Sarà vero? Sarà falso? E' un mistero? Forse che sì forse che no!
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  1. #1
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    Sarà vero? Sarà falso? E' un mistero? Forse che sì forse che no!

    Qualcuno ha lasciato un messaggio Morse sulla superficie di Marte?
    Linee e punti solcano il suolo di Marte. Per la Nasa non si tratta però di un messaggio di una civiltà aliena, ma il frutto di un fenomeno fisico che ci aiuterà a conoscere meglio il Pianeta Rosso.

    Le foto sono state scattate dalla fotocamera High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) del Mars Recoinassance Orbieter.

    Si tratta di una strana e irrituale serie di dune marziane, disposte in modo tale da sembrare in tutto e per tutto un messaggio del celebre sistema di comunicazione.
    Non è la prima volta che la Nasa si imbatte in un simile fenomeno, ma da Cape Canaveral fanno sapere che mai si era visto con tale nitidezza.
    Con assoluta probabilità si tratta di un’opera della natura, tanto che anche la Nasa ha spiegato in un post ufficiale che queste dune sono influenzate dalla topografia locale. Eppure c’è chi insiste su una particolarità: le linee si trovano all’interno di una depressione circolare, probabilmente il vecchio cratere generato dall’impatto con un corpo celeste, dove c’è poca sabbia per la formazione delle linee. Una circostanza che rende ancor più unica questa rappresentazione.

    Se il presunto messaggio cifrato non è il lascito di una civiltà marziana, rimane una curiosità: cela comunque una frase di senso compiuto? Alla domanda ha provato a rispondere l'esperta della Nasa Veronica Bray, che su Gizmodo ha dato una ulteriore delusione agli amanti della fantascienza. Decodificando la missiva si ottiene infatti un incomprensibile
    "NEE NED ZB 6TNN DEIBEDH SIEFI EBEEE SSIEI ESEE SEEE !!".







  2. #2
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    Svizzera, sul Cern spunta un "portale dimensionale"? Un esperimento? Una "cosa"? Su Facebook si sono scatenate le ipotesi sullo scatto postato da Joëlle Rodrigue, una fotografa che ha immortalato una strana formazione nel cielo di Ginevra. L'immagine ha spopolato i primi di luglio sul social network perché la città svizzera è sede del Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare, celebre per gli esperimenti condotti nei suoi laboratori e lungo i suoi tunnel.

    Gli utenti hanno così avanzato le teorie più fantasiose. Chi ha intravisto nella nube un portale per altre dimensioni, chi si è preoccupato per il tipo di ricerche condotte dal Cern, chi ha addirittura intravisto l'apocalisse o una punizione divina. Fino ad arrivare ai Transformers.

    In realtà, la spiegazione è stata fornita proprio dall'autrice della fotografia. Il fenomeno in questione è un cumulonembo, una nube a sviluppo verticale sopra al lago di Ginevra. Nessun collegamento quindi con le attività del Cern.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/magaz...-201602a.shtml

    Anteprime Allegate Anteprime Allegate -13517408_509264592601651_3144642880203289836_o.jpg  
    Ultima modifica di maf@lda; 13-07-16 alle 11:01

  3. #3
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    I bambini dagli occhi neri sono una leggenda urbana riguardo creature paranormali che hanno l'aspetto di bambini tra i 6 e 16 anni, con carnagione chiara e occhi neri, visti spesso fare l'autostop o chiedere l'elemosina.
    Le origini della leggenda risalgono al 1998, quando il giornalista Brian Bethel scrisse di presunti avvistamenti di "bambini con gli occhi neri" ad Abilene in Texas e a Portland in Oregon. Diventati un classico esempio di creepypasta, le storie di Bethel guadagnarono così tanta popolarità che pubblicò un FAQ "solo per assecondare la richiesta di più informazione sulla nuova leggenda urbana

    Nel 2012, il film "Black Eyed Kids" fu prodotto con i fondi di un Kickstarter, il suo direttore disse che i bambini dagli occhi neri erano "una leggenda urbana che in giro su internet da molti anni, l'ho sempre trovata affascinante."

    Nel settembre 2014, il giornale inglese Daily Star scrisse tre articoli riguardanti presunti avvistamenti di questi bambini, connessi alla vendita di un pub infestato nello Staffordshire. Il pezzo affermava "Shock crescente a causa di avvistamenti in tutto il mondo".
    I presunti avvistamenti sono presi molto seriamente dai cacciatori di fantasmi, che credono che questi bambini siano extraterrestri, vampiri o fantasmi.

    Secondo la scrittrice Sharon.A. Hill, la leggenda dei bambini dagli occhi neri somiglia molto a quelle storie spaventose riguardanti cani neri, apparizioni e mostri misteriosi. Non c'è niente di soprannaturale, potrebbe non esserci nemmeno mai stato un vero avvistamento. Questo però non impedisce alla persone di continuare a vederli e avere paura di loro, per poi tramandare l'ultima storia dell'orrore.



  4. #4
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    Strani casi di avvistamenti e contatti con questi strani bambini dagli occhi neri si sono verificati nel Sud Italia. Ecco alcune drammatiche testimonianze:

    1) Un avvocato di Reggio Calabria, arrivato a casa, vide un ragazzo sull'uscio di casa sua che gli chiese: "Dovresti invitarmi dentro così mangio qualcosa e magari faccio una partita a Grand Theft Auto". Il pitbull iniziò a ringhiare. Quando il bambino alzò la testa e si scorsero gli occhi neri, il cane scappò e si nascose sotto il letto per tre giorni senza mangiare e bere.

    2)Pietro Quattrone si trovava nel parcheggio di fronte al suo palazzo a Messina zona Laboccetta, e la brace della sua sigaretta era molto visibile quella notte. Ben presto scoprì che non era solo e notò un bambino che camminava lentamente, a piedi lungo la strada, dirigendosi verso di lui; La sua andatura era insolita.
    "E 'stato sufficiente lo spavento di quella notte che da allora ho smesso di uscire per fumare una sigaretta."
    Il ragazzo sembrava avere un particolare interesse per il signor Quattrone, che lo avrebbe visto notte dopo notte, mentre camminava lentamente su e giù per la strada fino alle 3 del mattino.
    Una notte però vide qualcosa che lo terrorizzò. "In piedi accanto alla mia porta c’era il ragazzo ritto in piedi che mi guardava, chiedendomi se potevo suonare all'interno dell’edificio. Il volto del ragazzo era coperto dalla sua felpa, che non ha impedito a Quattrone di vedere i suoi occhi che erano totalmente neri. Quattrone a questo punto disse al ragazzo che non poteva lasciarlo all’interno dell'edificio, per cui chiuse con cura la porta assicurandosi che fosse ben chiusa a chiave. "Ho avuto una opprimente sensazione di terrore assoluto. Quella notte non ho dormito e, occasionalmente, guardavo fuori dalla mia finestra sperando di non vedere il ragazzo lungo la strada."




    Che cosa è esattamente questo fenomeno in crescita? Chi sono questi sinistri bambini dagli occhi neri?

  5. #5
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    Dan Cooper è un personaggio a fumetti ideato negli anni cinquanta dal belga Albert Weinberg. È un aviatore canadese coinvolto in avventure che spaziano dallo spionaggio alla fantascienza. Le sue avventure furono pubblicate sulle pagine della rivista Tintin. In Italia troviamo parecchie storie di Dan Cooper tradotte e pubblicate a puntate sul Corriere dei Piccoli alla fine degli anni sessanta. Le sue avventure vengono anche pubblicate nelle raccolte Classici Audacia e Albi Ardimento.

    Dan Cooper, meglio conosciuto come D.B. Cooper (...), è anche un criminale statunitense famoso per aver dirottato un Boeing 727 nel 1971 dal quale si è lanciato in volo dopo aver intascato un riscatto di 200 mila dollari. Il nome Dan Cooper è lo pseudonimo usato dall'uomo durante la rapina, probabilmente ispirato all'omonimo personaggio dei fumetti degli anni 1950, protagonista di avventure aeree che vanno dallo spionaggio alla fantascienza.
    Dan si presentò all’aeroporto di Portland, in Oregon, la mattina del 24 novembre 1971. L’uomo andò al banco della Northwest Orient Airlines, e comprò un biglietto sola andata per Seattle, nello stato di Washington: un volo corto, di circa mezz’ora, con un Boeing 727-100.
    Una volta a bordo Cooper fumò qualche sigaretta Raleighs, ordinò un bourbon e soda e poi chiamò accanto a sé l’assistente di volo Florence Schaffner. Le diede un bigliettino su cui c’era scritto che aveva una bomba e le mostrò una valigetta al cui interno c’erano cavi e cose che sembravano confermarlo: per non farla esplodere chiese 200mila dollari (pari a più di un milione di dollari di oggi) e quattro paracadute, da farsi consegnare all’aeroporto di Seattle-Tacoma.
    L’aereo atterrò, Cooper ottenne quanto aveva chiesto, lasciò andare quasi tutte le persone che erano a bordo e, tenendo qualche membro dell’equipaggio sull’aereo, ordinò di prendere il volo. A un certo punto, poco dopo, prese un paracadute e si lanciò dall’aereo con i 200mila dollari.
    Negli anni successivi, la Washougal Valley e i suoi dintorni sono stati setacciati anche da molteplici gruppi privati ma non è stato trovato nulla che fosse direttamente riconducibile al dirottamento.
    Nessuna prova conclusiva è emersa a svelare la sorte di Cooper, e numerose teorie si sono succedute in proposito.
    Tre indizi tuttavia sono venuti alla luce in periodi successivi. Il primo riguarda un bambino, Brian Ingram, all'epoca dei fatti di 8 anni, che nel 1980 trovò sulle sponde del fiume Columbia circa 5.800 $ in tre pacchetti di banconote da 20, notevolmente deteriorate. I tecnici dell'FBI confermarono che il denaro era effettivamente una parte del riscatto, due pacchetti da 100 banconote ciascuno e un terzo pacchetto di 90, tutte disposte nello stesso ordine di quando furono consegnate a Cooper. La seconda prova invece riguarda un foglio di istruzioni trovato alla fine del 1978 a poca distanza dalla zona ipotetica di lancio di Cooper, contenente dettagli sulla scala di accesso di un Boeing 727. Infine il terzo, un paracadute ritrovato il 27 marzo 2008 ad Amboy, dello Stato di Washington (circa 9,7 km sud del lago Merwin), da alcuni bambini mentre giocavano in una fattoria; le indagini provano che era di tipo militare e risalente al periodo della seconda guerra mondiale.

    Non fu più visto da nessuno.

    Sono passati quasi 45 anni e Cooper non è mai stato trovato.

    il caso è rimasto aperto fino al luglio 2016 quando l'FBI ha deciso di archiviare il caso.
    Questo episodio di pirateria aerea (nome in codice presso l'FBI: "Norjak") rimane l'unico irrisolto nella storia dell'aviazione statunitense



  6. #6
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    E’ uno strano fenomeno quello che riguarda un ponte scozzese, l’Overtoun Bridge, costruito nel 1895 dal calvinista Lord Overtoun. Infatti, pare che i cani che passeggiano sul ponte (specialmente i cani a naso lungo, come i Collie) vengano presi dal desiderio di buttarsi giù
    I primi incidenti risalgono al decennio 1950-1960, quando si ebbe notizia che alcuni cani (quasi tutti della razza Collies) si erano gettati giù dal ponte (un volo di 15 metri!) senza alcun motivo apparente.

    In alcuni casi comunque dei cani sono sopravvissuti alla caduta, ma una volta ristabilitisi, al successivo ritorno al ponte, si gettavano nuovamente giù!
    Gli abitanti del posto chiamano questi cani “second-timers”.

    Tutti i cani, inoltre, si gettano sempre dallo stesso lato e dallo stesso punto del ponte: tra i due parapetti finali a destra.
    Ma cosa porta tutti questi cani a gettarsi improvvisamente giù dal ponte?
    Alcuni sono convinti che il ponte sia infestato da una presenza malvagia.
    Nel 1994 si è registrato perfino il caso di una persona: un uomo, dopo aver gettato dal ponte il proprio bambino, ancora in fasce, accusandolo di essere l’anti-Cristo,
    si lanciò a sua volta giù dal ponte.
    Una medium, dopo aver ispezionato il ponte insieme ad un cane, stabilì che sul ponte non percepiva alcuna presenza maligna. Un attimo dopo, il cane che la accompagnava
    si gettò dal ponte sotto gli occhi increduli dei testimoni.
    Un’altra teoria che invece trae le sue origini dalle tradizioni Celtiche è che il ponte di Overtoun sia un luogo di passaggio in cui le barriere tra il mondo dei vivi e quello dei morti talvolta si incrociano causando simili eventi.
    Una spiegazione più razionale data da veterinari e psicologi canini, si basa sulla presenza dei visoni (animali simili ai furetti) che popolano l’area al di sotto della struttura.
    I cani, probabilmente attratti dal forte odore dei visoni, si lanciano al loro inseguimento senza tener conto dell’altezza a cui si trovano.
    Quale che sia la spiegazione a questo fenomeno, resta pur sempre il fatto che tale fenomeno continua ad accadere (50 cani in 50 anni).





  7. #7
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    Aokigahara, conosciuta anche col nome di Jukai', in giapponese letteralmente "mare di alberi", è una foresta di 35 km² situata alla base nord-occidentale del Monte Fuji in Giappone.
    La foresta è il luogo in cui si verifica il maggior numero di suicidi in Giappone e il secondo al mondo dopo il Golden Gate Bridge a San Francisco, negli Stati Uniti.
    Le statistiche variano di anno in anno, ma è documentato il fatto che, partendo dal 1950, si siano verificati circa 30 suicidi all'anno.
    Nel 2002 78 corpi sono stati ritrovati all'interno della foresta, superando il precedente record di 74 nel 1998.
    Nel 2003 il numero è salito a 105 e da allora il governo locale ha smesso di rendere note le statistiche nel tentativo di non danneggiare l'immagine di Aokigahara associandola al suicidio.
    Nel 2004 108 persone si sono uccise nella foresta; nel 2010 247 persone hanno tentato il suicidio nella foresta, 54 dei quali hanno compiuto l'atto.
    Le statistiche indicano l'apice dei suicidi nel mese di marzo, la fine dell'anno fiscale in Giappone, riconducendo la maggior parte dei gesti estremi a ragioni economiche.
    A partire dal 2011 i mezzi più usati per togliersi la vita nella foresta sono l'impiccagione e l'overdose da farmaci.

    L'alto tasso di suicidi ha portato i funzionari a posizionare dei cartelli nella foresta, in giapponese e in inglese, invitando coloro che si sono recati all'interno per suicidarsi a chiedere aiuto a degli specialisti. Dal 1970 si è costituita una speciale ronda, composta da ufficiali di polizia, volontari e giornalisti, addetta alla ricerca e alla rimozione dei corpi.

    Il luogo deve la sua popolarità al romanzo del 1960 Nami no tō (波の塔?) di Seichō Matsumoto che narra le vicende di due amanti che finiscono entrambi suicidi nella foresta.
    Tuttavia i suicidi sembra siano cominciati già prima rispetto alla data di pubblicazione del romanzo, col nome di Aokigahara associato ai suicidi già dal XIX secolo, quando gli ubasute (letteralmente "abbandono di una donna anziana") andavano a morire nella foresta, trasformandosi in yūrei ("spiriti arrabbiati") che ancora si dice infestino l'area.

    Nel film del 2015 La foresta dei sogni (The Sea of Trees), diretto da Gus Van Sant, un uomo statunitense (interpretato da Matthew McConaughey) si reca a Aokigahara per togliersi la vita, lì incontra un uomo giapponese con le stesse intenzioni



  8. #8
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    Nei pressi di Città del Messico, ha sede uno dei luoghi più spaventosi al mondo: si tratta della cosiddetta “Isola delle Bambole“.
    Oggi è una meta turistica assai gradita dai visitatori, ma il suo fine iniziale era tutt’altro che “turistico”. L’isola infatti era originariamente dedicata ad una bambina che perse la vita nel fiore della sua tenera età.
    L’Isola delle Bambole (Isla de las Munecas per i messicani), come il nome stesso può suggerire, è la casa di centinaia di bambole mutilate e rovinate in vario modo. I loro occhi vuoti e bianchi, le loro espressioni tristi, le loro posizioni innaturali e macabre o semplicemente i loro corpi decapitati, addobbano per così dire l’intera isola: le si trova appese ad alberi, felci, cespugli e rami di ogni sorta.
    Molte persone sostengono di aver visto bambole che, al mattino, erano in una collocazione diversa rispetto a come erano state lasciate la sera prima.

    Julian Santoro Barrera era un campesino. Contadino e cattolico. Devotissimo. Anni Quaranta, da un giorno all'altro la fidanzata lo lascia, si sposa con un altro. E allora lui si rifugia in questa minuscola isola dell'antico lago di Texcoco. Una chinampa, un pezzetto di terra che secoli prima era una grande zattera riempita di terra. Solo come un eremita. Dieci anni più tardi, a pochi metri dalla sua riva, si ribalta una barca con tre ragazze a bordo. Due si salvano a nuoto, la terza no. Qualcuno giura che fosse la sua vecchia fidanzata, ma chissà se è vero. Resta lì, a galleggiare a faccia in giù per due giorni davanti alla capanna. Don Julian qualche notte più tardi riceve una strana visita. Una sirena, racconterà al nipote Anastasio. Una sirena, una strega che cerca di trascinarlo in acqua. Don Julian è terrorizzato. Sa che la sirena, diventata un grosso pesce, tornerà a trovarlo.

    Passano gli anni e a Xochimilco c'è sempre il sole, le chinampas sono piene di fiori, le acque dei canali tranquille, gli aironi volano bassi.Appende fuori dalla capanna alcune vecchie bambole: forse la terranno lontano, pensa il campesino. Funziona, dice. Don Julian aggiunge una bambola.E un'altra ancora, tutte trovate nella spazzatura.



    La gente comincia ad avvicinarsi a quella strana isola, osserva le bambole appese come feticci. Don Julian sorride ma tace. Nell'aprile del I 2001 sono cinquant'anni dalla morte della ragazza e dalle apparizioni. Su un foglio del suo diario l'eremita si disegna mentre pesca un grosso pesce. Il suo incubo, la sua maledizione. Il giorno dopo scrive una parola: «Fin», fine. Il terzo giorno lo racconta Anastasio, il nipote: «Ero andato a trovarlo. Si è messo a pescare, cantando Una noche serenay oscura. Dedicata alla sirena, mi ha detto. È comparso quel grosso pesce, per due volte è stato sul punto di catturalo ma l'animale si è rituffato: magicamente, senza fare rumore, senza sollevare acqua.

    Un'ora dopo lo zio era ancora lì.

    Morto. Infarto al miocardio, ha detto il dottore. Se lo è preso la sirena, giuro». Don Julian aveva ottantasei anni. Da allora, ogni giorno l'Isla de las Muñecasè frequentata dai messicani e dai turisti: che vogliono vedere, e ascoltare il silenzio, lasciandosi prendere dalla leggenda. Anastasio fa pagare dieci pesos per la visita, sessanta centesimi di euro. La capanna è diventata un piccolo museo, la gente chiede favori e lascia offerte: in particolare ad Agustina, l'unica bambola che ha un nome. Le altre osservano. Nessuno ha mai avuto il coraggio di contarle.



  9. #9
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    Glenn Miller...una morte misteriosa per il jazzista americano morto a 40 anni durante la Seconda Guerra mondiale combattendo contro i nazisti!

    La versione ufficiale dice che il suo aereo sia precipitato traversando la Manica, il 15 dicembre 1944. Ma secondo il biografo Downs, finito nelle mani del capitano Skorzeny, morì in seguito alle torture inflittegli dalle SS che volevano usarlo per uccidere Eisenhower.
    Secondo il libro del biografo Hunton Downs dal titolo ‘The Glenn Miller Conspiracy’ (‘La congiura contro Glenn Miller’, ), il leader della jazzband più famosa del tempo morì in seguito alle torture che gli vennero inflitte dai soldati tedeschi in un bordello di Parigi. Nel dicembre del 1944 Miller si trovava infatti a Parigi in missione top secret denominato ‘Operazione Eclisse’.

    L’obiettivo era infiltrarsi nelle linee nemiche ed entrare in contatto con il comandante in capo dei nazisti per il settore ovest, Karl Rudolf Gerd von Rundstedt, e riuscire a concordare con lui una tregua. Per Downs ''Miller era l'uomo perfetto per questa missione, perché i tedeschi lo conoscevano. Se il piano avesse funzionato, la guerra avrebbe potuto finire sei mesi prima'', ovvero nel dicembre 1944.

    Ma qualcosa non funzionò e Miller venne catturato nella capitale francese dal capitano tedesco Otto Skorzeny, lo stesso che aveva liberato Benito Mussolini a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, il 12 settembre 1943, con l’Operazione Quercia. Il jazzista, finito nelle mani delle SS, fu segregato in un bordello di Parigi, dove l’autore di ‘In the mood’ sarebbe stato torturato per giorni.



    Per il biografo Downs, Skorzeny, fedelissimo di Hitler, voleva costringerlo a introdurli alla presenza del generale Eisenhower per ucciderlo e cambiare così il destino del conflitto. Il suo corpo fu gettato nella strada davanti al bordello e i tedeschi diffusero la notizia che Miller fosse morto d'infarto dopo una notte con una ragazza. Il suo corpo non fu mai recuperato..



  10. #10
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    La tomba ritrovata durante gli scavi per un cantiere edile vicino a Gliwice, in Polonia, è con tutta probabilità un sepolcro di presunti vampiri. Vi sono sepolti diversi scheletri di esseri umani decapitati, con il cranio tra le gambe: un trattamento rituale che in passato, nei paesi slavi, era riservato a chi era sospettato di vampirismo. Si credeva infatti che un cadavere con la testa mozzata non potesse risorgere dalla tomba.

    Non è la prima volta che gli archeologi si imbattono casualmente in pratiche di sepoltura tradizionali che dovevano scongiurare il ritorno tra i vivi dei cadaveri.

    All'origine di queste leggende su vampiri e morti viventi, secondo molti archeologi, ci sarebbero ignoranza, pregiudizi e mancata comprensione dei sintomi di malattie come la tubercolosi o del processo di decomposizione.

    Nell'Ottocento, sia in Europa che in America, gran parte degli abitanti avevano potuto vedere di persona come cambia il corpo umano subito dopo la morte. Ma solo raramente capitava loro di osservare le conseguenze di settimane o mesi di putrefazione.

    Prima di tutto, il rigor mortis può scomparire, e quindi gli arti possono ritornare flessibili. In secondo luogo, il tratto gastrointestinale comincia a deteriorarsi, producendo un fluido scuro che può essere scambiato per sangue. Ecco perché alcuni cadaveri riesumati venivano scambiati per vampiri che erano appena usciti a saziarsi.



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