Spigolature - Pagina 40
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L'operazione UniCredit-Mps seguita da vicino dal mercato e dalla politica dopo audizione del ministro Franco. Oggi Gae Aulenti promossa da Intesa
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Lusso: nuove restrizioni in Cina per variante Delta, quali impatti sui titoli? Moncler tra i preferiti
La recente diffusione della variante Delta nella Cina continentale, con le prime restrizioni già attivate, potrebbe portare alcune preoccupazioni su un potenziale rallentamento della spesa di lusso in questo mercato, …
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  1. #391
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    89. Dialogo Zen

    Gli insegnanti di Zen abituano i loro giovani allievi a esprimersi. Due templi Zen avevano ciascuno un bambino che era il prediletto tra tutti. Ogni mattina uno di questi bambini, andando a comprare le verdure, incontrava l'altro per la strada.

    «Dove vai?» domandò il primo.

    «Vado dove vanno i miei piedi» rispose l'altro.

    Questa risposta lasciò confuso il primo bambino, che andò a chiedere aiuto al suo maestro. «Quando domattina incontrerai quel bambino,» gli disse l'insegnante «fagli la stessa domanda. Lui ti darà la stessa risposta, e allora tu domandagli: "Fa' conto di non avere i piedi: dove vai, in quel caso?". Questo lo sistemerà».

    La mattina dopo i bambini si incontrarono di nuovo.

    «Dove vai?» domandò il primo bambino.

    «Vado dove soffia il vento» rispose l'altro.

    Anche stavolta il piccolo rimase sconcertato, e andò a raccontare al maestro la propria sconfitta.

    «E tu domandagli dove va se non c'è vento» gli consigliò il maestro.

    Il giorno dopo i ragazzi si incontrarono per la terza volta.

    «Dove vai?» domandò il primo bambino.

    «Vado al mercato a comprare le verdure» rispose l'altro.

    [101 storie Zen]

  2. #392

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    "Paese che vai usanza che trovi"




    In questi giorni il "crisantemo" ha fatto parlare di sé diventando per un giorno
    il fiore della protesta e abitando per un giorno, anche se fuori stagione, nell'aula
    del parlamento anziché in un cimitero. E pensare che in altre parti del mondo,
    vedi per esempio in cina, il crisantemo è addirittura considerato il fiore
    dell'amore e viene regalato addirittura alle spose.

    Poesia di ispirazione cinese di Massimo Baldi

    La camera rossa

    Nella camera rossa a notte fonda
    Jin Ziwci si ergeva fiera come araba fenice.

    Fuori il vecchio mandorlo gemeva
    mentre un vento lontano adirato e scosso
    rompeva i silenzi sulle alte scogliere.

    Nella camera rossa Jin Ziwci stringeva nelle mani
    un crisantemo
    già i primi petali scivolavano via, era settembre.

    Foglie caduche e lente
    ammonticchiate sul selciato fangoso –
    Jin Ziwci ancora sospesa tra dubbi e attese.


    Poesia Cinese
    (Jiang Zong)

    Con il cuore accompagno le nubi che vanno a sud,
    Mentre cammino seguendo le oche selvatiche che vengono da nord.
    Nel mio paese, tra i crisantemi, sotto la staccionata di bambù,
    Oggi quanti sono i fiori che sbocceranno?
    E pensare che nel mio paese ha il significato della pace !

  3. #393

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    Il più grande ostacolo alla liberazione della mente è la Diffidenza.
    La mancanza di Fiducia e di Affidamento, dovuta alla Paura dei rovesci della vita, ci priva della vita stessa e ci avvita su noi stessi.
    Credere non è un fatto religioso, è un fatto Esistenziale.
    La vera antinomia non è tra Fede ed Ateismo o tra Paura e Coraggio, ma tra Fede e Paura.
    Più esiste una meno esiste l’altra.

    (elitheo carrani)

  4. #394
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    La letteratura educa i sentimenti

    di Umberto Galimberti

    Dal momento che vent'anni di televisione commerciale hanno
    fatto perdere ai nostri ragazzi qualsiasi interesse per la cultura,
    e dal momento che il denaro è diventato, soprattutto negli ultimi
    anni, il generatore simbolico di tutti i valori, è ovvio che, non
    capendo più che cosa è bello, che cosa è buono, che cosa è giusto,
    che cosa è sacro, i nostri ragazzi capiscano solo che cosa è utile.
    E da questo punto di vista la letteratura è proprio inutile. Anche
    se ogni cosa è utile a qualcos'altro, e questo qualcos'altro è utile
    a qualcos'altro ancora, per cui se non si approda a qualcosa di inutile,
    tutte le catene di utilità diventano insignificanti e prive di senso.

    La letteratura serve per educare i nostri sentimenti, che non
    abbiamo come dote naturale ma come evento culturale. La natura
    infatti ci fornisce gli "impulsi" che hanno come loro espressione
    non la parola, ma i gesti. Il bullismo, per esempio, non è un fenomeno
    di mancata educazione, ma un vero e proprio arresto psichico di chi
    non si è evoluto dall'impulso per pervenire all'emozione.

    L'"emozione" è già un evento psichico che segnala la risonanza
    emotiva che gli eventi del nostro mondo, e le risposte che noi diamo
    a essi, producono in noi. Quando i nostri giovani dicono che al
    sabato sera in discoteca si calano una pastiglia di ecstasy per
    "emozionarsi", segnalano che per passare dall'impulso all'emozione
    hanno bisogno della chimica. E così denunciano che la loro psiche
    è apatica e non registra alcuna risonanza emotiva a quanto in
    generale avviene intorno a loro. Quanti delitti o spaventosi atti
    di crudeltà avvengono senza movente, per la mancanza di una
    risonanza emotiva relativa ai propri gesti che i nostri
    ragazzi chiamano "noia"?

    Dall'emozione si passa al "sentimento", che non è un tratto naturale,
    ma culturale. A differenza dell'emozione, il sentimento è un
    elemento cognitivo. Kant dice ad esempio che la differenza tra
    il bene e il male ognuno la "sente" naturalmente da sé. Le
    mamme capiscono i bisogni dei loro neonati, che ancora non
    parlano, perché li amano. Gli innamorati capiscono il significato
    recondito di ogni gesto dell'altro, perché si amano.

    Tutti i popoli hanno imparato i sentimenti attraverso narrazioni
    mitiche. Se guardiamo l'Olimpo degli antichi Greci, vediamo che gli
    dèi altro non sono che la descrizione delle passioni e dei sentimenti
    umani: Zeus il potere, Atena l'intelligenza, Afrodite la sessualità,
    Ares l'aggressività, Apollo la bellezza, Dioniso la follia. Senza più dèi,
    oggi impariamo a conoscere i sentimenti attraverso la letteratura
    che ci insegna cos'è l'amore in tutte le sue varianti, e cosa sono il
    dolore, la disperazione, la speranza, la noia, lo spleen, la tragedia,
    la gioia. Una volta appresi questi sentimenti, siamo in grado di
    conoscere quello che proviamo, e, grazie alla descrizione letteraria,
    anche il corso e l'evoluzione del nostro stato d'animo. Questo è molto
    importante, perché è angosciante soffrire senza sapere di che cosa,
    così come suicidarsi perché l'angoscia non conosce il percorso
    dei sentimenti e il loro approdo, che un tempo i miti descrivevano,
    e oggi la letteratura descrive.

  5. #395
    L'avatar di maryella
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    La Libertà


    nella tradizione e nell'immaginario artistico-letterario


    In ogni uomo vi è una spontanea tendenza a difendere la propria libertà, e a rifuggire qualsiasi forma di oppressione e costrizione. La dignità dell’esistenza è inscindibile dalla possibilità di optare tra il bene e il male, quale si esprime anche nelle più piccole e apparentemente insignificanti decisioni che delineano il tessuto della nostra esperienza quotidiana. Oltre a ciò, quando incontriamo il nostro prossimo facciamo esperienza della sua nobile alterità e – come mirabilmente afferma l’Ettore omerico – l’animo è turbato dalla riduzione in schiavitù di un altro uomo: tanto più se è una persona che amiamo e per la quale vorremmo un futuro di felicità.

    Vivere è agire, e tale azione implica la libertà: la piena facoltà a disporre di sé, della propria vita e del proprio tempo, dei beni legittimamente detenuti. Proprio in questo senso un grande scienziato sociale del ventesimo secolo, Ludwig von Mises, ha evidenziato che la riflessione sulla società deve muovere dall’esperienza dell’iniziativa individuale. Ogni singolo è un homo agens e per tale motivo vi è un qualcosa di profondamente naturale nella resistenza di fronte a quanti vorrebbero normare tutto, organizzando e regolamentando perfino nei minimi dettagli l’esistenza altrui.

    Questa aspirazione “spontanea” alla libertà si declina però in forme assai diverse entro i contesti culturali più disparati e non è detto che sia sempre premiata dalle istituzioni. Tanto più che gli uomini di potere trovano nella libertà dei singoli un ostacolo, capace d’intralciare la loro volontà di potenza e la loro aspirazione ad essere i padroni del mondo. Per questa ragione, succede spesso che la comprensione della natura autentica della libertà sia alterata da ideologie al servizio di questo o questo sistema di dominio: e il declino dell’autonomia personale è accompagnato da una crescente incomprensione di ciò che è davvero la libertà stessa.

    In particolare, gli ultimi secoli della storia di tradizione europea – con la nascita dello Stato moderno e la sua crescita impetuosa – hanno visto progressivamente ridursi gli spazi di libertà del singolo e delle istituzioni a lui più vicine: dalla famiglia alle comunità religiose, alle istituzioni educative. L’espansione dei poteri pubblici e, correlativamente, la compressione della libertà individuale si sono realizzate con il quasi generale consenso degli intellettuali, dei letterati, degli artisti.

    D’altro canto, ogni ordine oppressivo non potrebbe imporsi né durare senza il sostegno di formule legittimanti e senza la creazione di apparati ideologici che ne consolidino le posizioni. Nel corso del tempo, le classi politiche impostesi sulla società (dall’ancien régime fino ai totalitarismi) hanno avuto bisogno di circondarsi di giuristi, economisti e filosofi, ma sempre più anche di letterati ed artisti.

    Gli intellettuali dell’età moderna non hanno apertamente celebrato la schiavitù (un’eccezione in tal senso è Friedrich Nietzsche, a cui va almeno riconosciuta una non comune onestà intellettuale), né hanno avversato l’autonomia individuale in quanto tale. Piuttosto, non di rado essi si sono sforzati di esaltare una concezione della libertà che fosse funzionale all’epoca in cui vivevano, che sposasse gli interessi e la cultura prevalenti all’interno del ceto politico, che valicasse gli spazi – giudicati “angusti” – delle nostre piccole esistenze, per creare un pathos collettivo ed epocale facilmente incanalabile dai regimi vigenti.

    È per questo motivo che, specie nell’Ottocento e nel Novecento, gli uomini di cultura quasi mai hanno servito le ragioni della libertà. Quello che è stato chiamato il “tradimento degli intellettuali” si è espresso in primo luogo in una progressiva presa di distanza dai diritti di una società chiamata a resistere di fronte al potere e alla sua violenza distruttiva.

    Al fine di cogliere tutto ciò può essere utile rifarsi alla distinzione, ormai classica, introdotta da uno studioso di grandissimo valore come Benjamin Constant nel suo scritto sulla libertà degli antichi (quale partecipazione alla collettività) e sulla libertà dei moderni (che è piuttosto la piena autonomia di un singolo, il quale si sottrae ad ogni dominio). Per Constant, prima dell’età cristiana gli uomini non avevano un’autentica concezione della libertà individuale, dato che – nel mondo greco, ad esempio – la libertà era prevalentemente intesa in termini comunitari. L’uomo si compiva quale cittadino della polis: egli era nulla, e la città era tutto. Ma a seguito dell’annuncio cristiano quel quadro viene sconvolto e le istituzioni sono divenute semplici strumenti al servizio della persona e della sua dignità infinita.

    Constant definì “moderna” questa visione della libertà (in contrapposizione con l’antichità greco-romana), ma è pur vero che gli ultimi secoli – a partire dal Rinascimento, e passando per i maggiori teorici della politica: da Machiavelli a Rousseau – sono stati dominati da un continuo ritorno alle logiche della classicità pagana. Sotto vari punti di vista, il collettivismo novecentesco affonda le proprie radici nella riproposizione della libertà degli antichi e del suo disprezzo per quanto è individuale. L’uomo concreto, in carne ed ossa, declina proprio mentre la scena pubblica viene occupata da astrazioni variamente collettive.

    Questo spiega per quale motivo l’immaginario artistico-letterario – specie tra Otto e Novecento – sia dominato da concezione anti-liberali.

    Il noto quadro di Eugène Delacroix (La libertà che guida il popolo) ci mostra un dato su tutti. Impersonificata dalla donna a **** nudo, la Libertà tiene alta la bandiera nazionale, e quindi finisce per essere una cosa stessa con la Francia e la sua storia. Quella che ci viene proposta dall’artista è una concezione della libertà di tipo nazionalista (à la Rousseau): gli individui diventano cittadini di una nuova Sparta, semplici cellule di un organismo a più teste che è pronto a diventare Nazione, Classe, Collettività. La bandiera tricolore guida una massa in armi e pare già pronta a condurla nelle trincee di conflitti sanguinari ed inutili stragi.

    Negli anni in cui Delacroix dipinge quell’opera, la cultura politica dell’Europa sta conoscendo trasformazioni profonde. È significativo che i vari moti rivoluzionari, anche quelli che interessano l’area italiana, dapprima si propongano di strappare statuti e carte costituzionali ai regimi vigenti (con l’obiettivo di estendere le libertà individuali), ma presto assumano connotazioni nazionaliste. A questo punto, al centro della contesa non vi sono più le garanzie per gli individui e le loro effettive libertà, ma la costruzione di unità politiche su base etnica o ideologica.

    L’Europa di un tempo, in cui un cardinale italiano come Mazzarino poteva essere primo ministro a Parigi e lo stesso poteva in seguito accadere al banchiere svizzero Necker, scompare travolta da un’ideologia che oppone le diverse nazioni, prima, e le classi sociali, in seguito: si tratta di un nuovo modo d’intendere la società che mina l’universalismo dapprima cristiano e poi illuminista per elevare alte barriere tra quanti parlano lingue differenti e hanno distinte bandiere, o tra quanti hanno ruoli e redditi ineguali.

    A seguito dell’esperienza romantica, la letteratura europea testimonia ampiamente tutto ciò nel momento in cui è investita dal riproporsi della libertà degli antichi che assume sempre più una connotazione “collettiva” della libertà. Questo spiega perché Alessandro Manzoni denunci “il peso de’ barbari piè”, la “faccia d’estranei signori”, la “forza straniera”, gli “oppressori” delle itale genti. E non è troppo distante Salvatore Quasimodo in Giorno dopo giorno nel momento in cui recupera un salmo per descrivere l’impossibilità a fare poesia quando vi è un “piede straniero sopra il cuore”.

    I barbari di cui ci parla Manzoni in Marzo 1821, vale la pena di ricordarlo, erano austriaci, sloveni o ungheresi, e quindi sarebbero oggi nostri concittadini all’interno delle istituzioni europee. Per giunta, erano soldati e funzionari di un Impero sovranazionale destinato a diventare – per tanti aspetti – un modello di civiltà e pluralismo culturale in mezzo all’Europa travolta dai veleni del nazionalismo. Fu un’istituzione che ebbe molti limiti, ma che va giudicata non sulla base di criteri viziati da inammissibili sciovinismi, ma sul grado di libertà individuale che seppe o non seppe assicurare a quanti vivevano entro quei confini.

    Anche i celebri versi del poeta francese Paul Éluard vanno intesi in un contesto storico ben preciso. Per usare il titolo di un libro scritto molti decenni fa dal filosofo marxista Galvano della Volpe, quella che Éluard canta è la “libertà comunista”. La poesia è del 1942 e la libertà a cui il poeta francese sta pensando è quella che era al centro della propaganda sovietica del tempo.

    Un paio di anni prima, nella Parigi occupata dai nazisti si poteva acquistare in edicola il quotidiano L’Humanité (organo del partito comunista francese), e questo in virtù del patto Hitler-Stalin. Ma il tradimento della Germania – che ha attaccato l’Unione Sovietica e in tal modo ha rotto l’alleanza con Mosca – ha portato gli intellettuali comunisti francesi a dar vita a forze di opposizione e resistenza. Ancora una volta, però, non è la libertà dal potere che sta veramente a cuore ai letterati e agli artisti, ma una sua parodia posta al servizio di un partito, di uno Stato e di un sistema ideologico chiamati ad inaugurare – subito e con mezzi tutti umani – cieli e terra nuovi.

    Purtroppo, solo in situazioni eccezionali la cultura letteraria e artistica della tradizione europea ha saputo resistere allo spirito del tempo e allo gnosticismo che ha pervaso la cultura politica moderna. Più spesso, e con un’intensità crescente negli ultimi due secoli, essa si è schierata dalla parte di quella Storia che nel corso del ventesimo secolo – come ha mostrato Rudolph J. Rummel in Death by Government (recentemente tradotto in lingua italiana) – ha sacrificato ben 170 milioni di vite umane, sterminate a sangue freddo: vittime innocenti di una violenza ideologica che mai, nel passato, era giunta a tali livelli di barbarie.

    In una storia prevalentemente tragica quale è quella che ha segnato l’Europa nel corso del Novecento la parola “libertà” è stata quindi posta al servizio, in troppi casi, di ideologie illiberali e oppressive. All’ingresso dei Lager nazisti campeggiava quell’Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi) che violentava il senso autentico delle parole “lavoro” e “libertà”, e che introduceva quella povera gente in autentici inferni terreni in cui ogni diritto e ogni libertà venivano sistematicamente negati.

    (Educazione e scuola - traccia per tema)

  6. #396

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    lE DONNE

    Anche se non pratica del lago, la moglie di un pescatore decide di uscire in barca. Accende il motore e si spinge ad una piccola distanza; spegne, butta l’ancora e si mette a leggere il suo libro.

    Arriva una guardia forestale in barca. Si avvicina e le dice:

    – Buongiorno, Signora, che cosa sta facendo?
    – Sto leggendo un libro, risponde lei (pensando “non è forse ovvio?!”).
    – Lei si trova in una zona di pesca vietata, aggiunge la guardia.
    – Mi dispiace, agente, ma non sto pescando. Sto leggendo.
    – Sì, ma ha tutta l’attrezzatura. Per quanto ne so, potrebbe cominciare in qualsiasi momento. Devo portarla con me e fare rapporto.
    – Se lo fa, agente, dovrò denunciarla per molestia sessuale, dice la donna.
    – Ma se non l’ho nemmeno toccata!, ribatte la guardia forestale.
    – Questo è vero, ma possiede tutta l’attrezzatura. Per quanto ne so potrebbe cominciare in qualsiasi momento.
    – Le auguro buona giornata, Signora, e la guardia se ne va.

    MORALE: Mai discutere con una donna che legge: è probabile che sappia anche pensare.

  7. #397

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    Morale zen

    Un cavallo depresso si sdraia e non vuole più saperne di rialzarsi.
    Il fattore disperato, dopo aver provato di tutto, chiama il veterinario.
    Questi, arrivato in loco, visita l'animale e dice al fattore:

    "Casi così sono gravi; l'unica è provare per un paio di giorni a dargli queste pillole:
    Se non reagisce sarà necessario abbatterlo".

    Il maiale ha sentito tutto e corre dal cavallo:

    "Alzati, alzati, altrimenti butta male!!!"

    Ma il cavallo non reagisce e gira la testa di lato.
    Il secondo giorno il veterinario torna e somministra nuovamente le pillole, dicendo poi al fattore:

    "Non reagisce: aspettiamo ancora un po', ma credo non ci sia alcunchè da fare."

    Il maiale ha sentito tutto e corre ancora dal cavallo

    "Devi ASSOLUTAMENTE reagire: guarda che altrimenti sono guai!!!".

    Ma il cavallo niente.
    Il terzo giorno il veterinario verifica l'assenza di progressi e, rivolto al fattore:

    "Dammi la carabina: è ora di abbattere quella povera bestia."

    Il maiale corre disperato dal cavallo:

    "Devi reagire, è l'ultima occasione, ti prego, stanno per ammazzarti!!!"

    Il cavallo allora si alza di scatto e comincia a correre, saltare gli ostacoli ed accennare passi di danza.
    Il fattore è felicissimo e rivolto al veterinario gli dice:

    "Grazie... Grazie!!! Lei è un medico meraviglioso, ha fatto un miracolo!
    Dobbiamo assolutamente fare una grande festa: Su, presto, ammazziamo il maiale!!!"


    Morale Zen:

    FATTI SEMPRE GLI AFFATI TUOI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  8. #398
    L'avatar di joliejolie
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    lE DONNE

    Anche se non pratica del lago, la moglie di un pescatore decide di uscire in barca. Accende il motore e si spinge ad una piccola distanza; spegne, butta l’ancora e si mette a leggere il suo libro.

    Arriva una guardia forestale in barca. Si avvicina e le dice:

    – Buongiorno, Signora, che cosa sta facendo?
    – Sto leggendo un libro, risponde lei (pensando “non è forse ovvio?!”).
    – Lei si trova in una zona di pesca vietata, aggiunge la guardia.
    – Mi dispiace, agente, ma non sto pescando. Sto leggendo.
    – Sì, ma ha tutta l’attrezzatura. Per quanto ne so, potrebbe cominciare in qualsiasi momento. Devo portarla con me e fare rapporto.
    – Se lo fa, agente, dovrò denunciarla per molestia sessuale, dice la donna.
    – Ma se non l’ho nemmeno toccata!, ribatte la guardia forestale.
    – Questo è vero, ma possiede tutta l’attrezzatura. Per quanto ne so potrebbe cominciare in qualsiasi momento.
    – Le auguro buona giornata, Signora, e la guardia se ne va.

    MORALE: Mai discutere con una donna che legge: è probabile che sappia anche pensare.
    questa è grande elisa

  9. #399

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    Citazione Originariamente Scritto da joliejolie Visualizza Messaggio
    questa è grande elisa
    Ciao Jolie ,ciao Elisar anche a me piace molto questa!
    Devo ringraziare Mary che ha aperto questo thread
    Ultima modifica di odett2; 06-05-15 alle 23:12

  10. #400

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    questa è grande elisa
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    Ciao Jolie ,ciao Elisar anche a me piace molto questa!
    Devo ringraziare Mary che ha aperto questo thread


    L'umorismo è lo zucchero della vita; ma quanta saccarina in commercio!

    Trilussa



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