Locandine..colonne sonore...musiche di films - Pagina 173
Il Covid-19 ha arricchito i miliardari: ora controllano il 3.5% della ricchezza globale
La quota di ricchezza detenuta dai miliardari a livello globale è salita a livelli record durante l?emergenza Covid-19, almeno stando a quanto riporta nella sua ricerca annuale il World Inequality Lab fondato dall?economista francese …
Su piano Unicredit aspettative molto alte, forse troppo. Ecco cosa Orcel è chiamato a dare in pasto al mercato
Unicredit si presenta all’appuntamento con la presentazione del nuovo business plan, in programma domani 9 dicembre, con il vento in poppa in Borsa. Con il +2,4% di ieri (close a …
Cina: settore immobiliare sotto assedio. Dopo Evergrande anche Kaisa in profonda crisi
Non solo Evergrande. Una nuova gatta da pelare per l’immobiliare cinese con Kaisa che ha sospeso le contrattazioni dei suoi titoli alla Borsa di Hong Kong. A novembre, Kaisa ha …
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  1. #1721
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    Cattive acque (Dark Waters) è un film del 2019 diretto da Todd Haynes

    Interpreti: Mark Ruffalo, Anne Hathaway, Tim Robbins, Victor Garber, Mare Winningham, William Jackson Harper e Bill Pullman.

    Il film racconta il caso di Robert Bilott contro la società di produzione di prodotti chimici DuPont a seguito dello scandalo dell'inquinamento idrico di Parkersburg con prodotti chimici non regolamentati. La pellicola si ispira ad una vicenda realmente accaduta e portata alla ribalta internazionale da un articolo del The New York Times di Nathaniel Rich, pubblicato il 6 Gennaio 2016. “Cattive acque” racconta i diciannove anni della lotta dell’avvocato Bilott contro la DuPont, industria chimica potentissima. Irénée du Pont era un chimico ed imprenditore francese che emigrò negli Stati Uniti d’America nel 1799 e fondò nel 1802 la società come fabbrica di polvere da sparo. Grazie alla guerra d’indipendenza e alla successiva guerra civile americana prosperò rapidamente. A inizio XX secolo diversificò la propria produzione, con la chimica e negli anni trenta anche nell’auto.

    Bilott ha anche scritto un libro di memorie, intitolato Exposure, che descrive in dettaglio la sua ventennale battaglia legale contro la DuPont.


    "È più facile immaginare la fine del mondo che quella del capitalismo"

    L'avvocato, Robert Bilott (Mark Ruffalo), è un difensore delle imprese che esercita a Cincinnati, in Ohio. Un giorno si presenta nel suo ufficio il contadino Wilbur Tennant (Bill Camp), suo vecchio conoscente, per chiedergli aiuto. L'uomo ha con sé scatole di videocassette per dimostrare che la morte delle sue 190 mucche non sia naturale e vuole che l'avvocato si faccia carico della sua causa. Robert, però, non ha tempo e non gli presta attenzione.
    In seguito, il legale si reca nel suo paese natale, Parkersburg, in West Virginia, per far visita a sua nonna e incontrare Wilbur fuori dal posto di lavoro. L'allevatore gli mostra i nastri, nei quali sono visibili i cadaveri delle mucche, morte a causa di una strana e inspiegabile malattia. Wilbur è convinto che la colpa sia da attribuire alla compagnia DuPont, una multinazionale sita in città. Avendo preso a cuore la causa, Robert pur di portare a galla la verità, sarà disposto ad affrontare un processo che metterà a repentaglio il futuro della sua carriera, la sua famiglia e la sua stessa vita.Inizia così una lotta legale lunga quasi vent'anni, nella quale Billott cerca di salvare circa 70 mila cittadini a rischio avvelenamento a causa della contaminazione delle acque da parte di DuPont con l'acido.



    Dopo aver visto questo film, non vedrete una pentola antiaderente come prima.
    Teflon è un marchio Dupont usato per rivestire le padelle in modo che il cibo non vi si attacchi.
    È un polimero sintetico chiamato politetrafluoroetilene, o PTFE, e può essere altamente tossico per l’uomo. Inerte allo stato solido, i pezzi di teflon che si staccano dalle pentole antiaderenti a causa delle abrasioni sono molto nocivi ma i fumi prodotti durante il surriscaldamento possono essere anche più tossici (fonte: verobiologico.it). In parole povere gli interessi economici delle potenti multinazionali vengono prima della salute della collettività. La cosa più inquietante che il film spiega è che il 99% degli esseri umani ha questi veleni nel sangue. La contaminazione è in atto e sta diventando sempre di più globale: è nell’acqua, nei cibi che consumiamo ogni giorno.









  2. #1722
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    Il caso Minamata (Minamata) è un film del 2020 diretto da Andrew Levitas.

    Con Johnny Depp, Bill Nighy, Hiroyuki Sanada, Tadanobu Asano, Jun Kunimura, Akiko Iwase
    Johnny Depp interpreta il fotografo Eugene Smith, autore negli anni Settanta di un celebre reportage
    sull'inquinamento da mercurio in Giappone.


    Il caso Minamata si basa su una storia vera, quella del fotografo W. Eugene Smith (1918-1978).
    Rinomato per i suoi reportage pubblicati sulla celebre rivista Life, Eugene aveva documentato la II Guerra Mondiale nel teatro del Pacifico, almeno finché una granata non frenò il suo impegno giornalistico e artistico.
    Il film lo vede nel 1971 uscire da uno stato di quasi-reclusione, spronato da una traduttrice giapponese di nome Aileen: la città costiera di Minamata è piagata dall'avvelenamento da mercurio, causato da un inquinamento industriale della compagnia Chisso. Eugene sa che la sua fedele macchina fotografica Minolta può fare la differenza nella sfida con un potere non solo più grande di lui, ma anche degli innocenti traumatizzati, che temono persino le sue buone intenzioni.



    Nato a Wichita nel Kansas, a 13 anni il giovanissimo W. Eugene Smith, che Johnny Depp ha scelto di interpretare, scoprì la vocazione della fotografia. La sua passione divenne una carriera in occasione di un avvenimento significativo e traumatico: il New York Times nel 1934 pubblicò una sua foto del fiume Arkansas, divenuto un mare di fango a causa di alcune tempeste nel Midwest, le stesse che ridussero alla fame suo padre agricoltore, che si suicidò. Nel 1938 Smith era diventato a Newsweek già un punto di riferimento per i fotoreportage, anche se il suo carattere lo rendeva indigesto ai colleghi, specie per la sua convinzione che la sua più maneggevole Contax a 35mm si adattasse meglio al suo lavoro, rispetto alle macchine più ingombranti che gli veniva chiesto di utilizzare. La granata di cui sopra lo colpì nel 1945 durante la Battaglia di Okinawa, mentre ormai le sue immagini su Life erano diventate parte della storia del giornalismo visivo.
    Il libro "Minamata", contenente gli scatti che denunciavano la tragedia, fu pubblicato nel 1975: in particolare fece scalpore una foto, "Tomoko and Mother in the Bath" che ritrae una ragazza, affetta dalla Malattia di Minamata (sindrome neurologica causata da intossicazione acuta da mercurio i cui sintomi includono atassia, parestesie alle mani e ai piedi, debolezza dei muscoli, indebolimento del campo visivo, danni all’udito e difficoltà nell’articolare le parole fino a disordine mentale, paralisi, coma e morte), lavata dalla madre nel bagno tradizionale.
    Smith morì pochi anni dopo a New York, nel 1978
    .











  3. #1723
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    L'Événement: la scelta di Anne

    Film del 2021 diretto da Audrey Diwan.
    Con Pio Marmaï, Sandrine Bonnaire, Kacey Mottet Klein, Anamaria Vartolomei.

    Adattamento cinematografico del romanzo autobiografico L'evento (2000) di Annie Ernaux,
    ha vinto il Leone d'oro al miglior film alla 78ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.




    Francia, 1963. Anne ama la letteratura e ha deciso di farne un mestiere, fuggendo un destino proletario. Sui banchi è brillante, sulla pista da ballo altrettanto. Tra una birra e un twist, dribbla gli uomini che la desiderano come in un romanzo rosa. Ma Anne preferisce la letteratura alta e affonda gli occhi blu tra le pagine di Sartre e di Camus. In un ambiente e in un Paese che condanna il suo desiderio e guarda con diffidenza alla sua differenza, Anne scopre un giorno di essere incinta e privata della libertà di decidere del proprio corpo e del proprio futuro. Intanto conta le settimane e cerca disperatamente di trovare una soluzione.

    Oltre alla prospettiva dell’oneroso tabù sociale, la protagonista corre un rischio di natura penale: se da un lato l’aborto le salverebbe la carriera tutelando i suoi progetti di vita, legalmente le farebbe rischiare il carcere.

    Stretta nell’affanno del passare delle settimane, dopo un’iniziale fase di spaesamento, Anne si dimostra lucida e risoluta nella sua scelta: abortirà in ogni caso. L’odissea della ragazza è rappresentata dal primo all’ultimo momento, senza sconti né prospettive romanzate.

    Il film è doloroso, crudo, violentemente sincero.

    Nel suo libro, Ernaux fa esclamare ad Anne:
    «Questa materialità pura aveva qualcosa di strano e rassicurante. Né sentimenti né morale».
    E poi ancora, verso la fine:
    «Ho cancellato l’unico senso di colpa che abbia mai provato a proposito di questo evento».











  4. #1724
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    LOUIS VAN BEETHOVEN

    Film 2020 Biografico - Germania, Repubblica ceca
    Regia di Niki Stein
    Con Tobias Moretti, Colin Pütz, Anselm Bresgott, Ulrich Noethen, Ronald Kukulies

    Estate 1826. Beethoven si reca, insieme al nipote che ha tentato il suicidio a causa dei suoi continui rimproveri, a casa del fratello Nikolaus Johann del quale detesta (ricambiato) la consorte.
    Ha più di un problema sia sul piano della salute (la sordità) che su quello economico. Mentre trascorre i suoi ultimi giorni ospitato a pagamento (morirà per le conseguenze di una polmonite contratta in quanto rientrato a Vienna su un carro scoperto) si rivivono la sua infanzia e la sua giovinezza.

    E' un'indagine su un carattere scostante la cui formazione viene spiegata dai continui flashback. Il Maestro che tratta rudemente chi più gli sta vicino e che non ha mai avuto una donna che abbia voluto condividere completamente la sua sorte (tranne una, di nobile famiglia, che fu impedita a farlo), ha un passato che, se non lo giustifica, ne spiega le chiusure.

    "Suonare una nota sbagliata è insignificante. Suonare senza passione è imperdonabile"

    Rivediamo l'infanzia e l'adolescenza di un genio che diviene sempre più consapevole delle proprie qualità ma vive la condizione di dipendenza dai potenti di turno come un giogo inaccettabile.

    "Il potere che è uno può tutto contro la maggioranza che non lo è".

    La sceneggiatura, scritta dallo stesso Stein, sceglie questo come fil rouge della narrazione mostrando l'insofferenza verso qualsiasi scala gerarchica che venga dettata non dalle competenze ma dal puro e semplice 'titolo'. Pronto a riconoscere i Maestri dal cui ingegno apprendere (Mozart e Haydn) fin dalla più tenera età, a causa di un padre severo con lui e lassista con sè stesso, Ludvig non si concede stravaganze ma non accetta imposizioni. Grazie poi a una colonna sonora ricca di citazioni ci viene anche ricordato che quelle note sul pentagramma avevano un prezzo che non sempre chi ne godeva era disposto a corrispondere. La pirateria musicale non è stata inventata nel XX secolo. Esisteva già all'epoca: se eri nobile, pretendevi di ascoltare senza (adeguatamente) pagare














  5. #1725
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    L'AMANTE RUSSO

    Film di genere drammatico, sentimentale del 2020, diretto da Danielle Arbid, con Lætitia Dosch e Sergei Polunin.
    Serhij Volodymyrovyč Polunin, noto come Sergei Polunin, è un artista poliedrico: ballerino classico, attore e modello.
    Come primo ballerino freelance, questo giovane ragazzo, classe 1989, è ospite di diversi teatri in tutto il mondo. Dal Royal Ballet, al Teatro alla Scala, al Bolsoj, al Teatro San Carlo fino al Bayerische Staatsballet.
    Il film è un adattamento del libro omonimo della scrittrice Annie Ernaux, pubblicato nel 1992.
    Il romanzo che fece scalpore negli anni ‘90 viene tradotto in immagini intime, che esplorano la passione di una
    donna e la libertà di poterla perseguire.



    “Penso che Annie Ernaux sia una donna libera.” La descrive così la regista.
    “Effettivamente, nel 1992, fu attaccata, insultata, disprezzata dalla stampa che la accusava all’epoca di strisciare davanti a un uomo, di passare questi pomeriggi ad aspettare un uomo, di essere una donna sottomessa. A queste polemiche lei rispondeva: “Penso che quando ami non hai limiti. Aspetto un uomo come un uomo può aspettare una donna. Non è il fatto che io sia una donna, è il fatto di essere innamorata”.


    Danielle Arbid, racconta la storia di Hélène (Laetitia Dosch), madre divorziata, professoressa universitaria e intellettuale, che instaura una relazione molto passionale con Alexandre (Serguei Polunin), un diplomatico russo, che, però, è già sposato.
    Dopo essersi incontrati fuori Parigi, i due iniziano a frequentarsi per diversi mesi, nonostante non abbiano nulla in comune.
    Hélène, però, si lascia trasportare dal desiderio che prova verso l'uomo e dalla sensualità, che le dà un senso di potere e allo stesso tempo di abbandono mai provato prima.

    Una storia d’amore che è anche storia di sesso; l’intento della regista è proprio mostrare come queste due realtà possano coesistere, poiché spesso una storia tende a concentrarsi più su un solo aspetto alla volta, come fossero due poli separati. Qui viene raccontato cosa significa essere innamorati, partendo proprio dalla semplice passione, da un incontro che si trasforma in più incontri, e viene fatto senza tralasciare nulla.
    L’escamotage stereotipato dell’uomo sposato, sia assente che presente, diventa quasi un’entità, una magia, qualcosa da aspettare e in cui sperare, qualcosa che permette di provare cosa significhino l’essenza e l’assenza, l’agonia della lontananza, l’emozione agitata del pre-incontro, la necessità del momento.











  6. #1726
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    The Post

    Film del 2017 diretto da Steven Spielberg con protagonisti Meryl Streep e Tom Hanks.

    La pellicola narra la vicenda della pubblicazione dei Pentagon Papers, documenti top secret del dipartimento della difesa degli Stati Uniti d'America, prima sul New York Times e poi sul Washington Post nel 1971.
    Un dramma politico alle massime sfere con segreti e rivelazioni, sui diritti e le responsabilità della stampa.


    "Ti sto chiedendo un consiglio Bob, non il permesso".

    Convinto che la guerra condotta in Vietnam dal suo Paese costituisca una sciagura per la democrazia, Daniel Ellsberg, economista e uomo del Pentagono, divulga nel 1971 una parte dei documenti di un rapporto segreto. 7000 pagine che dettagliano l'implicazione militare e politica degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam. Un'implicazione ostinata e contraria alla retorica ufficiale di quattro presidenti.

    "Che succede se non li pubblichiamo?
    Perderemo. Il paese perderà".


    È il New York Times il primo a rivelare l'affaire, poi impedito a proseguire la pubblicazione da un'ingiunzione della corte suprema. Il Washington Post (ri)mette mano ai documenti e rilancia grazie al coraggio del suo editore, Katharine Graham, e del suo direttore, Ben Bradlee. Prima donna al timone di un prestigioso giornale, Katharine decide di pubblicare il monumentale scandalo di stato con buona pace degli investitori (il giornale era allora in fase di ristrutturazione finanziaria) e a rischio della sua azienda, della prigione e della carriera dei suoi redattori. Fedeli al primo emendamento e all'intelligenza dei propri lettori, i giornalisti del Washington Post svelano le manovre e le menzogne della classe politica, assestando il primo duro colpo all'amministrazione Nixon.

    Un presidente degli Stati Uniti che dipinge i giornalisti come bugiardi, minaccia la libertà di stampa, limita l'accesso dei media all'informazione, punteggia significativamente la sua carriera politica e personale di fallimenti d'immagine.

    "Prendere questa decisione, rischiare il suo patrimonio e l'azienda che è stata tutta la sua vita...
    è un atto di grande coraggio!"




    Il film di Spielberg "The Post" s'inserisce all'interno di un filone collaudato che tratta dei rapporti tra potere politico e "quarto potere" e che esalta il coraggio dei giornalisti nel rivelare trame, macchinazioni, manipolazioni esercitate dalle istituzioni. Nel caso specifico, il governo degli Stati Uniti che, pur consapevole dell'impossibilità di vincere la guerra in Vietnam, ha mentito al popolo americano, accreditando progressi militari inesistenti, mirati a coprire l'umiliazione della sconfitta. Una guerra che, è opportuno ricordarlo, ha provocato, solo tra le forze americane, quasi 60.000 morti, più di trecentomila feriti e ha visto impegnato, nel momento dell'escalation del '69 , più di mezzo milione di soldati.
    The Post non racconta un'epoca passata ma una storia che si ripete, a riprova che i rapporti tra potere politico e carta stampata presentano una conflittualità ciclica che riemerge come un fiume carsico.
    Per realizzarlo Steven Spielberg ha lavorato nelle medesime condizioni dei suoi protagonisti. L'energia è quella di un reportage di guerra ma la regia agisce negli interni delle redazioni o di lussuose dimore, creando opposizioni, spazi chiusi, linee di fuga.










  7. #1727
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    Going Clear - Scientology e la prigione della fede
    Documentario 2015 / Stati Uniti
    Regia di Alex Gibney


    Questo documentario indaga sulle accuse di abusi e pratiche illegali mosse a Scientology attraverso interviste a ex adepti.
    Alex Gibney si è basato sull'omonimo best seller del Premio Pulizer Lawrence Wright. Going Clear: Scientology and the Prison of Belief, un intenso sguardo all'interno della controversa religione di Scientology.
    Il film tocca una vasta gamma di aspetti della chiesa, dalla sua origine con un ritratto intimo del fondatore L. Ron Hubbard, ai modi di reclutamento, alle pratiche giornaliere dei funzionari, fino al ruolo delle celebrità che ne fanno parte.

    [Su L. Ron Hubbard] Lui cominciò a credere di essere un salvatore, un eroe,
    di essere davvero questa figura divina. Era convinto di possedere la cura
    per le malattie psicologiche del genere umano e che l'unico motivo per cui
    essa non venisse diffusa largamente era che la professione medica aveva
    un interesse economico nel mantenere le persone malate. Credo temesse
    che qualche psichiatra lo sbattesse in un istituto. Degenerò in una persona
    paranoica e terrificante. (Sara Northrup Hollister)




    A partire dal saggio di Lawrence Wright - basato sull'inchiesta condotta dal New Yorker e incentrata su uno dei più celebri fuoriusciti, Paul Haggis (premio Oscar per Crash - Contatto fisico ) - Gibney (con 2 anni di lavoro alle spalle) mette insieme interviste, ricostruzioni, foto e filmati d'epoca, per spiegare le origini e la storia di un culto che deve la sua fama nel mondo soprattutto alla cooptazione di alcuni personaggi famosi del mondo hollywoodiano, tra cui Tom Cruise e John Travolta (che non hanno accettato di essere intervistati da Gibney, ma il documentario ci spiega molto bene, anche se indirettamente, il perché). Forse i due divi sono convinti del loro credo e hanno liberamente scelto di continuare a far parte della setta, ma dal film emerge un clima di intimidazioni, repressione con annessi castighi (fisici e psicologici), umiliazioni e veri e propri ricatti (sfruttando le confessioni intime di ogni adepto), che potrebbero aver incatenato i due attori per sempre. Il culto della chiesa fondata nel 1954 da L. Ron Hubbard, autore di 1000 libretti di fantascienza (!), è un delirio da B movie di fantascienza.

    Era appena finita l'era hippie, e quello che proponeva Scientology era come
    sballarsi senza droga. Era un luogo dove la gente andava ed esplorava idee
    nuove e spesso incontrava persone famose: Leonard Cohen, i musicisti del
    Grateful Dead, Rock Hudson. E così comprarono il Celebrity Center.
    L'idea era quella di attirare personaggi famosi e usarli come promotori della
    religione. (Lawrence Wright)

    La chiesa è famosa per i suoi adepti e per le accuse di abusi terribili, ma il suo lato finanziario non richiama la stessa attenzione. Le stranezze di Tom Cruise e compagnia servono solo da cortina fumogena per nascondere gli effetti negativi dell’indottrinamento a cui Scientology sottopone i suoi seguaci meno noti.

    Si dipingono come perseguitati, come vittime, e tu ti identifichi con loro.
    Ma poi, cominciano a chiederti donazioni sempre maggiori. Mi pressavano
    e penso di aver donato 250 mila dollari. Sanno essere convincenti, mi
    stavano addosso. Mi dicevo: "Siamo sotto attacco, Paul". (Paul Haggis)


    L’indottrinamento è un abuso compiuto in modo lento e metodico. E, spesso, quando capisci cosa sta succedendo è già troppo tardi
    Quello che è ancora più inquietante è il personaggio del fanatico (e/o astuto) successore di Hubbard (morto d'infarto senza aver lasciato un "testamento"), David Miscavige, che da una parte ha messo in piedi una colossale guerra contro il fisco (e l'ha vinta), dall'altra segue "al comando" del culto con macchinazioni più moderne a colpi di pubbliche relazioni e milioni di dollari, minacce e mobbing per chi osa ribellarsi.

    Tom Cruise era l'uomo perfetto. Miscavige e Cruise, sono stati una sola persona
    fin dai tempi di Giorni di tuono. Andava sul set insieme a lui, si lanciava con il
    paracadute con lui. Stava sempre con lui. (Mike Rinder)


    E davvero inquietanti sono anche le interviste di chi è riuscito a uscirne: Haggis, dopo oltre 30 anni; l'attore Jason Beghe, dopo 12; Marty Rathbun, ex alto dirigente di Scientology (che ha avuto, tra gli altri, anche l'incarico di mandare a monte il matrimonio tra Cruise e Nicole Kidman), dopo 26; e altri, il portavoce dell'organizzazione Mike Rinder, Sylvia Spanky Taylor, che gestiva *********** come Travolta: con le parole e con l'atteggiamento esprimono una sorta di stupore per gli anni passati, ognuno a modo suo, in una totale sottomissione psicologica e culturale, e la sensazione di un successivo risveglio, un ritorno alla realtà.

    Durante il percorso di formazione gli adepti possono arrivare a spendere migliaia di dollari
    Abbiamo chiuso una parte della nostra mente. Noi ci siamo volontariamente ammanettati.
    Abbiamo volontariamente rifiutato cose che ci avrebbero fatto soffrire, se solo le avessimo
    guardate. Quando credi davvero in qualcosa non pensi con la tua testa, quindi non posso
    condannare coloro che non ne vengono fuori o che si nascondono una volta usciti, perché
    si vergognano. Io provo la stessa vergogna. (Paul Haggis)


    Scientology chiede per esempio ai suoi affiliati di lavorare per raggiungere l’illuminazione e di pagare per farlo. I costi partono dalla modica cifra di quindici dollari per la consulenza spirituale e l’auditing (una versione della confessione tipica di Scientology guidata da un consulente che manovra un elettropsicometro). Ma durante il percorso di formazione gli adepti possono arrivare a spendere migliaia di dollari e, se indottrinati correttamente, potrebbero perfino desiderare di farlo.





  8. #1728
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    V: La nostra storia inizia, come spesso capita in tutte le storie, con un giovane politico rampante [Adam Sutler]. È un uomo profondamente religioso e membro del Partito Conservatore, è assolutamente determinato e non ha alcun rispetto per il dibattito politico. Più potere conquista, più evidente è il suo fanatismo e più aggressivi diventano i suoi sostenitori. Poi un giorno il suo partito avvia un progetto speciale nel nome della sicurezza nazionale. All’inizio si crede sia una ricerca per le armi biologiche e viene aiutato senza badare a spese. Tuttavia il vero obiettivo di questo progetto è il potere … la totale e assoluta dominazione egemonica. Il progetto però ha una conclusione violenta ma gli sforzi delle persone coinvolte non sono vani, perché dal sangue di una delle vittime nasce un nuovo modo di condurre la guerra! Immaginate un virus! Il virus più terribile che ci sia, e poi immaginate che siate solo voi a conoscere la cura per debellarlo. Se il vostro fine ultimo è il potere, come usereste al meglio quest’arma? A questo punto della storia entra in scena il nostro amico [Creedy]: è un uomo apparentemente senza coscienza per il quale il fine giustifica sempre i mezzi, ed è lui a consigliare che il bersaglio non sia un nemico della nazione, ma piuttosto la nazione stessa. Vengono scelti tre obiettivi per rendere al massimo l’effetto dell’attacco: una scuola, una stazione della metropolitana e un impianto di depurazione dell’acqua. Muoiono subito diverse centinaia di persone… Alimentati dai media, la paura e il panico si diffusero rapidamente, separando e dividendo il paese finché alla fine si individuò il vero obiettivo. Prima della crisi alla Saint Mary nessuno avrebbe predetto i risultati delle elezioni di quell’anno, nessuno! E poi, poco dopo le elezioni, udite udite il miracolo! Qualcuno credette che fosse stato Dio in persona, ma fu opera di un’azienda farmaceutica controllata da alcuni membri del partito che diventarono oscenamente ricchi. Un anno dopo alcuni estremisti vengono processati, dichiarati colpevoli e giustiziati, mentre viene costruito un monumento per canonizzare le vittime. Ma il risultato finale, la vera genialità del piano, fu la paura… la paura diventò lo strumento ultimo del governo e con esso il nostro politico fu alla fine eletto con la nuova carica appositamente creata di Alto Cancelliere. Il resto, come si suol dire, è storia.




    V per Vendetta

    Film (2006) di genere azione, fantascienza del 2005, diretto da James McTeigue,
    con Natalie Portman e Hugo Weaving.
    V per Vendetta, un film attuale basato sull’omonima graphic novel di Alan Moore.

    La vicenda si svolge in Inghilterra dove il partito nazionalista del Fuoco dei Norreni è riuscito ad ottenere ampi consensi. Incolpando fantomatici terroristi per i terribili attentati biologici, il partito si nutre della paura del popolo e vince le elezioni. Si instaura così un regime dittatoriale retto dall’Alto Cancelliere, Adam Sutler (John Hurt), che governa la nazione con l’oppressione. Ma un misterioso uomo che si fa chiamare V (Hugo Weaving), rischia di minare il suo potere assoluto. Celandosi dietro la maschera di Guy Fawkes, il celebre cospiratore cattolico che partecipò alla ‘Congiura delle polveri’, V afferma i suoi ideali anarchici.
    La maschera, tuttavia, nasconde un uomo frutto dell’immorale condotta di Sutler e testimone dell’ambizione tirannica del Cancelliere. La notte del 4 novembre 2019, V incontra la ribelle Evey Hammond (Natalie Portman) e la salva dalla polizia segreta del governo. Quella stessa sera, in ricordo di Fawkes, l’uomo attenta al potere assoluto ma il piano di V finisce per coinvolgere Evey e tra i due si instaura un rapporto molto complesso. Sutler ordina all’ispettore capo Eric Finch (Stephen Rea) di catturare il terrorista ma Finch desiste dopo aver scoperto l’oscuro segreto del governo.
    Intanto V continua a perpetrare la sua vendetta, con la complicità di Evey
    , rivendicando ogni atto con la sua personale firma. La ragazza, ammaliata e spaventata dalla furia del vendicatore, fugge ma viene arrestata. Evey subisce orribili torture e, dopo aver dimostrato la sua lealtà a V, scoprirà che il suo aguzzino altri non era che il vendicatore. Ad un anno dal primo attentato, V è pronto per distruggere il Parlamento ma prima deve mettere i suoi nemici l’uno contro l’altro. V viene ferito e l’intervento di Evey sarà essenziale per la riuscita del piano. Intanto, indossate le maschere di Guy Fawkes, il popolo inglese riprende finalmente il dominio sulla nazione.




    V per Vendetta è un film che offre moltissimi punti di riflessione: dal ruolo che il governo dovrebbe avere nella vita dei cittadini che è chiamato a governare, all'importanza di combattere per i propri ideali e la propria libertà di espressione. È anche un film che lascia aperta un'importantissima discussione sul valore dell'arte, non solo come mezzo di espressione di un talento personale, ma anche come cura alla solitudine, alla paura. L'arte diventa una sorta di via di fuga, un sentiero da percorrere per ritrovare benessere anche nei momenti più oscuri. Un discorso che appare quantomeno attuale al giorno d'oggi, con i luoghi della cultura che continuano ad essere chiusi a causa della pandemia. Ed è proprio al tema della pandemia che V per Vendetta si avvicina molto.

    All'interno della trama, infatti, allo spettatore viene raccontata la storia di questa Inghilterra distrutta e guidata da un uomo che sa solo spargere odio e intollerenza. Un'Inghilterra che si è ripresa dopo una guerra e che, soprattutto, ha dovuto rimettere insieme i propri pezzi a seguito di un'epidemia che ha portato alla morte di moltissimi cittadini, in maggior parte bambini.
    V per Vendetta è dunque un film molto attuale per la capacità che ha di raccontare la paura costante di un popolo tenuto in scacco proprio da un senso di terrore costante che i governanti hanno usato per accrescere il loro potere, per arricchire i loro conti in banca e raccogliere maggior consenso dalle persone.




    V: Buona sera, Londra. […]Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere e sottomettervi. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… non c’è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l’avete fatto: so che avevate paura, e chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie: c’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, e il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale Alto Cancelliere: Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, a un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.




    Come sta accadendo nella realtà con il coronavirus, V per Vendetta racconta di una pandemia senza controllo, un male che colpisce le scuole che oggi sono al centro di un dibattito acceso sul bisogno di tenerle chiuse o meno. Nella pellicola si vede un'Inghilterra che somiglia moltissimo all'Italia di oggi: con le persone attaccate ai televisori per ascoltare i bollettini dei telegiornali, facendo il conto delle persone morte e delle rivolte fatte per un governo che non sa gestire la situazione.

    Usare il virus (reale o presunto) contro la popolazione per uccidere le democrazie (e non solo) e speculare sui vaccini, dal momento che «l’energia nucleare è inutile in un mondo dove un virus può uccidere un’intera popolazione, lasciandone intatta la ricchezza». In un mondo dove i debiti superano il PIL mondiale di almeno il 350%, è ragionevole pensare che un simile obiettivo sia alquanto probabile, soprattutto quando a proporlo è il principale regista del Great Reset, Klaus Schwab, che, nel suo libro Covid-19: The Great Reset, scrive:

    "Ci sono ovviamente differenze fondamentali tra una pandemia e una guerra […] ma l’entità del loro potere di trasformazione è paragonabile. Entrambe hanno il potenziale per essere una crisi trasformativa di proporzioni inimmaginabili in precedenza".




    Gli allora fratelli Wachowski non si limitano a rivelarci cosa stia per accadere (o sia in parte già accaduto), ma sembrano darci anche la chiave di risoluzione del problema. Ci dicono che il regime può essere abbattuto solo distruggendo i simboli del Potere, idea che viene tradotta plasticamente nell’esplosione del Palazzo del Parlamento. È per questo che dopo aver fatto saltare l’Old Baley (simbolo del potere giudiziario), V decide con l’aiuto di Evey di far saltare il palazzo del Parlamento (simbolo del potere legislativo e esecutivo), sull’esempio della congiura delle polveri, il complotto (fallito) ordito da un gruppo di cattolici inglesi, che consisteva nel far esplodere la Camera dei Lord durante la cerimonia di apertura del Parlamento, al fine di uccidere il re e il suo governo.

    La fiction si conclude con una immensa folla vestita di nero e ricoperta dalla maschera sorridente di Guy Fawkes, che marcia unanime verso il Palazzo del Parlamento, davanti un esercito attonito e incapace di reagire. Allo scoppio del Palazzo si scoprono i visi di tutti i cittadini, che prima anonimi, riscoprono ora il loro essere uomini e donne liberi. Infine, l’ispettore capo Eric Finch, riferendosi a V, domanda: «Chi era lui?», ed Evey risponde: «Era Edmond Dantès. Ed era mio padre. E mia madre, mio fratello, un mio amico. Era lei, ero io, era tutti noi».




    V: Ricorda per sempre il 5 novembre, il giorno della congiura delle polveri contro il parlamento. Non vedo perché di questo complotto nel tempo il ricordo andrebbe interrotto

    Evey: Tu pensi che far saltare in aria il parlamento renderà migliore questo paese?

    V: Non vi sono certezze, solo opportunità. […] I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli.

    Evey: E tu farai in modo che questo accada facendo esplodere un palazzo?

    V: Il palazzo [del Parlamento] è un simbolo, come lo è l’atto di distruggerlo. Sono gli uomini che conferiscono potere ai simboli. Da solo un simbolo è privo di significato, ma con un bel numero di persone alle spalle fare saltare un palazzo può cambiare il mondo. La violenza si può usare per una buona causa.




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    The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun

    Regia: Wes Anderson
    Film USA 2021
    Interpreti: Bill Murray, Benicio del Toro, Frances McDormand, Jeffrey Wright, Adrien Brody, Tilda Swinton, Timothée Chalamet, Léa Seydoux, Owen Wilson, Mathieu Amalric, Lyna Khoudri, Elisabeth Moss, Saoirse Ronan Willem Dafoe, Edward Norton, Christoph Waltz

    Arthur Howitzer Jr., direttore del giornale "The French Dispatch", muore improvvisamente per un attacco di cuore. Secondo le volontà espresse nel suo testamento, la pubblicazione del giornale viene sospesa dopo un ultimo numero d'addio, in cui vengono ripubblicati i migliori articoli delle passate edizioni, insieme a un necrologio.

    IL REPORTER CICLISTA
    Herbsaint Sazerac fa un giro in bicicletta per la città di Ennui, mostrandone alcune zone tipiche come la sala giochi, il caffè Le Sans Blague e un vicolo di borseggiatori. Mette a confronto il passato e il presente di ciascun luogo, mostrando la coesistenza di continuità e cambiamento.

    UN CAPOLAVORO NEL CEMENTO
    Moses Rosenthaler, artista mentalmente disturbato che sta scontando una pena nella prigione di Ennui per omicidio, dipinge un nudo astratto di Simone, agente penitenziaria con cui sviluppa una forte relazione. Julien Cadazio, mercante d'arte che sta scontando una condanna per evasione fiscale, è attratto dal quadro dopo averlo visto in una mostra d'arte per detenuti, e lo compra nonostante le proteste di Rosenthaler. Al suo rilascio convince la sua famiglia di mercanti d'arte a promuovere il dipinto; Rosenthaler diventa famoso nel mondo dell'arte e si crea una forte richiesta di altre sue opere. Nel frattempo Rosenthaler si dedica, in segreto, ad un progetto a lungo termine.

    Tre anni dopo Cadazio e una folla di collezionisti, esasperati per la mancanza di altre opere disponibili, irrompono nella prigione per costringere Rosenthaler a produrre nuovi quadri. Scoprono che ha dipinto una serie di dieci enormi affreschi nella sala della prigione. Arrabbiato per il fatto che i dipinti sono inamovibili, Cadazio ha un alterco con Rosenthaler. Segue una rivolta dei detenuti, che aggrediscono i collezionisti. Per il suo intervento in difesa dei collezionisti, Rosenthaler verrà rilasciato in libertà vigilata.

    Cadazio riuscirà a fare uscire gli affreschi dalla prigione, trasportando con un aereo cargo l'intero muro in un museo privato in Kansas.

    REVISIONI DI UN MANIFESTO
    La giornalista Lucinda Krementz riferisce di una protesta studentesca che scoppia nelle strade di Ennui e che presto sfocia nella "rivoluzione della scacchiera". Nonostante la sua insistenza nel mantenere "l'integrità giornalistica", ha una breve storia d'amore con Zeffirelli, leader della rivolta. Segretamente lo aiuta a scrivere il manifesto, a cui aggiunge un'appendice di suo pugno.

    Juliette, una compagna rivoluzionaria, è critica nei confronti del manifesto. Tuttavia, dopo aver espresso il proprio disaccordo sul testo di Zeffirelli, seguirà il consiglio della Krementz, che dice ai due di "andare a fare l'amore".

    Poche settimane dopo, Zeffirelli viene ucciso mentre tenta di riparare la torre della stazione radio pirata del movimento. Una sua fotografia diventa il simbolo dei rivoluzionari.

    LA SALA DA PRANZO DEL COMMISSARIO DI POLIZIA
    Durante un'intervista televisiva, Roebuck Wright racconta della sua partecipazione a una cena privata con il commissario della polizia di Ennui, preparata dal leggendario poliziotto-chef tenente Nescaffier. La cena viene interrotta quando il figlio del commissario Gigi viene rapito e tenuto in ostaggio dai criminali. Dopo una serie di interrogatori, la polizia scopre il nascondiglio del rapitore e inizia un appostamento. Dopo una sparatoria, Gigi riesce a far uscire di nascosto un messaggio in codice Morse per "mandare il cuoco". Il tenente Nescaffier viene mandato nel nascondiglio dei rapitori, apparentemente per fornire loro e Gigi del cibo, ma in segreto il cibo è avvelenato. I criminali muoiono tutti per il veleno, mentre Nescaffier (costretto ad assaggiare le pietanze per primo) sopravvive, grazie al suo stomaco di ferro. Lo chauffeur della banda, che non ha mangiato il cibo avvelenato, fugge con Gigi, e conduce la polizia in un inseguimento. Gigi riesce a scappare dal tettuccio e salta nella macchina della polizia, mentre l'auto del criminale cade da una strada sopraelevata.

    Nell'ufficio di "The French Dispatch", Howitzer dice a Wright di reinserire un brano cancellato - che risulta essere l'unica nota culinaria dell'articolo - in cui il tenente Nescaffier in convalescenza rivela a Wright che il sapore del veleno era diverso da qualsiasi cosa avesse mai assaggiato prima.

    EPILOGO
    Nell'epilogo, lo staff di "The French Dispatch" è in lutto per la morte di Howitzer, ma si rimette al lavoro per pubblicare l'ultimo numero, dedicato alla sua memoria.




    Il magazine del film è basato sul The New Yorker, il settimanale americano di cui Wes Anderson è ed è stato lettore accanito sin da giovanissimo, tanto da collezionare i suoi numeri dagli anni Quaranta a oggi.

    Il personaggio del direttore, interpretato da Bill Murray, è stato delineato da Anderson ispirandosi al fondatore del New Yorker, Harold Ross, e a una delle più grandi firme del magazine, A. J. Liebling.

    Lo scrittore Herbsaint Sazerac di Owen Wilson è ispirato alla figura di Joseph Mitchell, ritrattista attivissimo nel Novecento e appassionato di storie provenienti dalla strada.

    Julian Cadazio, che ha il volto di Adrien Brody, è stato scritto da Anderson sulla base di Lord Duveen, un mercante d'arte nato verso la fine dell'Ottocento, a cui The New Yorker ha dedicato nel 1951 un approfondimento di 6 pagine.

    Il personaggio di Jeffrey Wright, il giornalista gastronomico Roebuck Wright, è stato creato mixando il - già citato - A. J. Liebling e il buongustaio James Baldwin.












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    Bellissima questa discussione! Con calma me la guado per bene (mi sono appena iscritto)

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