C'era un tempo sognato ...Che bisognava sognare! - Pagina 37
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  1. #361
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    Hollywood - La fabbrica dei sogni

    Hollywood - Fu questo il nome dato nel 1886 da una certa signora Wilcox, moglie di un investitore immobiliare, a una immensa tenuta alla periferia di Los Angeles. Come ammise lei stessa, il nome (che significa 'bosco di agrifoglio') fu scelto solo perché 'suonava bene', e non per il tipo di vegetazione che cresceva nella proprietà, costituito in prevalenza da limoni e avocado.

    Sin dalle origini, quindi, il nome Hollywood segnalava uno scarto tra realtà e fantasia, scarto che gli studi cinematografici avrebbero in seguito trasformato in industria mondiale. Alla fine degli anni Venti Hollywood acquistò altresì una serie di connotazioni rimaste poi associate a questo nome: la 'fabbrica dei sogni': un luogo entro il quale le fantasie umane possono essere riprodotte artificialmente.



    Nel 1910 viene girato il primo di una interminabile serie di film: «Old California» del leggendario D.W. Griffith, il primo regista in senso moderno della storia del cinema. Di lì a poco inizierà la lunga epopea dei divi della celluloide: i primi giganti del grande schermo sono Charlie Chaplin, Douglas Fairbank e Mary Pickford, pionieri del cinema moderno insieme ad uno dei più grandi divi del made in Italy, Rodolfo Valentino.



    Nello stesso periodo fanno la loro comparsa ad Hollywood alcuni tra i protagonisti del cinema americano, come Adolphe Zukor, fondatore della Paramount Pictures Corporation, o William Fox, o ancora Samuel Goldwyn, dell'omonima, famosissima casa di produzione cinematografic
    a con l'altrettanto celeberrimo logo del leone ruggente. Grazie a loro nascono le grandi major americane, padrone incontrastate del cinema internazionale per molti decenni.





  2. #362
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    La fortuna di Hollywood inizia poco prima del primo conflitto mondiale: le troupe di New York, che all'inizio del secolo scorso era il centro del cinema Usa, trovano nel sobborgo di Los Angeles un luogo ideale per girare gli esterni dei film, grazie alle favorevoli condizioni climatiche e ad un ambiente non lontano dal mare, dalla montagna e dal deserto.
    La vicinanza con la frontiera messicana e la lontananza dalla Grande Mela rappresentano un vantaggio enorme per i nuovi registi indipendenti che, ostacolati nei loro progetti dalla cosiddetta «guerra dei brevetti» e dalla violenta lotta ingaggiata dalla Motion Pictures Patent Company che nel 1909 raggruppava le sette maggiori case cinematografiche americane, trovano ad Hollywood la location ideale per lanciare la nuova industria della celluloide.
    Alcuni psicologi hanno addirittura paragonato il processo cinematografico a quello onirico: considerando il cinema la simulazione completa, seppure inconsapevole, del sogno.
    Secondo questa teoria, lo spegnersi delle luci in sala corrisponderebbe così alla chiusura delle palpebre, mentre l'inizio della proiezione equivarrebbe all'inizio del sogno.

    Hollywood resta, comunque, il sogno di centinaia tra coloro che desiderano far carriera "sul grande schermo", il più grande centro di produzione filmica passata e presente, la casa del film per antonomasia.











  3. #363
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    Citazione Originariamente Scritto da maf@lda Visualizza Messaggio


    Hollywood - La fabbrica dei sogni

    Hollywood - Fu questo il nome dato nel 1886 da una certa signora Wilcox, moglie di un investitore immobiliare, a una immensa tenuta alla periferia di Los Angeles. Come ammise lei stessa, il nome (che significa 'bosco di agrifoglio') fu scelto solo perché 'suonava bene', e non per il tipo di vegetazione che cresceva nella proprietà, costituito in prevalenza da limoni e avocado.

    Sin dalle origini, quindi, il nome Hollywood segnalava uno scarto tra realtà e fantasia, scarto che gli studi cinematografici avrebbero in seguito trasformato in industria mondiale. Alla fine degli anni Venti Hollywood acquistò altresì una serie di connotazioni rimaste poi associate a questo nome: la 'fabbrica dei sogni': un luogo entro il quale le fantasie umane possono essere riprodotte artificialmente.



    CUT

    Mi piace questo tema , il cinema e il sogno.



    Effettivamente la celeberrima scritta riportava il nome del nuovo quartiere residenziale della zona, nel distretto sud-occidentale di Los Angeles, e l’imprenditore Whitley, che aveva investito nel progetto, scelse il nome per sponsorizzarlo: al principio Hollywoodland . Quella che per noi è ormai un'immagine iconica che si affaccia almeno dal 1923 da Mount Lee, originariamente aveva, quindi, ben altri scopi e doveva essere di breve durata: un investimento semplicemente annuale, senza rinnovamento.

    Ma la società del progetto se ne occupò fino al 1929, anno della Grande Depressione. L’insegna invece era luminosa, e quindi era un faro che illuminava tutti i nuovi quartieri della vallata, ed era la prima cosa che si vedeva arrivando. Poi però le lettere scesero da tredici a nove, ma alte quindici metri e larghe diciannove. La gigantesca scritta, tra corsi e ricorsi storici, fu infine abbandonata e nel 1949 ceduta dall’ultimo proprietario alla città di Los Angeles, divenendo il simbolo cinematografico degli Stati Uniti.



    Oggi si affaccia, lungo le Hollywood Hills, su Mulholland Highway , e si può ammirare dal Griffith Observatory e da Lake Hollywood Park. Dalla città, potete osservare la famosa scritta da Hollywood Boulevard (dalla zona di negozi a destra del Dolby Theatre). Se volete sperimentare un metodo più innovativo per ammirarla, potete avviarvi per un’escursione sul West Trail al Griffith Park o partecipare a un’escursione guidata dal Sunset Ranch, al termine di Beachwood Drive.

    Essendo nata per durare poco, era costruita con materiali leggeri e sottili, sicché a distanza di tempo era ridotta abbastanza male, finché nel 1978 essa iniziò addirittura a precipitare nella vallata. Allora il direttore del giornale Playboy, Hugh Hefner (di cui si è già parlato anche qui ), ebbe un’idea : organizzò un party proprio nel distretto di Hollywood, riuscendo a raccogliere i fondi per restaurare la mitica insegna. Inoltre, altre nove donatori elargirono duecentocinquantamila dollari.



    Ora campeggia una nuova insegna, uguale ma resistente. Illuminata da quattromila lampadine, abbaglia la valle sottostante come non mai, mirando a rappresentare il cinema, le stelle dell’industria cinematografica e il mito americano.
    Ultima modifica di diagonale; 14-06-21 alle 17:24

  4. #364
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    Il sogno può assumere ruoli diversi nella pellicola.

    Nel cinema delle origini, caratterizzato dalla semplicità dei mezzi espressivi utilizzati e, sostanzialmente, dalla finalità di rendere il sogno un evento spettacolare, il concetto di sogno diventa, il più delle volte, semplice espediente per utilizzare dei trucchi, senza che il sogno possa essere visto come “rappresentazione di uno stato mentale ‘verosimile'”. Ne è un esempio “Le Rêve du maitre du ballet” di G. Méliès.



    Al contrario, nel cinema più recente talvolta sono presenti sequenze oniriche senza che alcuna marcatura attui una netta distinzione fra sogno e realtà, costituendo così una narrazione ambigua (attraverso uno “slittamento continuo delle voci narranti e la confusione fra piano oggettivo e quello soggettivo”). E a questo proposito non posso non citare anzitutto l'ultimo lavoro di S. Kubrick.



    La pellicola è stata tratta da Doppio sogno, romanzo del 1925 di Arthur Schnitzler: il titolo Eyes wide shut riguarda gli “occhi semichiusi e semiaperti”, che fa riferimento al momento tra sonno e veglia e, a livello cinematografico, tra realtà e finzione, ma è anche una metafora del momento dell'orgasmo. Trasposto dalla Vienna degli anni ’20 nella New York di fine anni ’90, parla della affascinante Alice che, ad una festa a casa di amici riceve delle avances, dopo le quali sprofonda in un tunnel di sogni e desideri inespressi.

    Tornata nella propria abitazione, lei confida infatti al marito Bill di aver fantasticato su un ufficiale della marina incontrato un’estate in vacanza. Turbato dalla cosa Bill, che è medico, viene convocato dalla famiglia di un suo paziente appena morto, e successivamente finisce per vagare per una New York notturna in preda a incontri strani, pensieri inediti e derive inaspettate.



    Da qui parte l'incredibile serie delle famose peripezie, che non raccontiamo dettagliatamente casomai qualcuno intendesse vedere per la prima volta il film. Tutto ruota intorno al duplice piano onirico / reale che rende l'ambivalenza dei fatti con incertezza dei confini di cui si è detto sopra. Ciò che è confermato dall'epilogo, dove la coppia si ritrova e Alice afferma che "è un bene essersi destati dai propri sogni e che sarà meglio rimanere svegli a lungo".


    Ultima modifica di diagonale; 14-06-21 alle 17:25

  5. #365

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    Citazione Originariamente Scritto da maf@lda Visualizza Messaggio



    La fortuna di Hollywood inizia poco prima del primo conflitto mondiale: le troupe di New York, che all'inizio del secolo scorso era il centro del cinema Usa, trovano nel sobborgo di Los Angeles un luogo ideale per girare gli esterni dei film, grazie alle favorevoli condizioni climatiche e ad un ambiente non lontano dal mare, dalla montagna e dal deserto.
    La vicinanza con la frontiera messicana e la lontananza dalla Grande Mela rappresentano un vantaggio enorme per i nuovi registi indipendenti che, ostacolati nei loro progetti dalla cosiddetta «guerra dei brevetti» e dalla violenta lotta ingaggiata dalla Motion Pictures Patent Company che nel 1909 raggruppava le sette maggiori case cinematografiche americane, trovano ad Hollywood la location ideale per lanciare la nuova industria della celluloide.
    Alcuni psicologi hanno addirittura paragonato il processo cinematografico a quello onirico: considerando il cinema la simulazione completa, seppure inconsapevole, del sogno.
    Secondo questa teoria, lo spegnersi delle luci in sala corrisponderebbe così alla chiusura delle palpebre, mentre l'inizio della proiezione equivarrebbe all'inizio del sogno.

    Hollywood resta, comunque, il sogno di centinaia tra coloro che desiderano far carriera "sul grande schermo", il più grande centro di produzione filmica passata e presente, la casa del film per antonomasia.










    che foto stupende

  6. #366
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    Benvenuto Elch...immagini che fanno sognare!



    E qui mi riallaccio al film Eyes wide shut menzionato da Diago e all'interprete principale:

    Gli attori hanno il privilegio di regalare sogni e amore a persone che non conoscono,
    che non hanno mai incontrato, ma la vita è un film molto più grande di uno spettacolo cinematografico.
    (Nicole Kidman)



    «Il film è un sogno – ha scritto lo psicoanalista Serge Lebovici – ed è anche materia per sognare.
    È insomma un sogno che fa sognare»
    .
    «Il film sembra un’imitazione involontaria del sogno» dichiara uno dei grandi registi “onirici”, Luis Buñuel;
    mentre il sintagma “fabbrica dei sogni” è da tempo assurto a sinonimo di cinema e la definizione
    “il cinema è sogno” è diventata ormai di uso comune, suffragata dalle testimonianze di tanti sognatori
    che spesso, con un tipico lapsus, pronunciano la parola film al posto della parola sogno, e viceversa.
    Da Buñuel ad Altman, da Welles a Fellini, da Cocteau a Bergman , da Cronenberg a Lynch, e chissà
    quanti altri – tutti questi registi hanno dichiarato di essersi ispirati ai loro sogni o di aver trovato
    l’idea di un film a partire da un sogno
    .







  7. #367
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    L’Abbazia di San Martino dei Bocci o Valserena, nota come “la Certosa di Parma” in riferimento al romanzo di Stendhal, è un monastero cistercense la cui fondazione fu autorizzata da papa Bonifacio VIII nel 1298 e affidata a monaci provenienti dall’Abbazia di Chiaravalle della Colomba (Piacenza).
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    Considerata, insieme a "Il rosso e il nero", l'opera migliore di Stendhal, scritta in poco più di un mese e mezzo, dopo lunghi anni di studi, raccolta ed elaborazione di una gran quantità di materiale storico, documentario e cronachistico del Cinquecento e del Seicento, "La certosa di Parma" venne entusiasticamente accolta da Balzac all'epoca della sua pubblicazione nel 1839. Ma la vicenda squisitamente romantica di Fabrizio Del Dongo rompe i confini del romanzo storico e tracima in un inno appassionato alla felicità del singolo, anche a dispetto delle sconfitte della storia. Romanzo d'amore e insieme di cappa e spada, con tanto di duelli e avvelenamenti, "La certosa di Parma" è un libro dominato dall'incanto magico della passione.

  8. #368
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  9. #369
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    “L'amore è come la febbre. Nasce e si spegne senza che la volontà vi abbia la minima parte.
    (...) L'abitudine alla musica e alla fantasticheria che essa suscita predispone all'amore.
    Un'aria tenera e triste, purché non sia troppo drammatica, e l'immaginazione non sia obbligata
    a raffigurarsi l'azione, eccitando puramente al sogno d'amore, è deliziosa per le anime tenere e infelici.”
    (Stendhal)




    “La vita reale è soltanto il riverbero dei sogni dei poeti. La vista di tutto ciò che è bello in arte o in natura,
    richiama con la rapidità del fulmine il ricordo di chi si ama.”
    (Stendhal)



  10. #370
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    - Fellini: Me metti pure la musica?
    - Marchetti: Perché io metto questa musichetta, dottor Fellini, quando racconto alla gente tutti i sogni suoi,
    che lei fa vedere nei film, quelle scene fantastiche con quelle trippone, quelle chiappane, quelle zinnone,
    quelle bucine…con tutti quei preti sdentati, tutti vestiti de rosso che corrono in mezzo alla strada, e poi le
    monache cappellone, e le cavallerizze con le ******* più grosse del cavallo, e poi i cardinali, i baroni, i conti,
    i zozzoni, i poveracci, i clown, i pagliacci, coi fischietti, le trombette…piripì piripì piripì piripì piripì.
    Er vecchio che se perde nella nebbia…poi sarebbero tutti isuoi sogni che…
    - Fellini: Solo questo lei vede nei miei film?!”

    FEDERICO FELLINI - Federico Fellini
    ALBERTO SORDI - Pietro Marchetti



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