JOB ACT disoccupazione e sussidio
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    JOB ACT disoccupazione e sussidio

    Vi chiedo un parere.
    Scusate se l'introduzione è un po' lunga.

    Tra il 2002 e inizio 2003 lavorai per 15 mesi (dopo stage di 4) come commerciale per un agenzia di lavoro temporaneo. Ricoprivo il ruolo di commerciale in una filiale di un paese nell'Hinterland nord-ovest di Milano.
    Nella filiale, io mi occupavo degli aspetti commerciali e la collega della selezione del personale (praticamente eravamo dipendenti dell'azienda per fornire alle aziende personale da inserire con contratto interinale).
    Nei momenti di massimo splendore arrivammo a gestire 60 dipendenti interinali (due settimane nel Dicembre 2002/Gennaio 2003). I numeri di dipendenti medi interinali tra fine 2002 periodo in cui lasciai l'azienda era circa 40 con contratti medi che variavano da 3 a 6 mesi.
    I profili di questi 40 dipendenti erano quasi sempre impiegatizzi (fatturazione o paghe/contributi/segretariato) oppure operaio con determinate qualifiche e/o esperienze: saldatori, CNC e mulettisti/magazzinieri.

    Il Boom (si fa per dire passando da 40 a 60 come picco) fu legato all'avvento dei centri BINGO. In questo caso i contratti erano però di 2 (max 3) settimane con CCNL commercio 5.
    Dopo il periodo interinale i/le lavoratori/rici erano assunte con contratto a tempo determinato dalle aziende del BINGO.

    Per i dipendenti con profilo impiegatizio ed operaio i salari erano in funzione del CCNL dell'azienda cliente e nel 75% dei casi, dopo un ulteriore proroga interinale di 3/6 mesi venivano poi assunti a tempo indeterminato.
    Nel peggiore dei casi un dipendente, con profilo impiegatizio ed operaio restava con "noi" da 6 a 12 mesi. I casi di contratti che sono durati 1 anno 1/2 o 2 erano due o forse 3 (iniziati tutti prima del mio arrivo).

    Nella filiale di Milano i numeri medi erano 3 volte superiori ma anche la % di assunzione a tempo indeterminato, presso azienda cliente, dopo interinale, era più prossima (o leggermente inferiore) al 50%. Ma su Milano i profili erano praticamente quasi tutti impiegatizzi e molto rivolti ad inserimento dati.

    Scusate ancora per la pappardella sopra ma mi serviva per inquadrare la mia esperienza.
    Considerando che stiamo parlando, praticamente, di un altra epoca (2002/inizio 2003) la problematica "esistenziale" più critica era l'accesso al credito.
    Da un punto di vista salariale (come sopra scritto) molto dipendeva dal CCNL dell'azienda. Non nego che alcuni mulettisti, su due turni, in aziende chimiche prendevano uno stipendio mensile più alto del mio

    Nella ricerca di alcune classi protette/disabili, mi rivolsi anche ai centri per l'impiego "comunale" presente nel comune della filiale e ricevetti come risposta un'ampia collaborazione ed ebbi anche una positiva impressione circa le preparazione della persona dell'ufficio.

    Nei contratti di interinale, le agenzie dovevano accantonare una quota per fondo formazione che l'azienda utilizzo per organizzare un corso base per manutenzione macchine (tipo imbottigliatrici, etichettatrici ect) rivolte a disoccupati o in cerca di prima occupazione che avessero una formazione di scuola professionale o tecnica. 15 corsisti (ridotti a 12 per abbandono prima)poi tutti assunti in interinale per 6 (+6 quando riuscivamo commercialmente) mesi ad aziende clienti.

    Ultima precisazione: come commerciali chiaramente avevamo interesse a portare a casa un contratto più lungo possibile con il livello più alto di inserimento in quanto il prezzo del servizio interinale era in % al costo aziendale.
    Il nuovo Job Act è in (quasi) discussione, mira, se ho compreso bene a semplificare il ginepraio della "flessibilità".
    Quello che mi sembra sia stato disatteso è ancora una volta il sistema di ammortizzatori sociali per chi è senza lavoro. MI SBAGLIO? MI CORREGGETE?
    E anche l'accesso al credito non mi sembra assolutamente preso in considerazione... anche se è vero che oggi il problema è il lavoro.

    L'interinale, con tutte le sue criticità e rischi comunque garantisce un minimo di sicurezza, almeno di trattamento contributivo (o almeno cos' era nel lontano 2002/2003). Quello che mi pare di capire è che ci sia la tendenza ad andare sempre più verso una contrattazione di secondo livello dove la parte debole è comunque quella del lavoratore soprattutto in questo momento storico.

    Capisco l'esigenza di contenere i costi del lavoro l'ipotesi anche in via sperimentale, del compenso orario minimo non comporterebbe il rischio di un'assenza totale di "protezione" di alcuni (bassi) profili professionali (da un punto di vista salariale)?

    Chiaramente la mia esperienza fu molto limitata (sia temporalmente sia come luogo) ma forse, dico forse, siccome esistono già strumenti di flessibilità non sarebbe il caso di eliminarne alcuni, migliorare quello forse funziona: intendo si pubblico che privato, sia di selezione che di formazione?

    Oppure siamo proprio nella situazione che qualunque sia la riforma del lavoro tanto è inutile perché il lavoro non c'è in Italia?

    Grazie a tutti per l'opinione
    ZP

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