Un’Arte Concettuale con colore ed estetica - Pagina 7
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  1. #61
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    A mio parere la visione di Biagio nell’estetica è ferma a quella di Kant in cui presenta una filosofia dell'arte nel suo scritto sull'estetica: “La critica del giudizio”.

    Il concetto di arte di Kant è certamente connesso con i temi del bello e del sublime, i quali costituiscono i temi classici trattati dall'estetica nella filosofia.

    Egli affermò soltanto l'esistenza di un piacere, che è definito dal termine "gusto", il quale si riferisce al soggetto, poiché è legato ad una rappresentazione mentale.
    Inserendo ciò che chiamava gusto è palese che non si arriverebba alla conclusione del tipo : "A me piace Rembrant, in quanto trovo in suoi quadri molto belli, mentre detesto assolutamente Picasso, Guernica non è opera bella".

    Avere gusto estetico per Kant comportava una conoscenza.

    Quindi molto probabilmente se gli arazzetti li avesse fatti nunziante a Biagio non piacerebbero affatto

  2. #62
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    @techne, dammi tranquillamente del "tu", perchè se mi dai del "Tu", quella T maiuscola contiene già dell'estetica :-)))

    A parte le battute, è chiaro che non ci si riferisce al concetto classico di "estetica".

    Il concetto alla base di questo 3D è quello di far vedere che l'arte concettuale non esiste unicamente in una forma essenziale/rigorosa, ma che si può fare arte concettuale - ossia un'arte dove la centralità è mentale, legata al pensiero e all'idea - ANCHE con degli approcci che includano un'attenzione all'aspetto visivo dell'opera, e che addirittura un'opera concettuale possa contemplare non solo un godimento mentale, ma possa anche avere una sua bellezza visiva (ovviamente non la "bellezza" del mazzolino di fiori).

    Quello che volevo documentare è che già negli anni '60 molti artisti si dedicavano all'arte concettuale ANCHE utilizzando il colore e ANCHE contemplando una ricerca di tipo visivo, mentre altri hanno cercato di eliminare al massimo ogni forma di "estetica" per cercare di avvicinarsi il più possibile alla sola essenza del pensiero.

    Ecco, ciò che sostengo molto semplicemente è che siano due approcci differenti ma coesistenti e che "forma e eventualmente colore e addirittura bellezza/godibilità" possano tranquillamente essere presenti anche nelle ricerche artistiche legate al concettuale, mentre chi è entrato nell'ottica del "concettuale rigoroso" mi pare faccia difficoltà a rilevare questa coesistenza.

    Ad esempio, @Ale ha preso un'opera di Parmiggiani che è un foglio con la scritta "silenzio": cco, quella è una splendida opera essenziale, e capisco che chi ama l'essenzialità possa trarne un godimento mentale.
    Ma lo stesso Parmiggiani ha fatto ad esempio anche le "Delocazioni", che sono opere legate al concetto dell'assenza e della sottrazione, che però hanno evidentemente anche un lato visivo molto forte, e dal quale si può trarre anche godimento di tipo visivo oltre che mentale, perchè hanno una loro bellezza e poeticità. Stesso discorso per le opere in cui usa il colore, o il colore abbinato alla rappresentazione o alla presentazione.

    Il punto è che gli artisti non sono "concettuali" a singhiozzo, e se il pensiero è la parte centrale della loro ricerca, lo è sia quando c'è una singola parola scritta in nero su un foglio bianco sia quando usano 100 contenitori pieni di pigmento colorato.

    Poi, giustamente ognuno di non ha dei gusti personali ed un gusto "estetico" (o "anti-estetico" ). Ma le "etichette artistiche" non seguono i nostri intendimenti, orientamenti, preferenze, percorsi o gusti soggettivi.

  3. #63
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    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro Celli Visualizza Messaggio
    A mio parere la visione di Biagio nell’estetica è ferma a quella di Kant in cui presenta una filosofia dell'arte nel suo scritto sull'estetica: “La critica del giudizio”.

    Il concetto di arte di Kant è certamente connesso con i temi del bello e del sublime, i quali costituiscono i temi classici trattati dall'estetica nella filosofia.

    Egli affermò soltanto l'esistenza di un piacere, che è definito dal termine "gusto", il quale si riferisce al soggetto, poiché è legato ad una rappresentazione mentale.
    Inserendo ciò che chiamava gusto è palese che non si arriverebba alla conclusione del tipo : "A me piace Rembrant, in quanto trovo in suoi quadri molto belli, mentre detesto assolutamente Picasso, Guernica non è opera bella".

    Avere gusto estetico per Kant comportava una conoscenza.

    Quindi molto probabilmente se gli arazzetti li avesse fatti nunziante a Biagio non piacerebbero affatto
    Io parlo di "estetica" perchè tu per primo hai parlato di "eliminazione dell'estetica". Quindi in quel momento era chiaro il modo in cui utizzavamo il termine.
    La mia "estetica" non è certo ferma a Kant... sono perfettamente a mio agio ad apprezzare una superficie completamente bianca o una Scatoletta d'artsita. Il mio senso del bello è anche in questa direzione. Come lo è verso un Buco o uno Strappo di Fontana su una carta bianca, o in egual modo verso una serie di Tagli su fondo rosso.

    Quello su cui non sono d'accordo è la visione "soggettiva" di un'arte concettuale in base ai propri personali approcci/canoni, che poi diventano un limite. Come se l'arte concettuale non avesse un aspetto visivo, o non potesse in qualche modo essere anche apprezzata per l'aspetto visivo OLTRE che per il contenuto.

    Gli "arazzetti" sono opere concettuali - come lo è tutta l'opera di Boetti - ma tra quelli che si sono spinti in rigorosi percorsi concettuali unidirezionali, alcuni fanno difficoltà a riconoscerlo o a comprenderlo. Può essere per forma mentis o per un "gusto personale" maturato nel tempo, o per mancanza di approfondimento o perchè non contemplano che l'arte concettuale possa anche avere in un aspetto visivo che possa anche essere di per sè godibile, e che questa "bellezza" possa essere uno strato ulteriore rispetto alla "bellezza mentale" insita in queste opere.
    Può essere per vari motivi, ma è un limite. Ma va anche benissimo così... non tutta l'arte è comprensibile a tutti o deve essere apprezzata da tutti.

    Proprio il concetto di "conoscenza" è la discriminante per poter apprezzare fino in fondo gli "arazzetti" in tutta la loro concettualità.
    Come per qualsiasi artista. A maggior ragione per quelli concettuali dove l'idea e il pensiero hanno centralità.
    E' sempre superficiale giudicare un libro dalla copertina, anche quando si tratta di una bella copertina, ma bisogna leggere il libro per capire il suo contenuto e il senso della copertina.
    Oppure uno potrebbe anche dire: non solo che siccome ha una bella copertina allora non ha un contenuto, ma addirittura "ha una bella copertina, potrebbe anche non essere un libro"

    Ceci n'est pas un livre ...

    -libri.jpg

  4. #64
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    infatti,

    pure a me piacciono i ricami per la loro concettualità.

    Se però li avesse "inventati" e ricamati un pittore tradizionale non li apprezzerei.
    in questo sotto vedo solo una forte carica espressiva dell'astratto, e nulla di concettuale.

    Che poi Alighiero abbia visto Paul Klee poco mi importa, credimi
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate -147cfa6a019642748359ffbb9f4b0796.jpg  

  5. #65
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    Citazione Originariamente Scritto da Biagio.tv Visualizza Messaggio
    @techne, dammi tranquillamente del "tu", perchè se mi dai del "Tu", quella T maiuscola contiene già dell'estetica :-)))

    A parte le battute, è chiaro che non ci si riferisce al concetto classico di "estetica".

    Il concetto alla base di questo 3D è quello di far vedere che l'arte concettuale non esiste unicamente in una forma essenziale/rigorosa, ma che si può fare arte concettuale - ossia un'arte dove la centralità è mentale, legata al pensiero e all'idea - ANCHE con degli approcci che includano un'attenzione all'aspetto visivo dell'opera, e che addirittura un'opera concettuale possa contemplare non solo un godimento mentale, ma possa anche avere una sua bellezza visiva (ovviamente non la "bellezza" del mazzolino di fiori).

    Quello che volevo documentare è che già negli anni '60 molti artisti si dedicavano all'arte concettuale ANCHE utilizzando il colore e ANCHE contemplando una ricerca di tipo visivo, mentre altri hanno cercato di eliminare al massimo ogni forma di "estetica" per cercare di avvicinarsi il più possibile alla sola essenza del pensiero.

    Ecco, ciò che sostengo molto semplicemente è che siano due approcci differenti ma coesistenti e che "forma e eventualmente colore e addirittura bellezza/godibilità" possano tranquillamente essere presenti anche nelle ricerche artistiche legate al concettuale, mentre chi è entrato nell'ottica del "concettuale rigoroso" mi pare faccia difficoltà a rilevare questa coesistenza.

    Ad esempio, @Ale ha preso un'opera di Parmiggiani che è un foglio con la scritta "silenzio": cco, quella è una splendida opera essenziale, e capisco che chi ama l'essenzialità possa trarne un godimento mentale.
    Ma lo stesso Parmiggiani ha fatto ad esempio anche le "Delocazioni", che sono opere legate al concetto dell'assenza e della sottrazione, che però hanno evidentemente anche un lato visivo molto forte, e dal quale si può trarre anche godimento di tipo visivo oltre che mentale, perchè hanno una loro bellezza e poeticità. Stesso discorso per le opere in cui usa il colore, o il colore abbinato alla rappresentazione o alla presentazione.

    Il punto è che gli artisti non sono "concettuali" a singhiozzo, e se il pensiero è la parte centrale della loro ricerca, lo è sia quando c'è una singola parola scritta in nero su un foglio bianco sia quando usano 100 contenitori pieni di pigmento colorato.

    Poi, giustamente ognuno di non ha dei gusti personali ed un gusto "estetico" (o "anti-estetico" ). Ma le "etichette artistiche" non seguono i nostri intendimenti, orientamenti, preferenze, percorsi o gusti soggettivi.

    Le maiuscole per me sono una forma di rispetto, alle volte mi viene in automatico

    La penso come te (e aridaje, lo stavo scrivendo in maiuscolo, oggi va così ) sulla prima parte, stesso approccio.

    Considera che però, nel mio utilitarismo (l'Arte mi deve essere utile, altrimenti non so che farmene) ho deciso di eliminare la parola "concettuale".

    Su Parmiggiani lascio un link:

    Claudio Parmiggiani | Fiori del male

    l'ho trovato interessante proprio perché il silenzio che vede ha le sue parole.

    Mentre sulla poesia (e anche sull'Arte) vissuta come combattimento e "resistenza" al Tempo, per me è un fluire (che a "resistere" ci si fa solo venire l'ernia ). Ma è roba mia. Poi, se mi domandi se posso "arrivare" da una parola (che peraltro il suo foglio, lo trovo "estetico") alla sublimazione di un pensiero, la risposta è positiva, ma è la mia risposta. Brevemente, avevo scritto una pappardella, ma mi si è cancellata

  6. #66
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    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro Celli Visualizza Messaggio
    infatti,

    pure a me piacciono i ricami per la loro concettualità.

    Se però li avesse "inventati" e ricamati un pittore tradizionale non li apprezzerei.
    in questo sotto vedo solo una forte carica espressiva dell'astratto, e nulla di concettuale.

    Che poi Alighiero abbia visto Paul Klee poco mi importa, credimi
    Sicuramente Boetti amava Klee, come amava de Stael. E qualunque artista ha avuto delle intuizioni guardando a qualcosa del passato.
    La differenza appunto sta nell'approccio e nella concettualità delle opere di Boetti, e in questo caso degli arazzi con le lettere, con la ricerca sul linguaggio, sulla sua rappresentazione, sulle sue possibilità di scrittura e di lettura, sulla sua quadratura, ma anche sulla sua realizzazione artigianale delegata a terzi e tanti altri CONCETTI.

    Qui sotto sicuramente un'altra fonte di ispirazione sui "Quadrati Magici", ben precedente a Klee.

    -sator-arepo.jpg

  7. #67
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    Brevemente, avevo scritto una pappardella, ma mi si è cancellata
    Se si è cancellata la tua (Tua ) pappardella, allora stai lavorando per sottrazione come Parmiggiani

  8. #68
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    ... filosofando un pò ...

    Nel 2011 in occasione di una conferenza tenuta a Torino nell’ambito del seminario Nuovo realismo: una discussione aperta, Umberto Eco affermava:
    “Non sapremo mai definitivamente se una interpretazione è giusta ma sappiamo con certezza quando non tiene”

    Umberto Eco. Tra arte, filosofia ed estetica | Artribune

  9. #69
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    'na bella chiacchierata

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  10. #70
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    Quando l’ =estetica del bello= annienta la concettualità.

    Consiglio di percorrere le performance nel tempo di Vanessa Beecroft.
    Se prendete le prime VB degli anni 90 dove si leggeva un chiaro concetto da parte dell’artista rivolto al realismo esistenziale che sta dietro quel mondo della moda ed emerge palesemente la solitudine delle persone che vivono in quel contesto
    eppoi
    proseguite nella lettura delle VB successive fino a quelle degli anni duemila ben vi renderete conto di quanta intimità concettuale Vanessa ha perduto, a scapìto appunto della cosiddetta “bellezza estetica”.

    Per un amante di questa grande artista concettuale è stato un continuo declino.

    Spero di essere riuscito a spiegarmi.

    PS: la performance "bella" è relativamente recente, le altre due sono del 1996
    Immagini Allegate Immagini Allegate -vb-45-2001.jpg -vb11-1995.jpg -vb-11.jpg 

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