Armi da fuoco, bianche, contundenti, di difesa, etc. Etc....
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La quota di ricchezza detenuta dai miliardari a livello globale è salita a livelli record durante l?emergenza Covid-19, almeno stando a quanto riporta nella sua ricerca annuale il World Inequality Lab fondato dall?economista francese …
Su piano Unicredit aspettative molto alte, forse troppo. Ecco cosa Orcel è chiamato a dare in pasto al mercato
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Cina: settore immobiliare sotto assedio. Dopo Evergrande anche Kaisa in profonda crisi
Non solo Evergrande. Una nuova gatta da pelare per l’immobiliare cinese con Kaisa che ha sospeso le contrattazioni dei suoi titoli alla Borsa di Hong Kong. A novembre, Kaisa ha …
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  1. #1
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    Cool Armi da fuoco, bianche, contundenti, di difesa, etc. Etc....




    Un'arma è un qualsiasi dispositivo, strumento meccanico o elemento di natura chimica, nucleare o elettromagnetica
    che venga utilizzato allo scopo di offendere oppure sia progettato per la difesa personale dell'utilizzatore.

    La clava si ritiene sia stata la prima e quindi la più antica arma fabbricata dall'uomo.

    "Wilma, dammi la clava!" è una frase che Fred Flintstone urla a sua moglie.
    Gli antenati (The Flintstones), è una serie televisiva a cartoni animati prodotta dalla Hanna-Barbera creata nel 1959
    da William Hanna e Joseph Barbera con il contributo di Dan Gordon,
    La frase divenuta celebre in Italia grazie alla pubblicità televisiva dell’insetticida Neocid Florale degli anni Sessanta,
    accompagna l’istante in cui il cavernicolo si dispone a far giustizia di nugoli di mosche aggressive.

    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Armi da fuoco, bianche, contundenti, di difesa, etc. Etc....-flintstones_jp-5489.jpg  

  2. #2
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    "L'arma di quel tempo [l'età della pietra] era la clava, e chi non ce l'aveva era morto
    perché senza clava non ci si poteva difendere.
    Chi non teneva la clava si difendeva coi calci, i pugni, le capate, gli sputi.
    Ma alla fine moriva lo stesso.
    (Io speriamo che me la cavo)




    La clava è una mazza corta, ingrossata ad un'estremità, usata, sin dai primordi dell'umanità, tipicamente dai cavernicoli
    come arma contundente.
    Nella mitologia greca è l'arma sovente utilizzata da Eracle e dai suoi uomini, uno dei quali, Melampo, insegnerà poi a usarla ai suoi due figli Cisseo e Gia.
    Costituita generalmente da un pezzo di legno, in antico (o attualmente presso i popoli primitivi) all'estremità grossa della clava veniva talvolta infilato
    un anello di selce oppure venivano inseriti pezzi di selce o di osso per rendere più micidiale l'arnese.


    Ultima modifica di [email protected]; 16-01-19 alle 16:28

  3. #3
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    Il bronzo dorato Ercole del Teatro di Pompeo (Musei vaticani).

    L'Ercole del Foro Boario, noto anche come Ercole capitolino, è una statua in bronzo dorato scoperta nel sito del Foro Boario
    dell'antica Roma quando i resti del tempio a lui dedicato furono demoliti durante il papato di Sisto IV (1471–84).
    È probabilmente la statua di culto citata da Plinio nel tempio circolare, il tempio di Ercole Vincitore che si trovava nell'antico
    mercato del bestiame, e che presentava anche un altare all'aperto dedicato a Ercole.

    La figura di Ercole ha la sua clava nella mano destra e tiene nella sinistra le tre mele del giardino delle Esperidi.
    Le mele lo identificano specificatamente come l'Ercole dell'occidente, il luogo dove vinse Gerione.
    Nelle versioni romane del mito delle fatiche di Ercole, Caco, sull'Aventino, rubò il bestiame mentre Ercole dormiva.
    Ercole guidò il resto della mandria vicino al luogo dove Caco aveva nascosto gli animali rubati, ed essi cominciarono a
    chiamarsi gli uni con gli altri. Ercole allora uccise Caco e, secondo i romani, fondò un altare dove in seguito si tenne il
    Forum Boarium, il mercato dei bovini.



  4. #4
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    L'Ercole del Teatro di Pompeo è una delle due statue di bronzo greco-romane a grandezza intera
    che ci sono giunte e che dimostrano la reazione degli scultori ellenistici e romani classicheggianti allo stile di Lisippo.

    Mostra caratteristiche simili all'Ercole del Foro Boario: entrambe le sculture mostrano il chiasmo tipico dello stile di Lisippo, in
    cui il peso della figura è tutto su un piede. La figura si appoggia leggermente sulla clava tenuta in verticale; la pelle del leone
    di Nemea è drappeggiato sul suo avambraccio sinistro.
    La statua si trova al museo Pio-Clementino.
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    Ultima modifica di [email protected]; 16-01-19 alle 16:30

  5. #5
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    Onfale, regina di Lidia, donna imperiosa e fascinosa, seppe dominare e legare a sé per alcuni anni nientemeno che Eracle,
    il grande eroe greco, figlio di Zeus e di Alcmena, della stirpe dei Re di Micene, destinato a trionfare in terra e ad essere
    divinizzato alla sua morte, come uno degli Dèi dell’Olimpo.

    Neanche il grande guerriero Eracle, il più virile di tutti gli uomini, lo sterminatore di Amazzoni, riuscì a resistere davanti
    alla potenza di Onfale.


    Comprato dalla lasciva e ambiziosa Regina di Lidia per pochi soldi Eracle ne divenne ben presto lo schiavo.
    È la regina che lo sceglie e lo vuole suo, cosa da sottolineare, poiché richiama il principio delle civiltà ginecocratiche:
    il diritto della donna a scegliersi da sola il proprio uomo.

    Come scrive Bachofen, nella sua celebre opera Das Mutterrecht, a proposito del mondo ginecocratico:
    "La donna si sceglie l’uomo sul quale è destinata a esercitare la sua sovranità nel matrimonio…
    La signoria della donna incomincia con la sua scelta autonoma. È la donna che corteggia, non l’uomo
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Armi da fuoco, bianche, contundenti, di difesa, etc. Etc....-eracle_e_onfale-_copia_del_i_sec_da_creazione_eclettica_romana_del_50-0_ac_ca__6406_01.jpg  

  6. #6
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    Sedotto dalle arti femminili di Onfale, Eracle “aveva rinunciato alla pelle di leone e alla corona di pioppo e portava invece collane di pietre preziose,
    braccialetti d’oro, un turbante da donna, un manto purpureo e una cintura meonia. E che, così agghindato, sedeva tra lascive fanciulle ioniche,
    cardando la lana, oppure intento a filarla. Tremante come una foglia se la sua padrona lo sgridava, o lo puniva percuotendolo con la pantofolina
    dorata se per caso, con le dita maldestre, gli capitava di spezzare il fuso. O quando lei, per suo piacere lo costringeva a raccontare le sue passate
    avventure per divertirla. Ma a quanto pare Eracle non se ne vergognava. Ecco perché certi pittori ci mostrano l’eroe con una sopravveste gialla
    indosso, che si lascia pettinare dalle ancelle di Onfale mentre Onfale stessa, coperta dalla pelle del leone, regge la sua clava e il suo arco” .

    Vestito da donna l’eroe serve la Regina vestita da uomo, da guerriero, da eroe.
    Il principio maschile si perde nel femminile e viene da esso castrato, fisicamente, psicologicamente e spiritualmente.

    Il nome stesso della Regina, Onfale, richiama l’omphalos, l’ombelico della Terra, un oggetto cultuale in pietra che esisteva a Delfi, dedicato a Gea,
    la Madre Terra, la Dea sovrana e primigenia, e a Pafo, dedicato ad Afrodite, la bella e potente Dea dell’amore e della sessualità.

    La pratica di indossare vesti femminili, d’altronde, era normale per i sacerdoti delle grandi Dee.

    “Ad Efeso, Artemide era associata all’ape come suo animale di culto e l’organizzazione del santuario in epoca classica si è ispirata all’analogia
    simbolica di un alveare, con sciami di sacerdotesse-api, melissai, ed esseni, fuchi, che erano sacerdoti eunuchi” .

    Il sacrificio della virilità dei sacerdoti della Grande Madre in Siria, a Creta, e a Efeso, si esplicava non solo con l’indossare vestiti femminili,
    ma anche con la pratica della prostituzione maschile .


    Eracle, riuscirà poi a sottrarsi da tale umiliante schiavitù, slegandosi dal dominio della donna e superandola, riacquistando il suo spirito eroico ed olimpico, sino alla divinizzazione.

    Nel dipinto seicentesco di Michele Desubleo, Ercole e Onfale, bellissimo e potente, Onfale è raffigurato con la pelle del leone nemeo e la clava,
    mentre Ercole stringe nella mano un fuso.



  7. #7
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    Il samurai "colui che serve" era un militare del Giappone feudale, appartenente a una delle due caste aristocratiche giapponesi, quella dei guerrieri.

    I samurai costituivano una casta colta, che oltre alle arti marziali, praticava arti zen come il cha no yu (arte del the) o lo shodō (arte della scrittura). Durante l'era Tokugawa persero gradualmente la loro funzione militare e in seguito la loro spada veniva usata soltanto per scopi cerimoniali, per sottolineare la loro appartenenza di casta.

    I samurai usavano una grande varietà di armi. L'uso delle armi da fuoco costituì una parziale eccezione, in quanto fu fortemente scoraggiato durante il XVII secolo dagli shogun Tokugawa, fino a proibirle quasi completamente e ad allontanarle del tutto dalla pratica della maggior parte dei samurai.



    Nel periodo Tokugawa si diffuse l'idea che l'anima di un samurai risiedesse nella katana che portava con sé.
    Raggiunti i tredici anni, in una cerimonia chiamata genpuku, ai ragazzi della classe militare veniva dato un wakizashi (specie di spada con lama lunga dai 30 ai 60 centimetri) e un nome da adulto, per diventare così vassalli, cioè samurai a tutti gli effetti. Questo dava loro il diritto di portare una katana (arma bianca a lama curva e a taglio singolo, di lunghezza superiore ai 60 centimetri). Insieme, katana e wakizashi vengono chiamati daishō (letteralmente: "grande e piccolo") e il loro possesso era la prerogativa del buke, la classe militare al vertice della piramide sociale. Portare le due spade venne vietato nel 1523 dallo shogun ai cittadini comuni che non erano figli di un samurai, per evitare rivolte armate, perché prima della riforma tutti potevano diventare samurai.



  8. #8
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    La katana veniva usata principalmente per colpire con fendenti, impugnata principalmente a due mani; ciò, sebbene Musashi Miyamoto, ne Il libro
    dei cinque anelli, raccomandasse la tecnica a due spade, che presupponeva l'impugnatura singola. Essa veniva portata alla cintura (obi) con
    il filo rivolto verso l'alto, in modo che potesse essere sguainata velocemente con abili movimenti e che in nessun modo il filo della lama potesse
    danneggiarsi nel tempo sfregando, a causa dell'attrito e della forza di gravità, contro l'interno del fodero.



    Akira Kurosawa è noto per aver diretto alcuni tra i più celebri film con samurai come protagonisti (Rashomon, I sette samurai, Il trono di sangue,
    La fortezza nascosta, La sfida del samurai, Sanjuro, ...).

    Nel film I sette samurai, il personaggio di Toshirō Mifune usa una spada ōkatana, che riflette l'atteggiamento del personaggio rispetto all'essere un samurai.



  9. #9
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    La Trilogia del Samurai è una serie di film diretti da Hiroshi Inagaki, con protagonista Toshiro Mifune.
    La trilogia è tratta da un romanzo di Eiji Yoshikawa sulla vita e le gesta di Musashi Miyamoto,
    celebre samurai autore de Il libro dei cinque anelli, considerato il più grande spadaccino della storia nel suo paese.

    I film dai quali essa è composta sono:
    Samurai I: Musashi Miyamoto (1954)
    Samurai II: Duel at Ichijoji Temple (1955)
    Samurai III: Duel at Ganryu Island (1956)

    Queste pellicole seguono il percorso di crescita di Miyamoto dalla giovinezza fino alla maturità, culminando nel duello con il suo più grande avversario, Kojirō Sasaki



  10. #10
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    Nella scena finale di Kill Bill: Volume 1, la Sposa uccide O-Ren Ishii con la stessa identica tecnica che Kojirō Sasaki utilizza contro Musashi Miyamoto,
    anche se con un risultato completamente diverso.
    Tarantino, inoltre, ha girato la scena quasi in maniera identica al duello finale di Samurai III: in entrambi i film, infatti, prima di sferrare i rispettivi
    colpi i duellanti corrono parallelamente e, dopo aver utilizzato le loro tecniche, del sangue che gocciola a terra fa intuire al pubblico che uno dei due
    sia stato colpito, lasciandolo però incerto sull'esito dello scontro.
    Lo stesso Bill fa riferimento al terzo capitolo della trilogia quando parla di "vecchia scuola" e di un duello all'alba sulla spiaggia.



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