Uomo + Donna = Il + grande spettacolo dopo il big bang - Pagina 94
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  1. #931
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    Arturo Toscanini scriveva molto: in italiano, in un francese orrendo, in un inglese un po' meno scorretto, ma che riempiva di errori quando si arrabbiava. Scriveva soprattutto alle sue amanti: il soprano Rosina Storchio, la cantante americana Geraldine Farrar, l' austriaca Elsa Kurzbauer, moglie del compositore Riccardo, Ada Mainardi.





    Toscanini era un latino impetuoso e passionale. E terribilmente conservatore: tipico uomo dell' Ottocento, tradì sempre la moglie, Carla De Martini, ma senza mai mettere in discussione il matrimonio. Le era molto legato, come dimostrano le lettere traboccanti d' affetto che le indirizzò. E sono piene di humour, pur se sempre piuttosto contenute (i genitori di lei potevano aprirle), quelle del periodo del fidanzamento». Quanto ai legami sessuali del marito, Carla sapeva, ma fingeva di ignorare. E chissà che non arrivasse persino a divertirsi nel decifrare gli pseudonimi che Toscanini, per ingannarla, imponeva alle sue fiamme, facendosi spedire i messaggi a qualche fermo posta e a destinatari anagrammati come Antonio Trascuri o Icino ArtùRostan, nome ad uso della Storchio, con cui ebbe una relazione che precedette di vari anni quella con Ada.
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  2. #932
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    Arturo Toscanini ha intrattenuto rapporti amorosi con numerose amanti,
    perchè disamorato della moglie Carla dalla quale si considerava
    «…mai capito» e non assecondato sessualmente.





    Tra le più documentate risultano Rosina Storchio che gli concepì un figlio
    destinato a morire sedicenne; e Geraldine Farrar che lo costrinse ad affrettare
    la partenza da New York nel 1915, causa un ultimatum della categoria
    «devi scegliere tra me e tua moglie
    !».
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  3. #933
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    Una lunga focosa passione sullo sfondo di un'Europa dilaniata dall'odio e dalla follia della Seconda Guerra Mondiale nelle lettere d'amore di Arturo Toscanini alla ben più giovane amante, Ada Mainardi Colleoni.

    Un rapporto amoroso, durato sette anni, ha avuto inizio nel 1933 tra il direttore d’orchestra Arturo Toscanini di anni sessantasei (ricco di passato e con a disposizione ancora — presuntivamente —un breve avvenire) e Ada Mainardi Colleoni di anni trentasei pianista (ricca di futuro) moglie infedele del violoncellista Enrico Mainardi sessualmente inadempiente, morta nel 1976 rampolla fascinosa della nobile famiglia bergamasca dei Colleoni (la stessa famiglia del condottiero monumentalizzato a cavallo in un campo veneziano).

    Tale rapporto risulta documentato da seicento lettere — più trecento telegrammi — del Maestro lasciate dalla Mainardi a Sela Sommer-Mainardi, la donna compagna del marito Enrico durante i suoi ultimi anni.
    Queste lettere sono state scritte da un Toscanini anziano, poco prima e poco dopo i settant'anni anni, surriscaldato dalla passione amorosa per una donna più giovane di 30 anni (…amo la tua bocca e i tuoi baci – quelli terribili che bevono la vita), vagheggiando d'amore, osannando disinibizioni sperimentate, oppure fantasticando altre goduriosità sessuali straordinarie più frequenti e totali (…possederci interamente – avvinghiati – sprofondati uno nell’altro – colle bocche anelanti ... Quando – quando? Dimmi tu Ada… Avverrà mai questo miracolo? ..... Dopo avvenga ciò che il buon Dio vorrà – anche la morte!).
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  4. #934
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    Per i loro incontri clandestini Artù affitta un piccolo appartamento a Milano. E se non riescono a vedersi con frequenza, comunicano tanto per iscritto (ma delle lettere di lei non è rimasta traccia: Toscanini ha l' accortezza di distruggerle).
    Ada vive tra Milano e Berlino, dove il marito suona e insegna; Toscanini viaggia, divinizzato e trionfante, scrivendole con voluttà da giovanotto. E quando passa l' estate con la famiglia, sul Lago Maggiore, le manda telegrammi in inglese per non farne capire il testo agli impiegati dell' ufficio postale di Pallanza.



    La passione è irruente e giocosa: nel luglio del ' 33, mentre studia la Messa in Si minore di Bach e la Missa Solemnis di Beethoven, l' innamorato infila i suoi scottanti messaggi per Ada nelle partiture, dilettandosi del contrasto tra erotismo verbale e note di musica sublime. «In queste pagine», le scrive malandrino, «le lettere per te hanno subìto la loro purificazione!».
    Il rapporto dura sei anni e la rottura, molto brusca, è provocata dalla divergenza di posizioni politiche.
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  5. #935
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    Toscanini nutriva un' affettività sempre molto accesa, che ebbe modo di riversarsi sui familiari (le due figlie, il figlio, i tre nipoti), la moglie Carla, sua fedelissima e generosa compagna (con la quale tuttavia, a quanto apprendiamo dalle lettere, da tempo non esistevano più intimi rapporti) e sui tantissimi amici; ciò non toglie che l' infatuazione e la assoluta dedizione per Ada Mainardi.
    Negli anni ' 40 Toscanini si trova negli Usa e prosegue ancora più intenso l'epistolario
    .

    Toscanini aveva lasciato l' Italia - pur continuando a dirigere in Austria e altrove - soprattutto per il suo odio al regime, al Duce, e verso tutti coloro che erano divenuti succubi del fascismo e del razzismo. Ed è molto significativo che - pur continuando a scrivere lettere appassionate ad Ada - egli osasse ammonirla per la sua insufficiente rivolta verso il regime e forse per un suo larvato razzismo.




    «Sei troppo avvelenata dall' ambiente che ti circonda - oramai vivete in
    mezzo alla vergogna...».
    E ancora: «Se tu mi avessi detto francamente... Artù non ti amo più...
    dobbiamo troncare ogni intimità... mi avrebbe molto meno addolorato
    che di sentire che avevi paura di comunicare con me; paura che il
    governo fascista scoprisse la nostra amicizia.
    Anche tu sei vittima dell' entourage nel quale vivi;
    vittima della generale vigliaccheria» (1939).


    Questa lettera tuttavia costituisce davvero un' eccezione. In tutte le centinaia e centinaia d' altre il tono è sempre quello dell' innamorato che spasima e soffre per la lontananza o l' impossibilità d' un incontro
    .
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  6. #936
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    Dalle lettere di Toscanini risultano ben altre sfaccettature della sua personalità: la sua generosità, le sue irritazioni, alle volte feroci, la sua minuziosa preparazione d' ogni concerto; la sua preferenza per gli amati Verdi, Beethoven, Wagner, Respighi, ecc. e il suo disprezzo per importanti musicisti dell' epoca. Ecco ad esempio come considera Mahler: "Credimi, Mahler non è un artista serio. La sua musica non ha alcuna personalità né genialità..."
    Oppure, ecco una sferzante accusa a Petrassi: «Sere fa udii alla radio della musica di Petrassi... Gran brutto scherzo! Quella sì è gente da confinare. E Molinari è entusiasta di quel giovane rammollito!».

    In realtà, come potei constatare infinite volte, frequentando la casa di via Durini, non mi accadde mai di incontrarvi - oltre ai familiari e ad alcuni intimi amici (la Anita Colombo, segretaria della Scala, Fosca Leonardi, figliastra di Puccini, e la figlia Biki, la famosa «sarta»; i cognati Polo, la bellissima - allora giovanissima - Maly da Zara), qualche esponente delle nuove leve artistiche, sia musicali che letterarie o pittoriche. In altre parole, incuriosisce il fatto che Toscanini avesse escluso ogni rapporto con gli indirizzi culturali che si discostassero dalle sue «preferenze». Ricordo d' aver avuto l' impudenza, un giorno, di chiedergli perché non lo interessassero Schönberg e Webern; e credo che da allora la sua stima per me scemasse alquanto. Ma sarebbe davvero meschino giudicare Toscanini sulla base di certe sue incomprensioni; la profondità della sua sensibilità artistica, evidente in tutte le sue straordinarie interpretazioni - dal Falstaff di Verdi a La mer di Debussy, dai Maestri cantori di Wagner, alla Salomé di Strauss - si accompagnava con un calore e una disponibilità verso il prossimo difficile, se non ormai impossibile, da riscontrare. In definitiva: l' uomo musicale e l' uomo politico risulta sempre vivo in tutte le sue azioni; sicché, anche nel travaglio amoroso rivelato dall' epistolario, è sempre presente e ben distinto il lato etico-politico della sua personalità, la sua incrollabile dirittura morale (mai moralistica!) che permette di considerare il Maestro, non solo come un uomo talentiert (direbbero i tedeschi pensando al suo «orecchio assoluto», alla sua incredibile memoria musicale) ma come un uomo integerrimo nei suoi rapporti professionali e appassionatamente sincero nelle sue vicende sentimentali...»
    (Gian Mario Benzing)





    Cara Ada ti scrivo, tuo Toscanini "Maledetti siano l' asse e la pestilenziale atmosfera mussoliniana" confidava Arturo alla pianista del cuore.
    Ma per non comprometterla, troncò il carteggio

    "BERLINO
    non ho che te e la musica, il che è tutt' uno.
    Vi confondete entrambi in me".

    Così Arturo Toscanini a Ada Mainardi,
    la giovane pianista alla quale era legato da una "affinità elettiva".
    Un bombardamento di lettere e telegrammi". Il fatto è , spiega, che "non so trattenere l' impulso dell' anima inquieta".
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  7. #937
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    Nei suoi appassionati messaggi d' amore, Toscanini circoscrive il suo mondo a Ada e alla musica. Il maestro e' anche agitato da una forte passione civile, che in quegli anni fatali, compresi fra l' avvento del nazismo e la guerra mondiale, si manifesta in molti modi. Con clamorosi gesti pubblici, come la rinuncia a Bayreuth (lui, l' adoratore di Wagner!) nel ' 33 e a Salisburgo nel ' 38, o il viaggio dimostrativo in Palestina, dove dirige l' orchestra fondata dagli ebrei fuggiti dall' Europa antisemita.

    Fra le tenere parole destinate a Ada, ecco le dure espressioni di condanna delle dittature e di chi e' disposto a chinare il capo.
    "Maledetto sia l' asse Roma Berlino", cosi' come la "pestilenziale atmosfera mussoliniana". Quanto al duce, e' senz' altro "il gran delinquente". Ma c' e' per fortuna la musica, e c' e' Ada.

    Il maestro conferma la sua fedelta' al repertorio tradizionale: "La moderna non mi entra ne' nella testa ne' nel cuore! Sono troppo vecchio". Questo sfogo e' del ' 39: dunque Toscanini ha 72 anni.

    La paura di non farcela lo perseguita da tempo. Ancora nel ' 33 si e' lasciato andare a parole amare:

    "Non e' piu' la vita ch' io debbo fare: c' e' un troppo grande contrasto in me: vecchio d' anni, giovane di spirito". E dodici mesi piu' tardi: "Mi avvilirebbe sapere che si dice povero Toscanini (come si e' detto un tempo povero Faccio, povero Mancinelli) non e' piu' lui! Vorrei lasciare la carriera mia l' anno venturo". Le sue lettere, Arturo le scrive spesso di notte, al termine delle sue faticose giornate. "Sono stanchissimo. Tre ore di prove serrate e coi nervi tesi di desiderio verso una relativa perfezione costano assai. E' un po' di vita che se ne va". Nel descrivere alla giovane amante le sue esperienze professionali, il maestro trasmette l' idea della passione, intellettuale ma anche sensuale, che lo lega alla musica.

    "Ho studiato il lento assai dell' ultimo quartetto di Beethoven che intendo eseguire nel primo concerto insieme al vivace dello stesso quartetto per orchestra d' archi. Non ti so dire l' emozione! Fu eseguito a suoi tempi dopo la morte di Beethoven (lui non lo senti' che cantato dagli angeli nell' anima sua bella). Spero di arrivare a qualche cosa di buono. Ma e' molto difficile raggiungere la divinita' a noi mortali . e qui siamo proprio al di la' del settimo cielo". Qualche giorno piu' tardi, dopo il concerto cui si riferisce questa lettera (siamo a New York nel ' 34):
    "Oggi ho diretto Beethoven con ispirazione maggiore . avevo il diavolo in corpo, o lo spirito santo nell' anima, non so. Certo l' ispirazione veniva da te, mia unica creatura, unica vera gioia della vita mia".
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  8. #938
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    Toscanini poco prima e poco dopo i settant'anni anni, è surriscaldato dalla passione amorosa, sessualmente vorace, e la Mainardi non è indifferente come dimostrano questi brani citati dal Toscanini tra virgolette in alcune sue lettere:

    «Bello e terribile ché all’ebbrezza si mescola il peccato, alla dolcezza l’angoscia, al bene il male» (23.7.1933)

    «mio uomo – mio Dio – mio tutto – mi stringo a te per baciarti, baciarti fino alla disperazione – fino a che tu mi chiedi pietà»

    «È un tale bisogno di darti e ridarti tutto quello che ho in me e che è tuo perché sei tu che mi fai vivere e mi arricchisci d’amore rivelandomelo… Quando, quando Artù? Ogni ora senza di te è perduta – disperata… Perché non sei con me?» (8 marzo 1937) -

    «Voglio dirti per voluttuosa fedeltà ogni momento della mia vita, che sarà sempre preso da te, pieno di te» (6.4.1937) - «Cosa sei tu? uomo e dio» (25.8.1937) - «Che il nostro amore non dovrebbe ferire nessuno – ché da un bene così intenso e fatto soltanto di rinunzie, ognuno dovrebbe trarre solamente la parte buona» (30.6.1938).
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  9. #939
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    Altre lettere erotiche dell’illustre Maestro post-Mainardi risultano inviate tra il 1939 e il 1947 a Elsa Kurzbsauer, sorella di un amico professore di antropologia e moglie di un compositore e pianista che poi la divorziò: lettere scritte nei giorni in cui ha mal sopportato il bisogno di attività sessuale e si è attivato per soddisfarlo con una partner disponibile e discreta.






    Il rapporto di Toscanini con la Mainardi ha cominciato ad avere irendez-vous contati durante l’anno 1939, con scambi epistolari di servizio – intercettati e sconsigliati dai censori mussoliniani — fino al maggio 1941, causa la seconda guerra mondiale e l’antisemitismo della giovane pianista filonazista residente in Italia con frequenti soggiorni a Berlino al seguito del marito violoncellista: un filonazismo giudicato ripugnante dal celebre Direttore d’Orchestra durante gli anni della seconda guerra mondiale trascorsi stabilmente con i familiari negli Usa fino al 1946.

    Mi fai male quando dici che non ami gli ebrei – Dii piuttosto che non ami il genere umano! Ebrei o Cattolici Protestanti o Anglicani gli uomini sono tutti uguali! Cattivi ed egoisti. I due delinquenti non sono ebrei – ma qualche cosa di ben peggio (da New York 9.2.1939).

    Più della differenza di età e di ogni altra incompatibilità caratteriale, quindi, nocque al rapporto erotico/amoroso, annientandolo, l’adesione dei due illustri amanti a ideologie diverse inconciliabili e la compromissione palese reciprocamente non condivisibile con chi le portò sostenendole.

    Brano di una lettera inviata a Ada dal Toscanini il 24-9-1937:

    "… si sprofondono milioni a Berlino e Monaco per ricevere degnamente il gran Delinquente (Mussolini) così mi fu detto dal direttore del Grand Hotel di Gardone (che mi parve tedesco, ed aveva notizie dirette da Berlino). E tu - angelo – fiore dolcissimo – visione di cielo – anima della mia anima – respiri quell’aria putrida… Sei a contatto con quel popolo che non ha mai avuto, nè conosciuto il senso del ridicolo…. M’hanno detto che d’Annunzio ha accettato di divenire Presidente dell’Accademia d’Italia, supplendo Marconi! Dopo averla disprezzata al suo nascere, e non volendo farne parte! Rudero puzzolente!!! Già col piede nella tomba (morirà 5 mesi dopo 75nquenne!) non cessa di essere un pagliaccio sconcio - ributtante… Che vergogna! Che umiliazione per la creatura umana che ci siano simili rappresentanti! Orrore – Schifo! Ada – voglimi bene – lo merito – si lo merito!...




  10. #940
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    1 - …Dimmi che ricorderai l’11 novembre – dimmi che non ti ho deluso – Mentre grido al mondo intero che mi hai dato la più grande delle gioie – la più insperata – avrei voluto morire subito perché sentivo di aver raggiunto l’estrema delle felicità… Ada mia – sei divina – ed ora posso dire – mia – veramente mia. Ti telegraferò – voglio avvertirti dell’ora che potrò telefonarti – Voglio udire la tua voce… Ne muoio dal desiderio. Le giornate di Parigi – le più care – belle – divine della mia vita. Amami, e per sempre. Sii il mio ultimo e supremo amore. Non posso scrivere di più…(da Bruxelles 20.11.1934)

    2 - … Mia amatissima – Dimentico sempre che la mia Ada rassomiglia ad un magnifico andante calmo ed io ad un Allegro concitato… Cattiva creatura! Perché mi fai soffrire e mi spingi a scriverti lettere sconsigliate?(da Milano 9.9.1935)

    3 - … Ada mia, sono disperato d’amore – stasera ti ho avuta ancora più nella carne di tutte le altre rappresentazioni… Era l’ultima del Fidelio… Pensavo che avresti ascoltato alla radio – che forse avresti udito la mia voce seguire lo svolgimento della musica sublime – che se avessi osato dire – Ada ti voglio bene – mi avresti udito! Ma qualche cosa pure ho osato fare. Ho levato di tasca il piccolo porta ritratto, guardato il tuo bel viso e portato furtivamente alle labbra mentre il dialogato durava! Oh! mia amante adorata – Ada divina – sono sempre più pazzo di te, ed è strano come ogni sera ritornando stanco, sfinito – esaurito per aver dato tutto il meglio della mia vita, m’assalga così violento il desiderio di te – di averti stretta, avvinghiata a me – di possederti in tutti i modi fino a esalare l’ultimo respiro!!! Dovremo si, dovremo passare una notte d’amore – di voluttà infinita – senza ansie nè paure!... ma quando? A Vienna??... Ed il mio cervello, i miei nervi, il mio sangue non mi danno la forza di attuare un gesto che ci renderebbe felici! La volontà è in perenne lotta con la coscienza… Mi odio ed ho schifo di me stesso…(da Salisburgo 31.8.1936)
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