Locandine..colonne sonore...musiche di films - Pagina 162
Magic Johnson e il patrimonio stellare costruito dopo il ritiro, ma rimpiange l’assist per un affare d’oro rifiutato a 19 anni
Leggenda vivente del basket, Earvin Johnson Jr, conosciuto come Magic Johnson, vanta un patrimonio netto di 600 milioni di dollari. L?ex stella dei Los Angeles Lakers ha vinto cinque titoli NBA, …
Tassi negativi, di chi è la colpa? La risposta in un grafico che mostra una correlazione sbalorditiva
Sono aumentati dai minimi registrati ad agosto i rendimenti delle obbligazioni sovrane della zona euro ma rimangono fermamente in territorio negativo. Di chi è la colpa? E’ opinione diffusa puntare …
Posizioni nette corte: UBI Banca è ancora il più shortato di Piazza Affari, esce Tenaris
Dall?aggiornamento di oggi di Consob sulle posizioni nette corte (PNC) si apprende che il titolo più shortato a Piazza Affari è UBI Banca con 7 posizioni short aperte per una …
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  1. #1611
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  2. #1612
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  3. #1613
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    “Nadie quiere la noche”

    Film del 2015 di Isabel Coixet.
    Con Juliette Binoche, Rinko Kikuchi, Gabriel Byrne, Orto Ignatiussen, Matt Salinger.

    Un viaggio attraverso le esperienze di due donne unite dal destino sullo sfondo gelido della Groenlandia
    Coixet ha raccontato, grazie alla bravura di Juliette Binoche, la disperata corsa verso il Polo Nord di Josephine Peary, moglie di Robert,
    celeberrimo esploratore artico,
    forse il primo ad aver raggiunto la meta polare.
    È il 1908 e vediamo Josephine, raffinatissima signora che non rinuncia agli abiti belle époque nemmeno a temperature improponibili, alle
    prese con la sua prima caccia all'orso. La gioia che prova non appena il sangue dell'animale colpito macchia la neve è il primo avvertimento
    circa la personalità della protagonista, fredda, altera, con un senso di superiorità verso la natura e la popolazione locale.

    Sarà questa convinzione che la porta, alle soglie dell'inverno a incaponirsi nel voler raggiungere la spedizione del marito verso il Polo,con
    l'aiuto dell'esploratore Bran Trevor, nonostante le altissime possibilità di fallire.

    A nulla servono gli avvertimenti della guida sul pericolo dell'impresa e la lasciano indifferente le vite sacrificate tra i membri dall'equipaggio
    eschimese. Durante il viaggio Bran muore e perde alcuni animali, ma la donna nonostante le difficoltà riesce ad arrivare al campo estremo,
    dove il marito dovrebbe fare ritorno.
    Nella capanna trova uno dei membri dell'equipaggio, delirante e con le dita delle mani mozzate per assideramento, che il marito Robert ha
    lasciato senza farsi scrupoli, obnubilato dal desiderio di raggiungere la meta.
    Lì Josephine incontra la giovane inuit Allaka (Rinko Kikuchi), che rimarrà con lei ad aspettare Robert anche durante l'inverno
    , quando il sole
    non sorge mai. Una relazione difficile tra due donne molto diverse, legate allo stesso uomo.
    Dal momento che non possono nemmeno sedersi a discutere della loro spinosa questione (Allaka parla solo qualche parola di inglese e la Peary
    non ci pensa nemmeno a imparare il suo idioma), per mettere in scena il conflitto tra la borghese americana – la civiltà, la ragione, la proprietà
    – e l’indigena – la natura, la passione, la libertà – la Coixet ricorre a un escamotage non particolarmente originale, ma di grande resa estetica.
    Calca la mano sul look delle donne.

    «Il film è ispirato a una storia vera, ma è una storia vera», ha raccontato Binoche «Josephine era una donna che aveva studiato, arrivata tra
    i ghiacci pensando di sapere tutto e di riuscire a dominare con la conoscenza gli elementi della natura. La relazione con Allaka la umanizza,

    perché “Nessuno vuole la notte”, come suggerisce il titolo del film. Il rapporto forzato con la giovane inuit riesce a trasformare i sentimenti iniziali
    di Josephine rabbia, gelosia e odio in un rapporto di solidarietà».

    Bellissima la fotografia. Le riprese in esterno sono avvenute solo in dieci giorni in Norvegia e Bulgaria. Molta parte delle scene è stata girata in studio
    a Tenerife in giugno: «Era caldissimo. Abbiamo però avuto la capacità, attraverso l'immaginazione, di creare il freddo».













  4. #1614
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    Il sacrificio del cervo sacro

    Film del 2017 di Yorgos Lanthimos.
    Protagonisti Colin Farrell, Nicole Kidman e Barry Keoghan.


    Siamo negli Stati Uniti, in uno dei quartieri più residenziali di una città dell'Ohio. Qui vive la famiglia benestante dei Murphy,
    formata da due affermati professionisti
    in campo medico, il chirurgo cardiotoracico Steven e l'oftalmologa Anna, e dai loro due figli adolescenti, Kim e Bob.
    La loro vita sembra perfetta: piena di agi, ricca di soddisfazioni, all'insegna del successo.
    Il corso delle loro esistenze prende nuove direzioni quando Steven assume sotto la sua ala protettiva, Martin, un ragazzo di sedici
    anni rimasto orfano di padre.
    La responsabilità della dipartita dell'uomo è da attribuire al chirurgo che lo ha operato in condizioni critiche.
    Alticcio dopo aver bevuto qualche alcolico di troppo,
    Steven non ha fatto al suo meglio il lavoro. Per espiare le proprie colpe decide così di seguire Martin introducendolo in famiglia.
    Martin profetizza la lenta e progressiva
    morte di tutti i membri della famiglia, a partire da Bob.
    All’inizio Steven si rifiuta di credere alle parole del ragazzo, ma i membri della famiglia progressivamente, inizieranno a stare male.
    Le loro condizioni si evolveranno in tre fasi: paralisi, inedia e lacrime di sangue dagli occhi, l’ultimissimo segno prima del decesso.
    È una sorta di maledizione lanciata da Martin alla famiglia di Steven, spezzabile in un solo modo: il medico dovrà decidere quale dei
    tre familiari sacrificare, salvando così gli altri.
    Sconvolto Steven prova a curare Bob e Kim (che nel frattempo ha sviluppato lo stesso malessere) in ospedale e a casa, rapisce Martin
    e lo picchia nel seminterrato, costringendolo ad annullare il tragico destino che ha disegnato per loro.
    Ma Martin è imperturbabile, sia rispetto alle minacce di Steven che alle lusinghe di Kim, che gli chiede di fuggire insieme.

    Lacerato da un fato inaccettabile, costretto a vedere i propri figli stare sempre più male , mentre la moglie gli suggerisce di sacrificare
    uno dei ragazzi, prende l’assurda decisione finale.
    Steven porta la propria famiglia nel seminterrato, lega e benda tutti e tre, moglie e figli, e comincia a sparare all’impazzata.
    Il primo e il secondo colpo vanno a vuoto, il terzo colpisce Bob al petto. Il bambino muore, la tragedia si rompe, il sacrificio è compiuto.
    Qualche tempo dopo Steven, Anna e Kim si recano alla stessa tavola calda dell’inizio, dove incontrano Martin, che non distoglie lo sguardo da loro.

    Il film è il più folle, stralunato e violento di Lanthimos. La storia “è solo una metafora, un simbolo”, per dimostrare che per ogni errore commesso
    non può esistere perdono, ma solo punizione.
    La musica ha un ruolo fondamentale. La tensione è generata anche e soprattutto dall’accostamento di azioni tranquille, abitudinarie associate ad una colonna
    sonora che preannuncia il climax narrativo.
    Il brano all'inizio del film è lo Stabat Mater di Franz Schubert. Nella colonna sonora del film anche il compositore ungherese György Ligeti, molto amato
    da Stanley Kubrick.
    Stridenti violini che ritornano costantemente sovrastano i pensieri e le parole degli attori come in un nascosto impulso di schizofrenia.












  5. #1615
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    ANOMALISA

    Film d'animazione 2015 di Charlie Kaufman e Duke Johnson – L’alienazione e l’anaffetività del nostro tempo


    "CERCATE IN OGNI PERSONA UN PARTICOLARE CHE LA RENDE UNICA E CONCENTRATEVI SU QUELLO!"

    Michael è costantemente in viaggio per via del suo lavoro. Impegnato in convegni motivazionali ha aiutato molte persone a trovare
    la loro strada nella vita. Ma nella vita di Michael sembra mancare qualcosa. In mancanza di nuovi stimoli, l’incontro con una particolare ragazza sarà decisivo.

    Capita che tu viva una vita che lasci scorrere senza accedere mai a te stesso, senza connetterti con come ti senti, con quello che provi, e non lo fai
    perché potrebbe mettere in discussione il senso di te che ti sei costruito o potrebbe farti entrare in collisione con gli altri, con le loro
    aspettative.
    E se non puoi attingere a te, l’unico modo che hai per definirti, è passare da fuori, e allora gli altri non sono altro che specchi, perdono la loro alterità e
    diventano strumenti per rimandarti l’immagine di un te che non è in grado di avere coscienza di sé e delle proprie istanze.

    Non hai interesse al sentire dell’altro, perché non è “altro”, non è altro da te, non ti importa minimamente cosa prova, se lo ferisci, se lo fai soffrire,
    non accedi alla tua di anima, figuriamoci se sei in grado di essere sensibile a quella degli altri, di metterti degli scrupoli.

    Il massimo che riesci a percepire è un bisogno indefinito, un’insoddisfazione perenne, che ti fa ricercare calore da chiunque abbia avuto la sfortuna
    di interessarsi a te, o ancor peggio di volerti bene, qualcuno nei confronti del quale non hai alcun reale coinvolgimento o trasporto, che ti serve solo
    per sedare la tua insofferenza.
    Tu non hai contatto con te stesso e l’altro è uno specchio, e tutto diventa un indistinto vuoto alienante.
    E in una vita così, sei solo. Infinitamente solo.
    Un'anima che non respira mai.
    E l’unica salvezza è l’incontro con un’altra anima, con un’anima “anomala”, esposta, viva, che non si protegge, che si dona a te per quello che è.
    Un’anima libera.Tutto quello che non sei tu.

    E nel momento in cui quell’unicità tocca le tue corde, le fa vibrare, nel momento in cui, fosse anche per un’ora o per una notte, accede a te, allora
    la senti la SUA voce, e ti sembra la cosa più bella che abbia mai sentito, ossigeno, perché non è la tua, non è il tuo specchio, non è fatta dell’alienazione
    di te. È una voce altra.
    Una voce che ti consente finalmente di sentire la tua di unicità, la tua essenza, di sentirla davvero, non di portarla in giro per inerzia e per essere specchiata.

    Perché è solo nell’incontro tra due individui unici, nell’affettività, nel CON, in quello che passa in mezzo quando si incontrano, che si può costruire un senso
    di sé compiuto e autonomo.


    Se non corri il rischio di mettere in gioco la tua diversità anche se qualche volta potrà cozzare con le altre, con quella di chi ami, anche se potrà incorrere
    in rifiuti, litigi, fatiche, dolori, allora anche quella voce così bella che ti scaldava così tanto, diventerà l’ennesimo specchio, tornerà ad avere il timbro della tua,
    verrà inglobata nel vortice del tuo non essere.

    E tu tornerai ad essere impigliato nella ragnatela dell’inerzia, dell’apatia, di nuovo,ancora e sempre irrimediabilmente solo.










  6. #1616
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    Frenzy è un film del 1972 diretto da Alfred Hitchcock.
    Con Billie Whitelaw, Alec McCowen, Jon Finch, Barry Foster.

    Frenzy significa “delirio, frenesia, follia”.
    E' il penultimo film del regista che per girarlo tornò, dopo oltre vent'anni, a Londra, sua città natale.

    «Signor Rusk... come mai non porta la cravatta?»
    La cravatta è l'arma del delitto ed è il leitmotiv del film



    Il film si apre con una panoramica sul Tamigi, dove poco lontano, dallo Strand, un politico sta tenendo un comizio sullo stato di pulizia del fiume.
    Per macabra ironia, affiora dalle acque il cadavere della prima vittima e fra i presenti - i quali non applaudono l'oratore - appare Alfred Hitchcock
    con la bombetta nera.

    Un pericoloso maniaco sessuale terrorizza Londra, strangolando le donne con una cravatta. Per una serie di sfortunate coincidenze, i sospetti cadono
    su Richard Blaney, un ex pilota della RAF, semi alcolizzato che vive di lavori saltuari. L'ultima vittima è infatti la sua ex-moglie, Brenda Blaney,
    che gestisce un'agenzia matrimoniale e la testimonianza della segretaria che lo ha visto allontanarsi poco prima dell'omicidio peggiora la di lui situazione.
    Braccato dalla polizia, Richard si nasconde con l'aiuto della compagna Barbara ("Babs"), cameriera nel pub in cui lavora saltuariamente.

    «Non so se l'hai capito, Babs, ma tu per me sei l'ideale come tipo di donna...» dice Rusk a Babs.

    L'assassino, la cui identità è nota fin dalle prime scene, uccide anche Babs e ne nasconde il corpo in un sacco di patate.
    Arrestato e condannato per pluriomicidio, Richard Blaney riesce ad evadere dalla prigione e si reca in casa del vero responsabile: il signor Rusk, il quale
    aveva incastrato Blaney attirandolo nella sua casa con il pretesto di volerlo nascondere e consegnandolo invece alle forze dell'ordine.

    - Che mi importa se mi sente quella zitella acida,
    ... ci vorrebbe un bel lottatore giapponese sul quintale, per stirargli tutte quelle rughe!


    Una volta raggiunta la camera da letto, Blaney colpisce la figura che vede distesa tra le coperte con un'arma contundente, pensando che fosse Rusk.
    Scoperte le lenzuola si trova dinanzi all'ennesimo, raccapricciante omicidio per strangolamento. L'ispettore Oxford nel frattempo riesce a scoprire la
    vera identità dell'assassino e una volta saputo dell'evasione di Blaney si dirige anch'egli verso casa del signor Rusk.

    L'ispettore Oxford, sorprende Blaney con il cadavere, nel frattempo rientra in camera Rusk con un grosso baule per occultare la vittima.
    Ormai è colto con le mani nel sacco...e i titoli di coda scorrono, lasciando intuire che Rusk verrà consegnato alla giustizia e Blaney scagionato.

    La composizione della colonna sonora fu inizialmente affidata a Henry Mancini, autore di grande successo, ma Hitchcock non fu contento della partitura presentata e si rivolse al compositore britannico Ron Goodwin, a cui chiese una musica vivace, briosa, caratterizzata da strumenti a fiato e campanelli, e per nulla macabra.
    Una gamma di tonalità brillanti per il Covent Garden e le sue merci colorate. Colori accesi caratterizzano anche alcuni personaggi, come il biondo dei capelli di Barry Foster - Bob Rusk o il rosso del tailleur di Anna Massey - Babs. Una dominante azzurro-viola per la scena notturna del viaggio del camion carico di patate











  7. #1617
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    La conseguenza (The Aftermath)

    Film di genere drammatico, sentimentale, guerra del 2019 diretto da James Kent .
    Protagonisti Keira Knightley, Alexander Skarsgård e Jason Clarke.

    La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo del 2013 The Aftermath scritto da Rhidian Brook, co-sceneggiatore nel film.
    In una Amburgo distrutta dai bombardamenti, giunge dall'Inghilterra in pieno inverno Rachael Morgan (Keira Knightley) per ricongiungersi
    con il marito Lewis (Jason Clark)


    In una residenza d'epoca al limitare di un bosco si confrontano due realtà, accomunate da una perdita incolmabile avvenuta durante i
    bombardamenti delle forze nemiche, un architetto tedesco vedovo con la figlia, e un colonnello inglese e la sua splendida consorte, ritrovata
    dopo aver affrontato il dolore della perdita di un figlio.

    Una convivenza difficile, accompagnata però da una scoperta graduale della percezione dell'altro, del "diverso" in un distinguo progressivo
    tra i tedeschi fedelissimi di Hitler e la gente comune, che si scopre aver subito le stesse umiliazioni e perdite di chi ha combattuto l'orda barbarica del nazismo.
    Ricominciare così a vivere, dopo una guerra e un dolore incolmabile e sensi di colpa che ululano inascoltati.

    In una casa inospitale, asettica, tra lampade liberty e quadri di Egon Schiele si consuma quindi un'amore inaspettato, nascosto e improvviso,
    una vera panacea per i mali ingiusti di un mondo in ginocchio,


    - Volevo che tutto tornasse come era prima. Mi manca mia moglie, è morta nel bombardamento! (Stefan)

    Da principio la convivenza sarà molto difficile, soprattutto a causa della diffidenza di Freda, la quale non digerisce la presenza dei due estranei che occupano le loro stanze costringendoli a dormire nella soffitta della magione.
    Anche Rachael, da parte sua, nutre molti dubbi e non capisce la clemenza del marito nei confronti di Lubert, a suo avviso responsabile di far parte di una
    nazione che ha condotto una guerra folle e sanguinosa e ancora segnata per un grave lutto subito dalla sua famiglia a causa dei tedeschi.
    Lewis e Rachael affrontano il dolore senza trovare il modo di supportarsi a vicenda, ognuno chiuso nella propria sofferenza, tanto che le incomprensioni con il marito,
    che passa molto tempo lontano da lei per dedicarsi al lavoro, portano la donna ad avvicinarsi inaspettatamente a Stefan. Ben presto, dubbi, inimicizia e dolore
    lasceranno il posto alla passione e al tradimento.
    Il cambiamento di Rachel, nel film, avviene attraverso i suoi stessi abiti: dalla rigidità di un completo a collo alto che segna la sua chiusura a riccio nei confronti di
    quella terra straniera, alla sensualità di abiti più morbidi e che giocano con le sue forme, nell'aprirsi in modo più sentito all'uomo che, fino a poco prima, considerava
    estraneo e nemico.












  8. #1618
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    UNFRIENDED: DARK WEB

    Regia: Stephen Susco - Horror 2019
    Con Rebecca Rittenhouse, Chelsea Alden, Betty Gabriel, Andrew Lees, Colin Woodell

    Matias sta cercando di sviluppare un'applicazione che gli consenta - attraverso la traduzione simultanea del parlato nel linguaggio dei segni - di capirsi
    meglio con la fidanzata Amaya, che è non udente.
    Amaya, però, è piuttosto seccata con lui e non apprezza molto questo tentativo, anche perché il software non funziona molto bene.
    Nel frattempo, Matias si connette in videochat con un gruppo di amici: Nari, Serena, Damon, AJ e Lexx. Matias ha un computer nuovo proprio perché
    gli serve maggiore potenza per sviluppare l'applicazione per Amaya. Sostiene d'averlo comperato per poco, ma in realtà l'ha sottratto in un locale pubblico.

    Presto si accorge che in una cartella invisibile del computer ci sono dei video molto inquietanti.
    Il laptop appartiene ad un hacker e contiene una cifra spropositata di Bitcoin.
    Il computer continua a bloccarsi perché la memoria è piena di video terrificanti. In uno di questi, una donna, incatenata al muro, corre freneticamente
    per tentare di afferrare del cibo senza riuscirci, e in un’altra, un foro in un grosso bidone di gas rivela la presenza di una donna spaventata che guarda verso l’esterno.
    Con gli altri ragazzi inizia ad esplorare i file proibiti e ben presto il gruppo si rende conto che le atrocità commesse ai danni delle persone protagoniste

    dei video sono reali e loro stessi ne sono divenuti testimoni oculari.

    Mentre cercano di capire come aiutare le vittime discutendo sul da farsi, la situazione precipita perché compare in videochat il profilo nascosto del proprietario
    del pc, che reclama il suo computer e minaccia terribili conseguenze per gli ingenui malcapitati.

    I ragazzi si troveranno invischiati in un gioco letale nelle oscurità del web. Tutti i partecipanti alla chat subiscono un ricatto diverso da parte dell’hacker,
    che sembra avere più soci, al punto che nessuno di loro si sentirà più al sicuro in casa propria.
    Nel finale del film, Matias cerca disperatamente di raggiungere la fidanzata (uscita di casa per raggiungerlo) con il laptop di proprietà dell’hacker per
    risolvere al più presto la situazione.









  9. #1619
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    GRAN TORINO

    Film del 2008 diretto e interpretato da Clint Eastwood.
    Con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Lee Mong Vang

    Walt Kowalski è un reduce con sangue polacco della guerra di Corea,da poco divenuto vedovo, dopo cinquant'anni di matrimonio.
    Ha lavorato una vita come operaio alla Ford e vive a Highland Park, un quartiere popolare della periferia di Detroit, una zona
    diventata ricettiva alle nuove famiglie di migranti dall'Asia e con problemi di bande e delinquenza giovanile.
    Cova una sorta di disprezzo e razzismo per tutti gli immigrati asiatici, fra cui i suoi vicini. Ha un pessimo rapporto con i due figli e i nipoti.

    - Avete mai fatto caso che ogni tanto si incontra qualcuno che non va fatto incazzare? [sputo]... Quello sono io.

    Walt è anche un uomo malato, tormentato da un tumore ai polmoni, ma quello per cui soffre di più è un conflitto interiore che solo un
    religioso sembra intuire e provare a comprendere, il giovane padre Janovich.
    In seguito a certi avvenimenti c'è un avvicinamento ai suoi vicini di casa, di etnia Hmong

    - In guerra mi hanno insegnato quel che dovevo fare, non quel che non dovevo fare.

    Una sera, infatti, il giovane Thao subisce l'ennesima prevaricazione da una gang di teppisti, della quale fa parte anche un suo cugino, che
    vuole coinvolgerlo nelle proprie attività criminose. Ne nasce un parapiglia che finisce per sconfinare anche nel giardino di Kowalski il quale
    ristabilisce l'ordine, M1 Garand alla mano, mettendo in fuga i giovani malviventi.
    Il suo gesto appare un'azione coraggiosa e di grande valore agli occhi della comunità Hmong , un gesto compiuto in difesa di una famiglia
    debole alla quale manca una figura adulta maschile e per questo sottoposta a continue vessazioni (gli Hmong sono una popolazione che fu
    costretta a emigrare in massa negli Stati Uniti proprio per l'appoggio dato agli americani durante la guerra del Vietnam).



    Così, il giorno seguente, il burbero anziano si vede recapitare una grande quantità di fiori e di specialità culinarie che lo irritano e imbarazzano
    Quando nei giorni seguenti vede la giovane Sue minacciata da tre afroamericani, interviene di nuovo, mettendo in fuga i malintenzionati e salvando la ragazza.

    Thao viene mandato a servire Walt per una settimana, come punizione per aver tentato, giorni prima, di rubare l'auto che Walt custodisce gelosamente
    nel suo garage: si tratta di una Ford Gran Torino, un bolide del 1972, autentico gioiello.

    "Magari non sarò il più simpatico del mondo ma ho convinto la donna più in gamba del pianeta a sposarmi.
    Ci ho lavorato ma è stata la cosa più bella che ho conquistato"


    Walt finisce per prendere a cuore le sorti di Thao e gli procura un lavoro. I teppisti non accettano il gesto e aggrediscono il ragazzo.
    Kowalski, venutone a conoscenza, li raggiunge e, dopo averne pestato uno, li avverte di stare alla larga da quella famiglia.
    I giovani delinquenti, però, non demordono: quella stessa sera sparano raffiche di colpi contro la casa di Thao, lo feriscono lievemente
    e ne violentano poi la sorella Sue. La polizia non riesce ad arrestare i colpevoli a causa dell'omertà della comunità asiatica.
    Walt fatica a reprimere la propria rabbia. Padre Janovich capisce il pericolo imminente e lo scongiura di non peggiorare la situazione.

    - Non mi farò confessare da un verginello ventisettenne appena uscito dal seminario
    imbottito di letture che gode a tenere le mani a vecchiette superstiziose.


    Il giorno dopo, L'anziano dopo essersi tagliato i capelli, aver comprato un vestito nuovo ed essersi confessato, si reca dai teppisti.
    Dalla strada affronta i sei giovani criminali tutti ben armati e asserragliati in casa. Quando infila la mano sotto la giacca, come a voler prendere
    un'arma, i teppisti gli sparano e lo uccidono; ma in tasca aveva solo il suo accendino. Gli assassini vengono finalmente arrestati e Thao e la
    sua famiglia trovano un po' di serenità e la possibilità di guardare con più fiducia al futuro.

    Walt Kowalski (dalla lettura del testamento)
    (..) E lascio la mia auto da corsa del '72 Gran Torino...alla persona che più lo merita, Thao Vang Lor. A meno che tu non scoperchi il tetto
    come uno ******* messicano, non aggiunga quelle ridicole fiamme sulla fiancata come ogni coatto bianco, e non monti quegli spoiler da
    checca come sulle auto degli altri musi gialli. Fa veramente schifo.

    Walt Kowalski ha lasciato la propria casa alla Chiesa come avrebbe voluto la moglie, e la splendida Gran Torino a Thao, l'amico più fidato.
    Nella scena finale della pellicola Thao è alla guida della Gran Torino accanto a Daisy, la fidata cagnolina di Walt.











  10. #1620
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    gran film

    *


    Una conversazione del 1962 entrata nella storia del cinema, un' intervista ad Alfred Hitchcock realizzata da un giovane François Truffaut, grande ammiratore del “maestro del brivido”. La leggendaria chiacchierata, che si protrasse per una settimana, e in quella occasione il regista britannico condivise con Truffaut i “segreti” del mestiere, svelando i dietro le quinte dei suoi film più noti.




    Si parla anche della "suspense che certi – senza negare che Hitchcock ne sia il maestro – considerano come una forma inferiore di spettacolo mentre è, in sé, lo spettacolo.
    La suspense è prima di tutto la drammatizzazione del materiale narrativo di un film o almeno la presentazione più intensa possibile delle situazioni drammatiche.

    .... Un personaggio esce di casa, sale su un taxi e corre verso la stazione per prendere il treno. È una scena normale all’interno di un film medio.
    Ora, se prima di salire sul taxi quest’uomo guarda il suo orologio e dice: «Mio Dio, è spaventoso non prenderò mai il treno», il suo percorso diventa una pura scena di suspense, perché ogni semaforo, ogni incrocio, ogni vigile, ogni cartello stradale, ogni frenata, ogni movimento della leva del cambio vanno a intensificare il valore emozionale della scena. L’evidenza e la forza persuasiva dell’immagine sono tali che il pubblico non si dirà: «In fondo, non ha poi così fretta», o meglio: «Prenderà il prossimo treno».

    Grazie alla tensione creata dalla frenesia dell’immagine, l’urgenza dell’azione non potrà essere messa in dubbio. Una tale decisione di drammatizzazione non può funzionare senza arbitrarietà, ma l’arte di Hitchcock sta proprio nell’imporre questa arbitrarietà contro cui si ribellano a volte gli «spiriti forti» che parleranno allora di inverosimiglianza.... Per la verità, organizza i suoi intrecci partendo da una straordinaria coincidenza che gli fornisce la situazione forte di cui ha bisogno. Poi, il suo lavoro consiste nel nutrire il dramma, nell’annodarlo sempre più stretto dandogli il massimo di intensità e di plausibilità prima di scioglierlo molto rapidamente dopo che ha raggiunto il parossismo.

    Come regola generale le scene di suspense formano i momenti privilegiati di un film, quelli che la memoria trattiene. Ma guardando il lavoro di Hitchcock, ci si accorge che lungo tutta la sua carriera egli ha cercato di costruire film in cui ogni momento fosse un momento privilegiato. Film, come dice egli stesso, senza buchi né macchie. [....]




    Due scene di suspense non saranno da lui mai collegate tramite una scena comune, perché Hitchcock ha orrore del comune.

    Ecco un altro esempio del modo in cui Hitchcock «strangolerà» il quotidiano: un giovanotto presenta a sua madre una ragazza che ha conosciuto. Naturalmente la ragazza desidera vivamente di piacere all’anziana signora che è forse la sua futura suocera. Molto sereno, il giovanotto fa le presentazioni mentre, rossa e confusa, la ragazza si fa avanti timidamente. L’anziana signora, di cui abbiamo visto il viso mutare espressione mentre suo figlio terminava (fuori campo) le presentazioni, fissa ora la ragazza di fronte, gli occhi negli occhi (tutti i frequentatori di cineclub conoscono questo sguardo puramente hitchcockiano che si posa quasi sull’obiettivo della macchina da presa); un leggero arretramento della ragazza indica il suo primo segno di smarrimento: Hitchcock, ancora una volta, ci ha presentato in un solo sguardo una di quelle terrificanti madri ossessive di cui ha l’esclusiva. Ormai, tutte le scene «familiari» del film saranno tese, contratte, in conflitto, intense, perché tutto accade nei suoi film come se si trattasse per Hitchcock di impedire alla banalità di insediarsi sullo schermo.
    L’arte di creare la suspense è nello stesso tempo quella di mettere il pubblico «nell’azione» facendolo partecipare al film. Lo spettacolo, da questo punto di vista, non è più un gioco che si fa a due (il regista + il suo film), ma a tre (il regista + il suo film + il pubblico) e la suspense, come i sassi bianchi di Pollicino o la passeggiata di Cappuccetto Rosso, diventa un mezzo poetico perché il suo obiettivo è quello di commuoverci, di farci battere più forte il cuore. [.....]









    Hitchcock realista? Nei film come nelle commedie, il dialogo non fa che esprimere i pensieri dei personaggi mentre sappiamo bene che spesso le cose si svolgono diversamente nella vita, in particolare nella vita sociale ogni volta che ci si trova tra persone che non si conoscono bene: ai cocktails, ai pranzi mondani, consigli di famiglia ecc. Se assistiamo come osservatori a riunioni di questo tipo, avvertiamo benissimo che le parole pronunciate sono secondarie, di convenienza e che l’essenziale è altrove, nei pensieri degli invitati, pensieri che possiamo cogliere osservando gli sguardi.
    Supponiamo che invitato a un ricevimento, ma come osservatore, io guardi il signor Y… che racconta a tre persone le vacanze che ha appena trascorso in Scozia con sua moglie. Osservando con attenzione il suo volto posso seguire i suoi sguardi e accorgermi che in realtà egli si interessa soprattutto delle gambe della signora X… Mi avvicino ora alla signora X… Parla dei cattivi risultati scolastici dei suoi due bambini, ma il suo sguardo freddo si posa spesso sull’elegante figura della signorina Z…
    Quindi, l’essenziale della scena alla quale ho appena assistito non è contenuto nel dialogo che è strettamente mondano e di pura convenienza, ma nei pensieri dei personaggi:
    desiderio fisico del signor Y… per la signora X…
    gelosia della signora X… nei confronti della signorina Z…

    Da Hollywood a Cinecittà, nessun altro regista all’infuori di Hitchcock è attualmente capace di filmare la realtà umana di questa scena come l’ho appena descritta. Eppure, da quarant’anni, ogni film di Hitchcock contiene diverse scene di questo tipo, basate cioè sulla sfasatura tra l’immagine e il dialogo, in cui la prima situazione (evidente) e la seconda (segreta) vengono filmate simultaneamente allo scopo di ottenere un’efficacia drammatica strettamente visiva."

    (estratto, dal web)


    Ultima modifica di diagonale; 03-12-19 alle 15:52

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