A world of love - Pagina 9
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Primo rialzo dei tassi da parte della Bce a dicembre di quest'anno: è l'outlook firmato dagli economisti di Deutsche Bank che, in un momento in cui i mercati percepiscono il …
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  1. #81
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    In Italia, la stretta della giustizia sul business della prostituzione per strada ha spinto le organizzazioni criminali a trasferire l'atttività in appartamenti privati. Un dato confermato da "On the Road", associazione che sostiene le vittime della tratta di esseri umani e che rivela come negli ultimi anni si sia avuto un incremento delle richieste di affitto e di annunci su internet oltre ad opuscoli inseriti in riviste con offerte di lavoro oppure di tipo immobiliare.
    Sale Bingo e cinema i luoghi di nuova attività ai quali si è allargato l'affare della prostituzione.
    La strada rimane il campo d'azione di ragazze, anche minorenni, provenienti da Nigeria, Romania, Sudamerica, con differenze sostanziali tipo: se in Italia è maggiore il rischio sulla strada, in Paesi come l'Austria - ad esempio - è maggiore per quelle che esercitano in appartamento. E come effetto, i prezzi si sono notevolmente abbassati. Secondo la stessa ricerca di "On the Road", pare che esistano ragazze cinesi o nigeriane che si prostituiscono per 10 euro. E il debito contratto con le organizzazioni criminali non ha scadenza, con violenze quotidiane fino all'estremo, in casi particolari, come è successo alla giovane nigeriana Nike Adekunle, morta a 20 anni nei pressi di Palermo, uccisa e bruciata per las colpa di essersi inamorata di un ragazzo e per l'intenzione di abbandonare il giro della prostituzione




    (coro): In pé! In pé! In pé! In pé!
    Veronica,
    amavi sol la musica sinfonica
    ma la suonavi con la fisarmonica,
    Veronica, perchè?
    Veronica,
    se non mi sbaglio stavi in via Canonica;
    dicevi sempre: "voglio farmi monaca!"
    ma intanto bestemmiavi contra i pré!
    Ti ricordo ancora come un primo amore:
    lacrime, rossore fingesti per me.
    Mi lasciasti fare senza domandare
    quello che pensassi di te, oh!
    (coro): In pé! In pé! In pé! In pé!
    Veronica,
    il primo amor di tutta via Canonica:
    con te, non c'era il rischio del platonico,
    Veronica, con te!
    Veronica,
    da giovane, per noi eri l'America:
    davi il tuo amore per una cifra modica
    al Carcano, in pé, ma...
    Ti ricordo ancora come un primo amore:
    lacrime, rossore fingesti per me.
    Mi lasciasti fare senza domandare
    quello che pensassi di te, oh!
    Veronica,
    l'amor con te non era cosa comoda,
    nè il luogo, forse, era il più poetico:
    al Carcano, in pé; ma...
    Ti ricordo ancora come un primo amore:
    lacrime, rossore fingesti per me.
    Mi lasciasti fare senza domandare
    quello che pensassi di te,
    mi lasciasti fare senza domandare...
    al Carcano, in pé!



    Veronica, scritta nel 1965 da Enzo Jannacci insieme
    a Dario Fo e Sandro Ciotti in cui ha ironicamente descritto la figura di una
    prostituta di periferia.

  2. #82
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    Almeno ottomila nigeriane sono vere e proprie schiave da strada, in balia dei boss a cui devono rendere la cifra pattuita per arrivare in Italia (dagli 80 ai 100 milioni).

    A loro bisogna aggiungere circa cinquemila tra albanesi, moldave e ucraine, che si trovano più o meno nella stessa situazione delle africane. A queste vanno aggiunte le ragazze che "ricevono" in appartamento o in stanze di piccoli alberghi; le entraineuse soprattutto slave; le "ballerine" russe che ricevono in club esclusivi; le "massaggiatrici" orientali.

    Fare cifre e stime è difficile. L'unico dato certo è che la tratta delle donne è al terzo posto, dopo i traffici di armi e di droga nella graduatoria delle "entrate" della criminalità organizzata. I clan che controllano e gestiscono la prostituzione sono composti soprattutto da albanesi, nigeriani e slavi.
    L'azione di contrasto non è facile. I miliardi guadagnati con lo sfruttamento vengono reinvestiti in stupefacenti, ma anche in immobili.
    Una recente indagine ha messo in luce l'esistenza di una gang albanese che sfruttava donne con permesso di soggiorno in una sorta di part time: la mattina lavori saltuari; il pomeriggio e la sera a prostituirsi in abitazioni private.
    Complessivamente è stato calcolato che siano tra le 20 mila e le 25 mila (su un totale di circa 50mila), le ragazze straniere che esercitano la prostituzione. Al primo posto il Lazio, dove le stime parlano di circa 5 mila persone, di cui poco più della metà nell'area metropolitana di Roma; segue la Lombardia.

    Il 48% delle prostitute straniere proviene dall'Est Europa (Russia e gli altri paesi ex comunisti); il 22% sono africane; il 10% proviene dal Sud America; il 42,8% è attirata con false promesse di lavoro; il 29,5% sono clandestine; il 16,1% è stata rapita nei paesi d'origine; il 3,8% è sequestrata in Italia; il 7,8% è fidanzata con emigrati che svolgono l'attività si sfruttatori. Il volume d'affari si aggira intorno ai trentamila miliardi di lire l'anno; circa dieci milioni i "clienti".



    M'han ciamàa, altra canzone di Jannacci del 1964 che racconta l'omicidio di
    una prostituta.



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  3. #83
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    La prostituzione sacra era una pratica in voga nelle civiltà antiche, soprattutto orientali e medio-orientali (babilonesi, fenici e assiri), ma non mancano attestazioni in Grecia (a Corinto: cfr. Strabone, Geografia, VIII, 378) e altrove (a Erice cfr. Cicerone, In Caecilium oratio, 55): del resto, il verbo greco-antico corintithein significava "frequentare prostitute".

    La motivazione principale che diede origine e impulso alla pratica della prostituzione sacra era il tentativo di immagazzinare l'energia vitale: nel tempio, il sacerdote (a volte il fedele stesso) si univa carnalmente alla sacerdotessa, celebrando con la loro unione un rito inneggiante alla dea dell'amore (Ishtar, Afrodite e altre ancora) in modo tale da propiziare la fertilità delle donne della comunità e, indirettamente insieme a essa, la prosperità economica della comunità stessa. I riti di accoppiamento sacro venivano celebrati di solito dietro versamento di un obolo (ecco perché si parla di prostituzione): le prostitute sacre, dette ierodule, però non si arricchivano poiché tutto quanto veniva offerto era accumulato con il tesoro del tempio.

    La prostituzione sacra è menzionata anche nella Bibbia (Deuteronomio 23, 18-19), dove viene stabilito il divieto per gli uomini e le donne di Israele di prendere parte a tale pratica.

    Rievocazione simbolica di una ierogamia (matrimonio sacro) e dell'unione dell'umanità con la divinità, era un rito di fertilità che si praticava in connessione con un tempio. Ne erano spesso protagoniste fanciulle vergini di buona famiglia, oppure anche schiave, o sacerdotesse del tempio, che nella maggior parte dei casi si univano a stranieri.
    Sulle origini dell'usanza e sulle caratteristiche che assumeva nelle diverse località in cui veniva praticata sussistono molti punti oscuri. Alcune località erano la Fenicia, Corinto, Erice (in Sicilia) e Locri. Una descrizione dettagliata delle modalità della prostituzione sacra è riferita da Erodoto a proposito degli usi babilonesi, che, fatti salvi i particolari, non dovevano differire molto da quelli di altre religioni:



    « la donna deve andare nel santuario di Afrodite una volta nella vita ed unirsi ad un uomo straniero (…)
    Nel santuario di Afrodite si mettono sedute molte donne con una corona di corda intorno al capo; le une vengono, le altre vanno. Gli stranieri scelgono. Quando una donna è giunta lì può tornare a casa solo quando uno degli stranieri le getta in grembo del denaro e si sia unito a lei fuori del tempio. Gettando il denaro egli deve dire queste parole: "Io invoco la Dea Militta". Gli Assiri chiamano infatti Militta Afrodite (…) La donna segue il primo che le abbia gettato del denaro e non lo respinge (…) Quelle che sono belle di aspetto presto se ne vanno, mentre quelle che sono brutte rimangono per molto tempo, non potendo soddisfare la legge; e alcune tra loro rimangono anche per un periodo di due tre o quattro anni. Anche in alcune città di Cipro c'è un'usanza simile a questa

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  4. #84
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    Nella società greca antica esisteva sia la prostituzione femminile che quella maschile.
    Le prostitute, che vestivano con abito distintivo e pagavano le tasse, potevano essere indipendenti ed erano donne influenti; la prostituta colta e di alto ceto era definita etera. Solone istituì il primo bordello ad Atene nel VI secolo a.C. A Cipro e Corinto, secondo Strabone, era praticata una sorta di prostituzione religiosa in templi con decine di prostitute. Le prostitute femminili erano divise in diversi gradi, tra cui si ricordano le etere e le pornai.

    La prostituzione maschile era molto comune in Grecia. Era spesso praticata da adolescenti, come riflesso della pederastia greca. Giovani schiavi lavoravano nei bordelli di Atene, mentre un adolescente libero che vendesse ipropri favori rischiava di perdere i diritti sociali e politici una volta divenuto adulto.

    Antica Roma
    Il diritto romano regolava con diverse leggi la prostituzione che era praticata nei lupanari, edifici siti fuori dalle città
    aperti soltanto nelle ore notturne. Le prostitute o meretrici generalmente erano schiave o appartenevano ai ceti più bassi.

    Medioevo
    La prostituzione era comune, e sovente tollerata, nel Medioevo nei contesti urbani. Gli statuti di molte città regolavano la prostituzione. Era, ad esempio, spesso vietata vicino alle mura della città
    o nelle aree prossime agli edifici di rappresentanza.
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  5. #85
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    A Bucarest sono oltre 5.000 i bambini di strada vittime di prostituzione minorile, sfruttamento sessuale e altri aberranti generi di schiavitù

    Costo di una notte con una bambina vergine, in Russia, varia da 500 a 1.000 dollari, mentre nel caso di un bambino i pedofili sono disposti a pagare centinaia di migliaia di dollari
    .


    Laurentiu vive nelle fogne di Bucarest, sniffa colla e di mestiere vende il proprio corpo a ricchi uomini europei. A un certo punto ha tentato il suicidio dandosi fuoco, ma non è cosa di cui parla. Laurentiu ha 15 anni e spera che il suo cliente tedesco mantenga la promessa e lo porti con sè in Germania, perché a differenza di Bucarest, dove “nessuno ti dà i soldi“, là invece ti pagano.
    Lo sa
    .
    Anche gli stivali che indossa e di cui è molto orgoglioso sono il regalo di uno straniero. Uno dei tanti che arrivano nella grande ‘area di crociera’ a ridosso della Univeristy Square in cerca proprio di lui, dietro precisa indicazione di un ‘amico comune’.
    Quasi come una celebrità, se non fosse che Laurentiu è solo uno degli oltre 2.000 bambini di strada che si aggirano come fantasmi per Bucarest, con un passato pieno di dolore e un presente e un futuro vuoti di speranza.

    A raccontare questa storia per primo, qualche anno fa, è un reporter della CNN, Aaron Brown. Brown vuole indagare sul fenomeno poco noto ai media, ma dalle proporzioni sempre maggiori, della prostituzione minorile e del turismo sessuale nei paesi dell’Europa dell’Est e inizia la sua discesa all’inferno avventurandosi con il regista romeno Liviu Tipurita per le strade – e le fogne – di Bucarest, considerata un crocevia del traffico di bambini da avviare alla prostituzione e del turismo sessuale in Europa.
    Tipurita presenta a Brown Laurentiu e tramite quest’ultimo il reporter e il regista vengono introdotti al meccanismo della compravendita di minorenni e sesso. I protagonisti di quest’opera tragica sono bambini o a malapena adolescenti e tutti provengono da famiglie disfunzionali o, semplicemente, una famiglia neppure ce l’hanno.

    Madalina – che è in strada da quando ha 11 anni e ha il suo unico punto di riferimento nella gang con cui vive nelle fogne parla delle ragazze ‘prese’ dagli stranieri e portate all’estero, in Italia, Spagna, Francia e America a prostituirsi .
    Koreem, che ha 12 anni ed è cugino di Laurentiu, racconta di quando ha rischiato di essere ammazzato da un ‘turista’ tedesco che, dopo averlo violentato, lo ha buttato giù dalla finestra del proprio appartamento al secondo piano per non farsi trovare in sua compagnia dalla polizia.
    George spiega che ha iniziato a prostituirsi a 17 anni con Tom, un ragazzo gay inglese con cui ha anche convissuto 6 mesi, durante i quali ha assistito alla costruzione da parte del suo aguzzino-pigmalione di un sito pedopornografico per il ‘mercato’ occidentale: centinaia di bambini e adolescenti con i quali Tom ha avuto rapporti sessuali e dei quali ha pubblicato foto spinte, così da permettere ai clienti di scegliere e prenotare i giocattoli con i quali divertirsi una volta a Bucarest.

    Basterebbe questo a rendere terrificante e straziante la testimonianza di Brown, se non fosse che grazie alle conoscenze di Tipurita e alla propria caparbietà il reporter scopre anche l’altra faccia del traffico di bambini in Romania: la compravendita gestita dai familiari delle vittime. Brown documenta infatti la realtà di padri che trattano per le prestazioni sessuali dei propri figli, ‘vendendoli’ a 40 dollari per mezz’ora, oppure che ne sacrificano uno, consegnandolo nelle mani di aguzzini e sfruttatori senza scrupoli, in cambio del denaro sufficiente alla sopravvivenza del resto della famiglia.




  6. #86
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    Storie di ordinaria disperazione che si ripetono con spaventosa similitudine in Russia, dove la povertà – soprattutto nelle campagne – spinge bambini e bambine ad allontanarsi dalla proprie case in cerca di migliori condizioni di vita, per farli inesorabilmente cadere nella rete di papponi e pedofili.

    Come riporta pravda.ru, nella ex Unione Sovietica sono principalmente due i canali della prostituzione infantile: i bordelli e i siti internet. I primi sono istituzioni legali, in Russia, ma la normativa proibisce che in essi ‘lavorino’ minorenni. Divieto che i tenutari, a parole, dicono di rispettare ma che, nei fatti, ignorano, come spiega al giornale online un ‘imprenditore’ che, manco a dirlo, chiede di mantenere l’anonimato: “certo che da noi lavorano ragazzine minorenni, semplicemente facciamo finta di non saperlo“. I secondi, se possibile, sono una piaga anche peggiore dei bordelli. Realizzati di solito da ragazzi di 25-30 anni, questi siti permettono infatti ai pedofili sia di ‘guardare’ filmati degli stessi webmaster con minorenni che di compiere veri e propri tour del sesso virtuali con le vittime, sottoponendole a violenze e umiliazioni continue e in tempo reale.

    Aberrazioni che la potenza e le possibilità (in questo caso, purtroppo) quasi illimitate di Internet rendono molto difficile da combattere per la polizia postale, che al pari di quella sul campo sembra impegnata in una lotta con un avversario di cui non conosce le esatte dimensioni.

    Anche pravda.ru, nonostante la propria storia e la propria autorevolezza, non riesce a recuperare dati certi e univoci sul fenomeno e le uniche cifre che riesce a fornire sono datate oppure frammentarie: il giornale parla infatti di 1 milione di bambini e adolescenti in schiavità sessuale nel 1993 e di una presenza di minorenni pari al 27% tra prostitute e prostituti liberati dalla polizia nella remota regione di Primorje.

    Ma se i dati sui numeri dei soggetti coinvolti sono carenti, non altrettanto si può dire di quelli relativi ai ‘tariffari’ delle prestazioni, sui quali l’UNICEF è riuscito a ottenere dettagliate e abominevoli informazioni.

    Come riporta pravda.ru, una notte con una minorenne vergine costa da 500 a 1000 dollari, mentre i servizi di una ragazzina in un bordello variano da 60 a 600 dollari e quelli di un ragazzino da 40 a 50 dollari. Mostruosa come la loro perversione, invece, la cifra che i pedofili sono disposti a pagare per avere un maschio, di età inferiore a 14 anni, non tossicodipendente e senza precedenti esperienze sessuali: secondo il rapporto dell’UNICEF si parla infatti di centinaia di migliaia di dollari.

    Di tutti questi soldi, ovviamente, alla vittima ne vanno pochi o proprio nessuno. Basti pensare che i minori che si prostituiscono per strada chiedono da 4 a 20 dollari per un rapporto orale, da 8 a 35 per uno completo e poco più di 20 dollari per una notte intera.
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  7. #87
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    "Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me,
    sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata
    da asino, e fosse gettato negli abissi del mare."

    GESU'
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  8. #88

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    Ho leto ,e ti confeso ,mi son sentita male tanto ,per la capacità mostruosa di un lato oscuro che nasconde dentro di sè l,umanità.
    Ho visto il film The Whistleblower (non dovevo vederlo di note)
    Ho cercato di analisarlo un pò dentro di me,non capivo perche propiò i famigliari sfrutano ,tratano mostruosamente le loro done?perche adiritura gli fano vendere ai stranieri?Perche lo straniero comprando con i soldi ,gli dà dirito di giustificare il loro comportamento atroce?NON LO SCRIVO PER AVER UNA RISPOSTA IN QUESTO FORO ,MA CHE OGNUNO DI NOI TROVA LA RISPOSTA DENTRO DI Sè,E DI COMBATERE L,INDEFERENTISMO GENERALE CHE è LA MALATIA DI QUESTO SECOLO.

  9. #89
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    Un inferno in terra, di fronte al quale non si può che provare rabbia, vergogna, pena e disgusto e che permette di formulare una sola domanda: perché?
    La risposta è di quelle che gelano il sangue: perché il turismo sessuale e la prostituzione minorile sono la principale e molto spesso unica fonte di reddito per i paesi asiatici coinvolti e perché la richiesta di piccoli schiavi del sesso è enorme e coinvolge diverse tipologie di ‘utenti’ in tutto il mondo.

    Si distinguono tre diverse categorie di utilizzatori: turisti sessuali occasionali, turisti abitudinari e pedofili, con un’età compresa tra i 20 e i 40 anni (più bassa rispetto al passato) e in cerca di ‘nuove esperienze’ – dettate dal “consumismo sessuale“, da una “discriminazione che sconfina nel razzismo“, dalla “difficoltà nello stabilire rapporti paritari con le donne” e dalla “falsa credenza che fare sesso con bambini sia a minor rischio AIDS” – con la rassicurante certezza dell’anonimato e dell’impunità. Sono 80 mila gli italiani turisti del sesso che, ogni anno, partono dal Belpaese alla volta di qualche meta dove la prostituzione minorile è forte e radicata e di questi il 60% sono occasionali, il 35% abitudinari e ‘solo’ il 5% pedofili.

    [B]Per tanto ‘orchi’, però, fortunatamente c’è ancora qualche ‘fata’, che diversamente da quelle delle fiabe ha i connotati di un ex fotografo che ha abbandonato attrezzature costose e fama per combattere l’orrore o quello di [B]un’avvocatessa thailandese che ha abbracciato la causa e oggi è una delle più autorevoli conoscitrici e avversarie del traffico di bambini a scopi sessuali. Mickey Choothesa e Duean Wongsa sono, rispettivamente, il fondatore e la figura chiave delle organizzazioni internazionali COSA e Trafcord, i baluardi della ragione in zone del mondo che sembrano aver perso qualsiasi tipo di umanità. Impegnati in prima linea, lottano l’uno sul campo – accogliendo chi riesce a scappare e agendo in prima persona per strappare i piccoli schiavi dalle mani degli sfruttatori – l’altra come uno 007, nel più stretto anonimato, con un unico obiettivo: ridare una vita, una speranza, a chi le ha perse per il ‘ristoro’ e il ‘divertimento’ di qualcun altro.
    prostituzione | Il Blog di KreaThink
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    Ultima modifica di [email protected]; 10-04-13 alle 10:11

  10. #90
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    Le vittime del traffico del sesso oggi sono sono 1 milione e 400 mila nella sola Asia, per lo più femmine, ma anche maschi, e la stragrande maggioranza ha un’età che oscilla tra i 10 e i 14 anni.

    L’orrore dei dati raccolti da una ONG membra di ECPAT (End Child Prostitution, Abuse and Trafficking) conferma l’indescrivibile scempio che ha luogo ogni giorno nelle principali città e località turistiche di Thailandia, Birmania, Laos, Cambogia, fissando l’età del primo rapporto sessuale a 12 anni e 3 mesi per le bambine e a 12 anni e 6 mesi per i ragazzini. Meno che adolescenti, questi schiavi del terzo millennio sono costretti dai loro sfruttatori ad avere dai 10 ai 20 rapporti al giorno e se si rifiutano o, peggio, provano a scappare, la violenza delle punizioni alle quali sono sottoposti diventa intollerabile anche solo da immaginare. Eppure deve essere raccontata, perché dare una forma all’orrore è l’unico modo per riconoscerlo e sconfiggerlo.

    Con questo obiettivo ben chiaro in mente, la scorsa estate la giovane cambogiana Sreypov Chan ha scelto di narrare la sua storia al mensile francese Marie Claire, ripercorrendo con coraggio la propria vita, dal momento in cui, a 7 anni, la mamma l’ha venduta a un trafficante per sbarcare il lunario, fino al giorno della sua fuga, all’età di 10. In mezzo tre anni di violenze fisiche e psicologiche, di abusi e di umiliazioni.

    Racconta Sreypov che per il reiterato rifiuto di accettare il suo primo cliente, il suo sfruttatore schiacciò una manciata di peperoncini e la introdusse nella sua ******, accanendosi poi con un ferro arroventato e lasciandola infine in balia del cliente stesso. Un orrore all’ordine del giorno tra le piccole schiave, picchiate, torturate con il fuoco e con l’elettroshock, costrette a bere urina, chiuse per giorni in casse piene di scarafaggi e vermi e violentate a più riprese per piegarne la resistenza.

    Dopo aver visto uccidere brutalmente la sua migliore amica come ‘gesto dimostrativo’ per dissuadere le altre bambine dal ribellarsi, Sreypov decise che sarebbe scappata o morta, perché “morire sembrava meglio che vivere“. Un rischio che ha davvero corso, dopo due tentativi di fuga falliti, ma che non le ha impedito di riprovare una terza volta e che l’ha ripagata con la fortuna di farcela.

    Oggi Sreypov ha 20 anni, ma non può nè vuole dimenticare quello che ha vissuto, e per questo si adopera al fianco della sua salvatrice Somaly Mam – fondatrice dell’omonima ONG che lotta per strappare donne e fanciulli alla schiavitù sessuale – per aiutare altre bambine come lei a salvarsi, a scappare dalla follia nella quale sono state precipitate dalle più bieche ed oscure aberrazioni della mente umana. La sua vita è continuamente a rischio, perché frequenta a Phnom Penh l’‘edificio bianco’ della vergogna dove gli sfruttatori tengono segregate, divise per età e per potere di rendita, le loro schiave, ma Sreypov non potrebbe pensare di smettere di andare e di perdere l’occasione di convincere anche solo una di loro ad affrancarsi oppure a difendersi dalle gravidenze e dalla malattie utilizzando il preservativo.
    Perché un’altra grande piaga che sta contribuendo a cancellare l’infanzia da questi paesi è l’HIV e tutte le altre infezioni che si trasmettono per via sessuale: il 95% dei rapporti consumati nei bordelli, nei club e nei ‘saloni’ asiatici è infatti senza alcun tipo di protezione e questo fa sì che a 12-13 anni molti bambini abbiano l’AIDS e muoiano poi nel volgere di poco tempo, perché privi di qualsiasi tipo di assistenza medica
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