Mario Schifano VIII - Pagina 11
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  1. #101
    L'avatar di cicala69
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    Citazione Originariamente Scritto da Ostenda Visualizza Messaggio
    credo si riferisse a Pedretti
    ok chiaro
    allora scrivesse su 3d pedretti...
    vabbè che solo sui 3d di schifano si scrive di tutti di +....ormai a ruota libera

  2. #102

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    Citazione Originariamente Scritto da cicala69 Visualizza Messaggio
    ok chiaro
    allora scrivesse su 3d pedretti...
    vabbè che solo sui 3d di schifano si scrive di tutti di +....ormai a ruota libera
    Beh....si è citato Pedretti...allora mi sono permesso...andrò in ginocchio sui ceci in sala mensa prima di essere bannato per aver scritto in un argomento dove bisogna meritarselo.

  3. #103

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    Mario capisce che quadrare un quadrante è il fondamento della nuova visione

    Mario.
    La sua prima mostra importante alla “Salita” con Franco Angeli, Tano Festa, Francesco
    Lo Savio e Giuseppe Uncini, nel 1958 non funzionerà da incipit per un duraturo
    percorso vicino ai gruppi artistici di quella Roma cinematografica che lo accolse. Il
    destino, e forse anche la predisposizione al lavoro in solitudine di Mario, gli fecero
    abbandonare rapidamente l’ottica monocroma, tanto amata dal suo primo contatto
    interessante, Ileana Sonnabend.
    La Sonnabend, un contatto bruciato precocemente da Mario per via di una necessità
    espressiva che stava mutando e che sentiva il monocromo sempre più stretto, Mario
    rispetto agli altri artisti incanalava sempre più il suo guardare ad una società che
    mutava, utilizzando uno “sguardo pop” per vedere quella romanità tanto amata
    quanto odiata. L’introduzione allo “ sguardo pop romano” ci viene data da Uncini che
    dice: “la Pop Art arrivò a Roma quando un giorno finì dentro al bar Rosati una rivista
    con le immagini di Rauschenberg, di Jasper Johns, un giornale mai visto, con le
    fotografie a tutta pagina, colorate. Era un incanto, uno sbalordimento. Ce la
    passavamo tra di noi come un tesoro”.
    Facendo il lupo solitario, Schifano, esaurirà
    velocemente la stagione dei Monocromi (1960-1962); in un’intervista Arturo
    Quintavalle alla domanda sul perché Mario avesse rotto con Ileana e di conseguenza
    con l’ondata monocroma, risponde: Ileana ruppe con Schifano perché lui stava
    tentando di uscire dal monocromo e Ileana invece pensava che dovesse restare in
    quella ricerca quasi sospesa; in quel momento in cui la pittura era pittura di attesa.
    Tra queste parole colpisce la frase “momento in cui la pittura fosse pittura di attesa”
    con questa frase Quintavalle centra in pieno il momento che Mario stava affrontando,
    un momento di attesa, lo stesso momento che stavano vivendo tutti gli italiani nel ‘60,
    in particolare Roma, quasi una fase di preparazione ad un processo di complessi
    cambiamenti. Cambiamento delle visioni, cambiamento propositivo ad un nuovo
    guardare; la visione monocroma non bastava più, dopo le proposte enucleate in primis
    da Manzoni con gli strascichi di Klein, si assiste ad un’evoluzione visiva che quasi per
    inerzia seguiva il rapido cambiamento tecnologico. Tra l’eco di una Roma dove le
    mostre della Galleria d’arte moderna con la Bucarelli, avevano mostrato Pollock e
    Rothko, ci si preparava ad essere diversi, tra gli odori di un fascismo ancora troppo
    presente e tra una presenza americana in crescita. Nuovi turbamenti ottici si scontrano
    anche con il pittore Mario, che in una professionalità artistica rispecchiante gli
    insegnamenti paterni, trovano nell’artigianalità pittorica le fughe che per anni avevano
    insidiato un immaginario a tinta unita. Continuando ad utilizzare un media
    antichissimo, come la pittura, Mario inizia ad adottare un nuovo schema visivo,
    facendo emergere sempre più frequentemente quel riquadro a forma di schermo, tra
    le tele.
    Il pop a Roma si faceva già sentire da anni, come accennato in precedenza, c’era già
    negli ultimi anni ’50 con un Uncini che parlava di riviste patinate piene di pop art che
    circolavano nei bar, e soprattutto al bar Rosati. Dell’America gli artisti sapevano già
    tutto. Incredibilmente molti erano i parallelismi che si potevano notare tra la Roma di
    quel periodo e l’America, le immagini che giungevano erano le stesse con le fasi che
    ripercorrevano il momento delle innovazioni. I cartelloni pubblicitari si uniformavano,
    la scritta Coca-Cola appariva ovunque e diventava sempre più una costante reale oltre
    che nell’immaginario comune in un’ idea di società che, per assurdo in un capitalismo
    diffuso amava sempre più l’idea marxista. Andy Wharhol in “a e b e viceversa”
    introduce ancor di più l’argomento, parlando di un insediamento antiborghese nella
    borghesia di questa bevanda: sia il presidente che il comune operaio se volevano bere
    una Coca-Cola dovevano spendere la stessa cifra, non c’era distinzione di ceto sociale,
    era un chiaro segnale che la società si stava uniformando diventando sempre più
    massa.
    Riquadro.
    Le prospettive visive stavano cambiando, delegate ad una comunicazione sempre più
    filtrata da uno schermo. Mc Luhan analizzava come il monocolo della macchina
    fotografica tenda a trasformare le persone in cose e la fotografia estenda la visione a
    molteplici immagini, dove ad esempio la figura umana fotografata diventa una sorta di
    merce prodotta in serie.
    Mario lo fa, capisce che quadrare un quadrante è il fondamento della nuova visione
    prospettica. La squadratura introduce la dimensione, (quando guardo vedo
    schermato), il mio filtro è l’occhio, la mia mente è lo schermo riflettente, il quadro è
    l’esito della proiezione del subconscio. Si quadra per tradurre il quadro esistenziale.
    Giuseppe Uncini nel libro dedicato a Mario Schifano di Luca Ronchi, parla dell’inizio alla
    così detta quadratura delle tele.
    (Ronchi, 2012)“lo strumento che veicolò questa idea del monocromo, del non quadro, fu
    la macchina fotografica che Mario allora, nel ’59, non aveva. Si può immaginare Schifano
    senza macchina fotografica? No! La prima che ebbe tra le mani fu la mia Rolleiflex. Aveva
    il visore reflex e le immagini che vedevamo al là dietro erano magiche, diventavano tutte
    bellissime. Appena Mario vide la macchina rimase incantato. Disse: “me la devi prestare,
    dammela”. Io non ne ero troppo convinto, per me era una cosa preziosissima, ma alla
    fine gliela prestai. Lui, però, non sapeva fotografare e dopo qualche giorno mi chiese:
    «dimmi come si fa…». Così cominciò a fare le prime fotografie. Fu quella visione, la
    forma dello schermo, che venne fuori sul monocromo.
    Infatti quel contorno a schermo dove poi lui dipingeva dentro con il colore nero, il
    bianco e nero - e dopo con il verde, il giallo ed il rosso – aveva la forma della visione di
    una macchina fotografica. L’idea era questa: vedere la realtà filtrata dallo schermo, da
    un mezzo tecnologico. Il primo a vedere i lavori fu Emilio Villa, il “grande galeotto”, che
    ci incoraggiò. Era una persona inafferrabile, stupefacente, al di fuori di ogni accademia,
    un grande poeta. Rimase molto colpito. Improvvisamente smettemmo di essere “quelli
    più o meno bravi” e diventammo quelli che ponevano dei problemi e pensavano in
    grande.
    Mario gli fece vedere due monocromi che aveva preparato il giorno prima, uno era
    convesso come uno schermo TV, con una tela metallizzata. Emilio Villa lo guardò
    attentamente e disse: <<Si, questo mi piace, si richiama al concretismo tedesco… E’
    come se tu avessi voluto fare un’ ala di aeroplano…>>.
    E se ne andò perché doveva vedere Ungaretti.
    Subito dopo Mario prese una piccola tela, ci attaccò sopra un foglio di carta da pacchi e
    lo pitturò di giallo. Ecco com’è andata la storia dei monocromi.



    http://dspace.unive.it/bitstream/han...pdf?sequence=2
    Ultima modifica di samodoc1; 26-09-21 alle 17:27

  4. #104

  5. #105
    L'avatar di tzn.7
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    Grazie @Ale per la segnalazione !
    Sono andato un po’ a leggere ed hanno cambiato la procedura di archiviazione e poi.. ecco la “chicca “..

    Archivio – Archivio Mario Schifano

    Speriamo sia la volta buona.. intanto attendiamo il primo volume.. mancano ancora 3 mesi..!!💪

    Mario Schifano VIII-68d3abde-19f6-4da1-8ae4-ca7a35d2f2db.jpg

  6. #106
    L'avatar di mmt
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    eh già.

  7. #107

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    Mario Schifano dal 1995 al 1997 con Telemarket

    Nel 1995 Schifano siglò un contratto d’esclusiva con Telemarket, società per la vendita di opere d’arte al grande pubblico attraverso canali innovativi quali la televisione, le aste e gli showrooms. In questo modo l’artista trasferì nella sua pratica pittorica modalità di produzione vicine a quelle seriali dell’industria, dichiarando di voler competere, per i tempi di realizzazione delle opere, con le macchine e le rotatorie per la stampa.

    SCHIFANO, Mario in "Dizionario Biografico"

  8. #108
    L'avatar di Galak
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    Citazione Originariamente Scritto da samodoc1 Visualizza Messaggio
    Nel 1995 Schifano siglò un contratto d’esclusiva con Telemarket, società per la vendita di opere d’arte al grande pubblico attraverso canali innovativi quali la televisione, le aste e gli showrooms. In questo modo l’artista trasferì nella sua pratica pittorica modalità di produzione vicine a quelle seriali dell’industria, dichiarando di voler competere, per i tempi di realizzazione delle opere, con le macchine e le rotatorie per la stampa.

    SCHIFANO, Mario in "Dizionario Biografico"

    In effetti ricordo perfettamente quegli anni d’oro di Telemarket
    ( iniziai ad interessarmi di arte contemporanea proprio in quel periodo…) e quante opere di Schifano venivano confermate a ripetizione : davvero impressionante ! Come impressionanti sono i filmati
    ( si trovano ancora oggi su you tube) che riprendono Schifano dipingere con i soli tubetti di colore (puro spettacolo!) e che fanno apprezzare la velocità di ideazione e di realizzazione del dipinto dell’artista

  9. #109
    L'avatar di cicala69
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    Si aggiudicano anche le puliture di pennello del maestro

  10. #110

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    Aggiungo una ulteriore osservazione a quelle fatte da Galak e cicalasixtynine:
    Moltissime di quelle opere di TM sono state comperate da tutti gli Italiani della classe media o media piccola e non solo, che rimanendo a guardare le trasmissioni di TM per anni hanno confermato le opere di Mario Schifano fatte tra gli anni 1995 e il Gennaio del 98 per TM, e non solo queste, con archivio Monte Titano o Fondazione MS, spesso con Monica in commissione fino al Marzo 2003 ma non solo; ed è questo un ulteriore motivo di necessaria conferma del mercato di tutte queste opere di Mario Schifano, mancando il quale si procurerebbe un ingiusto danno economico a tanti Italiani che hanno comperato le opere fatte da Mario Schifano per Telemarket. (non è accettabile avere messo prima le mani nelle tasche degli Italiani vendendo delle opere di Mario Schifano certificate come autentiche e archiviate e poi fare difficoltà o addirittura rifiutarsi di riconfermarle nel nuovo...)

    PS tributo all'ispiratore pop di Mario Schifano

    A collector’s guide to Andy Warhol prints | Christie's

    ‘A Coke is a Coke,’ he said, ‘and no amount of money can get you a better Coke than the one the bum on the corner is drinking.’ Questa è la vera pop art, questo era Andy Warhol, questo era Mario Schifano e questo dobbiamo riconoscerlo tutti è riuscito a fare il povero Corbelli con Telemarket..a favore di tutti ...ma di tutti.. gli Italiani.
    Ultima modifica di samodoc1; 04-10-21 alle 12:06

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