Alighiero Boetti III - Pagina 62
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  1. #611

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    Grazie mille per la risposta.

    Condivido la Tua lettura, sembra proprio che stia iniziando a passare una distinzione qualitativa fra i due macro-periodi di produzione degli arazzi (pre e post invasione, per intenderci).
    Nel momento in cui si iniziano a capire certe differenze e certe particolarità anche compositive, si apprezzano delle differenze qualitative veramente importanti, a parità (ovviamente) di una visione concettuale univoca e fortissima dell'operazione "arazzi" in se e per se (sfogliare uno qualsiasi dei cataloghi contenete i reportage sulla produzione pakistana degli arazzi basta da sola a trasmettere visivamente la portata storico artistica di questo enorme ciclo di opere).

    Detto questo, approfitto della Tua gentilezza, per affrontare un altro tema spinoso: il numero della produzione.

    Premesso che mi sono interessato da poco tempo all'opera di Boetti (circa 2/3 anni) e premesso che grazie all'illuminato aiuto di un caro amico, sono riuscito a mettere in collezione un solo arazzo (un Kabul del '79) ho sin dall'inizio notato una cosa.
    La vulgata del mondo del collezionismo/mercato italiano è sempre stata: ci sono tantissimi arazzi.
    Nel mio piccolo però ho toccato con mano che: a) in generale l'offerta di arazzi c'è, ma non così capillare e numerosa come avevo pensato (in Fiera a Milano e/o Bologna, anche prima del Covid ne ho sempre trovati meno di 10 complessivamente in tutti gli stand, così come a Milano 2021 ne ho visti 5 max 7 e tutti venduti il giovedì);
    b) di arazzi del periodo "Kabul" non ce n'è nel mercato ordinario, ne escono alcuni in asta e, negli ultimi anni, ne ho visti 2/3 sul mercato ordinario (e di questi 1 l'ho comprato e l'altro mi è sfuggito).

    Premessa questa mia disamina, strettamente personale, Ti chiedo: forse non sarebbe l'ora di superare la vulgata anni 90 dell'enorme ed indistinto numero di arazzi, soprattutto di dimensioni piccole? dovremo aspettare il volume dedicato del catalogo generale o già ora il diverso sentimento mercantile e storico/artistico/culturale su questo ciclo di opere potrebbe permetterci di inquadrare gli arazzi nel giusto contesto?

    Grazie mille per la chiacchierata.

    P.S. aggiungo un ricordo personale: nelle fiere di Bologna inizi metà anni '90 che frequentavo da ragazzino ho memoria di molti arazzi in tanti stand. Scambiando opinioni con qualche operatore da tempo sul mercato mi è stato detto: 1) in quel periodo abbastanza vicino alla morte dell'artista molti si riversarono sul mercato a prezzi, visti con gli occhi di oggi, veramente ridicoli; 2) in quegli anni non c'era l'archivio efficiente come oggi e si vocifera di molti falsi, successivamente riconosciuti come tali dall'Archvio e dalla Fondazione.
    Questo potrebbe essere un altro capitolo di discussione, i falsi arazzi e la loro circolazione. Credi che il mercato si sia ripulito a quasi 30 anni di distanza?

  2. #612
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    Grazie mille per la risposta.

    Condivido la Tua lettura, sembra proprio che stia iniziando a passare una distinzione qualitativa fra i due macro-periodi di produzione degli arazzi (pre e post invasione, per intenderci).
    Nel momento in cui si iniziano a capire certe differenze e certe particolarità anche compositive, si apprezzano delle differenze qualitative veramente importanti, a parità (ovviamente) di una visione concettuale univoca e fortissima dell'operazione "arazzi" in se e per se (sfogliare uno qualsiasi dei cataloghi contenete i reportage sulla produzione pakistana degli arazzi basta da sola a trasmettere visivamente la portata storico artistica di questo enorme ciclo di opere).

    Detto questo, approfitto della Tua gentilezza, per affrontare un altro tema spinoso: il numero della produzione.

    Premesso che mi sono interessato da poco tempo all'opera di Boetti (circa 2/3 anni) e premesso che grazie all'illuminato aiuto di un caro amico, sono riuscito a mettere in collezione un solo arazzo (un Kabul del '79) ho sin dall'inizio notato una cosa.
    La vulgata del mondo del collezionismo/mercato italiano è sempre stata: ci sono tantissimi arazzi.
    Nel mio piccolo però ho toccato con mano che: a) in generale l'offerta di arazzi c'è, ma non così capillare e numerosa come avevo pensato (in Fiera a Milano e/o Bologna, anche prima del Covid ne ho sempre trovati meno di 10 complessivamente in tutti gli stand, così come a Milano 2021 ne ho visti 5 max 7 e tutti venduti il giovedì);
    b) di arazzi del periodo "Kabul" non ce n'è nel mercato ordinario, ne escono alcuni in asta e, negli ultimi anni, ne ho visti 2/3 sul mercato ordinario (e di questi 1 l'ho comprato e l'altro mi è sfuggito).

    Premessa questa mia disamina, strettamente personale, Ti chiedo: forse non sarebbe l'ora di superare la vulgata anni 90 dell'enorme ed indistinto numero di arazzi, soprattutto di dimensioni piccole? dovremo aspettare il volume dedicato del catalogo generale o già ora il diverso sentimento mercantile e storico/artistico/culturale su questo ciclo di opere potrebbe permetterci di inquadrare gli arazzi nel giusto contesto?

    Grazie mille per la chiacchierata.

    P.S. aggiungo un ricordo personale: nelle fiere di Bologna inizi metà anni '90 che frequentavo da ragazzino ho memoria di molti arazzi in tanti stand. Scambiando opinioni con qualche operatore da tempo sul mercato mi è stato detto: 1) in quel periodo abbastanza vicino alla morte dell'artista molti si riversarono sul mercato a prezzi, visti con gli occhi di oggi, veramente ridicoli; 2) in quegli anni non c'era l'archivio efficiente come oggi e si vocifera di molti falsi, successivamente riconosciuti come tali dall'Archvio e dalla Fondazione.
    Questo potrebbe essere un altro capitolo di discussione, i falsi arazzi e la loro circolazione. Credi che il mercato si sia ripulito a quasi 30 anni di distanza?
    Prima di tutto, complimenti per essere riuscito a mettere in collezione un ricamo di Boetti, per di più Kabul

    Tempo fa in un'intervista di Ugo Nespolo fattagli da Giovanni Faccenda, mi è piaciuta molto questa dichiarazione: Alighiero Boetti nella sua carriera ha sempre sperimentato e cercato nuove idee, oltre ai ricami che sono stati la "spina dorsale" del suo lavoro.
    Questo concetto è realmente molto vero.
    Boetti ha prodotto una varietà incredibile di opere e nel tempo ne ha aggiunte di nuove tipologie lasciandosi alle spalle altre tipologie. Una delle poche costanti sono appunto i ricami, che includono gli "Arazzi" con le lettere e anche le "Mappe".

    Quindi, essendo una produzione che è proseguita per parecchi anni, il numero di opere realizzate è rilevante, il che in realtà è stato anche un bene, perchè ha consentito a diverse gallerie nel tempo di farci un lavoro e di valorizzare un po' tutta la sua produzione (che in parte sicuramente meriterebbe ulteriori valorizzazioni, in particolare tante opere su carta ancora oggi sono poco note al grande pubblico).

    Quella che tu riferisci come pensiero della vulgata, ossia "ci sono tantissimi arazzi", di fatto corrisponde nel concetto della quantità, ma il nodo centrale non è il numero di arazzi prodotti, ma il numero di quelli concretamente sul mercato in proporzione alla domanda collezionistica.

    Picasso, Warhol, Koons, Hirst (per fare i alcuni nomi) hanno prodotto moltissimo, eppure il rapporto tra l'offerta e la domanda fa si che le quotazioni siano stellari, perchè hanno tantissimi collezionisti interessati ad acquisire le loro opere: una Marilyn tirata a 250 esemplari può costare oltre 100.000 euro, ed è solo una delle varianti cromatiche realizzate, in tutto sono migliaia di copie solo per quel soggetto. Di telette 15x15 cm di Flowers ce ne sono centinaia, e vanno in asta tra i 100 e 200.000 dollari e più. E aggiungo: magari averne una!!!

    Detto questo, confermo la tua esperienza, a seconda degli anni - e direi anche a seconda della crescita delle quotazioni - sul mercato (aste/fiere/gallerie) la presenza di arazzi sul mercato è stata molto variabile: in alcune fiere si potevano vedere 10 ricami, in altre nessuno, in altre 30 ecc. Alcuni anni in asta non si è visto passare nemmeno un Kabul e in altri anni magari 5.
    E' tutto molto imprevedibile.
    Secondo me gli arazzini quando li si vede in una fiera o anche in un'asta li si nota di più di altre opere di altri artisti e viene più da contarli... almeno è una mia sensazione: alla fine di una fiera viene più facile dirsi "c'erano x arazzini" piuttosto che "x opere di Fontana / de Chirico / Burri" ecc.
    Forse è perchè hanno una potenza visiva e una riconoscibilità difficlmente paragonabile ad altre opere. Spiccano parecchio.
    E probabilmente spiccano anche perchè si trascinano dietro anche l'idea che una volta costavano poco / non li voleva nessuno e oggi sono diventate opere costose ed oggetto del desiderio di tantissimi collezionisti.
    Questo secondo me è il contesto su cui si muove il mercato ed il collezionismo, al di là del numero di opere realizzate in sè.

    Volendo stare sul numero:
    - per quanto riguarda i "Kabul" realizzati entro il 1979, sono già stati inclusi in un tomo del Catalogo Ragionato e li si può contare (io l'ho fatto ); a questi va aggiunta una percentuale che non era stata archiviata al momento della pubblicazione e saranno inclusi in un futuro tomo di aggiornamento;
    - i ricami realizzati tra il 1980 e 1987 (Kabul & Peshawar) figureranno nel prossimo Volume, che dopo essere stato rinviato a causa Covid dovrebbe uscire quest'anno;
    - i ricami dal 1988 al 1994 rientraranno invece in un ulteriore Volume successivo

    Per quello che è il mio polso, tra il 1980 e 1987 immagino una produzione non numerosissima, perchè l'Afghanistan era sotto occupazione sovietica quindi i contatti erano più rarefatti e la produzione a Peshawar con i profughi afghani è ripresa in modo più continuativo proprio intorno al 1987.

    I numeri più importanti in termini di quantità li vedo successivamente al 1987, direi soprattutto a partire dal 1988, quindi per averne contezza si dovrà aspettare qualche anno fino alla pubblicazione del relativo Tomo del Catalogo Ragionato.

    La mia sensazione in ogni caso è che alla fine il numero complessivo, per quanto corposo, sarà più basso di quanto si immagini.

    PS. per quanto riguarda i FALSI, sicuramente il mercato ufficiale ne è stato ripulito, nel senso che ormai i valori sono tali per cui nessuno - salvo follia - comprerebbe un'opera in assenza dell'archiviazione.
    Questo non vuol dire che i falsi siano spariti: nel sottobosco ci si può imbattere in tutto, opere false prive di archiviazione o addirittura con relativi falsi certificati. Con prezzi "d'occasione"...
    Per questo è sempre fondamentale fare un controllo anche dei certificati di archiviazione con l'Archivio. Questa è una prassi che andrebbe fatta per qualunque artista.
    Ma rivolgendosi ai canali seri, ossia alle gallerie affidabili e alle case d'asta, di certo ci si può tutelare. Con opere di provenienza privata vale sempre la pena la verifica con l'Archivio.

    PPS. dopo una lunga assenza, ecco di nuovo una mia pappardella

  3. #613
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  4. #614

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    @Biagio.tv grazie mille per la risposta.

    Effettivamente il problema dei "numeri" va affrontato dal lato della domanda e tutto si chiarisce! e condivido assolutamente l'idea che il numero anche elevato di opere prodotte non sia di per sè un male, anzi, purchè sia mantenuta una qualità e una freschezza dell'idea veicolata (quanti artisti incredibili conosciamo che hanno mercati di nicchia o sono spariti del tutto dai radar per una produzione quasi inesistente e/o una massa di opere sul mercato assolutamente esigua? il primo esempio che mi viene in mente è il mio amato Giangiacomo Spadari.....).

    Aspettiamo quindi con ansia i cataloghi generali.

    Grazie ancora e non smettere con le pappardelle!

  5. #615
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    @Biagio.tv grazie mille per la risposta.

    Effettivamente il problema dei "numeri" va affrontato dal lato della domanda e tutto si chiarisce! e condivido assolutamente l'idea che il numero anche elevato di opere prodotte non sia di per sè un male, anzi, purchè sia mantenuta una qualità e una freschezza dell'idea veicolata (quanti artisti incredibili conosciamo che hanno mercati di nicchia o sono spariti del tutto dai radar per una produzione quasi inesistente e/o una massa di opere sul mercato assolutamente esigua? il primo esempio che mi viene in mente è il mio amato Giangiacomo Spadari.....).

    Aspettiamo quindi con ansia i cataloghi generali.

    Grazie ancora e non smettere con le pappardelle!

  6. #616
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    Una bella opera di Boetti tra quelle portate da Tornabuoni ad Art Geneve.
    Fa parte di quella produzione su carta - fantastica e interessantissima - dedicata alla trasposizione di concetti matematici, realizzata negli anni '70 ed ancora oggi poco nota.

    Alighiero Boetti III-img_7962.jpg

    Questo invece è una parte dello stand della galleria di Larkin Erdmann alla fiera Nomad a St. Moritz.
    La piccola scultura in mezzo ai ricami è di Niki de Saint Phalle.

    Alighiero Boetti III-img_7961.jpg

  7. #617
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    Citazione Originariamente Scritto da Biagio.tv Visualizza Messaggio
    Una bella opera di Boetti tra quelle portate da Tornabuoni ad Art Geneve.
    Fa parte di quella produzione su carta - fantastica e interessantissima - dedicata alla trasposizione di concetti matematici, realizzata negli anni '70 ed ancora oggi poco nota.

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    Questo invece è una parte dello stand della galleria di Larkin Erdmann alla fiera Nomad a St. Moritz.
    La piccola scultura in mezzo ai ricami è di Niki de Saint Phalle.

    Alighiero Boetti III-img_7961.jpg
    sono solo io che non riesco a vedere le opere indicate da Biagio ( a proposito; bentornato! )oppure c’è qualche problema sulla piattaforma?

  8. #618
    L'avatar di mmt
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    vediamo che cosa farà:
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Alighiero Boetti III-schermata-2022-03-08-alle-09.38.54.jpg  

  9. #619
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    Citazione Originariamente Scritto da Galak Visualizza Messaggio
    sono solo io che non riesco a vedere le opere indicate da Biagio ( a proposito; bentornato! )oppure c’è qualche problema sulla piattaforma?
    Grazie @Galak!

    Provo a re-inserire il post con le immagini, per qualche motivo in "modifica" sembra le carichi ma poi non le visualizza. Boh!

    Citazione Originariamente Scritto da Biagio.tv Visualizza Messaggio
    Una bella opera di Boetti tra quelle portate da Tornabuoni ad Art Geneve.
    Fa parte di quella produzione su carta - fantastica e interessantissima - dedicata alla trasposizione di concetti matematici, realizzata negli anni '70 ed ancora oggi poco nota.

    Alighiero Boetti III-0001-ok.jpg

    Questo invece è una parte dello stand della galleria di Larkin Erdmann alla fiera Nomad a St. Moritz.
    La piccola scultura in mezzo ai ricami è di Niki de Saint Phalle.

    Alighiero Boetti III-0002-ok.jpg
    Immagini Allegate Immagini Allegate Alighiero Boetti III-0002.jpg Alighiero Boetti III-0001.jpg 

  10. #620
    L'avatar di Biagio.tv
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    Ieri da Sotheby's a New York è passato questo bel ricamo 25x25 cm, con una frase che a me è sempre piaciuta molto e che si rifà al titolo di una celebre scultura poverista realizzata da Boetti negli anni '60: Niente da vedere, Niente da nascondere.

    Alighiero Boetti III-screenshot-2022-03-16-17-49-09-niente-da-vedere-niente-da-nascondere-contemporary-discoveries.jpg

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