni la conoscenza (scrittura) anche un minimo sofisticata, non abbia avuto un grande impatto sulla crescita economica.

    Viceversa se siamo tutti connessi come oggi, se le invenzioni e le scoperte si tramandano senza perdersi, ecco che ovviamente essere in miliardi a far ricerca e scoperte poi messe a disposizione di tutti o di molti, è molto diverso dall'esser solo ad esempio 100 milioni.


    non credo quindi debba stupire che l'evoluzione sia stata lentissima per tempi lunghissimi (pochi abitanti sul pianeta Terra, poche connessioni, io scopro una cosa ma lo so solo io e la mia tribù e quando muoio magari si perde tutto).

    Nè credo debba stupire che sia poi esplosa, con la rivoluzione industriale, poichè è in un certo senso un fenomeno esponenziale: la crescita economica tende ad incrementare le cause della crescita stessa: più popolazione perchè si muore di meno ad ogni età; più connessioni tra le persone del mondo e soprattutto poi accade che con le macchine si ha sempre meno bisogno di forza lavoro umana e quindi sempre più persone possono dedicarsi ad attività intellettuali, di ricerca

    ********

    per quanto riguarda l'Italia nel dopoguerra secondo me la demografia ed il fatto che partissimo da un livello molto basso spiegano gran parte dello sviluppo economico di 3 decenni. Abbiam fatto qualcosa di simile ai cinesi negli anni 90/2000. Poi per vari motivi abbiamo mancato la fase successiva nella quale è impensabile avere tassi di crescita da paese emergente.

    *********

    tempo fa avevo scritto questo:

    non ha direttamente a che fare con inflazione e prezzi, ma scrivo qui per non disperder troppo le idee. Questo video
    La storia insegna (anche agli economisti). Incontro con Alberto Bisin - LeoniFiles - YouTube
    Mi ha fatto ripensare ad alcune cose di cui si era già accennato. L'idea che propongo è questa: sostanzialmente lo sviluppo economico e tecnologico è legato ai contributi duraturi delle persone. In che senso? Un gruppo, un popolo dotato di un esercito addestrato in maniera ottimale potrà sconfiggere altri popoli, potrà godere di un certo benessere sfruttando schiavi, potrà saccheggiare, conquistare. Però sul lungo periodo quel tipo di abilità nel combattere non favorisce lo sviluppo economico (tranne magari se quell'abilità è dovuta alla ricerca scientifica); è solo un'abilità passeggera, che muore coi popoli e le persone.

    In maniera simile io potrei essere abilissimo nella caccia, però se non trasmetto quell'abilità a chi viene dopo di me, non vi è alcun progresso, quell'abilità finisce e si perde con la fine della mia vita.

    In sostanza in ogni periodo storico vi sono delle persone nel mondo, gli abitanti, ed il progresso che causano è più o meno la somma delle innovazioni DURATURE e TRASMISSIBILI che queste persone realizzano. Si può quindi vedere il progresso come somma di tutte le innovazioni trasmissibili che si sono succedute negli ultimi...bo...10mila anni?

    E perchè il progresso era lentissimo sino a prima di 2 secolo fa?

    Perchè pochissimi partecipavano a quel progresso, alla creazione di innovazioni durature e trasmissibili.

    Pochissimi poichè anzitutto 10mila o anche 1000 anni fa gli abitanti della Terra erano una frazione (propria e piccola) del numero di abitanti attuali.

    si leggono stime della popolazione mondiale che parlano di un milione circa di abitanti 10mila anni fa.

    Inoltre partendo da condizioni di scarsissimo livello tecnologico, pochissimi, quasi nessuno può dedicare la propria vita o anche solo molte ore della giornata ad attività di ricerca e sviluppo.
    Non è che una persona mediamente più intelligente degli altri, 10mila anni fa, potesse dedicare la vita ad esperimenti e ricerca, poichè il tempo necessario per procurarsi cibo e un posto riparato per dormire era certamente elevato.
    Non deve quindi stupire che l'evoluzione sia stata lentissima per millenni: pochi attori, pochissimi abitanti sul pianeta, e praticamente tutti occupati per larga parte della giornata a trovar cibo o a far lavori strettamente necessari per sopravvivere.
    Inoltre senza sistemi di scrittura ed archiviazione sicuri è difficile trasmettere la conoscenza che facilmente si perde.

    Il progresso è lentissimo per millenni, e non poteva che esser così: pochi abitanti, tra essi pochissimi ad aver modo e tempo di dedicarsi a ricerca e sviluppo, scarsi metodi per conservare e trasmettere la conoscenza, e magari pure diffusi deficit cognitivi dovuti a carenze nell'alimentazione.

    Però il progresso è appunto un fenomeno cumulativo, anche procedendo a piccoli passi si accumulano lentamente conoscenze sin quando quell'accumulo di conoscenze modifica in maniera netta il contesto: agricoltura ed allevamento, più in generale la maggior disponibilità di cibo conquistata dopo millenni di piccoli progressi, favorisce la possibilità di dedicar tempo ad altro, magari fa sì che si abbiano persone mediamente più intelligenti (meno denutrite) e soprattutto più persone. Ed il progresso accelera: progressivamente cresce il numero di persone che partecipano al creare innovazioni durature e trasmissibili.

    E' un fenomeno che tende ad autoalimentarsi, perlomeno per una certa fase, poichè appunto il progresso fa crescere il numero di persone nel mondo ed anche la % di persone che può permettersi di dedicare la propria vita ad attività di ricerca ed innovazione.

    Nell'anno 1000 ci saran state persone intelligentissime e creative in % magari abbastanza simile a quella attuale, ma in gran parte dovevano passare la giornata, ma vita a coltivarsi un campo o allevare capre per non morir di fame. Pochi potevano permettersi di partecipare all'innovazione in maniera continuativa per larga parte della vita.

    Supponiamo che una certa % delle persone abbia la capacità di innovare, supponiamo che questa % sia fissa: il 30% delle persone può, se non deve passare la giornata a coltivare e mungere, può dare un contributo duraturo all'innovazione, al progresso (tecnologico, scientifico ma anche nella teoria economica o politica o sociale).
    Ecco che di queste 30 persone su 100, nei millenni passati se ne sfruttavano pochissime poichè le altre dovevan passare le giornate a coltivare ed allevare.

    Si arriva poi, con la rivoluzione industriale ed il secolo appena concluso a dar sostanzialmente a tutti (perlomeno nei paesi più avanzati) la possibilità di provare a partecipare in qualche modo al progresso.
    Ed in questo senso si spiegano abbastanza bene alcuni "miracoli economici": paesi che acquisendo dall'estero le tecnologie disponibili passano in pochi decenni dall'esser paesi contadini o poco più, (in cui quasi nessuno può permettersi di partecipare alla ricerca ed allo sviluppo) all'esser paesi in cui tutto quel 30% circa della popolazione può dar un contributo all'innovazione. Si pensi alla Cina di 50-70 anni fa e a quella attuale: ha concentrato in 70 anni uno sviluppo che in altri paesi è avvenuto in 2 secoli, acquisendo dall'estero conoscenza e tecnologie, sino a poter poi far sviluppo in proprio.

    Si può anche pensare che quando poi la disponibilità di risorse (cibo, istruzione diffusa...) abbiano fatto sì che tutta quella % di persone diciamo più dotate possa partecipare al progresso, poi l'evoluzione potrebbe rallentare, cessa di esser rapida ed esplosiva: ormai nei paesi evoluti non cresce più da decenni la % di persone che possono permettersi di non passare la vita a coltivare e mungere. Più o meno oggi, così come 50 anni fa chi in Francia o negli Usa ha buone doti e capacità, può emergere. Non cresce più la % di persone che ha la possibilità concreta di partecipare all'innovazione, e nemmeno cresce più molto la popolazione, in gran parte dei paesi avanzati. Arrivati a sfruttare tutti coloro i quali fan parte di quel 30% di persone più dotate ed usabili per innovare, il fenomeno diviene meno esplosivo rispetto a quando si passava da popoli di analfabeti a popoli di persone che sanno legge, scrivere e capire un testo.
    Prosegue un processo di accumulo di conoscenze che però è meno esplosivo, non tende più ad autoalimentarsi, non è più un fenomeno...esponenziale, per usar un termine il cui uso un po' improprio va di moda. L'idea di base è quindi quella di progresso come sommatoria di piccoli progressi realizzati da una % degli abitanti del mondo...

    e per far qualche confronto numerico, supponendo che nel 10mila a.c. vi fosse 1 milione di abitanti sulla Terra; ora siamo 8000 milioni circa, se per semplicità si suppone che il contributo all'evoluzione tecnico-scientifica di ciascuno sia simile, ciò che ora richiederebbe un anno, ne avrebbe richiesti 8000 di anni; in realtà ancor più poichè appunto mancava la scrittura, si potevano perdere conoscenze e probabilmente era inferiore la % di persone che poteva dedicarsi all'evoluzione.
    Non deve quindi proprio stupire che l'evoluzione sia stata lentissima, nè deve stupire che non sia stata un fenomeno lineare, ma che abbia accelerato in un certo senso in maniera esponenziale perchè non si tratta di N persone in quantità costante N sulla Terra, le quali innovano. Ma accade che l'evoluzione stessa tende a far crescere il numero N di persone e fa pure crescere la % che può dedicarsi all'innovazione, sino a certi limiti che più o meno sono probabilmente stati raggiunti nei paesi più avanzati ove non si han più incremento demografico nè particolare incremento della % di persone che hanno la possibilità materiale di dedicarsi all'innovare, se ne hanno le capacità.

    Tutto ciò in maniera molto grossolana, è ovvio che in un paese come ad esempio l'Italia c'è spazio per incrementare il numero di persone che partecipano all'innovazione, ma non sono più possibili gli incrementi fatti quando si è passati dall'esser un paese di contadini analfabeti all'esser un paese ad istruzione diffusa.

    ***

    e scrivo anche io puramente da curioso di questioni economiche

  7. #97
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    @piof

    raccolgo un po' di documentazione (that means: vado a rileggermi cose di tanti anni fa) e poi cerco di risponderti.

  8. #98
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    Citazione Originariamente Scritto da piof Visualizza Messaggio
    bisognerebbe chiedere a qualche storico dell'economia, o economista

    così per dir qualcosa si potrebbe pensare che:

    1) la crescita demografica favorisce la crescita del pil (anche procapite) soprattutto nei nostri sistemi economici moderni, ove un'azienda che produce auto, se cresce la popolazione, tendenzialmente avrà un mercato crescente in cui vendere. Ma anche il sistema pensionistico, il debito pubblico ed in generale i debiti delle aziende, possono esser più sostenibili se si allarga il mercato. Insomma, nelle economie moderne la crescita demografica potrebbe avere un impatto positivo molto significativo sulla crescita. Rende pure possibili maggiori economie di scala nelle produzioni.

    In sostanza si potrebbe pensare alla crescita demografica come concausa della crescita economica

    però poi cresci, fai pochi figli, vecchiaia ko

    ricerca e scoperte

    2) viceversa in altri sistemi (feudalesimo o altri sistemi arcaici, si pensi ad una società di contadini, allevatori), si può pensare più ad un legame opposto, ovvero ad una crescita economica che causa crescita demografica: se grazie a scoperte, miglioramenti tecnologici, cambiamenti climatici o altro si cresce economicamente (maggiori produzioni di cibo; costruzione fogne, acquedotti...), allora l'attesa di vita cresce, magari decresce la mortalità infantile.
    Attualmente, invece, nei paesi avanzati, la crescita economica non è più causa di crescita demografica, anzi semmai pare più l'opposto. In Italia l'eventuale crescita economica non è che ci consenta di non morir di fame o di evitare di morire a 20 anni prima di aver avuto figli. Ma anche solo in africa, direi che la crescita economica (quel minimo di sanità, fogne, acquedotti che hanno) favorisce ancora la crescita demografica. Con le tecnologie e conoscenze di 200 anni fa non avrebbero probabilmente avuto nemmeno di che sfamarsi.

    3) si può pensare ad altre logiche che si sovrappongono a queste sopra: 10 milioni di persone faranno n scoperte significative (o invenzioni o ricerche) l'anno. Ma 500 milioni di persone ne fanno molte di più. Questo però non è molto significativo e di impatto sin quando non vi sono comunicazione e conservazione delle scoperte.
    Intendo dire che se ci sono 10milioni di persone tutte in europa e quella è la popolazione mondiale, faranno n scoperte.
    Se ci sono 10 milioni di persone in europa, 10 in africa, 10 in australia, faranno molte più scoperte, però se poi non si parlano (gli europei non comunicano con gli africani e gli australiani), allora ecco che l'evoluzione di quei 10 milioni di europei è identica a quella che avrebbero avuto se fossero stati soli al mondo.

    Si potrebbe quindi pensare che per moltissimi anni, millenni, il numero di abitanti sulla terra, fin quando erano isolati e poco comunicanti e soprattutto sin quando sono si sono affermati metodi per tramandare nelle generazioni la conoscenza (scrittura) anche un minimo sofisticata, non abbia avuto un grande impatto sulla crescita economica.

    Viceversa se siamo tutti connessi come oggi, se le invenzioni e le scoperte si tramandano senza perdersi, ecco che ovviamente essere in miliardi a far ricerca e scoperte poi messe a disposizione di tutti o di molti, è molto diverso dall'esser solo ad esempio 100 milioni.


    non credo quindi debba stupire che l'evoluzione sia stata lentissima per tempi lunghissimi (pochi abitanti sul pianeta Terra, poche connessioni, io scopro una cosa ma lo so solo io e la mia tribù e quando muoio magari si perde tutto).

    Nè credo debba stupire che sia poi esplosa, con la rivoluzione industriale, poichè è in un certo senso un fenomeno esponenziale: la crescita economica tende ad incrementare le cause della crescita stessa: più popolazione perchè si muore di meno ad ogni età; più connessioni tra le persone del mondo e soprattutto poi accade che con le macchine si ha sempre meno bisogno di forza lavoro umana e quindi sempre più persone possono dedicarsi ad attività intellettuali, di ricerca

    ********

    per quanto riguarda l'Italia nel dopoguerra secondo me la demografia ed il fatto che partissimo da un livello molto basso spiegano gran parte dello sviluppo economico di 3 decenni. Abbiam fatto qualcosa di simile ai cinesi negli anni 90/2000. Poi per vari motivi abbiamo mancato la fase successiva nella quale è impensabile avere tassi di crescita da paese emergente.

    *********

    tempo fa avevo scritto questo:

    non ha direttamente a che fare con inflazione e prezzi, ma scrivo qui per non disperder troppo le idee. Questo video
    La storia insegna (anche agli economisti). Incontro con Alberto Bisin - LeoniFiles - YouTube
    Mi ha fatto ripensare ad alcune cose di cui si era già accennato. L'idea che propongo è questa: sostanzialmente lo sviluppo economico e tecnologico è legato ai contributi duraturi delle persone. In che senso? Un gruppo, un popolo dotato di un esercito addestrato in maniera ottimale potrà sconfiggere altri popoli, potrà godere di un certo benessere sfruttando schiavi, potrà saccheggiare, conquistare. Però sul lungo periodo quel tipo di abilità nel combattere non favorisce lo sviluppo economico (tranne magari se quell'abilità è dovuta alla ricerca scientifica); è solo un'abilità passeggera, che muore coi popoli e le persone.

    In maniera simile io potrei essere abilissimo nella caccia, però se non trasmetto quell'abilità a chi viene dopo di me, non vi è alcun progresso, quell'abilità finisce e si perde con la fine della mia vita.

    In sostanza in ogni periodo storico vi sono delle persone nel mondo, gli abitanti, ed il progresso che causano è più o meno la somma delle innovazioni DURATURE e TRASMISSIBILI che queste persone realizzano. Si può quindi vedere il progresso come somma di tutte le innovazioni trasmissibili che si sono succedute negli ultimi...bo...10mila anni?

    E perchè il progresso era lentissimo sino a prima di 2 secolo fa?

    Perchè pochissimi partecipavano a quel progresso, alla creazione di innovazioni durature e trasmissibili.

    Pochissimi poichè anzitutto 10mila o anche 1000 anni fa gli abitanti della Terra erano una frazione (propria e piccola) del numero di abitanti attuali.

    si leggono stime della popolazione mondiale che parlano di un milione circa di abitanti 10mila anni fa.

    Inoltre partendo da condizioni di scarsissimo livello tecnologico, pochissimi, quasi nessuno può dedicare la propria vita o anche solo molte ore della giornata ad attività di ricerca e sviluppo.
    Non è che una persona mediamente più intelligente degli altri, 10mila anni fa, potesse dedicare la vita ad esperimenti e ricerca, poichè il tempo necessario per procurarsi cibo e un posto riparato per dormire era certamente elevato.
    Non deve quindi stupire che l'evoluzione sia stata lentissima per millenni: pochi attori, pochissimi abitanti sul pianeta, e praticamente tutti occupati per larga parte della giornata a trovar cibo o a far lavori strettamente necessari per sopravvivere.
    Inoltre senza sistemi di scrittura ed archiviazione sicuri è difficile trasmettere la conoscenza che facilmente si perde.

    Il progresso è lentissimo per millenni, e non poteva che esser così: pochi abitanti, tra essi pochissimi ad aver modo e tempo di dedicarsi a ricerca e sviluppo, scarsi metodi per conservare e trasmettere la conoscenza, e magari pure diffusi deficit cognitivi dovuti a carenze nell'alimentazione.

    Però il progresso è appunto un fenomeno cumulativo, anche procedendo a piccoli passi si accumulano lentamente conoscenze sin quando quell'accumulo di conoscenze modifica in maniera netta il contesto: agricoltura ed allevamento, più in generale la maggior disponibilità di cibo conquistata dopo millenni di piccoli progressi, favorisce la possibilità di dedicar tempo ad altro, magari fa sì che si abbiano persone mediamente più intelligenti (meno denutrite) e soprattutto più persone. Ed il progresso accelera: progressivamente cresce il numero di persone che partecipano al creare innovazioni durature e trasmissibili.

    E' un fenomeno che tende ad autoalimentarsi, perlomeno per una certa fase, poichè appunto il progresso fa crescere il numero di persone nel mondo ed anche la % di persone che può permettersi di dedicare la propria vita ad attività di ricerca ed innovazione.

    Nell'anno 1000 ci saran state persone intelligentissime e creative in % magari abbastanza simile a quella attuale, ma in gran parte dovevano passare la giornata, ma vita a coltivarsi un campo o allevare capre per non morir di fame. Pochi potevano permettersi di partecipare all'innovazione in maniera continuativa per larga parte della vita.

    Supponiamo che una certa % delle persone abbia la capacità di innovare, supponiamo che questa % sia fissa: il 30% delle persone può, se non deve passare la giornata a coltivare e mungere, può dare un contributo duraturo all'innovazione, al progresso (tecnologico, scientifico ma anche nella teoria economica o politica o sociale).
    Ecco che di queste 30 persone su 100, nei millenni passati se ne sfruttavano pochissime poichè le altre dovevan passare le giornate a coltivare ed allevare.

    Si arriva poi, con la rivoluzione industriale ed il secolo appena concluso a dar sostanzialmente a tutti (perlomeno nei paesi più avanzati) la possibilità di provare a partecipare in qualche modo al progresso.
    Ed in questo senso si spiegano abbastanza bene alcuni "miracoli economici": paesi che acquisendo dall'estero le tecnologie disponibili passano in pochi decenni dall'esser paesi contadini o poco più, (in cui quasi nessuno può permettersi di partecipare alla ricerca ed allo sviluppo) all'esser paesi in cui tutto quel 30% circa della popolazione può dar un contributo all'innovazione. Si pensi alla Cina di 50-70 anni fa e a quella attuale: ha concentrato in 70 anni uno sviluppo che in altri paesi è avvenuto in 2 secoli, acquisendo dall'estero conoscenza e tecnologie, sino a poter poi far sviluppo in proprio.

    Si può anche pensare che quando poi la disponibilità di risorse (cibo, istruzione diffusa...) abbiano fatto sì che tutta quella % di persone diciamo più dotate possa partecipare al progresso, poi l'evoluzione potrebbe rallentare, cessa di esser rapida ed esplosiva: ormai nei paesi evoluti non cresce più da decenni la % di persone che possono permettersi di non passare la vita a coltivare e mungere. Più o meno oggi, così come 50 anni fa chi in Francia o negli Usa ha buone doti e capacità, può emergere. Non cresce più la % di persone che ha la possibilità concreta di partecipare all'innovazione, e nemmeno cresce più molto la popolazione, in gran parte dei paesi avanzati. Arrivati a sfruttare tutti coloro i quali fan parte di quel 30% di persone più dotate ed usabili per innovare, il fenomeno diviene meno esplosivo rispetto a quando si passava da popoli di analfabeti a popoli di persone che sanno legge, scrivere e capire un testo.
    Prosegue un processo di accumulo di conoscenze che però è meno esplosivo, non tende più ad autoalimentarsi, non è più un fenomeno...esponenziale, per usar un termine il cui uso un po' improprio va di moda. L'idea di base è quindi quella di progresso come sommatoria di piccoli progressi realizzati da una % degli abitanti del mondo...

    e per far qualche confronto numerico, supponendo che nel 10mila a.c. vi fosse 1 milione di abitanti sulla Terra; ora siamo 8000 milioni circa, se per semplicità si suppone che il contributo all'evoluzione tecnico-scientifica di ciascuno sia simile, ciò che ora richiederebbe un anno, ne avrebbe richiesti 8000 di anni; in realtà ancor più poichè appunto mancava la scrittura, si potevano perdere conoscenze e probabilmente era inferiore la % di persone che poteva dedicarsi all'evoluzione.
    Non deve quindi proprio stupire che l'evoluzione sia stata lentissima, nè deve stupire che non sia stata un fenomeno lineare, ma che abbia accelerato in un certo senso in maniera esponenziale perchè non si tratta di N persone in quantità costante N sulla Terra, le quali innovano. Ma accade che l'evoluzione stessa tende a far crescere il numero N di persone e fa pure crescere la % che può dedicarsi all'innovazione, sino a certi limiti che più o meno sono probabilmente stati raggiunti nei paesi più avanzati ove non si han più incremento demografico nè particolare incremento della % di persone che hanno la possibilità materiale di dedicarsi all'innovare, se ne hanno le capacità.

    Tutto ciò in maniera molto grossolana, è ovvio che in un paese come ad esempio l'Italia c'è spazio per incrementare il numero di persone che partecipano all'innovazione, ma non sono più possibili gli incrementi fatti quando si è passati dall'esser un paese di contadini analfabeti all'esser un paese ad istruzione diffusa.

    ***

    e scrivo anche io puramente da curioso di questioni economiche
    Discorso molto interessante, mi sentirei però di aggiungere un ulteriore fattore vitale ovvero l'accesso all'energia che cammina a braccetto con la tecnologia.
    Il salto di qualità è avvenuto dove liberismo, tecnologia ed energia si sono manifestati insieme ovvero la gran bretagna.

    L'Italia era zoppa già dai tempi della rivoluzione industriale sia a causa della mentalità anticapitalista dovuta al cattolicesimo sia alla totale mancanza di carbone ed altre forme di energia che costringevano invece a fare affidamento sugli animali e le bestie da soma.

  9. #99
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    Citazione Originariamente Scritto da DoctorT Visualizza Messaggio
    Un interessante dato che collega il reddito pro-capite con il tasso di fertilità delle donne è quello dell'Onu
    che riporta

    Paesi a basso reddito 4,6 figli per donna

    Paesi a reddito medio 2.1 figli per donna

    Paesi a reddito alto 1.5 figli per donna

    ovviamente il tasso di fertilità è solo uno dei parametri che determina la crescita della popolazione ma
    allo stato attuale sembra prevalere una relazione inversa tra Pil pro-capite e crescita della popolazione
    a differenza di quanto accadeva nel medioevo
    Israele: 3 figli per donna.
    Danimarca, Svezia: 1,7 figli per donna.

    sono molto più ricchi dell'Italia (1,27 figli per donna).

  10. #100
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    Citazione Originariamente Scritto da scoppiettante Visualizza Messaggio
    Israele: 3 figli per donna.
    Danimarca, Svezia: 1,7 figli per donna.

    sono molto più ricchi dell'Italia (1,27 figli per donna).
    Israele è un anomalia rispetto agli altri paesi ricchi, li le donne fanno tanti figli anche per patriottismo oltre che per il welfare.

    Il fatto che è il voler fare figli è una scelta più culturale/personale che non economica benchè il fattore economico giochi un ruolo importante.

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