Acquistare quote di opere d’arte
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  1. #1
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    Acquistare quote di opere d’arte

    Buonasera a tutti,

    Cosa ne pensate di questa idea? Ho trovato questo sito in merito:

    Chi Siamo | Art Share Sales

  2. #2
    L'avatar di techne
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    Mah… ho dato un occhio incuriosita (più che altro per deformazione professionale ). Proprio brevemente e anche un po' superficialmente, tralasciando il fatto che loro “custodiscono l’opera per te”, che da un punto di vista di appassionata dell’arte è un po' dura da digerire spendendoci soldi.
    Sulla qualifica di startup di primo livello di diritto sanmarinese e sui conseguenti benefici e normativa si trovano informazioni in rete, ma credo sia un discorso che riguardi più la società che gli investitori (i quali presumo saranno regolati in base al diritto cui sono sottoposti, ma non ho approfondito).
    Sulla maggior parte dei punti, credo che la risposta stia nel termine dell’art. 11 del regolamento (lo riporto anche per intero: Regolamento | Art Share Sales ) in cui oltrepassati i 60 mesi dal primo acquisto delle quote pare (pare, se ho ben capito) che sparisca la previsione della plusvalenza minima:

    11. SCADENZA E RIPARTO FINALE
    11.1. L’amministratore si adopererà per ottenere la vendita dell’opera intera sul mercato entro due anni dal collocamento dell’opera in quote.
    In ogni caso la comproprietà è a termine e cesserà al più tardi al 60° mese dal primo acquisto delle quote. In prossimità della scadenza del termine, qualora non sia stata venduta precedentemente, l’opera verrà posta in vendita all’asta sul mercato.
    11.2. Il prezzo di aggiudicazione al netto delle spese di vendita e delle imposte dovute alla casa d’aste verrà ripartito tra tutti i comproprietari in proporzione alla quota da ciascuno posseduta, fermo restando l’addebito delle spese di gestione nei limiti di cui all’art. 4.1.
    11.3. Art Shares invierà a tutti i comproprietari il riparto della vendita entro 30 giorni dall’incasso del prezzo di aggiudicazione.


    Mi pare un modo di vendita con guadagno determinato ab origine per loro, ad un prezzo invero nemmeno poi così “basso” (mi è balzato all’occhio Olivieri degli anni recenti, ma correggetemi se sbaglio). Mentre resta poco chiaro (almeno a me) in che modo i benefici fiscali “si trasferirebbero” sugli investitori, visto che si parla anche di IVA per chi è sottoposto al diritto italiano.
    E con lo scadere del sessantesimo mese alias 5 anni (e a prescindere dall'andamento del mercato del singolo artista, che forse sarebbe una parametrazione del tempo a mio giudizio più appropriata, anche solo in ordine di una previsione di realizzo), Cenerentola rischia di non avere - non tanto la limousine - ma nemmeno più la carrozza svalutata Sempre se ho letto bene

    Edit: visto solo ora. C'è anche una questione sul "doppio prezzo" (per quotisti e "ufficiale") che non mi è chiara. Se metto 100 euro in quote, sempre 100 euro rimangono. A meno che non sia uno "sconto" per il quotista sull'opera intera, che però se acquista prima dei 60 mesi dalla prima quota deve garantire la plusvalenza del 10%. Boh
    Ultima modifica di techne; 24-07-20 alle 10:09

  3. #3

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    Ne avevamo già parlato, con ben pochi apprezzamenti. Non ha senso comprare quote di quadri: può funzionare solo per un pool di mercanti che si mettano insieme per acquisire un'opera particolarmente costosa, e infatti questo si fa da sempre. Ma per dei collezionisti privati 'investire' in quote di QUADRI-MERCE, è un pensiero che fa rabbrividire. Inoltre, affidare ad altri la gestione di un bene (sarà stato comprato bene?, sarà possibile rivenderlo? con chi prendersela se l'acquisto si rivela sbagliato? sarà rivenduto al meglio? secondo criteri stabiliti da chi? secondo il gusto di chi? chi sarà il mago dell'intuizione? si possono escludere con certezza conflitti di interesse?), in un mercato del tutto deregolamentato, mi sembra una pessimissima idea. Se un 'investitore' vuole speculare su qualcosa, ha ampia scelta sul mercato azionario, sui derivati, sui certificati, sulle materie prime, e mille altre cose senza dubbio più controllate, controllabili e monetizzabili con un click, in giro per tutto il mondo. Non c'è bisogno di intrallazzare con mercanti che farebbero meglio a continuare a fare il loro mestiere, non i gestori di fondi.
    Ultima modifica di accipicchia; 24-07-20 alle 12:00

  4. #4

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    Mi accodo ad accipicchia, anche perché ormai ci sono fondi di investimento nel settore arte; con quel tanto si possono comprare quelli.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da accipicchia Visualizza Messaggio
    Ne avevamo già parlato, con ben pochi apprezzamenti. Non ha senso comprare quote di quadri: può funzionare solo per un pool di mercanti che si mettano insieme per acquisire un'opera particolarmente costosa, e infatti questo si fa da sempre. Ma per dei collezionisti privati 'investire' in quote di QUADRI-MERCE, è un pensiero che fa rabbrividire. Inoltre, affidare ad altri la gestione di un bene (sarà stato comprato bene?, sarà possibile rivenderlo? con chi prendersela se l'acquisto si rivela sbagliato? sarà rivenduto al meglio? secondo criteri stabiliti da chi? secondo il gusto di chi? chi sarà il mago dell'intuizione? si possono escludere con certezza conflitti di interesse?), in un mercato del tutto deregolamentato, mi sembra una pessimissima idea. Se un 'investitore' vuole speculare su qualcosa, ha ampia scelta sul mercato azionario, sui derivati, sui certificati, sulle materie prime, e mille altre cose senza dubbio più controllate, controllabili e monetizzabili con un click, in giro per tutto il mondo. Non c'è bisogno di intrallazzare con mercanti che farebbero meglio a continuare a fare il loro mestiere, non i gestori di fondi.
    A me non fa rabbrividire, ma li ho sempre considerati un pò alla stregua di oggetti, comunque so che la pensiamo molto diversamente sul punto. Tanto è vero che a me darebbe fastidio spendere soldi, e non portare niente a casa

    Sul discorso della convenienza, io con la matematica mi trollo

    Però piglio l'Olivieri che prima ho citato, eccolo qui:
    Claudio Olivieri "Lieto fine" Olio su tela 2008 | Art Share Sales

    Con tutto il rispetto eh, ma 10.000,00 euro di prezzo (8.000,00 per i quotisti), oltre 22% IVA, e oltre ovviamente ai diritti d'asta personalmente la vedo dura. Tu come la vedi? Eppure le quote risultano acquistate quasi tutte....

    Loro per un paio di anni si impegnano a documentare i tentativi di vendita ed i passaggi in asta (suppongo a questo punto mettendo una riserva, i cui calcoli non oso nemmeno fare).

    Dal lato investitore, c'è (oltre al rischio di pigliare quel che si può al 60° mese) anche l'obbligo di rimborso spese, pagamento commissione alla società, e pure (tra le spese immagino) le commissioni del venditore alla casa d'asta. La vedi bene? Io oggettivamente no

  6. #6

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    Citazione Originariamente Scritto da techne Visualizza Messaggio
    A me non fa rabbrividire, ma li ho sempre considerati un pò alla stregua di oggetti, comunque so che la pensiamo molto diversamente sul punto. Tanto è vero che a me darebbe fastidio spendere soldi, e non portare niente a casa

    Sul discorso della convenienza, io con la matematica mi trollo

    Però piglio l'Olivieri che prima ho citato, eccolo qui:
    Claudio Olivieri "Lieto fine" Olio su tela 2008 | Art Share Sales

    Con tutto il rispetto eh, ma 10.000,00 euro di prezzo (8.000,00 per i quotisti), oltre 22% IVA, e oltre ovviamente ai diritti d'asta personalmente la vedo dura. Tu come la vedi? Eppure le quote risultano acquistate quasi tutte....

    Loro per un paio di anni si impegnano a documentare i tentativi di vendita ed i passaggi in asta (suppongo a questo punto mettendo una riserva, i cui calcoli non oso nemmeno fare).

    Dal lato investitore, c'è (oltre al rischio di pigliare quel che si può al 60° mese) anche l'obbligo di rimborso spese, pagamento commissione alla società, e pure (tra le spese immagino) le commissioni del venditore alla casa d'asta. La vedi bene? Io oggettivamente no
    Situazioni complicate che si verificheranno sicuramente. Già è difficile comprare convenientemente un'opera, figuriamoci comprarla nell'ottica di rivenderla quasi subito. E il costo dei 'tentativi' eventualmente andati a vuoto? I costi per spedizioni, ritiri, viaggi? Il costo del personale? I costi della struttura? Tutti da coprire con le ri-vendite garantendo in più un margine soddisfacente ai quotisti. Sarà! Io questa avventura la vedo malissimo e mi sa che gli unici ad avere un qualche beneficio saranno proprio gli 'avventurieri' che l'hanno messa in piedi. Io poi penso sempre ai risvolti più negativi del tipo: e se gli acquisti vengono fatti presso compari compiacenti? Magari c'è un magazzino che non si riesce a monetizzare... paffete! ecco una bella vendita alla società. Ecco che i soldi vengono incamerati e poi per la rivendita ci sono 5 anni di tempo. In 5 anni possono succedere mille cose: quell'artista non va più, l'operazione di mercato è finita, bisogna svendere di corsa, "ci spiace abbiamo dovuto registrare una minus"... Si fa per parlare eh? Non succederà mai così, sia chiaro... Però se succedesse...

    P.S. Non vorrei sbagliare (e se mi sbaglio mi scuso) ma uno dei mercanti di Olivieri non è mica proprio una delle colonne della società?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da accipicchia Visualizza Messaggio
    Situazioni complicate che si verificheranno sicuramente. Già è difficile comprare convenientemente un'opera, figuriamoci comprarla nell'ottica di rivenderla quasi subito. E il costo dei 'tentativi' eventualmente andati a vuoto? I costi per spedizioni, ritiri, viaggi? Il costo del personale? I costi della struttura? Tutti da coprire con le ri-vendite garantendo in più un margine soddisfacente ai quotisti. Sarà! Io questa avventura la vedo malissimo e mi sa che gli unici ad avere un qualche beneficio saranno proprio gli 'avventurieri' che l'hanno messa in piedi. Io poi penso sempre ai risvolti più negativi del tipo: e se gli acquisti vengono fatti presso compari compiacenti? Magari c'è un magazzino che non si riesce a monetizzare... paffete! ecco una bella vendita alla società. Ecco che i soldi vengono incamerati e poi per la rivendita ci sono 5 anni di tempo. In 5 anni possono succedere mille cose: quell'artista non va più, l'operazione di mercato è finita, bisogna svendere di corsa, "ci spiace abbiamo dovuto registrare una minus"... Si fa per parlare eh? Non succederà mai così, sia chiaro... Però se succedesse...
    Le spese sono indicate nel regolamento, ma ora non l'ho più guardato. Dimenticavo però il 10% da calcolarsi sulla riserva della vendita all'asta, e il diritto di seguito, da mettersi tra gli oneri da rimborare pro quota. A meno che non lo si preveda a carico dell'acquirente, per il che .... sale il prezzo

  8. #8
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    P.S. Non vorrei sbagliare (e se mi sbaglio mi scuso) ma uno dei mercanti di Olivieri non è mica proprio una delle colonne della società?
    Questo non lo, l'amministratore è un gallerista di san Marino, mi sembra.
    Ultima modifica di techne; 24-07-20 alle 14:35

  9. #9

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    Accipicchia porta riflessioni semplici, interessanti e condivisibili
    Ci vuole tanto coraggio ad affidargli i soldi …

  10. #10
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    ma avete visto i prezzi di acquisto delle opere ?
    A quei prezzi a meno di un nuovo boom c'è solo da perdere soldi nel rivenderle. Perchè vanno tolte tutte le spese/commissioni

    Al momento che io sappia nessuno dei fondi che investe in arte è in attivo......

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